NOTE:

[1750] Martene, Veter. Scriptur., tom. I.

[1751] Antiquit. Ital., Dissert. XIV.

[1752] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Mutinens.

[1753] Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.

[1754] Frodoardus, de Roman. Pontificib., P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[1755] Baron., Annal. Eccl., ad ann. 908.

[1756] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 50.

[1757] Mabillon., in Annal. Benedictin. lib. 41, num. 25.

[1758] Campi, Istor. di Piacenza tom. 1, Append.

Anno di CRISTO DCCCCV. Indizione VIII.

SERGIO III papa 2.

LODOVICO III imperadore 5.

BERENGARIO re d'Italia 18.

Sul fine dell'anno precedente, siccome ho detto, dovette succedere la

seconda venuta in Italia di _Lodovico III_ Augusto, non già orbo, ma

tuttavia guernito d'un paio d'occhi sani e veggenti. E in quest'anno poi

crebbe la sua felicità, ma che andò a terminare in una grave miseria,

con essere avvenuto tutto quel che abbiamo narrato di sopra all'anno

902. Era dalla sua _Adalberto II_ duca di Toscana; avea questi tratto

nel suo partito varii altri principi d'Italia; in guisa che essendo

venuto Lodovico con grandi forze, e mancando al re Berengario quelle dei

principi suoi vassalli, fu astretto a dar luogo a questa prepotente

tempesta, con perdere non solo Pavia e Milano, ma anche Verona, e con

doversi ritirare in esilio fuori d'Italia. Si trovava egli[1759] _VII

kalendas junii anno dominicae Incarnationis DCCCCV. domni vero

Berengarii invictissimi regis XVIII Indictione VIII, in valle Pruviniano

juxta plebem sancti Floriani_. Dove sia questa valle, altri più pratico

di me lo dirà. S'aggiunse, secondo il panegirista di Berengario[1760],

che un'indiscreta quartana rendè esso Berengario inabile alla difesa e

ad accudire al bisogno sì pressante de' proprii affari. Dacchè egli si

fu messo in salvo, Lodovico si portò a Verona, dove prestando fede, alla

voce o accidentalmente corsa o maliziosamente sparsa, che Berengario

fosse morto, se ne stava senza buone guardie e senza sospetto, quasi che

fosse oramai terminata ogni disputa del regno. Questa sua trascuratezza

animò Berengario e la sua fazione ad entrare furtivamente di notte in

Verona, dove colto lo sconsigliato Lodovico, gli fece dipoi buon mercato

con solamente privarlo degli occhi. Che in quest'anno, e non già

nell'anno 902, accadesse la di lui venuta e rovina, ecco le ragioni che

ce lo han da persuadere, da me dedotte prima d'ora nelle Antichità

italiche[1761]. Siccome poco fa avvertii, abbiamo presso il Campi la

carta dell'elezion di _Guido_ vescovo di Piacenza, fatta da quel clero e

popolo, e scritta[1762] _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi

DCCCCIIII, Indictione octava imperante domno Hludovico serenissimo

imperatore anno V_. Probabilmente il Campi non ha con assai attenzione

copiata quella carta, e in vece dell'anno presente _DCCCCV_, ha letto

_DCCCCIV_, essendo certo che l'_anno quinto_ di Lodovico Augusto

appartiene a quest'anno. Fors'anche ha trascurato il mese, che non si

suole ommettere, e che avrebbe dato a noi maggior lume per conoscere

meglio il tempo di questa elezione. Ma ne abbiam tanto, che non si può

fallare in riferendola al fine dell'anno precedente, in cui correva

l'_Indizione ottava_, oppure all'anno presente. Cominciamo dunque a

conoscere che in Piacenza v'era riconosciuto per padrone non già

_Berengario_, come vedemmo all'anno 903, ma bensì _Lodovico III_

imperadore. Ho io poi prodotto[1763] due atti di _Andrea_ arcivescovo di

Milano. L'uno informe e senza sottoscrizioni, fatto _anno Incarnationis

Domini nongentesimo nonagesimo sexto, pontificatus vero suprataxati

domni Andreae archiepiscopi sexto, mense julio, Indictione octava_. Ma

senza fallo si dee scrivere _nongentesimo quinto_, perchè in questo

correva l'_anno sesto_ di esso Andrea, eletto arcivescovo nell'anno 900,

e nel luglio di questo medesimo anno correva l'_indizione ottava_. Più

corretto è l'altro consistente in un placito tenuto dal medesimo

arcivescovo in Belano sul lago di Como, e da _Ragifredo_ giudice del

sacro palazzo, _amendue missi domni imperatoris_, e scritto _anno

imperii domni Hludovici imperatoris quinto, mense julio, Indictione

octava_. E che nel dì 4 di giugno del presente anno esso Lodovico

imperadore si trovasse in Pavia, lo raccolgo da un suo privilegio,

sottoscritto da Arnolfo notaio _ad vicem Liutuardi episcopi_ (di Como)

_et archicancellarii. Datum pridie nonas junias, anno Incarnationis

dominicae DCCCCV, Indictione VIII, anno V, imperante domno Hludovico

glorioso imperatore in Italiam. Actum Papiae_.

