NOTE:

[1731] Antiquit. Ital., Dissert. XXI.

[1732] Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.

[1733] Anonymus, in Paneg. Berengarii, lib. 4.

[1734] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 11.

[1735] Rhegino, in Chronico.

[1736] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Mutinens.

[1737] Antiquit. Ital., Dissertat. XIV.

[1738] Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 44.

[1739] Antiquit. Italic., Dissert. XIV.

[1740] Protospata, in Chronico., tom. 5, Rer. Ital.

[1741] Chronicon Arabic. Ismaelis Abulfeda.

Anno di CRISTO DCCCCIII. Indizione VI.

LEONE V papa 1.

CRISTOFORO papa 1.

LODOVICO III imperadore 3.

BERENGARIO re d'Italia 16.

Seguì nell'anno presente la fondazione del monistero di S. Savino, fatta

in Piacenza da _Everardo vescovo_ di quella città. Dice questo vescovo

nello strumento[1742] che la chiesa di questo santo era dianzi fuori di

Piacenza, e ch'egli pensava di quivi fabbricare un monistero di

Benedettini: _Haec itaque vota dum ferventi amore cuperemus explere (heu

proh dolor!) supervenit misera horridaque gens infelicium paganorum, qui

hostili gladio corpora trucidantes, igneque furoris ecclesias Dei

cremantes, concremaverunt pariter praefatam beati Savini ecclesiam_.

Aggiugne, cioè che per timore che i pagani suddetti, gli Ungheri, non

tornassero un'altra volta ad infierire contra di quel sacro luogo, avea

fabbricata entro la città la chiesa e il monistero di S. Savino: notizie

tutte che ci fan conoscere seguita la prima funestissima irruzione degli

Ungheri in Italia nell'anno 899, o nel 900. Lo strumento è scritto

_Regnante domno Berengario gratia Dei rege anno regni ejus in Dei nomine

sextodecimo, III kalendas aprilis., Indict. VI. Actum Placentiae._ Per

conseguente vegniamo ad intendere che il re Berengario nel fine di marzo

dell'anno presente signoreggiava in Piacenza, ed era già stato da lui

abbattuto e cacciato fuor d'Italia Lodovico III imperadore. Anche il

Fiorentini[1743] e Cosimo della Rena[1744] osservarono che nell'anno 903

e 904 sono segnati gli strumenti di Lucca coll'anno XVI e XVII del re

Berengario; e però veggiamo confermata la medesima verità. Abbiamo

inoltre due privilegii conceduti dallo stesso re Berengario all'insigne

monistero di Bobbio, e già dati alla luce dall'Ughelli[1745]. Il primo

fu scritto _III idus septembris anno dominicae Incarnationis DCCCCIII,

regni vero domni Berengarii piissimi regis XVI, Indictione VII, Actum

apud ecclesiam sancti Petri corte nostra Fulcia_. L'altro fu dato _XII

kalendas novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCIII, regni domni

Berengarii XVI. Actum in Papia civitate palatio ticinensi_. Però non

pare che resti dubbio intorno all'essere stato in questi tempi signore

di Pavia e del regno d'Italia il re Berengario ad esclusione di

_Lodovico III imperadore_, soprannominato dai susseguenti scrittori

l'_Orbo_, per distinguerlo dagli altri Augusti di questo nome.

Finalmente ho io pubblicato un bellissimo placito[1746] tenuto in

Piacenza _anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, XV, mense

januario, Indictione sexta_, da Sigefredo conte del sacro palazzo. Che

quivi allora si trovasse anche il re Berengario, si ricava dal principio

del placito: _Dum in Dei nomine civitate Placentia ad monasterium

sanctae Resurrectionis Jesu Christi domnus gloriossimus Berengarius rex

praeerat_. Da questo documento ancora apprendiamo che _Ermengarda_

figliuola di _Lodovico II imperadore_ e della _regina Angelberga_, e

madre di Lodovico re di Provenza ed imperadore vivente, s'era fatta

monaca in san Sisto di Piacenza, ed era allora badessa di quel

monistero.

