NOTE:

[1517] Annales Francor. Fuldenses. Freheri.

[1518] Annales Fuldenses Lambecii.

[1519] Annales Fuldens. Freherii.

[1520] Annales Fuldenses Lambecii.

[1521] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1522] Erchempertus, Hist., cap. 63 et seq.

[1523] Erchempertus, Hist., cap. 67.

[1524] Ughell., Ital. Sacr. tom. 2 in Episcop. Firman.

Anno di CRISTO DCCCLXXXVIII. Indiz. VI.

STEFANO V papa 4.

BERENGARIO re d'Italia 1.

Non sopravvisse molto alle sue disgrazie l'infelice deposto imperador

_Carlo il Grosso_. Finì egli di vivere nel dì 12 di gennaio dell'anno

presente, secondo Reginone[1525], oppure nel dì seguente, secondo gli

Annali pubblicati dal Freero[1526], i quali aggiungono: _Coelum apertum

multis cernentibus visum est, ut aperte monstraretur, qui spretus

terrenae dignitatis ab hominibus exuitur, Deo dignus coelestis patriae

vernula mereretur feliciter haberi:_ quasi che egli spontaneamente per

servire a Dio avesse dato un calcio alle umane grandezze. Aveano spaccio

simili immaginazioni in questi secoli d'ignoranza. Più saggiamente parlò

di lui, con isperar anche l'eterna sua salute, Reginone con dire: _Fuit

hic christianissimus princeps, Deum timens, et mandata ejus ex toto

corde custodiens, ecclesiasticis sanctionibus devotissime parens, in

elemosynis largus, orationi et Psalmorum melodiis indesinenter deditus,

laudibus Dei infatigabiliter intentus, omnem spem et consilium suum

divinae dispensationi committens: unde et ei omnia felici successu

concurrebant in bonum, ita ut omnia regna Francorum, quae praedecessores

sui non sine sanguinis effusione cum magno labore acquisierant, ipse

perfacile in brevi temporum spatio sine conflictu, nullo contradicente,

possidenda perceperat. Quod autem circa finem vitae dignitatibus

nudatus, bonisque omnibus spoliatus est, tentatio fuit, ut credimus, non

solum ad purgationem, sed, quod majus est, ad probationem. Siquidem

hanc, ut ferunt, patientissime toleravit, in adversis, sicut in

prosperis gratiarum vota persolvens, et ideo coronam vitae, quam

repromisit Deus diligentibus se, aut jam accepit, aut absque dubio

accepturus est._ Ermanno Contratto[1527] scrive, essere stata credenza

d'alcuni ch'egli morisse strangolato dai propri domestici. Non ci è cosa

più facile in somiglianti casi che il sospettare e spacciar violenta la

morte d'un principe, quasichè Arnolfo si volesse assicurare ch'egli mai

non potesse risorgere a contrastargli il regno. Venne poi portato al

monistero di Augia, e quivi seppellito il corpo suo. Ma il fine di

questo imperadore fu il principio d'innumerabili mali per l'Occidente

cristiano, che si scatenarono nella Germania, nella Gallia e

nell'Italia, e talmente vi presero piede, che da lì innanzi per gran

tempo massimamente l'Italia andò di male in peggio. Mercè del buon

governo degl'imperadori carolini avea la Lombardia coll'altre vicine

provincie goduta per più di cento anni un'invidiabil pace; ma eccoti

entrar in essa la discordia e la guerra; crescere da lì innanzi

l'ignoranza e la barbarie, e, quel che è peggio, introdursi ne' popoli

ed anche negli ecclesiastici una sfrenata corruzion di costumi, in guisa

che troveremo, andando innanzi, un secolo di ferro, e divenuti questi

paesi un emporio di calamità e di vizii. Ora ecco come la vasta

monarchia de' Franchi, dopo la morte di Carlo il Grosso, venne a

dividersi in più pezzi. _Arnolfo_, siccome dicemmo[1528], s'impadronì di

tutta la Germania e di parte dell'antica Lorena, e ne fu proclamato re.

