[1570] Baron., Annales. Eccl., ad ann. 892.
[1571] Sigonius, de Regno Ital., lib. 5.
[1572] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.
[1573] Antiquit. Italic., Dissert. III et XXX.
[1574] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.
[1575] Antiq. Ital., tom. 3, pag. 1039.
[1576] Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 5.
[1577] Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 9.
[1578] Baron., Annal. Eccl.
[1579] Mabill., Saecul. V Benedict.
[1580] Anonym., Paneg. Bereng. P. I, tom. 2 Rer. Italic.
[1581] Anonymus Salernitan., apud Peregrin. P. I, tom. 2 Rer. Ital.
[1582] Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 49.
[1583] Dandul., in Chronic., tom. 12, Rer. Ital.
[1584] Chron. Volturnens., P. II, tom. 1, Rer. Ital. pag. 430.
Anno di CRISTO DCCCXCII. Indizione X.
FORMOSO papa 2.
GUIDO imperadore 2.
LAMBERTO imperadore 1.
BERENGARIO re d'Italia 5.
Non sembra già che _Formoso papa_ fosse molto portato in favore di
_Guido imperatore_; anzi, se dobbiamo credere al continuator degli
Annali di Fulda[1585], pubblicati dal Freero, le cui parole ho citate
all'anno 890, egli non fu sì tosto papa che invitò il re Arnolfo a
calare coll'armi in Italia per liberarla dai cattivi _cristiani_, ossia
dai _tiranni_, come scrive Ermanno Contratto[1586] cioè da Guido e da
Berengario, la nimicizia e guerra de' quali si tirava dietro la
desolazion di buona parte delle contrade italiane. Ma probabilmente un
tale invito è da riferire all'anno seguente. Contuttociò dovette questo
pontefice accomodarsi alle vicende e circostanze de' tempi. Allorchè
egli salì sulla cattedra di san Pietro, trovò già creato imperador dei
Romani _Guido_, cioè chi in questi tempi esercitava giurisdizione
sovrana in Roma stessa e negli altri stati della Chiesa romana. Però non
potè negare ad esso Guido Augusto di dichiarare collega nell'imperio e
di ornare colla corona imperiale _Lamberto_, figliuolo assai giovane del
medesimo Guido. Le note cronologiche di varii diplomi dati da esso
Lamberto in compagnia del padre, oppure da lui solo, ci guidano a
conoscere che la di lui assunzione e coronazione seguì senza fallo nel
presente anno: il che parimente si vede confermato dall'autore della
Cronica casauriense[1587]. Del giorno preciso in cui gli fu conferita la
corona augustale, ho io fatta ricerca nelle Antichità italiche[1588], e
benchè non l'abbia potuto con sicurezza accertare, tuttavia da un
placito lucchese riferito dal Fiorentini[1589] si può ricavare ch'egli
prima del giorno quarto di marzo conseguisse il titolo d'imperadore. Fu
scritta quella carta _anno imperii domni Lamberti sexto, IV die mensis
martii, Indictione XV_, cioè nell'anno 897: note indicanti che prima del
dì IV di marzo dell'anno corrente, dovette essere conferito a Lamberto
in Roma il diadema imperiale. Ma avendo io quivi citato un'altra carta
prodotta dall'Ughelli[1590], e scritta in _anno quinto Lamberti
imperatoris, mense martio, per Indictione XV_, cioè nel medesimo anno
897, per accordar questo con quel documento si truova qualche
difficoltà. Vegga chi vuole la suddetta mia Dissertazione[1591] nelle
Antichità italiane. Aggiungo, vedersi un diploma[1592] di Guido Augusto
suo padre, dato in Rosselle di Toscana nel dì 15 di settembre dell'anno
presente, senza che vi si legga l'anno dell'imperio di Lamberto: il che
non ben s'accorda col suddetto supposto. All'incontro ho io prodotto un
altro diploma[1593] dell'archivio del monistero di santo Ambrosio di
Milano, scritto _kalendis mali, Indictione X, anno Domini DCCCXCII.
Imperante domno Widone imperatore, regni ejus III, imperii illius II,
anno Lantberti imperatoris I. Actum Ravenna_: dove probabilmente,
tornando da Roma, si trovarono questi due Augusti. Finalmente accennerò
all'anno 895 un privilegio d'esso Lamberto, per cui apparisce che nel
febbraio di quest'anno egli contava l'_anno primo_ del suo imperio.
