[1602] Rhegino, in Chronico.
[1603] Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 5.
[1604] Idem, ibid., cap. 7.
[1605] Anonymus, Panegir. Berengarii, lib. 2.
[1606] Annales Fuldenses Freheri.
[1607] _Cioè Berengario._
[1608] Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.
[1609] Antiquit. Ital., Dissert. XXI, p. 217.
[1610] Rhegino, in Chronico.
[1611] Annales Fuldenses Freheri.
[1612] Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 8.
[1613] Anonymus Salernitanus apud Peregrin., P. I, tom. 2, Rer. Italic.
[1614] Antiquit. Ital., Dissert. XIV, pag. 755.
Anno di CRISTO DCCCXCIV. Indizione XII.
FORMOSO papa 4.
LAMBERTO imperadore 5 e 1.
BERENGARIO re d'Italia 7.
Se non era calato verso il fine del precedente anno in Italia il _re
Arnolfo_ con poderose schiere d'armati, certamente ci comparve sul
principio di questo. Da Verona marciò alla volta di Brescia, che si
dovette rendere; e proseguì il viaggio, accompagnato sempre dal re
_Berengario_, verso la città di Bergamo[1615]. Era quivi conte, cioè
governatore per l'Augusto Guido, _Ambrosio_, che non volendo mancare
alla fedeltà dovuta al suo principe, e confidato nella forte situazione
di quella città posta sul monte, e ben provveduta d'armi e di forti mura
e di una buona palizzata, si accinse alla difesa. Animati i Tedeschi
dalla presenza e dalla voce dei due re, fecero delle maraviglie[1616].
Quantunque i cittadini soddisfacessero a tutte le leggi del valore, anzi
combattessero da disperati, pure si spinsero i nemici sotto le mura, e
con gli arieti talmente le flagellarono, che si aprì una larga breccia,
per cui entrò l'infuriata milizia, con dare il sacco a lei promesso
all'infelice città nel dì 2 di febbraio della Purificazion della
Vergine. Non si perdonò neppure ai sacri luoghi, neppure alle vergini
consecrate a Dio, ed erano condotti i ministri del tempio quai bestie
legati da chi non si ricordava d'essere cristiano. Tralascio l'altre
iniquità accennate da Liutprando. Si rifugiò il conte Ambrosio in una
torre. Pure fu preso e condotto davanti al re Arnolfo, che caldo per ira
diede immediatamente l'ordine barbarico che fosse impiccato per la gola
ad un albero; e questo fu puntualmente eseguito. Restò preso anche il
vescovo _Adalberto_, e dato in custodia al vescovo _Addone_. La crudeltà
usata in questa città sparse tal terrore fra l'altre di Lombardia e
della Toscana, che niuno aspettò l'arrivo dell'esercito tedesco per
rendersi ad Arnolfo. Così fecero Milano e Pavia, nella prima delle quali
città, secondo la testimonianza di Liutprando[1617], egli lasciò per
governatore _Ottone duca_ di Sassonia, avolo di Ottone, poscia primo fra
gl'imperadori di questo nome. Vennero i marchesi d'Italia in persona a
sottomettersi al vittorioso re, fra' quali specialmente, per attestato
degli Annali lambeciani, si contarono _Adalberto II_ marchese e duca di
Toscana, e _Bonifazio_ suo fratello, e _Ildebrando_ e _Gerardo_,
marchesi di non so qual contrada. _Sed praesumptuose se inbeneficiari
ultra modum jactantes, omnes capti sunt, et in manu principis dimissi ad
custodiendum_: cioè pretesero di essere investiti di varii o governi o
feudi; e perchè non piacque ad Arnolfo la lor pretensione, li fece
mettere in arresto, con accordar loro non molto dappoi la libertà, ma
con esigere da essi il giuramento di fedeltà. Se ne fuggirono di poi
Adalberto e Bonifazio, senza più far caso della promessa fede. Arrivò
Arnolfo a Piacenza coll'esercito suo malconcio per la stanchezza e per
le malattie; e di là passò circa la Pasqua al castello d'Ivrea verso
d'Alpi, tenuto da _Ansgero conte_ a nome dell'Augusto Guido, entro il
quale stava un buon presidio, inviatovi da _Rodolfo re_ della Borgogna
superiore. Gran voglia nudriva Arnolfo di far del male a questo Ridolfo,
e però con immense fatiche valicò le Alpi; ma senza profitto alcuno,
perchè Ridolfo si ritirò fra le montagne degli Svizzeri, ridendosi delle
forze dei Tedeschi. Che Arnolfo s'impadronisse d'Ivrea, tuttochè gli
Annali non ne facciano menzione, lo raccolgo io da un suo diploma, da me
pubblicato[1618], e dato _XV kalendas maii, anno Incarnationis Domini
DCCCXCIIII, Indictione XII, anno regni Arnulfi regis in Francia VII.
