[1785] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 50.
[1786] Hermann. Contractus, in Chron. edition. Canisii.
[1787] Chron. Arab., P. II, tom. 1, Rer. Ital.
[1788] Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1, Rer. Ital., pag. 415.
Anno di CRISTO DCCCCIX. Indizione XII.
SERGIO II papa 6.
LODOVICO III imperadore 9.
BERENGARIO re d'Italia 22.
Veggendo _Atenolfo principe_ di Benevento che non bastavano le forze sue
a sterminare i Saraceni, divenuti da gran tempo insoffribili per la loro
permanenza al Garigliano, giacchè costoro riceveano rinforzi dalla parte
del Mediterraneo: al che egli non avea riparo, nè potea far capitale
degli aiuti de' Napoletani, i quali navigavano con più bandiere, e molto
men de' Gaetani che davano braccio a quella canaglia: si avvisò di
ricorrere a _Leone il Saggio_ imperadore d'Oriente, per implorare
soccorso da lui. A tal fine intorno a questi tempi spedì a
Costantinopoli[1789] il suo primogenito e collega nel principato
_Landolfo_, con rappresentargli tutti i malanni sofferti da' Cristiani
in tanti anni addietro per cagion dei Saraceni, e con supplicarlo
d'inviare una potente armata per estinguere una volta questo incessante
incendio. Ebbe piacere il greco Augusto di sì fatta richiesta, e più di
chi la portò; perchè si lusingò che fosse venuto il buon vento di
rimettere in vigoria l'antica sovranità degli imperadori greci nel
principato di Benevento, che sotto gl'imperadori carolini avea fatto
naufragio. Promise tutta l'assistenza a Landolfo, e ordinò che si
allestisse un'armata navale per questa spedizione. Nell'anno presente,
per attestato degli Annalisti tedeschi[1790], gli Ungheri sfogarono la
lor crudeltà contra dell'Alemagna, ossia della Svevia. Può essere che il
re _Berengario_, adoperando il buon segreto dei regali, tenesse questa
mala gente lungi dall'Italia. Tuttavia, se non ci vennero, era continuo
il timore che ci venissero. Riccardo Cluniacense nella sua Cronica[1791]
asserisce (quanto a me, io credo senza fondamento) che costoro _fere
quotannis_, quasi ogni anno venivano a visitar l'Italia per radere
quello che era restato intatto negli anni precedenti. Comunque sia, i
popoli della Lombardia cominciarono da lì innanzi a fortificar le loro
città e castella, giacchè, per attestato di Liutprando[1792], _omnia
Hungari regni (italici) loca saeviendo percurrunt. Neque erat qui eorum
praesentiam, nisi munitissimis forte praestolaretur locis._
Altrove[1793] ho io provato che verso questi tempi appunto il re
Berengario concedette licenza a _Risinda badessa_ della Posterla in
Pavia di fabbricar delle castella nelle tenute del suo monistero, _ad
Paganorum deprimendas insidias_, e insieme _pro persecutione et
incursione Paganorum_. Anche _Adalberto vescovo_ di Bergamo ottenne dal
medesimo re di poter fortificare quella città che era minacciata _maxima
Suevorum Ungarorum incursione_. E sotto lo stesso re i canonici di
Verona concederono la facoltà di far delle fortificazioni al castello di
Cereta _pro persecutione Ungarorum_. Altri simili esempli ci vengono
somministrati dalle memorie rimaste negli archivii.