NOTE:

[1682] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 10.

[1683] Antiquit. Ital., Dissert. XXXIV.

[1684] Frodoardus, de Romanor. Pontif., P. II, tom. 3 Rer. Italic.

[1685] Labbe, Concil., tom. 9.

[1686] Anonymus, in Panegyrico Berengarii.

[1687] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Mutinens.

[1688] Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.

[1689] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 12.

[1690] Chron. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1691] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 Append.

[1692] Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Regiens. Append.

[1693] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 12.

[1694] Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.

[1695] Struvius, Hist. German., in Vita Arnulfi.

Anno di CRISTO DCCCXCIX. Indizione II.

GIOVANNI IX papa 2.

BERENGARIO re d'Italia 12.

Soggiornava in _Pavia_ il _re Berengario_ nel marzo dell'anno presente,

dove concedette varii privilegii da me[1696] dati alla luce. Il primo in

favore della chiesa di San Nicomede nel distretto di Parma, spedito

_VIII idus martias_, cioè nel dì 8 d'esso mese. Un altro _V idus

martias_, ossia nel dì 11 di marzo, alle monache della Posterla di

Pavia. Un altro per le medesime dato _V kalendas aprilis, ossia nel dì

28 di marzo, anno Incarnationis Domini DCCCXCVIII, anno regni domni

Berengarii gloriosissimi regis XII, Indictione II_. Ma con errore,

dovendo essere _anno DCCCXCVIIII. Actum Papiae_; perchè nel marzo

dell'anno 898 Berengario non era padrone di Pavia, nè è credibile che la

di lui cancelleria ora adoperasse l'era fiorentina, ora la pisana, ora

la volgare. Pareva pure, che omai ridotto tutto il regno d'Italia sotto

il governo di un principe solo, principe amorevole e di cuor sincero,

s'avesse qui a godere un'invidiabil quiete. Ma andò ben diversamente, se

vogliam credere al Sigonio[1697], al padre Pagi[1698] e ad altri moderni

scrittori; perchè in questo medesimo anno cominciò per l'Italia una tela

di gravissime sciagure, se pur la storia mancante ed imbrogliata di

questi tempi ci lascia discernere il vero. Durava tuttavia in alcuni de'

principi italiani, già della fazione di Guido e Lamberto imperadori,

l'avversione a Berengario, rimontato pienamente sul trono. S'avvisarono

costoro di chiamare in Italia _Lodovico_ re di Provenza[1699], figliuolo

di _Bosone_ e di _Ermengarda_, cacciandogli in capo delle pretensioni su

questo regno, per essere stata Ermengarda figliuola di _Lodovico II

imperadore_. Quel che parve più strano, fu che _Adalberto_ marchese

d'Ivrea si fece capo e promotore di questa mena, ancorchè egli avesse

per moglie _Gisla_ figliuola del medesimo re Berengario, la quale gli

avea partorito un figliuolo appellato _Berengario_ dal nome dell'avolo

materno. Vedremo a suo tempo questo giovane Berengario divenire re e

tiranno dell'Italia. Volle dunque _Lodovico re di Provenza_ provar la

sua fortuna, e calò in Italia con un'armata de' suoi Provenzali. Ma

certificato che il re Berengario veniva ad incontrarlo con forza molto

maggiore, avvilitosi, non tardò a pentirsi della cominciata impresa, e,

secondo l'osservazione del Vangelo, spedì segreti messi a Berengario per

trattare di pace. Non ripugnò Berengario, siccome uomo di buona legge,

ed essendosi contentato che Lodovico con forte giuramento si obbligasse

di non mai più tornare in Italia, per qualunque chiamata o istanza che

gli fosse fatta dai nemici d'esso Berengario, gli permise di tornarsene

indietro sano e salvo. Fu in questa congiuntura ben assistito il re

Berengario da _Adalberto II_ potentissimo marchese di Toscana, dianzi

guadagnato con molti regali. Si attribuì al gagliardo soccorso suo la

facilità con cui Berengario si sbrigò da questo pericoloso impaccio. Ma,

siccome vedremo, non si può ammettere in quest'anno la prima venuta del

re Lodovico in Italia, e, per le ragioni che si addurranno, si dee essa

riferire all'anno susseguente. Un altro avvenimento di maggiore

importanza pare che s'abbia da riferire all'anno presente, cioè il primo

ingresso, ossia la prima scorreria in Italia della crudelissima nazione

degli _Ungheri_, chiamati anche _Unni_ e _Turchi_ da alcuni scrittori, e

nominatamente dal suddetto Liutprando. Se non falla l'autore della

Cronica di Nonantola, i cui frammenti furono pubblicati

dall'Ughelli[1700], _anno DCCCXCIX, venere Ungari in Italiam de mense

augusti, Indictione III, octavo kalendas octobris junxerunt se

Christiani cum eis in bello ad fluvium Brentam, ubi multa milia

Christianorum interfecta sunt ab eis, et alios focavere, et venerunt

usque da Nonantulam, et occidere monachos, et incenderunt monasterium,

et codices multos concremavere, atque omnem depopulati sunt locum.

Praedictus autem venerabilis Leopardus abbas cum cunctis aliis monachis

fugere, et aliquamdiu latuere._ Sicchè, secondo questo autore, nel dì 24

di settembre, in cui correva l'_Indizione III_, fu data la battaglia dai

Cristiani agli Ungheri pagani al fiume Brenta, con immensa strage e

totale sconfitta de' primi; dopo di che vennero fino all'insigne

monistero di Nonantola sul distretto di Modena, e dopo avergli dato il

sacco, lo consegnarono alle fiamme. Tuttavia perchè il continuatore

degli Annali di Fulda[1701] riferisce all'anno seguente questa memorabil

calamità degl'Italiani, può restar dubbio che piuttosto a quello che a

quest'anno appartenga l'entrata prima degli Ungheri, e la rotta data al

popolo cristiano. E tanto più perchè pare che gli Ungheri solamente dopo

la morte di _Arnolfo_ re di Germania alzassero la testa, e cominciassero

a portar la desolazione non meno alla Germania che all'Italia. Certo è

che sul fine di quest'anno esso _Arnolfo_ diede fine ai suoi malori

colla sua morte. Vedremo all'anno susseguente come si parli di questa

irruzione degli Ungheri in una lettera scritta dai vescovi tedeschi _a

papa Giovanni IX_. Intanto si vuole qui accennare un diploma del re

Berengario, copia del quale, conservata dai monaci benedettini di

Modena, fu da me data alla luce[1702]. In esso re Berengario conferma

tutti i privilegii e beni del predetto monistero nonantolano a Leonardo

abbate, e in fine si legge: _Datum XIIII kalendas septembris anno

Incarnationis Domini DCCCXCVIIII, domni autem Berengarii gloriosissimi

regis XII, Indictione II. Actum Curtis nostrae Vilzachara_, cioè nel

castello oggidì appellato san Cesario nel modenese, vicino a Nonantola.

Quivi nulla si parla degli _Ungheri_, perchè più di un mese dappoi,

secondo il suddetto storico di Nonantola, succedette l'infelice giornata

campale con essi alla Brenta.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 242 / 339 题