NOTE:

[1742] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.

[1743] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.

[1744] Rena, Serie de' duchi di Toscana.

[1745] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Bobiens.

[1746] Antiq. Ital., Dissert. VII.

[1747] Frodoardus, de Roman. Pont., P. II, tom. 2, Rer. Ital.

[1748] Baron., in Annal. Eccl. ad annum 900.

[1749] Dachery, Spicileg., tom. 6.

Anno di CRISTO DCCCCIV. Indizione VII.

SERGIO III papa 1.

LODOVICO III imperadore 4.

BERENGARIO re d'Italia 17.

Da un privilegio conceduto al monistero di San Vittore di Marsiglia, e

pubblicato dai padri Martene[1750] e Durand, noi impariamo che _Lodovico

imperadore_ soggiornava in Arles in Provenza nel dì 21 di marzo

dell'anno presente, essendo dato quel diploma _XI kalendas maii, anno

Domini DCCCCIV, Indictione septima, anno quarto, imperante domno nostro

Illudovico. Actum Arelate_. All'incontro noi troviamo in Verona il _re

Berengario_ nel dì 4 d'aprile di questo medesimo anno, ciò costando da

un suo diploma originale da me veduto nell'insigne monistero di san

Zenone di quella città, e pubblicato con queste note[1751]: _Data pridie

nonas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCIV, regni vero domni

Berengarii piissimi regis XVII, Indictione VII. Actum Veronae_. Ne

abbiamo un altro già dato alla luce dal Sillingardi e poi

dall'Ughelli[1752], cioè un privilegio conceduto a _Gotifredo vescovo_

di Modena, dato _VIII kalendas julias, anno Incarnationis Domini

DCCCCIV, anno vero domni Berengarii serenissimi regis XVII. Actum urbe

ticinensi_. Così sta nel suo originale. Un altro ancora spedito _XVIII

kalendas julii_ di quest'anno, _Actum villa Itazani_, si legge

nell'archivio de' canonici di Modena. Perciò possiam conietturare che la

pace per quest'anno continuasse in Italia, nè fosse turbato il re

Berengario nel possesso dell'italico regno. Egregiamente già ha provato

il padre Pagi[1753] che nel presente anno fu cacciato dal trono

pontificio l'usurpato re _Cristoforo_, e in suo luogo eletto e

consecrato _Sergio_ prete, cioè quel medesimo che dianzi nell'anno 898

vedemmo eletto papa in concorrenza di papa _Giovanni IX_. Ebbe più polso

in esso anno 898 la fazione opposta; laonde egli senza poter giugnere

alla consecrazione, fu necessitato a mutar cielo e a fuggirsene in

Toscana, dove stette nascoso per sette anni. Bisogna qui ascoltar

Frodoardo, scrittore di questi tempi[1754], che ne parla nella seguente

maniera:

_Sergius inde redit, dudum. qui lectus ad arcem_

_Culminis, exsilio tulerat rapiente repulsam._

_Quo profugus latuit septem volventibus annis._

_Hinc populi remeans precibus, sacratur honore_

_Pridem adsignato. quo nomine tertius exit_

_Antistes, Petri eximia quo sede recepto_

_Praesule, gaudet ovans annis septem amplius orbis._

Sicchè non è vero ciò che scrisse Liutprando istorico dell'elezion di

_Sergio_ nell'anno 891, nè che a lui prevalesse quella occasione papa

Formoso. Ciò avvenne, come ho detto, solamente all'anno 898; e però

convien ripetere che Liutprando, a cui per altro siam tanto obbligati

per la storia d'Italia di questo secolo, non può negarsi che non l'abbia

molto imbrogliata ne' fatti accaduti, prima ch'egli nascesse, perchè li

scrisse solamente per altrui relazione. L'han seguitato alla cieca i

susseguenti storici, perchè negli affari d'Italia non aveano di meglio

da poter consultare. Si scatena qui contra _Sergio_ il cardinal

Baronio[1755] con parlarne all'anno 908, sino al quale egli differisce

l'ingresso del medesimo Sergio nel papato, con dargli i titoli di

_nefandus, quem audisti in Formosum papam ita saevisse. Potens iste

armis Marchionis Tusciae Adalberti, homo vitiorum omnium servus

facinorosissimus omnium, quae intentata reliquit? Invasit iste sedem

Christophori. Ab omnibus non legitimus pontifex, sed conclamatur

invasor_. Se il porporato Annalista avesse potuto vedere a' suoi di ciò

che di Sergio scrive Frodoardo, oltre ad altre memorie venute dopo di

lui alla luce, avrebbe insegnato alla sua penna maggior moderazione

contra di questo pontefice. Certo non fu egli esente da' vizii, ma non

giunse mai agli eccessi che qui gli vengono attribuiti. Fidossi qui

troppo il cardinale di Sigeberto, come anche prima avea fatto il

Platina. Ma Sigeberto forte s'ingannò con addossare a _Sergio_

l'iniquissimo procedere di papa _Stefano VI_ contra del cadavero e delle

ordinazioni di papa Formoso. Nè sussiste che Sergio colla potenza

dell'armi di Adalberto duca di Toscana usurpasse la sedia pontificia. Fu

egli richiamato a Roma _precibus populi romani_, e affin di deporre

_Cristoforo_, cioè un ingiusto occupatore del pontificato. Certo è

finalmente che _Sergio_ fu riguardato da tutta la Chiesa di Dio come

vero e legittimo pontefice, e non già come usurpatore della sedia di s.

Pietro. Vedremo a suo luogo l'epitaffio di questo papa che va d'accordo

coll'asserzione di Frodoardo. Per testimonianza dell'Ostiense[1756], il

deposto _Cristoforo_ si fece monaco, ed ebbe tempo da far penitenza dei

falli della sua ambizione. Secondo i conti di Camillo Pellegrino e del

padre Mabillone[1757], il nobilissimo monistero di Monte Casino, circa

ventidue anni prima smantellato dai Saraceni, in quest'anno per cura di

_Leone abbate_ si cominciò a rifabbricare, affinchè vi tornassero ad

abitare i monaci, i quali dopo la rovina di quel sacro luogo aveano

eletto il loro soggiorno in Teano. Potrebbesi credere che sul fine di

quest'anno ritornasse in Italia con grandi forze l'imperador _Lodovico

III_, quando fosse stato esattamente copiato dal Campi il decreto

dell'elezione di _Guido vescovo_ di Piacenza[1758], fatta dopo la morte

di _Everardo_, con queste note: _Anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu

Christi DCCCCIV, Indictione VIII, imperante domno Hludovico serenissimo

imperatore anno quinto_. Ma di ciò parleremo all'anno seguente, siccome

ancora di _Guido_ parlerà la storia andando innanzi. Basti per ora

osservare che essendo qui nominato _Lodovico Augusto_, si comprende

ch'egli, e non già il re Berengario, signoreggiava allora in Piacenza.

Ciò servirà di lume per quello che verremo dicendo all'anno seguente.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 247 / 339 题