[1551] Anonym., Panegyr. Berengar. P. I, tom. 2 Rerum Italic.
[1552] Antiq. Ital., Dissert. XXXIV.
[1553] Campelli, Istor. di Spoleti, lib. 9.
[1554] Regino, in Chronico.
[1555] Antiquit. Ital., Dissert. XVII.
[1556] Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 6.
[1557] Pagius, in Annales Baron.
[1558] Rerum Ital., P. I, tom. 2.
[1559] Antiquit. Ital., Dissert. III.
[1560] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 Append.
[1561] Rhegino, in Chronico.
[1562] Cedren., in Annal.
Anno di CRISTO DCCCXC. Indizione VIII.
STEFANO V papa 6.
BERENGARIO re d'Italia 3.
GUIDO re d'Italia 2.
Abbiamo da Ermanno Contratto[1563] che in quest'anno _Arnolfo re_ di
Germania _ex verbis apostolici obnixe rogatur, ut Romam veniens
Italiamque sub ditione sua retinens, a tantis eam eruat tyrannis_. Era
_Stefano V_ pontefice di rara virtù, e non è improbabile che i malanni
di Roma per cagion dei Saraceni, e quei dell'Italia per la guerra dei
due re, il movessero a procurar la venuta d'Arnolfo. Tuttavia sapendo
noi quanta parzialità egli nudrisse per _Guido_ re d'Italia, con
apparenza ancora che coi suoi buoni uffizii l'avesse egli aiutato a
montare sul trono, non pare sì facilmente da credere l'invito che qui si
suppone da lui fatto ad Arnolfo di calare in Italia, e di levarla di
mano dei due nemici regnanti. Anzi son io d'avviso che in questo
racconto v'abbia dell'errore, essendo ben vera la chiamata, ma questa
fatta nell'anno susseguente, oppure nell'anno 893, siccome vedremo, e
non già nel presente; e da _Formoso_ papa, e non già da _Stefano_,
tuttavia vivente in quest'anno. Il continuatore degli Annali di
Fulda[1564], pubblicati dal Freero, molto più antico di Ermanno
Contratto scrive sotto quest'anno, ma fuor di sito, in parlando del re
Arnolfo: _A Formoso apostolico enixe rogatus interpellabat_ (scrivo
_interpellabatur_) _ut urbe Roma_ (si scriva _urbem Romam_) _domum
sancti Petri visitaret, et Italicum regnum a malis christianis, et
imminentibus Paganis ereptum ad suum opus restringendo dignaretur
tenere. Sed rex multimodis caussis, in suo regno increscentibus
praepeditus, quamvis non libens, postulata denegavit._ Copiò Ermanno
Contratto queste parole, ed anche egli intese di nominar _Formoso_ col
nome di apostolico, e non già di parlare di papa Stefano. Ora certo è
che _Formoso_ solamente fu eletto romano pontefice nell'anno seguente, e
per conseguente a quello si dee riferir l'invito fatto al re Arnolfo: se
pur non volessimo immaginare che Formoso vescovo in questi tempi di
Porto, e non per anche papa, avesse chiamato in Italia il re Arnolfo,
col quale egli manteneva buona corrispondenza, ed era legato, siccome
vedremo, con parziale affetto. Ma, siccome dissi, piuttosto nell'anno
893 si adoperò papa Formoso per tirare in Italia il re Arnolfo, e quivi
perciò ne riparleremo. Attestano gli Annali suddetti, che trovandosi
esso re Arnolfo in Forcheim dopo Pasqua nel mese di maggio _ibi ad eum
filia Hludovvici italici regis, vidua Bosonis tyranni, magnis cum
muneribus veniens honorifice suscepta, ac ad propria remissa est_. Ma
neppure questo fatto è rapportato al suo luogo. Da un diploma d'esso
Arnolfo, che io ho accennato di sopra, abbiamo già appreso che la vedova
imperadrice _Ermengarda_ si trovò nell'anno precedente alla corte del re
Arnolfo in Forcheim. Il motivo del suo viaggio e dei sontuosi regali
portati al re Arnolfo, fu il desiderio che _Lodovico_ figliuolo suo e di
_Bosone_, già pervenuto ad età convenevole per governar popoli,
assumesse il titolo di re del regno arelatense ossia di Provenza,
ch'ella fin qui avea governato come tutrice a nome del figliuolo. Non
voleva ella far questo passo senza licenza del re Arnolfo, principe
potentissimo, che manteneva pretensioni sopra tutta la monarchia dei
Franchi. E siccome Odone in Francia ossia nella Gallia, e Berengario in
Italia, non si crederono sicuri del possesso dei loro regni, se prima
non si furono accordati con esso Arnolfo: così Ermengarda ricorse a lui
per avere il consentimento suo in favore del figliuolo; con riconoscere
anch'ella il regno suddetto dipendente dalla sovranità del re della
Germania. Però tornata ch'ella fu in Provenza, raunati i vescovi e
baroni del regno, fece solennemente riconoscere per re, e coronar
_Lodovico_ suo figliuolo.
