NOTE:

[1646] Annales Fuldenses Freheri.

[1647] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 8.

[1648] Rhegino, in Chronico.

[1649] Campi, Istor. Piacent., tom. 1, Append.

[1650] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.

[1651] Rhegino, in Chronico.

[1652] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 9.

[1653] Rhegino, in Chronico.

[1654] Mabillon., in Annal. Benedictin. ad hunc annum.

[1655] Annales Fuldenses Freheri.

[1656] Hermann. Contractus, edition. Canis.

[1657] Landulphus senior, Hist., tom. 4, Rer. Italic.

[1658] Flamma, Manipul. Flor., tom. 11, Rer. Ital.

[1659] Antiquit. Ital., Dissert. LXVIII.

[1660] Baron., Annal. Eccl.

[1661] Pagius, in Critic. ad Annales Baron.

[1662] Annales Fuldens. Freherii.

[1663] Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.

[1664] Dachery, Spicileg., tom. 3.

[1665] Anonymus Salern., P. I, tom. 2, Rer. Ital.

[1666] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 49.

[1667] Campelli, Istor. di Spoleti, lib. 19.

[1668] Peregrin., Hist. Princip. Langob., Part. I, tom. 2 Rer. Ital.,

pag. 320 et seq.

[1669] Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1670] Anonym. Benevent., P. I., tom. 2 Rer. Ital., pag. 280.

[1671] Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 293.

[1672] Annales Fuldenses Freheri.

Anno di CRISTO DCCCXCVII. Indiz. XV.

ROMANO papa I.

LAMBERTO imperadore 6 e 4.

ARNOLFO imperadore 2.

BERENGARIO re d'Italia 10.

In un placito[1673], ch'io ho dato alla luce, si conosce che in

quest'anno l'autorità di _Lamberto_ imperadore veniva riconosciuta in

Toscana, e che passava buona armonia fra lui e _Adalberto_ II, duca e

marchese di Toscana. Fu quel giudizio tenuto in Firenze _anno domni

Lamberti, Deo propitio, sexto, IV die mensis marci, Indictione

quintadecima_: il che fa conoscere che nel dì 4 di marzo dell'anno 892

Lamberto era già stato alzato al trono imperiale. Chi tenne quel

placito, si conosce dalle seguenti parole: _Dum ad praeclaram potestatem

domni Lamberti piissimi imperatoris missus directus fuisset in finibus

Tusciae, Amedeus, comes palatii; et cum venisset civitate Florentia in

domum episcopii ipsius civitatis, in atrio ante basilica sancti Johannis

Baptistae inibi resideret una simul cum Adelbertus marchio, singulorum

hominum justitias faciendas_, ec. Da questo _Amadeo_, che godeva

l'insigne carica di conte del palazzo nel regno d'Italia, ha creduto

taluno che possa essere discesa la real casa di Savoia, perchè il nome

d'_Amadeo_ nel secolo undecimo si truova in essa. Non è sprezzabile la

conghiettura; ma sola non basta a fissar cosa alcuna per quella

genealogia. Nella parte della Borgogna signoreggiata dal re Ridolfo

convien cercare gli antenati di questi nobilissimi principi, sapendosi

ch'essi di colà passarono in Italia. Lume troppo debole è un nome, per

poter credere che Lamberto si valesse per un sì riguardevol posto della

sua corte di un principe di straniera contrada. Abbiamo dal panegirista

di Berengario[1674] che seguì pace e concordia fra il suddetto _Lamberto

Augusto_ e _Berengario re_ in un congresso tenuto in Pavia nell'anno

precedente. Aggiugne egli appresso che Lamberto più volte andò cercando

pretesti per rompere questa pace: il che probabilmente avvenne nell'anno

corrente. Ecco le sue parole:

_O juvenile decus, si mens non laeva fuisset!_

_Saepe datas voluit pacis rescindere dextras_

_Fraudibus inventis. Sed enim ratione sagaci_

_Deprehendis pater alme[1675] dolos, ac murmura temnis_.

Che esso Berengario si trovasse in _Ceneda_ nell'anno presente,

l'abbiamo da un suo diploma riferito nelle mie Antichità italiane[1676].

