[1703] Rhegino, in Chronico.
[1704] Labbe, Concil., tom. 9.
[1705] Annales Fuldenses Freheri.
[1706] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 4.
[1707] Idem, ibidem.
[1708] Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 10.
[1709] Anonym., in Panegyr. Berengarii, lib. 4.
[1710] Sigonius, de Regn. Ital., lib. 6.
[1711] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append.
[1712] Antiquit. Italic., Dissert. III.
[1713] Antiquit. Italic., Dissert. X, pag. 582.
[1714] Labbe, Concil., tom. 9.
[1715] Pagius, ad Annal. Baron.
[1716] Rhegino, in Chronico.
[1717] Anonym. Benevent. apud. Peregr., P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[1718] Campi, Istor. di Piacenza, Append.
Anno di CRISTO DCCCCI. Indizione IV.
BENEDETTO IV papa 2.
LODOVICO III imperadore 1.
BERENGARIO re d'Italia 14.
Noi diam principio ai secolo decimo dell'era cristiana, secolo di ferro,
pieno d'iniquità in Italia per la smoderata corruzion de' costumi non
meno ne' secolari, che negli ecclesiastici: motivi a noi di ringraziar
Dio, perchè ci abbia riserbati ai tempi presenti, non già esenti dai
vizi ed abusi; ma tempi aurei in paragone di quelli. Non come pretesero
il cardinal Baronio, il padre Pagi, l'Eccardo ed altri, fu conferita a
_Lodovico_ re di Provenza e d'Italia la corona imperiale in Roma dal
pontefice Benedetto IV, nell'anno 900, ma bensì nel febbraio dell'anno
presente, come avvertì il Sigonio[1719], e fu confermato dal signor
Sassi[1720] bibliotecario dell'ambrosiana. Rapporta l'Ughelli[1721], e
più correttamente il padre Tatti, un diploma di questo principe, dato in
favore della chiesa di Como a Liutprando vescovo di quella città e suo
arcicancelliere, _XV kalendas februarii, die, anno Incarnationis Domini
DCCCCI, Indictione IV, anno autem Ludovici largissimi_ (forse
_gloriosissimi) regis in Italia primo. Actum Baloniae_. Si dee scrivere
_Boloniae_. Un altro ne ho io prodotto[1722] della donazione della corte
di Guastalla fatta da esso re al monistero di San Sisto di Piacenza,
dato _XIV kalendas februarii anno Incarnationis dominicae DCCCC_ (quando
non si adoperi l'anno fiorentino e veneziano, cosa che a me par
difficile, si dee scrivere _DCCCCI) Indictione IV, anno primo regnante
Hludovico gloriosissimo rege in Italia. Actum Bolonia civitate_. Adunque
nel dì 14 di gennaio del presente anno era tuttavia Lodovico in Bologna,
ed usava il solo titolo di re. Passò dipoi a Roma, dove nel mese di
febbraio niuna difficoltà trovò ad essere innalzato al trono imperiale,
e coronato da papa _Benedetto IV_. Mi si rende verisimile che i voti del
pontefice e del senato romano concorressero volentieri in questo
principe, perchè _Berengario_ per lo scacco matto a lui dato dagli
Ungheri avea perduto il credito; e Lodovico all'incontro per l'unione
del regno di Provenza con quello d'Italia veniva creduto più possente e
più atto dell'altro a sostener questo governo e a difendere gl'Italiani
dagli Ungheri e dai Saraceni. Dappoichè Lodovico ebbe conseguita
l'imperial dignità, tosto ne esercitò l'autorità in Roma stessa, con
alzar ivi tribunale, e decidere le cause di chiunque a lui ricorreva per
ottenere giustizia. Così usavano di fare anche gli altri precedenti
novelli imperadori. È celebre in questo proposito un giudicato che già
il Fiorentini[1723] diede alla luce, scritto _anno imperii domni
Ludovici primo, mense februarii, Indictione quarta_, cioè nell'anno
presente. Il suo principio è questo _Dum domnus Ludovicus serenissimus
imperator augustus a regale dignitate Romam ad summum imperialis
culminis apicem per sanctissimi ac ter beatissimi summi pontificis et
universalis papae domni Benedicti dexteram advenisset; atque cum eodem
reverentissimo patre cum sanctissimis romanis seu italicis episcopis,