_Lodovico_ figliuolo di Bosone, ben assistito dai suoi popoli e dalla

regina _Ermengarda_ sua madre, tenne saldo il regno arelatense, cioè la

Provenza e la Borgogna inferiore. Insorse un re nuovo, cioè _Rodolfo_,

figliuolo di Corrado e nipote di un altro Corrado, che era stato

fratello dell'_imperadrice Giuditta_, duca della Borgogna e marito

d'_Adelaide_ figliuola di _Lodovico Pio_ Augusto. Occupò questi la

Borgogna superiore, che abbracciava gli Svizzeri, i Grisoni, i Vallesi,

Genevra e la Savoia, e si fece coronare re da que' vescovi. Nella

Francia occidentale, voglio dir nella Gallia, dovette essere un lungo

dibattimento di consigli per eleggere un nuovo re, stante l'essere vivo

_Carlo il Semplice_, figliuolo non so se legittimo o illegittimo del re

_Lodovico Balbo_, ma in età non ancor atta al governo, ed altri

pretendenti per qualche attinenza di sangue alla real casa di Carlo

Magno. Ma in fine _Odone_, chiamato _Eudes_ nella moderna lingua

franzese, conte di Parigi, figliuolo di _Roberto il Forte_, conte

d'Angiò e fratello di _Roberto II_, cioè del propagatore della regnante

oggidì real casa di Francia, personaggio di gran nome pel suo valore e

per la difesa dianzi fatta di Parigi, creduto anche da alcuni scrittori

figliuolo in seconde nozze della suddetta Adelaide figliuola di Lodovico

Pio: questi, dico, siccome più utile ai bisogni del regno, riportò il

pallio, e fu coronato re di Francia. L'autore degli Annali freeriani

scrisse ch'egli usurpò la Gallia sino al fiume Loire, e l'Aquitania,

parlando in questa maniera a tenore delle pretensioni di _Arnolfo re_ di

Germania, il quale come discendente maschio dei re carolini credeva di

dover succedere anche nella Gallia, ad esclusione de' discendenti per

via solo di donne. Anzi venuta la state, esso re Arnolfo si mise in

procinto di muovere l'armi contro la Francia. A questo fine venne a

Vormazia, dove tenne una gran dieta; ma, secondo i sopra allegati

Annali, Odone, _salubri utens consilio, contestans se malle suum regnum

gratia cum regis pacifice habere, quam ulla jactantia contra ejus

fidelitatem superbire: veniensque humiliter ad regem, gratanter ibi

recipitur. Rebus ab utraque parte, prout placuit, prospere dispositis,

unusquisque reversus est in sua_. E Reginone[1529], scrittor di questi

tempi, dice che i Franzesi crearono _Odone_ re _cum consensu Arnulfi_:

dalle quali cose deducono i Tedeschi che intanto si contentasse Arnolfo

di quella elezione, in quanto Odone gli dovette giurar fedeltà ed

omaggio. Non era per passarla così bene _Rodolfo_, che, siccome dicemmo,

s'era fatto re della Borgogna tras-jurana, perchè Arnolfo pieno di mal

talento contra di lui, venuto in Alsazia, inviò un'armata per

soggiogarlo. Scrive Reginone che crebbe la collera di Arnolfo contra di

Rodolfo, perchè questi avea mandate lettere per tutta la Lorena, che

s'era sottoposta ad Arnolfo, per eccitar que' popoli a prendere lui per

re. Ma Rodolfo si salvò per le aspre montagne del suo dominio; ed

Arnolfo dipoi e Zventeboldo suo figliuolo il perseguitarono finchè

ebbero vita. Il che non si accorda coi suddetti Annali antichissimi del

Freero. Secondo la relazione d'essi, _Rudolfus, inito consilio cum

primoribus Alamannorum, sponte sua ad regem_ (Arnolfum) _urbem

Radasponam usque pervenit, multaque inter illos convenienter adunata,

ipse a rege cum pace permissus, sicuti venit, ad sua remeavit_. Potrebbe

essere che anche egli, dopo avere riconosciuto il suo regno da Arnolfo,

ottenesse pace da lui; ma che dipoi insorgessero fra loro motivi di

discordia, i quali non cessarono più, finchè visse Arnolfo, pieno di mal

talento contra di questo re nell'anno 894.