Actum Yporegiae_. Se ne tornò Arnolfo per quella via in Germania, e
spedì il figliuolo Zventebaldo ai danni di Rodolfo re, che lasciando
devastare il paese piano, si ricoverò, come dissi, nei siti forti delle
montagne. Strana cosa è che tanto il poeta panegirista[1619] di
Berengario, benchè autore sì riguardevole, quanto Liutprando scrittore
del seguente secolo mostrino di aver creduto che in quest'anno Arnolfo
passasse anche a Roma, perseguitando l'imperador Guido, che s'era
salvato in quelle parti. Ma si sono ingannati questi scrittori, e
probabilmente il primo indusse in errore il secondo. Siccome vedremo,
più tardi succedette quest'altro viaggio d'Arnolfo. L'Anonimo
salernitano[1620] attribuisce il ritorno d'Arnolfo in Germania alle
malattie del suo esercito. _Sed idem fame et intemperie aeris compulsus
reversus est ad propria_. Che poi Arnolfo facesse nel presente anno le
conquiste suddette per sè, e non già per Berengario, e che giugnesse a
farsi eleggere _re d'Italia_, fu avvertito dall'Eccardo[1621], mercè di
un suo diploma riferito dall'Ughelli ne' vescovi di Chiusi, e dato in
Roma _IV kalendas martii die, anno Incarnationis Domini DCCCXCVI,
Indictione XIV, Anno regni Arnulfi regis in Francia nono, in Italia
tertio_. Un altro diploma di lui (il che fu parimente osservato dal
signor Sassi[1622]) presso il Puricelli[1623], fu dato _V iduum martii
die, anno domini DCCCXCIV, Indictione XII, anno VII regni domni Arnulfi
serenissimi regis in Francia et in Italia primo. Actum Placentiae_.
Vedemmo anche di sopra che i marchesi di Toscana e d'altre parti vennero
a trovare Arnolfo per riconoscere da lui i loro governi e feudi, e che a
lui, e non a Berengario, giurarono fedeltà. Ma non lascia d'essere
strano il vedere chiamato in Italia Arnolfo da Berengario in aiuto suo,
e Berengario al pari di Guido Augusto depresso da questo re. Potrebbesi
qui sospettare che non fosse una vana diceria quanto lasciò scritto il
Dandolo[1624] con dire: _Arnulfus intravit Italiam, Berengarium regem
cepit, Ambrosium comitem in furca suspendit, et Italia se sibi subdidit,
et per montem Jovis in Galliam rediit_. Non pare improbabile che questo
ambizioso e feroce principe, allorchè vide la fortuna sì favorevole
all'armi sue in Italia, si beffasse del re Berengario, e gli mettesse
anche le mani addosso per assicurarsene: il che fatto, forzasse i
principi in Pavia a consentir nella sua elezione in re d'Italia.
Tuttavia a me non si può persuadere questo titolo di re d'Italia,
assunto da Arnolfo, dacchè, per quanto abbiam veduto di sopra, nel
diploma dato in Ivrea _XV kalendas maii_ dell'anno presente egli non
nomina gli anni del regno d'Italia. Neppur fa menzione in un altro
riferito dal padre Pez[1625] e, dato _II idus maii anno Domini DCCCXCV,
Indictione XIII, anno vero VII (oppure VIII) regni Arnolfi piissimi
regis. Actum Dripura_. Similmente un altro da me prodotto altrove[1626]
ha queste note: _Data kalendarum decembrium die, anno Incarnationis
Domini DCCCXCV, Indictione XIII, anno regni Arnolfi regis VIII. Actum
Papiae_. Resta perciò da cercare perchè in quei diplomi, e non in
questi, si veggano annoverati gli anni del regno d'Italia. E tanto più
parrà difficile a credersi questo fatto d'Arnolfo, perchè troviam
Berengario che nel dicembre dello stesso presente anno è padrone di
Milano, e quivi esercita l'autorità regale, siccome costa da un
privilegio suo pel monistero ambrosiano, riferito dal Puricelli con
queste note: _Data IV nonas decembris anno Incarnationis Domini
DCCCXCIV, anno vero regni domni Berengarii gloriosissimi regis septimo,
Indictione XIII. Actum Mediolani_. Pareva non men di questo punto di
storia imbrogliato l'altro della morte di _Guido imperadore_. Ma è già
deciso essersi ingannato il cardinal Baronio nel differirla sino
all'anno 899. Il Sigonio, il padre Pagi, l'Eccardo ed altri tengono per
indubitato ch'egli per isputo di sangue terminasse i suoi giorni in
quest'anno, arrivato ch'egli fu al fiume Taro fra Parma e Piacenza.