Però giusto fondamento a noi si porge per credere finalmente che in

questo anno ritornato per la seconda volta l'Augusto Lodovico in Italia,

niun caso facendo del giuramento verisimilmente prestato a Berengario

nell'anno 902, allorchè fu costretto a ritornarsene in Provenza,

riconquistasse Pavia, Milano e Piacenza, o, per dir meglio, tutta la

Lombardia, e cacciasse ancor fuor di Verona il re _Berengario_ allora

infermo. Secondo i documenti originali da me veduti e dati alla luce, si

truova Berengario nell'ultimo dì di luglio e nel primo di agosto del

presente anno in _Tulles_, corte posta sul lago di Garda, dove a

petizione di _Bertila_ regina e moglie, e di _Ardengo_ vescovo di

Brescia ed arcicancelliere, concedette alcuni beni a certi suoi

famigliari. Il primo è scritto _II kalendas augusti, anno dominicae

Incarnationis DCCCCV, regni domni Berengarii piissimi regis XVII_ (si

dee scrivere XVIII), _Indictione octava. Actum Tulles_. Il secondo fu

dato _kalendis augusti_ con altre simili note, e coll'anno XVIII del

regno di Berengario. Trovossi egli inoltre nel dì V d'agosto in

Peschiera sullo stesso lago, dove fece un dono al monistero di san

Zenone di Verona[1764], _III nonas augusti anno dominicae Incarnationis

DCCCCV, domni vero Berengarii piissimi regis XIX_ (va scritto con una

unità di meno XVIIII), _Indictione octava_, Reginone scrive[1765] che

_in mense augusto haec mutatio regni facta est_. Ma Galvano Fiamma[1766]

notò che Berengario _XII kalendas augusti_ entrò di notte in Verona, e

colse nella rete l'incauto suo avversario. E così appunto avvenne, ciò

risultando dal suddetto diploma dato da Berengario in Peschiera, dove

egli dice: _Omnium noverit solertia, Johannem quemdam, qui alio nomine

Braccacurta vocitabatur, nostrae olim fidelitati offensum, in qua etiam

perdurans comprehensus est, et mulctatus, cujus res omnisque substantia

legali judicio nostrae fuit ditioni subjecta_, ec. Per buona ventura il

panegirista di Berengario[1767] ci ha conservata questa medesima

notizia, chiaramente comprovante che nel tempo appunto del ricuperamento

di Verona, e dell'acciecamento di Lodovico Augusto, questo _Giovanni

Braca-corta_ infedele fu preso in una torre, e tagliato a pezzi. Ecco le

sue parole:

_Tu ponens etiam Curtum-Femorale Johannes,_

_Alta tenens turris, si forte resumere vitam_

_Sis potis: hinc traheris tamen ad discrimina mortis,_

_Et miser in patria nudos truncaris arena._

Sicchè oramai tocchiam con mano, in vigore delle addotte pruove, che

appartiene al presente anno la seconda comparsa in Italia d'esso

Lodovico, e la felicità delle sue armi, la quale poi andò a terminare in

una sonora disavventura, per cui gli convenne tornar senza occhi in

Provenza. Anche l'Annalista sassone[1768], Mariano Scoto[1769] ed Ottone

Frisingense[1770] riferiscono all'anno 905 la scena suddetta; e però non

si dee questa rimuovere dall'anno presente. La cronologia di Sigeberto è

affatto difettosa in questi tempi, massimamente per le cose d'Italia.

Giugne[1771] egli a differir la disgrazia suddetta di Lodovico sino

all'anno 915. È stato di parere il padre Bernardo Maria de Rubeis[1772]

che _Grimaldo_ ossia _Grimoaldo_ marchese, nominato in alcuni diplomi di

Berengario da me dati alla luce, governasse in questi tempi la _marca

del Friuli_, appellata anche _veronense_, perchè Berengario, prima

d'essere re, nella nobil città di Verona avea fissata la sua residenza.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 248 / 339 题