Mi è convenuto di condurre il lettore a conoscere lo smembramento della

monarchia de' Franchi oltramonti, perchè quegli affari, per quanto

vedremo, hanno gran connessione con quei della medesima Italia. Vegniamo

ora a noi, cioè all'Italia stessa. Due erano i concorrenti a questo

regno, cioè _Berengario duca_ del Friuli e _Guido duca_ di Spoleti.

Berengario, siccome abbiam già dimostrato, aveva avuto per padre

_Eberardo_, anch'esso duca del Friuli, principe di gran valore e pietà;

e per madre _Gisla_ figliuola di Lodovico Pio. Questa parentela col

sangue reale di Francia porgeva a lui qualche titolo per pretendere la

corona del regno d'Italia. Non son io peranche assai persuaso, che

Berengario fosse di nazione salica, ossia franzese, perchè quantunque

suo padre avesse gran copia di beni in Fiandra, pure ne possedeva anche

in Lamagna e in Italia, come apparisce dal suo testamento[1530], dove

dona la libertà a tutti i suoi servi. Dal panegirista di

Berengario[1531] _Guido_ duca di Spoleti vien chiamato _gallicus heros_,

e _Berengario italicus princeps_, con aggiugnere che Dio a Berengario

_. . . . . Latium concessit avitum_.

Quanto ad esso Guido, sappiam di certo ch'egli era Franzese d'origine; e

che fosse anche parente dei re della schiatta di Carlo Magno, se n'ha

bastevol indizio, ma senza sapersi la precisa catena di tal parentela.