L'atto di questa elezione e coronazione si legge stampato nel corpo dei
concilii[1565], e si dice fatta quella raunanza e funzione anno
_Incarnationis dominicae DCCCXC, Indictione VII_, cioè o nel fine del
presente, o nel principio del corrente anno. Si vede che il buon _papa
Stefano_ con sue lettere aveva esortato tutti i vescovi di quel regno a
costituire re Lodovico, _nipote_ per via della madre di _Lodovico II_
imperadore, al quale, come protestano que' prelati e baroni
_praestantissimus Carolus_ (il Grosso) _Imperator jam regiam concesserat
dignitatem_ (nell'anno 887), _et Arnulfus, qui successo ejus extitit,
per suum scriptum, perque suos sagacissimos legatos, Reoculfum_ (oppure
_Theodolfum_) _videlicet episcopum, et Bertaldum fomitem, fautor regni,
auctorque in omnibus esse comprobatur_. Degne son di annotazione tutte
queste notizie, per intendere come i re della Germania acquistassero e
mantenessero dipoi la loro superiorità nel regno arelatense, e per
conoscere questo _Lodovico_ re per tempo, di cui la storia d'Italia avrà
da parlare non poco, andando innanzi. Cosa operassero in quest'anno in
Italia i due emuli re _Berengario_ e _Guido_, difficilmente si può
ricavar dalla storia assai digiuna in questi tempi delle cose nostre, e
specialmente difettosa per la cronologia. Abbiamo presso l'Ughelli[1566]
un diploma del re Guido, dato _VII kalendas junii, anno dominicae
Incarnationis DCCCXC, Indictione VIII, anno domno Widone rege in Italia
regnante primo. Actum in taurinensi comitatu_. Cosimo della Rena[1567]
scrive che nell'originale di questo documento da lui veduto si legge
_Indictione VII_, e che, ciò non ostante, torna esso nell'anno 890: cosa
ch'io non so intendere. Quando veramente appartenga all'anno stesso 890,
si vede che Guido metteva il principio del suo regno nell'889, e non già
nell'888, come pare che risulti da un altro, da me citato di sopra. Ora
in questo diploma dice il re Guido: _Quia Adalbertus dilectus nepos
noster et marchius, deprecatus est celsitudinem nostram, ut Zenovio
sanctae ecclesiae fesulanae episcopo_, ec. Certo è che qui si parla di
_Adalberto II_ marchese e duca della Toscana. Noi già vedemmo suo padre
_Adalberto I_ marito di _Rotilde_, sorella di Lamberto duca di Spoleti
in un documento dell'anno 884. Convien credere che quando fu dato il
diploma suddetto dal re Guido, fosse già mancato di vita esso _Adalberto
I_, con succedergli nella Marca e nel ducato della Toscana _Adalberto
II_, di cui parla qui il re Guido. E con ciò si conferma che lo stesso
re _Guido_ fu fratello di _Lamberto_ e di _Rotilde_, e figliuolo d'un
altro _Guido_. Trovo io il re _Berengario_ in Verona nel dì 20 d'ottobre
dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma originale da me
veduto nell'archivio del capitolo de' canonici di Reggio[1568]. Esso fu
dato _decima tertia kalendas novembris anno Incarnationis Domini DCCC et
XC, anno vero regni domni Berengarii gloriosissimi regis III, Indictione
IX_. Mancò di vita in quest'anno _Aione principe_ di Benevento, se
vogliam credere ai conti di Lupo protospata[1569]; e lasciò per suo
successore _Orso_ suo figliuolo, e non già suo fratello, ma di età non
per anche atta al governo.