adque regni sui ducibus et comitibus, ceterisque principibus, _ec._ in
palacio, quod est fundatum juxta basilica beatissimi Petri principis
Apostolorum, in Laubia magiore ipsius palacii pariter cum eodem summo
pontifice, in judicio resedisset_, ec. Sicchè ragion vuole che si
riferisca al febbraio di quest'anno, la coronazione romana di questo
principe in Roma, dove era egli tuttavia nel dì 2 di marzo, come
risultata da un suo diploma[1724], da me pubblicato, dove si legge
l'_anno I dell_'imperio. Ch'egli poi si ritrovasse in _Pavia_ sul fine
dell'anno apparisce da un altro suo privilegio, in cui concede alla
chiesa di Como la badia della Coronata, posta vicina al fiume Adda,
quella stessa che fu fondata da Cuniberto re de' Longobardi. Il
diploma[1725] è dato _VII idus decembris anno Incarnationis Domini
DCCCCI, Indictione IV, anno autem regni Ludovici serenissimi imperatoris
in Italia primo_. Non può sussistere un diploma che viene accennato
dall'Ughelli[1726] come dato da Berengario _Papiae anno DCCCCI, sexto
idus julii, Indictione IV, anno ejusdem regis_ XIII. In quest'anno
_Berengario_ non fu padrone di Pavia. L'anno XIII del suo regno correva
nell'anno precedente, e a questo si dovrà riferire il diploma con
correggere del pari l'indizione, se pur non si tratta di un documento
apocrifo. Se la guerra continuasse, o se qualche battaglia si desse fra
questo nuovo imperadore e il re Berengario nell'anno presente, non si
può raccogliere dalle troppo scarse memorie di que' tempi. Sappiamo che
riuscì al primo di cacciar l'altro fuori d'Italia; ma in qual anno
preciso questo avvenisse, non ci è permesso di accertarlo. Il cardinal
Baronio si trovò alla descrizion di questi tempi sì confuso, che
disavvedutamente inciampò in non pochi anacronismi per volersi scostare
dal Sigonio, che qui più accuratamente pose al suo sito e distinse gli
avvenimenti. Ancorchè, siccome abbiam detto di sopra all'anno 896, a
_Guaimario I_ principe di Salerno fosse stata data una buona lezione che
dovea umiliarlo, allorchè gli furono cavati gli occhi; pure ritornato
alla sua residenza, non cessò mai d'essere superbo e crudele. Tante ne
fece, che perduta la pazienza, il popolo si mise a stuzzicare _Guaimario
II_ suo figliuolo, già dichiarato nell'anno 893 collega nel principato
dal padre, acciocchè egli solo assumesse il governo. Non caddero in
terra queste esortazioni. Fu preso con buona maniera il cieco e vecchio
Guaimario, e confinato nella chiesa di san Massimo, fondata da lui
stesso: con che il figliuolo da lì innanzi signoreggiò solo, e con
soddisfazione del popolo tutto. Però dai Salernitani il primo vien
chiamato _Guaimarius malae memoriae_, e il secondo _bonae memoriae_.
Abbiamo dalla Cronica arabica cantabrigense[1727] che Abul-abbas
generale dei Saraceni in Sicilia _cepit Panormum, et caedes magna fuit
die octavo mensis septembris_. Ma lascia di dir questo autore, se
Palermo fosse allora in mano di qualche ribello del re moro, oppur de'
cristiani greci, i quali nondimeno non ci resta vestigio che
ricuperassero quella città, da che fu per la prima volta loro tolta dai
Saraceni. In quest'anno ancora _Atenolfo_, principe di Benevento e
signore di Capoa, prese per suo collega nel principato[1728] _Landolfo_
suo figliuolo. Era in questi tempi conte del palazzo e conte di Milano
_Sigifredo_, siccome apparisce da un suo placito[1729] tenuto in Milano
nella corte del duca. Secondochè ho io dimostrato altrove[1730], nella
corte dei re longobardi la principal dignità dopo la regale veniva
considerata quella del conte del palazzo, appellato anche sacro palazzo,
perchè a lui in ultima istanza si riferivano tutte le cause del regno,
stendendosi perciò la di lui autorità anche nelle città delle marche del
Friuli, della Toscana e di Spoleti, ma non già al ducato di Benevento.