NOTE:

[1780] Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.

[1781] Mabill., Append. ad Ord. Rom.

[1782] Continuator Rheginonis et alii.

[1783] Anonymus Salernit., Paralipom., P. I tom. 2 Rer. Ital., p. 296.

[1784] Ughell., Ital. Sacr. tom. 5 in Episcop. Astens.

Anno di CRISTO DCCCCVIII. Indizione XI.

SERGIO III papa 5.

LODOVICO III imperadore 8.

BERENGARIO re d'Italia 21.

Cosa vergognosa era che i Saraceni si fossero annidati presso al

Garigliano in sito tutto circondato dagli stati di principi cristiani, e

pur continuassero a quivi abitar con tanta pace, e senza che alcun li

turbasse, anzi con turbar eglino e desolare tutto il vicinato. Abbiamo

nulladimeno da Leone Ostiense[1785] che _Atenolfo principe_ di Benevento

e di Capoa, uomo di gran senno, presso a poco circa questi tempi volle

tentare, se si fosse potuto snidar di colà quella razza d'iniqui

masnadieri. Fatta pertanto lega con _Gregorio duca_ di Napoli, e con gli

Amalfitani, popoli allora indipendenti da Napoli, e che si eleggevano

anch'essi il loro duca, e contribuendo tutti la lor quota di gente, unì

un buon esercito e marciò contra di essi Mori. Formato un ponte di navi

vicino al traghetto sopra il fiume Garigliano, e venuto di qua, cominciò

la guerra. Ma una notte, mentre i suoi facevano poco buona guardia,

uscirono dai lor trinceramenti i Saraceni, e assistiti dai perfidi

cittadini di Gaeta diedero addosso al corpo avanzato dei collegati con

ucciderne molti, e inseguir gli altri fino al ponte. Quivi fecero testa

i Cristiani con tal vigore, che obbligarono il nemico a retrocedere in

fretta verso i suoi alloggiamenti. Di più non ne dice Leone Ostiense:

segno che dovette sfumare in nulla questo sforzo di Atenolfo. Ma ancor

di qui si conosce che i tanti guai recati dagli Africani per tanti anni

a quelle contrade d'Italia in buona parte son da attribuire alla poca

armonia, anzi discordia di que' popoli e principi cristiani, e, quel che

è peggio, alla malvagità d'alcuni; perchè mai non mancò fra essi chi

proteggesse ed anche aiutasse quegli assassini, per profittar del

guadagno ch'essi facevano colla rovina degl'infelici ed innocenti

popoli. Non si sa se in questo anno gli Ungheri facessero scorreria

alcuna in Italia. Egli è ben certo, secondo il Continuatore di Reginone,

con cui va d'accordo Ermanno Contratto[1786], che costoro devastarono la

Sassonia e la Turingia, perchè non passava anno che questa maledetta

schiatta non portasse la desolazione a qualche provincia cristiana. In

quest'anno ancora, oppure nel seguente, per quanto si ricava dalla

Cronica arabica cantabrigense[1787], fu mandato in Sicilia dal re de'

Mori d'Africa un nuovo emir, ossia generale di armata, il quale raunato

un esercito di Siciliani e di Mori, s'impadronì della città di Taormina

nel dì primo d'agosto, giorno di domenica. Ma il dì primo d'agosto nè in

quest'anno, nè nel seguente cadde in domenica. Nella Cronica del

monistero di Volturno si legge[1788]: _Civitas Rhegium a filio regis

Afar capta est. Urbs Taurimenis capta est a Saracenis. Rex vero Africes

super Cosentiam residens noctu quodam Dei judicio mortuus est_. Non son

così corte tali notizie, che non possano darci qualche lume per la

storia della Sicilia e della Calabria.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 251 / 339 题