Gli Annali del Freero[1532] e di Reginone[1533] il chiamano figliuolo di

_Lamberto_, anch'esso duca di Spoleti. Ma sembra più degno in ciò di

credenza, siccome già accennai all'anno 880, Erchemperto[1534] storico

italiano e contemporaneo, che cel rappresenta figliuolo di _Guido

seniore_, duca parimente di Spoleti. Secondo questo autore, esso Guido,

avuto che ebbe sentore qualmente Carlo il Grosso era vicino agli ultimi

respiri, _cupiditate regnandi devictus, deceptusque a contribulibus

suis, relinquens Beneventanam provinciam sibi subactam, et spolitensium

ducatum, abiit Galliam regnaturus_. Come Guido avesse ridotto Benevento

sotto il suo dominio, nell'anno antecedente si è veduto coll'autorità di

Erchemperto. Ma certamente _Ajone_ era tornato in possesso di quel

principato. Se si può prestar fede a Liutprando da Pavia[1535], storico

del secolo susseguente, passava fra questi due potenti principi

italiani, cioè fra esso _Guido_ e _Berengario_, una stretta amicizia, ed

era seguita convenzion fra loro, che qualora Carlo il Grosso imperadore

terminasse i suoi dì, _Guido_ si procaccerebbe il regno della _Francia

romana_, cioè della Gallia, così appellata a differenza della Germania,

chiamata Francia tedesca ed orientale; e resterebbe a _Berengario_ il

regno d'Italia. Scrive inoltre esso Liutprando che _Guido_, appena udita

la morte dell'Augusto Carlo, _Romam profectus est, et absque Francorum

consilio totius Franciae unctionem suscepit imperii_. Di questa

coronazione romana di Guido niun altro storico ha fatta menzione, e Dio

sa se sussiste. Tuttavia non è inverisimile, perchè Guido era tutto di

_papa Stefano V_, e, siccome è detto di sopra, fu da lui adottato per

figliuolo. Colla sponda dunque del romano pontefice, e tratto dalle

speranze che gli porgeva _Folco arcivescovo_ di Rems suo parente, il

duca Guido se ne andò in Francia colla bocca aperta, credendo preparato

per lui, o facile da acquistare quel regno. Forse in quel capo, pieno

sempre d'ambiziosi disegni, v'era entrato quello di conquistare prima la

Francia, per poter poi con quelle forze anche dispossessar chi

signoreggiava in Italia, ed unir facilmente in questa maniera i due

regni. Intanto _Berengario duca_ del Friuli, trovandosi senza gagliardo

alcuno competitore, fu pacificamente eletto re d'Italia da molti

principi del regno. La città di Padova ha per buona fortuna a noi

conservato il panegirico di questo principe, composto da un

contemporaneo poeta anonimo, dato alla luce da Adriano Valesio, e da me

ristampato nella mia Raccolta _Rerum italicarum_. Un buon fanale per

questi tempi è quell'operetta, benchè scura in alquanti siti. Ora da

essa impariamo che Berengario, pregato dai baroni del regno italico, si

portò a Pavia, e quivi prese la corona del regno, certamente per le mani

di _Anselmo_ arcivescovo di Milano; e ci è permesso di credere che

allora si cominciasse ad usar la _corona ferrea_, conservata tuttavia

nella basilica di san Giovanni Batista di Monza, che divenne poi celebre

ne' tempi susseguenti, siccome ho dimostrato in una mia

dissertazione[1536]. Così parla quell'anonimo panegirista:

_His motus gressum precibus contendit ad urbem_

_Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis._

_Sustulit heic postquam regale insigne coronam_, ec.

Da' varii diplomi che restano del medesimo re Berengario, alcuni de'

quali ho anch'io dati alla luce nelle mie Antichità italiane, noi siam

condotti a credere che nel gennaio o febbraio del presente anno 888

Berengario salisse sul trono, e cominciasse a numerare gli anni del

regno d'Italia. Da un suo diploma[1537] conceduto ad _Angilberga

imperadrice_ vedova, si raccoglie che nel dì 8 di maggio dell'anno

presente, egli dimorava in Pavia, correndo l'_anno I del suo regno_. Ma

non tutti i principi e popoli dell'Italia concorsero nell'elezione di

Berengario, e nominatamente son io di parere che i ducati insigni di

Spoleti e Camerino sospendessero il loro assenso, nè volessero

riconoscere lui per re, finchè non apparisse se la fortuna si dichiarava

in favore del duca _Guido_, che era passato in Francia. Gli Annali del

Freero[1538] dicono ch'egli _Galliam belgicam_ (cioè il regno della

Lorena) _prout rex habere proposuerat_. Il padre Daniello[1539] pretende

che Folco arcivescovo di Rems, già da noi veduto parente d'esso Guido,

avesse guadagnato a favore di lui alcuni vescovi e signori dei reami

della Borgogna e Lorena; che perciò il medesimo Guido giunto a Langres,

si fece quivi coronare da _Geilone vescovo_ di quella città, e ch'egli

condusse seco un'armata dall'Italia. Onde abbia preso tali notizie

questo scrittore nol so immaginare. Gli autori da lui citati non ne

parlano; e, per attestato di Frodoardo[1540], Folco protestava di non

aver promosso gli affari di Guido. Molto meno si sa, perchè esso padre

Daniello francamente asserisse che il duca Guido era figliuolo _di una

figliuola di Pippino re d'Italia_, figliuolo di Carlo Magno. Nè

sussiste, a mio credere, il dirsi da Liutprando[1541], che avendo Guido

mandato innanzi alla città di Metz un suo scalco, per preparargli la

tappa _more regio_, quel vescovo fece una gran provvisione di cibi; ma

intendendo che lo scalco d'ordine di Guido volea pochissima provianda,

una tale spilorceria gli fece mutar pensiero di favorir Guido, talmente

che si dichiarò in favore d'Odone conte, che poi fu eletto re. La città

di Metz riconosceva allora per suo signore _Arnolfo re_ di Germania, se

è vero che fosse quivi tenuto un concilio[1542] _anno ab Incarnatione

Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXVIII, regni domni Arnulfi

gloriosissimi regis primo, die kalendarum majarum_, o _martiarum_. E

però nè a Guido nè ad Odone potè essere favorevole Roberto vescovo di

quella città.

