NOTE:

[1719] Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.

[1720] Saxius, in Not. ad eumdem Sigonium.

[1721] Ughell., Ital. Sacr. lib. V, in Episc. Comens.

[1722] Antiquit. Italic., Dissert. XXI.

[1723] Fiorentini, Memor. di Matilde, Append.

[1724] Antiq. Ital., Dissert. XIX pag. 49.

[1725] Ughell., tom. 5, in Episcop. Comens.

[1726] Idem, ibidem, in Episcop. Vercellens.

[1727] Chronicon. Arab. P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[1728] Chronicon Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1729] Antiq. Ital., Dissert. XII, pag. 717.

[1730] Ibidem. Dissertat. VII.

Anno di CRISTO DCCCCII. Indizione V.

BENEDETTO IV papa 3.

LODOVICO III imperadore 2.

BERENGARIO re d'Italia 15.

Da un diploma[1731] esistente nell'archivio de' canonici di Reggio

abbiamo che nel dì 12 di febbraio di quest'anno _Lodovico imperadore_

soggiornava in Pavia. Le note son queste: _Dat. II idus februarii, anno

Domini DCCCCII, Indictione V, anno primo imperante domno Hludovico in

Italia. Actum Papiae_. Di qui ancora apparisce che la coronazione romana

di questo imperadore dovette succedere dopo il dì 12 di febbraio

dell'anno precedente. Anche il Sigonio[1732] ne cita un altro d'esso

Lodovico, dato _IV idus maii, anno regni sui in Italia secundo, Christi

DCCCCII_, ma senza far menzione dell'anno dell'imperio. E nell'archivio

archiepiscopale di Lucca vi ha uno strumento scritto _IV kalendas junii,

anno II imperii Ludovici, Indictione V_. Non si può giugnere a conoscere

in quale degli anni, dappoichè Lodovico re di Provenza si impadronì del

regno d'Italia, riuscisse a lui di cacciar Berengario fuori non solo di

Verona, ma anche di tutta l'Italia. Crede il Sigonio che ciò avvenisse

nel precedente anno. Comunque sia, pare indubitata cosa che Berengario

ne fu cacciato; ed egli ritiratosi in Baviera presso il giovane

_Lodovico re_ di Germania, stette quivi ad aspettar qualche favorevole

vicenda del mondo, per riacquistare il perduto regno. Se vogliam

riposare sulla opinione del Sigonio, seguitata e fiancheggiata dal padre

Pagi, dal Leibnizio, dall'Eccardo e da altri, in questo medesimo anno

Berengario la ricuperò, e seguì la tragedia di Lodovico III imperadore

suddetto, descritta dal poeta panegirista di Berengario[1733], da

Liutprando[1734], Reginone[1735] ed altri antichi storici. Racconta

Liutprando, che dopo aver Lodovico conquistata l'Italia, e visitate

varie sue Provincie, gli venne voglia di vedere anche la Toscana. A

questo fine da Pavia passò a Lucca, dove con impareggiabil magnificenza

fu accolto da _Adalberto II_ duca e marchese di quella provincia. Restò

ammirato esso imperadore al trovar quivi tante truppe, tutte ben in

ordine, e nella corte d'esso Adalberto una sì gran suntuosità e

proprietà, e le immense spese fatte da quel ricchissimo principe per

onorarlo. Gli scappò pertanto detto in confidenza ai suoi domestici:

_Questo Adalberto s'avrebbe da chiamare piuttosto re che marchese,

perchè in nulla è da meno di me, fuorchè nel nome_. Riportato questo

motto al duca Adalberto e a _Berta_ sua moglie, donna accortissima,

trovarono essi sotto queste parole nascoso il tarlo d'invidia; e però

Berta da lì innanzi alienò da Lodovico l'animo del marito e degli altri

principi d'Italia. Passò dalla Toscana a Verona l'imperador Lodovico, e

quivi si mise a dimorar con tutta pace, avendo probabilmente licenziata

parte dei suoi soldati, o messili a quartiere per la campagna. Scrive il

panegirista di Berengario, aver esso Lodovico sottomessa Verona colle

città circonvicine, perchè Berengario malconcio per una molesta quartana

non potè fargli resistenza. E che andato Lodovico a quella città,

ricompensò i suoi soldati con donar loro una gran quantità di poderi,

togliendoli forse ai cittadini. Senza timore dipoi quivi se ne stava,

perchè era venuta nuova, forse apposta fatta disseminare dallo stesso

Berengario, che l'emulo Berengario era sloggiato dal mondo.