Dissi già che _Odone_ conte di Parigi era stato eletto ed accettato dai
popoli della Gallia, ossia della Francia occidentale, per loro re, a
riserva dell'Aquitania che gli fu contraria. Era egli intento a ridur
colla forza anche gli Aquitani alla sua ubbidienza, quando nel dì 28 di
gennaio di quest'anno _Foco arcivescovo_ di Rems, avendo commossa a
ribellione non poca parte dei baroni franzesi, dichiarò e coronò re di
quel regno _Carlo il Semplice_, figliuolo del re _Lodovico Balbo_. Si
cominciò pertanto, non meno in quel paese, che si facesse in Italia, a
guerreggiar fra i due pretendenti, e nell'uno e nell'altro regno a
verificarsi il detto del Salvatore, che _regnum in se divisum
desolabitur_. In una delle sue lettere citata da Frodoardo[1594], scrive
il suddetto Folco arcivescovo, avere i suoi nemici sparsa voce ch'egli
avesse intavolata quella ribellione e alzato al trono il giovanetto
Carlo, per poi introdurre con tal pretesto in quel regno _Guido
imperadore_, con cui veramente era Folco anima e corpo, e strettamente
unito di parentela. Ma egli protesta che questa è un'indegna calunnia,
nè essere un par suo, siccome uomo d'onore e nobilmente nato, capace di
una cabala sì fatta. Furono poi cagione le funeste dissensioni di Guido
e Berengario in Italia che i popoli italiani cominciarono circa i tempi
presenti a fortificar le loro città e castella, poichè per la pace sì
lungamente conservata in queste contrade sotto gl'imperadori carolini, i
più viveano alla spartana. Ciò si raccoglie dall'esempio di Modena,
nella quale _Leodoino vescovo_ fece far varie fortificazioni alle porte,
e nuovi bastioni ben provveduti d'armi, non già contra i padroni, cioè
contra di Guido e di Lamberto Augusti qui allora signoreggianti, ma per
difesa de' proprii cittadini, come costa dall'iscrizione da me riferita
altrove[1595], dove son questi versi:
HIS TVMVLVM PORTIS ET ERECTIS AGGERE VALLIS,
FIRMAVIT, POSITIS CIRCVM LATITANTIBVS ARMIS,
NON CONTRA DOMINOS ERECTVS CORDA SERENOS,
SED CIVES PROPRIOS CVPIENS DEFENDERE TECTOS.
Leggasi nella Cronica del monistero di Volturno[1596] un privilegio
conceduto a _Maione abbate_ di quel sacro luogo da _Giorgio_
protospatario imperiale e stratigo (cioè general dell'armi) della
Cefalonia e Lombardia, a nome dei serenissimi imperadori, cioè di
_Leone_ ed _Alessandro_ imperadori d'Oriente. In fine si scorge che
anche egli, come era in uso di varii principi di allora, dice di aver
bollato quel decreto con _bolla di piombo, mense augusti, decima
Indictione_. Di questo Giorgio patrizio, che succedette a _Simbaticio_
conquistatore nel precedente anno di Benevento, fa menzione, oltre
all'Anonimo salernitano, una Cronichetta[1597] data alla luce da Camillo
Pellegrino, con aggiugnere ch'egli o nel presente o nel susseguente anno
andò a mettere l'assedio a Capoa; ma questa si dovette bravamente
difendere, nè si sa ch'egli se ne impossessasse. Riferisce il padre
Pagi[1598] a quest'anno le due sanguinose battaglie succedute fra i re
_Berengario_ e _Guido_, di sopra da noi vedute all'anno 888 ed 889. Non
si può mai credere che Guido, da noi veduto negli anni addietro
signoreggiante in Pavia e nella maggior parte della Lombardia, se ne
fosse impadronito senza colpo di spada, e che si fosse differito fino a
questi dì il provar le loro forze in qualche campale giornata. Oltre di
che, Erchemperto ed altri storici si truovano contrarii ad una tale
opinione. Vero è aver papa Formoso, per relazione di Frodoardo[1599],
significato a Folco arcivescovo di Rems, che era per tenere un concilio
generale in Roma _die kalendarum martiarum Indictionis decimae_, cioè
nell'anno presente, se pure non fu nel seguente, perchè si legge
_Indictionis undecimae_ nel testo pubblicato nella biblioteca de'
Padri[1600]. _In quibus literis fatetur, Italiam tunc semel et secundo
horrida bella perpessam, et paene consumtam_: le quali parole cita il
padre Pagi in confermazione della sua credenza. Ma da queste nulla si
può conchiudere, perchè nei correnti tempi ancora continuò più che mai
un'arrabbiata guerra fra questi due competitori. E noi vedremo all'anno
seguente ridotto a sì mal termine Berengario, che fu costretto a cercar
soccorso da Arnolfo re di Germania. Fra le leggi longobardiche[1601] se
ne leggono alcune di _Guido_ imperadore. Probabilmente furono fatte e
pubblicate in quest'anno nella dieta generale degli Stati.