Quel che è fuor di dubbio, il _duca Guido_ chiarito fra poco delle vane

speranze che l'aveano condotto in Lorena, _invisus et inauditus_ dai

suoi Franzesi, come scrive Erchemperto, se ne tornò mal contento in

Italia. E giacchè non gli era riuscito di afferrar parte alcuna della

monarchia oltramontana de' Franchi, cominciò a rivolgere tutti i suoi

pensieri alla conquista del regno d'Italia, e ad abbattere il già

divenuto re _Berengario_. Questi intanto il meglio che poteva si andava

assodando nel nuovo suo regno; ma era minacciato da _Arnolfo_ re di

Germania, che già ammannito un possente esercito, si disponeva a calare

in Italia. Berengario, per attestato degli Annali del Freero[1543], _hoc

praecavens, ne italicum regnum cum tam valida manu ingressuro perperam

pateretur, missis ante se principibus suis, ipse vero in oppido

tarentino_ (ha da dire _tridentino_) _regi se praesentavit. Ob id ergo

et a rege est clementer susceptus, nihilque ei ante quaesiti regni

abstrahitur. Excipiuntur Curtes Navium, et Sagum_. Si può credere che

anche Berengario riconoscesse dal re Arnolfo, come da suo sovrano, il

regno d'Italia. Vuole l'Eccardo[1544] che _Navium_ significhi una villa

situata sopra di Trento, ed appellata oggidì _la Nave_, e può stare: ma

non giù che _Sagum_ diventasse poi città, ora perduta, da cui trasse il

suo nome _Sagis_, picciolo porto di Comacchio alle rive dell'Adriatico,

appellato oggidì _Porto di Magnavacca_. Non può stare che Arnolfo si

facesse cedere quel sito, troppo lontano da' confini de' suoi stati.

Arnolfo se ne tornò indietro pel Friuli nella Carintia, dove celebrò il

santo Natale, ma con una terribil perdita di cavalli, perchè entrata fra

essi un'epidemia, ne fece un aspro macello. Io so che in questo medesimo

anno gli Annali suddetti del Freero e Reginone (copiato poi da altri

susseguenti storici) mettono la guerra succeduta fra esso _Berengario_

re e _Guido_ duca di Spoleti, che assunse anch'egli il titolo di re; e

le due sanguinose battaglie, colle quali questi due emuli si disputarono

la corona del regno d'Italia, prima ancora che seguisse l'abboccamento

suddetto fra il re Arnolfo e Berengario. E che questi autori tedeschi

non possano aver fallato intorno a tali fatti, pare che non se ne abbia

a dubitare, dacchè anche Erchemperto[1545] storico italiano, il quale in

questi tempi appunto terminò la sua storia, dopo avere scritto che

l'armata navale de' Greci diede una rotta a quella de' Saraceni vicino

allo stretto di Sicilia nel mese di ottobre dell'anno 888, aggiugne

tosto: _Hoc etiam anno reversus est Guido ad Italiam, quam principare

cupit; sed obtinere nequit. In Italiam juxta civitatem brescianam cum

Berengario et ipso duce conflictu utriusque partis acies crudeliter

caesa est. Spolia autem caesorum a Berengario recollecta sunt. Pacti

sunt tantum ad invicem usque in Epiphania, quae celebratur VIII idus

januarii. Quum autem uterque se junxerint ad pactum, vel ad bellandum,

quod deinceps egerunt, praesenti opusculo inseram._ Qui finisce la

storia di Erchemperto, con lasciar noi al buio di quel che poscia

avvenne. Non si può negare: la storia d'Italia è qui imbrogliata non

poco. Due battaglie senza dubbio si diedero da Guido a Berengario; la

prima svantaggiosa e l'altra favorevole ad esso Guido. Per quanto

apparisce dal panegirista di Berengario, passò non poco tempo fra l'una

e l'altra. Non so io immaginare che _Guido duca_ di Spoleti in un solo

anno passasse in Francia, o, per dir meglio, nel regno della Lorena;

quivi facesse maneggi per ottener quella corona, e dopo aver raunato

molte brigate d'armati, ritornasse in Italia, e potesse mettere insieme

un esercito per la prima giornata campale, e un altro per la seconda.