_Nil veritus: metuenda nimis quia sustulit ipsum_

_Fama Berengarium lethi discrimina passum._

Ma non era morto nè dormiva Berengario. Ben informato egli dello stato

delle cose da que' cittadini che tenevano per lui, e specialmente da

_Adelardo_ vescovo della città, che l'esortò a venire, per testimonianza

di Reginone: prima ben concertato l'affare, una notte giunto con grossa

brigata d'armati alle mura di Verona, vi fu introdotto, e sul far del

giorno diede all'armi. Lodovico se ne fuggì in una chiesa. Scoperto e

preso, fu presentato a Berengario, che forte il rimproverò per la

mancata fede, e per aver rotto il giuramento di non ritornare in Italia;

e, ciò non ostante, dopo avergli fatto cavar gli occhi, perdonò la vita

allo spergiuro avversario, e lasciollo anche ritornar liberamente in

Provenza. Nel panegirico di Berengario probabilmente l'adulazione fece

dire a quel poeta, che contro la volontà di Berengario i suoi partigiani

tolsero la vista a Lodovico. Giovanni Bracacurta, che forse avea per

tradimento ceduta Verona a Lodovico, colto in una torre, restò tagliato

a pezzi. I soldati provenzali, all'avviso di questa disavventura, tutti

se n'andarono chi qua chi là dispersi, e Adalberto marchese d'Ivrea,

genero di Berengario, diede loro addosso nel voler passare l'Alpi.

Dopo questo fortunato colpo non fu difficile al re Berengario di

ricuperare il regno d'Italia, al quale si può ben senza fatica credere

che l'orbo Lodovico imperadore fu obbligato di rinunziare, se volle la

libertà di ritornarsene oltramonti. Che poi nell'anno presente avvenisse

colla caduta del nemico principe il risorgimento del re Berengario,

sembra che non s'abbia a dubitarne. Nell'archivio del capitolo di Modena

tuttavia si conserva un diploma originale d'esso Berengario, già

pubblicato dal Sillingardi, e poi dall'Ughelli[1736], dato _interventu

Hegilulfi episcopi a Gotifredo_ vescovo di Modena, _VII Idus Augusti

anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCII, anno vero regni

domni Berengarii gloriosissimi regis decimo quinto per Indictionem V.

Actum civitate Papiae_. Ho io inoltre pubblicato[1737] un altro suo

diploma, dato in favore di Pietro vescovo di Reggio, _XVI kalendas

augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCII, regni vero domni

Berengarii piissimi regis XV, Indictione V. Actum palatio ticinensi,

quod est caput regni nostri_. Sicchè dee mettersi per cosa certa che

riuscì nel mese di luglio al re Berengario di ricuperare il regno, e di

far mutar paese all'Augusto Lodovico. Vedremo, andando innanzi, altre

pruove concorrenti a persuaderci la sussistenza di questa opinione, e

che si vede autenticata ancora da Leone Ostiense là dove scrive[1738]:

_Ludovicus Bosonis regis provinciae filius regnavit annis tribus:_ cioè

preso il principio del suo regno dalla elezione, siccome dicemmo,

seguita in Pavia l'anno 900. Contuttociò insorgono tali difficoltà, non

già intorno alla depression di Lodovico, ma sì bene intorno

all'acciecamento suo, che, secondo me, convien credere molto più tardi

balzato affatto dal trono d'Italia, e insieme privato degli occhi esso

Lodovico. Queste le ho già esposte altrove[1739], e le addurrò anche nel

progresso di questi racconti. Altro, per quanto a me sembra, non accadde

in quest'anno, se non che prevalse la fortuna di Berengario, aiutato da

_Adalberto duca_ di Toscana: laonde l'_Augusto Lodovico_ fu obbligato a

ritirarsi in Provenza con giuramento di più non tornare in Italia.

Abbiamo poi da Lupo Protospata[1740], che nell'anno presente Ibrahim re

de' Saraceni africani venne a Cosenza nella Calabria, e vi morì colpito

da un fulmine. Altra Cronica arabica[1741] mette la sua morte per

disenteria nell'anno presente, o pur nel seguente, e la dice succeduta

in Sicilia.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 245 / 339 题