Venne a morte nell'anno presente _Benedetto IV_ papa. Se non fosse

Frodoardo che ci ha lasciato qualche memoria de' romani pontefici di

questo disgraziato secolo, noi non sapremmo le rare doti e virtù di un

tale papa. Merita d'essere riferito ancor qui l'elogio ch'egli ne fa con

dire[1747]:

_Tum sacra consurgunt Benedicti regmina quarti_

_Pontificis magni, merito qui nomine tali_

_Enituit, cunctis ut dapsilis atque benignus._

_Huic generis necnon pietatis splendor opimus_

_Ornat opus cunctum. Meditatur jussa Tonantis._

_Praetulit hic generale bonum lucro speciali._

_Despectas viduas, inopes vacuosque patronis,_

_Assidua ut natos propria bonitate fovebat,_

_Mercatusque polum, indignis sua cuncta refudit._

Gli succedette nella cattedra di san Pietro _Leone V_, ma non durò

neppur due mesi il suo pontificato. Secondochè s'ha da Vicenzo

Belluacense, da Martino Polacco, da Tolomeo da Lucca, dal Platina e da

altri, _Crisoforo_ suo prete o cappellano il cacciò in prigione, ed

occupò egli la sedia apostolica. Fa il cardinal Baronio[1748] un giusto

lamento sopra l'infelice ed obbrobrioso secolo, di cui ora andiamo

parlando, con attribuire specialmente la sorgente di tanti disordini e

mostri, che si videro sul trono di Pietro, alla prepotenza de' principi

secolari, che vollero mischiarsi nell'elezione de' romani pontefici,

concludendo in fine: _Nihil penitus Ecclesiae romanae contingere posse

funestius, tetrius nihil atque lugubrius, quam si principes saeculares

in romanorum pontificum electionem munus immittant_. L'osservazione del

saggio e zelante porporato è bella e buona, e noi dobbiam desiderar che

sempre duri la libertà ben regolata e da tanti secoli introdotta nel

sacro collegio de' cardinali di eleggere il romano pontefice. Ma qui è

fuor di sito l'epifonema dello zelante Annalista; perchè i malanni della

sedia apostolica in questi tempi vennero dai Romani stessi, e non dai

principi secolari. Per lo contrario in que' secoli, ne' quali il clero e

il senato, i militi, cioè i nobili, e il popolo romano aveano tutti mano

nell'elezione del sommo pontefice, nascevano bene spesso contese e

scismi, non fu già creduto un abbominevol ripiego che i buoni imperadori

adoperassero il loro consenso per frenare in questa guisa le gare, le

fazioni e le prepotenze degli elettori. Abbiam veduto che il buon papa

Giovanni IX conobbe _canonico_ e necessario questo freno. Abbiamo anche

veduto tanti buoni ed ottimi papi eletti in addietro; nè si può dire che

nuocesse alla santa Sede l'esservi intervenuto il consentimento degli

Augusti. Anzi allorchè non vi furono imperadori o non ebbero essi alcuna

parte nell'elezion de' nuovi pontefici, e Roma si trovò piena di mali

umori, allora succederono i disordini più grandi, come si può conoscere

consultando la storia della Chiesa. Lodiamo dunque i principi buoni e i

tempi presenti, e biasimiamo i principi cattivi di tutti i tempi; e

rendiamo grazie a Dio che da tanti anni in qua camminano di sì buon

concerto le elezioni de' romani pontefici, e questi buoni, e questi di

edificazione, e non più di scandolo al popolo di Dio, senza che vi sia

bisogno di freno ai disordini per mezzo della potenza secolare. Se Roma

avesse allora avuto in Italia un imperadore, non sarebbe succeduta la

deforme scena di Cristoforo, che illegittimamente si assise sulla

cattedra pontificia, piuttosto tiranno che vero pontefice. Riferisce il

Dachery[1749] una bolla di questo _papa Cristoforo_, scritta nel fine

dell'anno presente in favore della badia di Corbeia, _Indictione VII,

septimo kalendas januarii, imperante domno nostro piissimo Augusto

Lodovico a Deo coronato imperatore sanctissimo_. Si osservi questo

nominar tuttavia imperadore Lodovico III, il quale pur vien creduto,

siccome abbiam detto, che accecato fosse spinto fuori d'Italia.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 246 / 339 题