Quel che è più, esso panegirista, autore se non contemporaneo, che

almeno gode la presunzione d'essere stato non lievamente informato di

quegli affari, sembra dire, che dopo essere stato eletto re Berengario,

egli si godette quasi un anno di pace[1546]:

_Annua vix toto rutilarunt sidera mundo_

_Pace sub hac._

E però, ciò posto, cadrebbe la guerra con amendue le battaglie suddette

nell'anno seguente 889. Ma perchè il suo dire quasi un anno, ci lascia

luogo a credere ritornato Guido in Italia negli ultimi mesi dell'anno

presente; però mi figuro che gli restasse tempo di dare prima del verno

una battaglia a Berengario. Confessa il poeta suddetto, non sì tosto

essere giunto in Italia il duca Guido, che si diede ad allestir

un'armata d'Italiani. Alcune brigate di Franzesi (l'abbiamo anche da

Liutprando) avea egli seco condotto in Italia. _Camerinos atque

Spoletinos, fiducialiter, ut propinquos adiit_, dice lo stesso

Liutprando[1547]. _Berengarii etiam partibus faventes, ut infidos,

pecuniarum gratia acquirit._ Aggiugne il poeta, che specialmente la

Toscana, la quale dianzi avea giurata fedeltà a Berengario, ribellata

prese l'armi in aiuto di Guido. Nè è da maravigliarsene. Quivi, siccome

vedremo, domina _Adalberto II_ marchese e duca, suo nipote.

_. . . . . . . Mala fide recessit_

_Sed penitus Tyrrhena manus, hostesque protervos._

_Exueltans in regna tulit._

Potrebbono nondimeno tali parole intendersi dei soli Spoletini, perchè

essi, come altrove ho detto, passavano allora per popoli di Toscana. Lo

stesso poeta avea prima detto che Berengario ne' tempi addietro

_. . . . . . stimolis quia mutos iniquis_

_Finibus absentes Gallos quaesivit Etruscis,_

con alludere alla guerra fatta nell'anno 883 da esso Berengario al

ducato di Spoleti per ordine di Carlo Grasso Augusto. Con queste armi

s'incamminò contra del re _Berengario_ il duca _Guido_. Trovavasi allora

Berengario nel distretto, o nella città di Verona, trattando

d'aggiustamento col re Arnolfo; del che abbiam parlato di sopra.

_. . . . Princeps aberat, pacemque parabat_

_Imperio, Veronae Athesis, qua culta salubris_

_Irrigat._

Però negli ultimi mesi dell'anno, e dopo l'abboccamento fatto con

Arnolfo, dovette essere la mossa di Guido, incontro al quale marciò

Berengario con quante forze anch'egli potè. Due senza dubbio furono le

battaglie, ed amendue sanguinosissime, che seguirono fra questi due

competitori.