Reginone[1627] e l'Annalista di Metz[1628] (l'uno d'essi ha copiato
l'altro), Ermanno Contratto[1629] ed altri rapportano a quest'anno il
fine d'esso Guido. Così fa anche l'Anonimo salernitano[1630]. Quel che è
più, nel frammento del Continuatore freeriano[1631], che fu dato alla
luce dal Lambecio, chiaramente si legge sotto il presente anno: _Wido
italici regni tyrannus, morbo correptus obiit. Cujus filius Lantbertus
eodem modo regnum invadendo affectatus est_. Finalmente il
Fiorentini[1632] accenna uno strumento scritto _anno ab Incarnationis
ejus octingentesimo nonagesimo quarto post ovilo domni nostri Widoni
imperatoris anno primo, tertio kalendas januarii, Indictione
decimatertia_, cioè nel dì 30 di dicembre dell'anno presente; il che
mette in chiaro non doversi rimovere dall'anno presente la di lui morte,
contuttochè il panegirista di Berengario, Liutprando ed altri antichi
scrittori la rapportino più tardi. E si osservi, come in Toscana non si
contano in questi tempi gli anni di _Lamberto_ imperadore, per non
dispiacere, credo io, al re Arnolfo, a cui Adalberto II duca e marchese
di quella provincia avea giurata fedeltà. L'Ughelli[1633] rapporta un
diploma d'esso _Guido_ Augusto, conceduto ad Agilolfo abbate di Bobbio,
colle note seguenti: _Dat. idus aprilis anno ab Incarnatione Domini
DCCCXCV, Indictione XIII, anno vero regni ejus V. Actum Papiae_. Crede
l'Eccardo[1634] che qui sia stato adoperato l'anno pisano, cominciante
nel dì 25 di marzo l'anno nuovo, con precedere circa nove mesi l'anno
nostro volgare; e per conseguente che questo privilegio sia dato
nell'anno presente 894. Ma non avvertì egli che nel dì 13 d'aprile di
questo anno _Arnolfo_, oppur _Berengario_, e non _Guido_, dominava in
Pavia. Oltre di che, l'_Indizione XIII_ non può convenire all'aprile
d'esso anno 894. Però quel diploma s'avrebbe da riferire all'anno 895,
come ivi è scritto. Ma se abbiam detto che già nell'anno presente 894
Guido cessò di vivere, come può dunque egli aver comandato in Pavia nel
dì 13 d'aprile dell'895? Aggiungasi che in quel diploma non si veggono
notati gli anni del suo imperio contro il costume di tali documenti.
Perciò se il lettore prenderà diffidenza di quell'atto, non gli
mancheranno ragioni. Dovette succedere la morte d'esso imperador Guido
dopo il dì 12 di dicembre dell'anno presente, perchè uno strumento di
_Domenico_ arcivescovo di Ravenna accennato da Girolamo Rossi[1635], è
scritto _anno, Deo propitio, pontificatus domni Formosi summi pontificis
et universalis papae in apostolica sacratissima beati Petri sede tertio;
imperante domno Widone a Deo coronato, anno quarto, die XII mensis
decembris, Indictione XII. Ravennae_. Si vede che in Ravenna l'Indizione
si mutava solamente al principio dell'anno. E di qui si conferma che
Guido era imperadore prima che Formoso fosse papa, e però fu egli
coronato da _Stefano V_, e non già da _Formoso_, come pensò il cardinal
Baronio.