Fece in quest'anno _Stefano VI_ papa un fine indegno del sacrosanto suo

grado, ma frutto dell'iniquità da lui praticata contro la memoria di

papa Formoso in disonore della santa Chiesa romana. Talmente restarono

stomacati i Romani del sacrilego strapazzo da lui fatto del cadavero di

quel pontefice, il cui elogio si può leggere nell'operetta d'Ausilio e

presso altri scrittori, che fatta fra loro congiura, gli misero le mani

addosso, e cacciatolo in una prigione, quivi da lì a poco lo

strangolarono. Frodoardo così ne scrive:

_Captus et ipse, sacraque abjectus ab aede, tenebris_

_Carceris injicitur, vinclisque innectitur atris,_

_Et suffocatum crudo premit ultio leto._

E nell'epitaffio fattogli dipoi da _papa Sergio III_, e rapportato dal

cardinal Baronio, si legge lo stesso.

CVMQVE PATER MVLTVM CERTARET

DOGMATE SANCTO,

CAPTVS, ET A SEDE PVLSVS

AD IMA FVIT.

CARCERIS INTEREA VINCLIS

CONSTRICTVS, ET IMO

STRANGVLATVS NERBO,

EXVIT ET HOMINEM.

Pretende il padre Pagi che a questo pontefice s'abbia da riferire un

decreto, a noi conservato da Graziano[1677], e dal cardinal Baronio

rapportato all'anno 816, e non già ad uno degli antecessori Stefani:

cioè che si rimettesse in uso il divieto di non consecrare il nuovo papa

eletto senza la licenza e approvazione dell'imperadore regnante. Il

decreto è questo: _Quia sancta romana Ecclesia, cui auctore Deo

praesidemus, a pluribus patitur violentias, pontifice obeunte: quae ob

hoc inferuntur, quia absque imperiali notitia pontificis fit

consecratio, nec canonico ritu et consuetudine ab imperatore directi

intersunt nuncii, qui scandala fieri vetent: Volumus, ut quum

instituendus est pontifex, convenientibus episcopis et universo clero,

eligatur, praesente senatu et populo, qui ordinandus est. Et sic ab

omnibus electus, praesentibus legatis imperialibus consecretur.

Nullusque sine periculo sui, juramenta vel promissiones aliquas nova

adiventione audeat extorquere, nisi quae antiqua exigit consuetudo, ne

Ecclesia scandalizetur, et imperialis honorificentia minuatur._ Vien

chiamato _canonicus ritus_ quel costume. Tale non parve poi, siccome

vedremo, nel secolo undecimo. Ma è ben più probabile che questo papa

Stefano non facesse questo decreto, e che s'ingannasse Graziano con

attribuirlo ad un altro papa Stefano, quando esso indubitatamente si

legge nel concilio di Ravenna nell'anno seguente celebrato da papa

_Giovanni IX_. Il giorno preciso, in cui fu levato dal mondo questo

pontefice, è tuttavia ignoto. Bensì è certo ch'egli ebbe per successore

nella cattedra di san Pietro _Romano_. Due sue bolle, rapportate dal

Baluzio[1678], ci assicurano ch'egli era papa nel mese d'ottobre del

presente anno, essendo scritte _idibus octobris, imperante domno nostro

piissimo perpetuo augusto Lamberto a Deo coronato magno imperatore anno

VI, et post consulatum anno VI, Indictione prima_. Per attestato del

Dandolo, questo papa mandò il pallio archiepiscopale[1679] a _Vitale

II_, _patriarca_ di Grado. Se vogliam creder alla farraggine indigesta

della Cronica della Novalesa[1680], in questi tempi fiorì _Ammolo_ ossia

_Ammolone vescovo_ di Torino, di cui quell'autore narra un fatto assai

strano. _Lamberti regis tempore fuit Maginfredus, quem interfecit; nec

non et Ammulus episcopus taurinensis, qui ejusdem civitatis turres et

muros perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis

civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt, fuitque tribus annis

absque episcopali cathedra. Qui postmodum pace peracta reversus, et manu

valida cinctus, destruxit, sicut diximus. Fuerat haec siquidem civitas

condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum

deambulatorios, cum propugnaculis desuper atque antemuralibus._

Veramente i vescovi aveano già acquistate forze tali e ricchezze, che

già cominciavano non pochi d'essi a prendere un'aria principesca; e però

non è tanto difficile a credere questa gara e vendetta fra quel vescovo

e i cittadini. Che poi questo Ammolone vescovo di Torino veramente

vivesse in questi tempi, lo abbiamo dal concilio romano tenuto nell'anno

seguente da papa Giovanni IX, apparendo da un frammento di esso, dato

alla luce dal padre Mabillone[1681], che esso Ammolone v'intervenne, e

fu uno de' più zelanti per la memoria e gloria di papa Formoso.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 240 / 339 题