Se vogliam credere a Liutprando, la prima fu alla Trebbia; fra pochi

giorni succedette l'altra nel bresciano; e in tutte e due toccò a

Berengario di soccombere. Non la seppe giusta: cioè nell'ordine di

quelle giornate campali e nell'esito di esse s'ingannò. Il primo fatto

d'armi tengo io che succedesse nel territorio di Brescia, e questo

nell'anno presente, e colla peggio di Guido. L'altro nell'anno

susseguente, e colla peggio di Berengario. Erchemperto, il quale,

siccome abbiam veduto di sopra, diede fine alla sua storia sul finire

dell'anno presente, non conobbe se non una battaglia fra Berengario e

Guido; e questa accaduta nel contado di Brescia; e in essa _caesorum

spolia a Berengario recollecta sunt_. Ciò vuol dire che il cimento

riuscì di maggior vantaggio ed onore a Berengario. Viene confermata la

stessa verità dall'anonimo panegirista, autore anch'esso degno di gran

riguardo. Dal suo racconto apparisce che nel primo fatto d'armi non

riuscì già a Berengario di sconfiggere il nemico, perchè la notte

sopravvenuta disturbò il corso della vittoria. Tuttavia restò egli

padrone del campo della battaglia: laonde nel giorno appresso Guido

spedì ambasciatori a chiedergli la grazia di poter dare sepoltura ai

suoi morti, che ascendevano ad alcune migliaia; e l'ottenne. Non altro

conflitto che questo penso io che succedesse nel presente anno, perchè

vi volle non poco di tempo a reclutare ed aumentar le armate; e

spezialmente asserendo Erchemperto che restarono i due emuli di fare un

congresso nel dì della Epifania per trattar di qualche maniera di

aggiustamento fra loro. Finchè non si scuopra qualche diploma che ci

faccia veder Guido in Pavia nel fine di questo anno, o nel principio del

susseguente, sembra più credibile ch'egli se ne impadronisse dopo la

seconda battaglia nell'anno seguente. Mentre questi principi

contrastavano sì aspramente fra loro, anche _Ajone principe_ di

Benevento era in faccende contra de' Greci. Gli era venuto fatto di

ribellare ad essi il popolo di Bari coll'uccisione del presidio, e di

rimettere quella città sotto il suo dominio. Nella Cronichetta[1548] da

me stampata altrove sotto quest'anno si legge: _Perditio fuit facta in

Varo per Graecos_, cioè in _Bari_. Diede anche aiuto ad _Atenolfo conte_

di Capoa, che si era sottomesso alla sua signoria[1549], con essere

cagione che questo principe non solamente ricuperò l'anfiteatro, già

ridotto in fortezza da _Atanasio II_ vescovo di Napoli, continuo

martello de' Capoani, ma anche diede una rotta all'esercito di quel

vescovo, con che rintuzzò non poco l'insoffribile di lui orgoglio. Fu

forzato Atanasio a chiedere pace; ma le paci di questo mal unto vescovo

fatte per un anno, non duravano nè pur dodici giorni. E intanto i suoi

cari Saraceni abitanti al Garigliano, ovunque loro piaceva, divoravano

tutti i contorni, nè davano esenzione alcuna agli stessi Napolitani,

permettendo Iddio che costoro fossero il castigo di chi tutto dì si

serviva d'essi per infestare i suoi vicini. Ora tornando al suddetto

_Ajone principe_, recatogli l'avviso che _Costantino patrizio_ e general

de' Greci avea messo l'assedio a Bari, colle sue milizie e con un

rinforzo de' Mori marciò per Siponto in aiuto di quella città.

Arditamente attaccò la zuffa, e a tutta prima colla strage di moltissimi

Greci parve che la fortuna si dichiarasse in suo favore. Quando eccoti

sopraggiugnere Costantino con tremila cavalli freschi, co' quali diede

una tal rotta ai Beneventani, che quasi tutti vi rimasero o morti, o

prigioni, e lo stesso Ajone stentò a potersi ritirare con pochi dei suoi

in Bari. Cominciò egli dipoi a tempestar con lettere _Atenolfo_ conte di

Capoa per avere soccorso; ma questi era di nuovo in rotta col suddetto

vescovo Atanasio, uomo di niuna fede; e laddove in addietro i Napoletani

si tenevano sotto i piedi i miseri Capoani, prevalendo ora questi,

davano il guasto a tutto il territorio di Napoli. Atenolfo in vece di

recar aiuto all'assediato Ajone, stabilì una pace e lega col generale

suddetto de' Greci. Non dissomigliante successo ebbero l'altre premure

di Ajone per avere dei rinforzi dai Galli, cioè dal ducato di Spoleti e

dai Saraceni. Quantunque promettesse loro monti d'oro, niuno si volle

muovere per soccorrerlo, in guisa che veggendosi beffato da tutti, e

troppo ridotto in angustie, gli convenne capitolar coi Greci, e rendere

loro la città. Se ne tornò egli libero a Benevento con grandi minacce

contra di Atenolfo e di _Maione abbate_ di san Vincenzo di Volturno,

perchè l'avessero in tanta necessità abbandonato e deluso. Secondo la

testimonianza del Dandolo[1550], passò in quest'anno all'altra vita

_Giovanni doge_ di Venezia, in cui luogo fu concordemente eletto doge

_Pietro_ tribuno, personaggio di tutta bontà, che da _Leone imperador_

di Costantinopoli fu creato dipoi _protospatario_.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 231 / 339 题