NOTE:

[1773] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1774] Rer. Ital., P. II, tom. 2.

[1775] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 11.

[1776] Chron. Novaliciens., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[1777] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 1.

[1778] Beretti, Dissert. Chorogr., tom. 10 Rer. Italic.

[1779] Chron. Novaliciens., P. I, tom. 2 Rer. Ital., p. 731.

Anno di CRISTO DCCCCVII. Indizione X.

SERGIO III papa 4.

LODOVICO III imperadore 7.

BERENGARIO re d'Italia 20.

Seguito io a notar gli anni di _Lodovico III imperadore_, quasichè

quell'orbo principe continuasse a tener qualche dominio in questi parti.

Ma dappoichè la mala fortuna il colse in Verona, la verità è, che di lui

non si fece più conto alcuno in Italia, e cessò di comparire il suo nome

negli atti pubblici. Ritenne egli nondimeno il titolo d'imperadore nella

sua Provenza, finchè visse, ma senza giurisdizione alcuna in Roma, e

molto meno nel regno d'Italia. Probabil cosa è che in quest'anno a papa

_Sergio III_ ruscisse di ridurre a perfezione la fabbrica della già

caduta patriarcal basilica lateranense. È da stupire come il cardinal

Baronio niuna menzione abbia fatto di questa impresa, gloriosa alla

memoria d'esso pontefice. Forse il mal animo ch'egli portava contra di

Sergio, non glielo lasciò avvertire, ancorchè il Sigonio diligentemente

l'avesse notato prima[1780]. Onde poi avesse egli tratta questa notizia,

non appariva. Ma avendo il padre Mabillone[1781] dato alla luce un

opuscolo di Giovanni Diacono juniore, ora abbiamo il fonte di una tal

verità. Già vedemmo nel concilio di Ravenna, tenuto nell'anno 898,

rammemorata la caduta di quell'insigne basilica, per la fabbrica della

quale si affaticava papa _Giovanni IX_. Scrive esso Giovanni Diacono che

la medesima andò in rovina a' tempi di _Stefano sesto_ papa, _et fuit in

ruinis dissipata et comminuta usque ad tempus, quo revocatus est domnus

Sergius presbyter et electus de exsilio, et consecratus est Romanorum,

tertius praesul_. Parole, dalle quali sempre più vegniamo ad intendere,

che Sergio non fu un usurpatore del soglio pontificio, come suppone esso

cardinal Baronio, i cui Annali, non si può negare, si trovano circa

questi tempi confusi e difettosi non men per la cronologia de' papi e

degl'imperadori, che per gli falli dall'ora. Seguita a dir quello

scrittore: _Post ordinationem igitur suam domnus Sergius III papa

tristabatur nimium super desolationem, nobilissimi hujus templi. Non

enim erat spes neque solatium de restauratione illius. Quumque omnibus

esset desperatio de ejus desolatione, et humanum deesset auxilium: ad

divinae pietatis conversus juvamen, in qua semper habuit fiduciam,

incipiens ab antiquis laborare fundamentis, fine tenus opus hoc

consummavt, et decoravit ornamentis aureis et argenteis_. Va poi quello

storico annoverando ad uno ad uno quegli ornamenti, conchiudendo con

queste parole il suo ragionamento: _Haec omnia devotus tibi praeparavit,

et non cessabit, dum spiritus ejus rexerit artus, praeparare et offerre

tibi domnus Sergius papa tertius_: il che ci fa conoscere che il

suddetto autore vivea e scriveva in questi tempi. Se fosse stata

composta e fosse arrivata fino a' dì nostri la vita di papa Sergio,

tengo io per fermo che il troveremmo ben diverso da quello che troppo

facilmente suppose e pretese il padre degli Annali ecclesiastici.

In questi tempi, secondo le storie germaniche[1782] portarono gli

Ungheri la desolazione alla Baviera. Vennero con loro alle mani i

Cristiani di quella contrada, ma ne restarono sconfitti, e di loro fu

fatta una terribile strage. Dilettavasi non poco circa questi tempi

_Atenolfo principe_ beneventano di soggiornare in Capoa, antica patria e

dominio suo[1783]. Lasciava egli per governatore di Benevento _Pietro

vescovo_ di quella città, come persona, di cui si fidava assaissimo. Una

fazion di Beneventani poco contenta del governo di Atenolfo, si servì di

questa occasione per tentar l'animo del vescovo, offrendogli il dominio

della città e del principato. Non accettò egli l'offerta, ma neppur la

sprezzò, e tutto tenne nascosto ad Atenolfo. Ma questi ne fu avvertito

dalla fazion d'altri che gli era fedele; e perchè non cessava questa

mena, all'improvviso Atenolfo cavalcò a Benevento, imprigionò alcuni de'

congiurati, e cacciò in esilio il vescovo che si ritirò a Salerno, dove

_Guaimario II_, principe nemico d'Atenolfo, con onore l'accolse, e da lì

innanzi, finchè visse, generosamente il mantenne a tutte sue spese.

Rapporta l'Ughelli[1784] una bolla di Sergio papa in favore del capitolo

de' canonici d'Asti, fondato in questi tempi da _Audace vescovo_, data

_in mense majo, Indictione decima, anno, Deo propitio, pontificatus

domni Sergii summi pontificis IV_, che appunto cade nell'anno presente;

il che fa conoscere quanto sbagliasse il cardinal Baronio negli anni di

Sergio III. Ma certo dovea dormire l'Ughelli, quando, dopo aver

confessato che Audace vescovo d'Asti fu posto in quella cattedra

nell'anno 904, vuole con questa bolla correggere Anastasio bibliotecario

e il Baronio, i quali mettono la morte di _Sergio II_ papa nell'aprile

dell'anno 847, _quum ex hoc diplomate constet Sergium II mense majo

decimae Indictionis adhuc in vivis fuisse_, quasichè _Sergio III_ fosse

_Sergio II_. Abbiam di grandi obbligazioni all'Ughelli, ma sarebbe da

desiderare che la sua Italia sacra fosse interamente rifatta da capo a

piedi, come in Francia si fa della Gallia sacra de' Sammartani, essendo

ben da lodare la ristampa e correzione fattane dal signor Coleti, ma non

bastando questa al bisogno.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 250 / 339 题