[1789] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 52.
[1790] Continuator Rheginensis, Hermannus Contractus, in Chronico.
Annalista Saxo.
[1791] Richardus. Cluniacensis, in Chron.
[1792] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 6.
[1793] Antiquit. Ital., Dissert. XXVI.
Anno di CRISTO DCCCCX. Indizione XIII.
SERGIO III papa 7.
LODOVICO III imperadore 10.
BERENGARIO re d'Italia 23.
Fra le giunte da me fatte alla Cronica casauriense[1794] abbiamo un
placito tenuto sotto quest'anno nel mese di novembre in un luogo
appellato Corneto da Waldeperto, chiamato _vicecomes Alberici
marchionis_. Per quanto si può scorgere, questo luogo era situato nel
distretto di _Cività di Penna_, che nei tempi d'allora apparteneva alla
marca di Camerino, perchè v'intervengono _Scabini de Pinne_. Veniamo
perciò a comprendere chi fosse allora marchese della marca di Camerino,
ciò un _Alberico_. E da tal notizia prendono lume i versi del poeta
panegirista di Berengario[1795], il quale fra gli altri che condussero
soldatesche in rinforzo di _Guido_ allora re d'Italia contra del re
Berengario nell'anno 888, oppure nell'889, annovera ancora Alberico, con
dire:
_. . . . . . . Pariterque cohors camerina superbit_
_Munere natorum, subigitque in bella sodales_
_Mille. Sua virtute, magis sed prole supinus_
_(Post monstrata fides) centeno milite laetus_
_Pauper adhuc Albricus abit, jamjamque resultat_
_Spe Camerina. Utinam dives sine morte sodalis._
Son certamente assai scure queste parole. Potrebbe talun credere che
quell'Alberico conte, il quale nell'anno 776 intervenne alla dieta di
Pavia, per eleggere o confermare Carlo Calvo re d'Italia, fosse il
medesimo che vien qui mentovato dal poeta. Ciò nondimeno è punto assai
dubbioso per la troppa distanza dell'età; ma par bene che non resti
dubbio, che l'_Alberico_ nominato qui dal poeta suddetto divenisse poi
marchese di Camerino. Militava egli nell'anno 888, oppure 889, in favore
di _Guido_ contra di Berengario, e già sperava il governo di quella
marca:
_. . . . Jam jamque resultat_
_Spe Camerina...._
Poscia dovette egli abbracciare il partito di Berengario:
_Post monstrata fides...._
E in ricompensa fu fatto marchese di Camerino. Prima era povero Signore:
_Pauper adhuc Albricus abit....._
Divenne poscia ricco coll'avere ucciso il suo compagno, cioè
probabilmente chi era duca di Spoleti, ed aver egli occupato anche quel
paese. Non ci dà la storia luce alcuna per poter discifrar questi oscuri
fatti. Più scuro ancora è il senso di quelle parole:
_Sua virtute, magis sed prole supinus_.
Vo io credendo che _supinus_ sia adoperato per significare un arrogante
ed altiero. Seneca usò in questo senso il vocabolo _supinus_. E quando
ciò sia, vedremo a suo tempo che un _Alberico_ marchese da Marozia ebbe
un figliuolo appellato anch'esso _Alberico_, il quale divenne poi
principe, o vogliam dire tiranno di Roma. Potrebbe essere che il primo
di questi Alberighi fosse il medesimo _Alberico_ marchese di Camerino,
da noi veduto nel placito suddetto. Concorre a farcelo sospettare il
nome e la dignità ancora. Negli stati della Chiesa romana noi non
sappiamo che alcuno de' governatori portasse il titolo di _marchese_.
Era questo solamente in uso nei regni d'Italia, Germania e Francia. Però
non mancherebbe probabilità a chi volesse credere che _Alberico_
marchese di Camerino fosse marito di Marozia. E qualora il panegirista
di Berengario avesse scritto quel suo poemetto dopo la morte di lui (del
che ragionevolmente dubito io, e prima di me dubitò il padre Pagi)
potrebbe parere che fosse chiamato da lui Alberico _prole supinus_, cioè
superbo per aver procreato _Alberico_ principe di Roma, e _Giovanni XI_
pontefice romano. Da un diploma da me dato alla luce apparisce che nel
dì 27 di luglio[1796] il re _Berengario_ si trovava in Pavia, e che
tuttavia era vivente la regina _Bertila_ sua moglie, poichè ad istanza
sua egli donò una corte ad _Anselmo glorioso conte_ di Verona suo
compadre e consigliere. Fu dato il diploma _VI kalendas augusti, anno
dominicae Incarnationis DCCCCX, domni vero Berengarii serenissimi regis
XXIII, Indictione XIII. Actum in curte Rodingo_. Due placiti parimente
da me pubblicati[1797] cel fanno vedere nel mese di novembre in Cremona.
Il principio d'uno è questo: _Dum in Dei nomine civitate Cremona, ubi
domnus Berengarius gloriosissimus rex praeerat_, ec. Fu scritto quel
documento _anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, vigesimo
tertio, mense novembri, Indictione quartadecima_, cominciata nel
settembre. In quest'anno _Atenolfo principe_ di Benevento e di Capoa,
conoscendo per qualche incomodo di sua salute che si avvicinava il tempo
di pagare il tributo della natura, ed avendo inviato il maggiore de'
suoi figliuoli, cioè _Landolfo_, alla corte imperiale di Grecia,
affinchè, se veniva la morte, altri non s'intrudesse nel principato,
dichiarò suo collega coll'assenso del popolo il minore de' suoi
figliuoli, cioè _Atenolfo II_. Ciò si ricava dai diplomi di questi due
fratelli, molti dei quali si veggono dati alla luce. Secondo i conti di
Camillo Pellegrino, terminò in fatti _Atenolfo I_ la sua carriera nel
mese di aprile di quest'anno, ed ebbe per successori nel principato i
suddetti suoi due figliuoli, principi di gran giudizio, perchè attesero
per loro conto a smentire il proverbio del _rara est concordia fratrum_.
Diedero in quest'anno[1798] gli Ungheri una gran rotta all'armata di
_Lodovico_ re di Germania; e così la lor fierezza e fortuna si facea
largo dappertutto. Seguitava il re Berengario a tenerseli amici, e con
ciò difendeva l'Italia.