[1615] Annales Fuldenses Freheri.
[1616] Annales Fuldenses Lambecii, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1617] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 7.
[1618] Antiquit. Ital., Dissert. XXI.
[1619] Anonym., in Paneg. Bereng., lib. 3.
[1620] Anonymus Salernit. apud Peregrin.
[1621] Eccard., Rer. German., lib. 32.
[1622] Saxius, in Not. ad Sigon. de Regn. Ital.
[1623] Puricellius, Monument. Eccl. Ambros.
[1624] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.
[1625] Pez, Thesaur. Anecdot., tom. 1, Part. III, pag. 34.
[1626] Antiquit. Ital., Dissert. XXXIV.
[1627] Rhegino, in Chron.
[1628] Annalista Metensis.
[1629] Hermannus Contractus Canis.
[1630] Anonymus Salernitanus apud Peregrin.
[1631] Annales Lambecii, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1632] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.
[1633] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Bobiens.
[1634] Eccardus, Rer. German., lib. 32.
[1635] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
Anno di CRISTO DCCCXCV. Indizione XIII.
FORMOSO papa 5.
LAMBERTO imperadore 4 e 2.
BERENGARIO re d'Italia 8.
Dappoichè fu partito d'Italia il re _Arnolfo_, noi non possiam giugnere
a sapere se Milano, Pavia e il resto della Lombardia seguitassero almen
per qualche tempo a star sotto il governo degli uffiziali da lui
lasciati qui, o se tornassero sotto il dominio di _Lamberto_ imperadore.
Chi vuol qui prestar fede a Liutprando storico[1636], crederà tosto che
Berengario, appena intesa la morte dell'Augusto Guido, passasse a Pavia,
e s'impadronisse non men di quella che del resto del regno. Soggiugne
esso storico: _Sed quia semper Italienses geminis uti dominis volunt,
quatenus alterum alterius terrore coerceant, Widonis regis defuncti
filium, nomine Lantbertum, elegantem juvenem, adhuc ephoebum, minusque
bellicosum, regem constituunt_. Poscia aggiugne, che, non osando
Berengario di stare a fronte di Lamberto, il quale s'era incamminato con
una grossa armata verso di Pavia, si ritirò a Verona, cedendo al più
forte. Ma Liutprando ha la disgrazia d'essere stato un cattivo storico
per conto degli affari non succeduti al suo tempo. Son chiari gli
abbagli da lui presi in differir troppo la morte di Guido, in supporre
che Lamberto solamente fosse dichiarato re, dappoichè mancò di vita suo
padre, quando egli tanto prima era anche imperadore. Tralascio altri
suoi falli: motivi tutti di non riposar sulla fede di lui per conto di
questi avvenimenti, qualora non si veggano confermati da altri
scrittori. Abbiamo nondimeno assai lume da un documento, riferito dal
Campi[1637], per intendere che Lamberto potè ricuperar, se non tutto,
almen parte degli stati paterni nell'anno presente. Questo è un diploma
d'esso imperadore, _dato in Parma mense februario, Indictione XIII, anno
vero imperii domni Lamberti serenissimi caesaris et imperatoris augusti
quarto in Italia_. Niuna menzione facendosi qui di _Guido_ suo padre,
ancor questo cel dà a conoscere mancato di vita. Di qui ancora si può
raccogliere che nel mese di febbraio dell'anno 892 Lamberto numerava il
primo anno del suo imperio. E s'egli era in Parma nel mese di febbraio
dell'anno presente, segno è o che questa città si tenne forte per lui
nella calata del re Arnolfo, il quale non arrivò che a Piacenza; ovvero
ch'egli l'avea ricuperata dopo la di lui ritirata in Germania. E qui si
vuol mentovare un altro suo diploma, già pubblicato da me[1638] con
queste note: _Anno Incarnationis Domini DCCCXCV. Domni quoque Lantberti
piissimi imperatoris quincto, VIII idus decembris, Indictione XIII.
Actum Regiae civitatis_, cioè nella città di Reggio, per quanto io vo
credendo. Pare che qui sia adoperata l'era pisana, e che questo anno
_DCCCXCV_ abbia, secondo noi, da essere l'anno 894, e massimamente se
l'_indizione XIII_ vien presa dal settembre. Certamente, siccome
vedremo, non sembra verisimile che nel dicembre di quest'anno esso
Augusto Lamberto soggiornasse in Reggio di Lombardia. Quel solo che a
tal supposto si oppone, è quell'_anno V dell'imperio_, perciocchè
possiam tenere per fermo che nel dì 6 di decembre dell'anno 894 correva
solamente l'_anno IV_ del suo imperio. Forse così sarà scritto
nell'originale, il Sigonio[1639] fa menzione di questo diploma all'anno
896. Che esemplare egli abbia veduto, nol so. E ben sarebbe da
desiderare che chi prende a trattar tali materie, arrivato a questi
dubbi ed ostacoli, potesse aver sotto agli occhi gli originali stessi,
per poter giudicare se portino seco tutti i contrassegni della loro
autenticità. Per quel che riguarda il re Berengario, abbiamo presso
l'Ughelli[1640] un suo diploma, dato sul principio di maggio in
_Verona_, dove si parla del _circo_ pubblico di quella città, una cui
parte per la vecchiezza era caduta. Le note del documento son queste:
_IV nonas maii anno ab Incarnatione dominica DCCCXCV, anno vero regni
Berengarii serenissimi regis IX. Indictione XIII_.
Non cessava intanto _Folco arcivescovo_ di Rems, per attestato di
Frodoardo[1641], di impegnar _papa Formoso_ in favore di _Lamberto
imperadore_, che rimasto in età giovanile dopo la morte del padre, poco
atto al governo de' popoli, abbisognava di assistenza da tutti i lati.
Gli rispondeva il pontefice, _de ipso Lamberto, patris se curam habere,
filiique carissimi loco eum diligere, atque inviolabilem cum eo
concordiam se velle servare_. In un'altra lettera Formoso si rallegra
col suddetto arcivescovo della di lui premura per gli vantaggi di
Lamberto imperadore, _asserens, se eum ipso tantam pacis et dilectionis
habere concordiam, ut nequeant aliqua jam ab invicem pravitate sejungi_.
Ma per disgrazia gran tempo è che bene spesso la lingua degli uomini non
va d'accordo col cuore; e qui si può appunto dubitare che Formoso nella
segreteria adoperasse un linguaggio differente dai desiderii
dell'interno suo gabinetto. Ciò dico io, perchè gli Annali del
Freero[1642] ci fan sapere in quest'anno che _Arnolfo re_ di Germania fu
di bel nuovo invitato da papa Formoso a ritornare in Italia, con
promessa, per quanto si può credere, di crearlo imperadore ad esclusione
di Lamberto. _Iterum rex_ (così quello storico) _a Formoso apostolico
per epistolas et missos enixe Romam venire invitatus est._ Arnolfo, dopo
avere ascoltato il parere de' suoi vescovi, determinò questa seconda
spedizione, e nel mese di settembre mosse l'esercito alla volta
dell'Italia. Passato ch'egli ebbe il Po, divise l'armata in due corpi,
l'uno de' quali inviò per la via di Bologna verso Firenze, coll'altro
marciò egli per la via di Pontremoli fino alla città di Luni, la quale,
se non è scorretto questo testo, non dovea per anche essere stata
smantellata; e quivi solennizzò il santo Natale. Ma, siccome vedremo,
non in Luni, ma bensì in Lucca ciò dovette avvenire. Probabilmente papa
Formoso non si credeva assai sicuro, dacchè il suo emulo Sergio
ricoveratosi in Toscana, molto s'era intrinsicato con _Adalberto II_,
potentissimo duca e marchese di quella provincia, e la fazione di Sergio
era tuttavia possente in Roma. Liutprando scrive[1643] che _hoc in
tempore Formosus papa religiosissimus a Romanis vehementer
afflictabatur_. Suppone egli ciò fatto, dappoichè, siccome vedremo, il
re Arnolfo fu a Roma, colà chiamato dal papa; ma non è inverisimile che
questa persecuzione cominciasse molto prima. Se un diploma di Arnolfo,
da me accennato all'anno precedente, è legittimo, e niuna scorrezione
v'ha, questo principe nel dì primo di decembre era in Pavia. Ma qui è da
ascoltare Ermanno Contratto[1644], che così scrive di Arnolfo all'anno
presente: _Per epistolas a Formoso papa rogatus, Italiam petiit;
Berengariumque perterritum, ad deditionem venientem, regnumque pervasum
Italiae reddentem, suscepit; et Waltfredo, Maginfredoque comitibus
Italiam cis Padum distribuit, et omnia vastando, divisisque ad superum
et inferum mare copiis, transiens ipse natalem domni Lucae celebravit._
Adunque Arnolfo solennizzò il santo Natale non in Luni, ma bensì in
Lucca, dove il marchese Adalberto II dovette accoglierlo. E di qui
chiaramente apparisce che Berengario fu abbattuto da Arnolfo, il quale
affatto lo spogliò di stati, perchè diede il ducato del Friuli a
_Gualfredo_, e quello di Milano a _Maginfredo_. Finalmente è da
avvertire che nel dì 4 di maggio l'imperador Lamberto si truova in
possesso di _Pavia_, ciò apparendo da un suo diploma indubitato, da me
ivi dato alla luce[1645], in cui fa una donazione all'_imperadrice
Ageltruda_ sua madre: atto bastante a far conoscere suggetto a molti
dubbii il diploma suddetto spettante al primo dì di dicembre dell'anno
precedente, dove Arnolfo comparisce padron di Pavia.