[1493] Rhegino, in Chronicon Fontanell.
[1494] Annales Fuldenses Freheri.
[1495] Campi, Istor. Piacent., tom, 1 Append.
[1496] Annales Francor. Fuldenses Lambecii.
[1497] Guillelmus Bibliothec., in Vit. Stephani V Papae.
[1498] Ughell., tom. 2 Ital. Sacr. in Episcop. Mutinens.
[1499] Acta Sanctor., ad diem 8 julii.
[1500] Pagius, ad Annal. Baron.
[1501] Baron., Annales Eccl.
[1502] Annales Franc. Fuldenses Lambecii. P. II. tom. 2 Rer. Italic.
[1503] Eccard., Rer. Franc., lib. 31.
[1504] Erchempertus, Hist., cap. 57.
Anno di CRISTO DCCCLXXXVI. Indiz. IV.
STEFANO V papa 2.
CARLO il GROSSO imperad. 6.
Gli Annali di Fulda[1505] ci fanno sapere che l'_imperador Carlo_
celebrò la festa del santo Natale in Ratisbona, e poscia invitato da
_papa Stefano_, se ne venne in Italia. Per varii affari spedì a Roma
_Liutvardo vescovo_ di Vercelli suo arcicancelliere, il quale
spezialmente ottenne che i vescovi, de' quali erano state devastate le
chiese e diocesi dai Normanni nella Francia e Germania, bassa potessero
essere istallati nelle chiese vacanti. Vennero nella domenica delle
Palme a parole, e poi alle mani le guardie di esso Augusto in Pavia con
que' cittadini. Molti de' primi restarono uccisi, molti de' Pavesi
feriti, i quali per timore della vicinanza dell'imperadore, dimorante
allora in Corte Olonna, si diedero alla fuga, e morirono nel cammino.
Dopo Pasqua tenne esso Augusto una dieta generale in Pavia, terminata la
quale s'incamminò per la Savoia alla volta di Parigi, città allora
assediata da tutto lo sforzo dei Normanni. Truovasi descritto questo
terribile assedio da Abbone[1506] monaco di san Germano de' Prati, che
fu spettatore di tutta la tragedia. Era difesa la città da _Odone conte_
d'essa, e da _Roberto_ suo fratello, amendue figliuoli valorosi di
Roberto il forte, dall'ultimo de' quali discende la real casa oggidì
felicemente regnante in Francia. Venuto a Metz l'imperadore Carlo, colà
arrivò il suddetto Odone conte, per implorare soccorso alla città
assediata da molti mesi. Fu spedito un potente esercito, raccolto dalla
Germania e dalla Lorena, comandato da _Arrigo conte_ e marchese, general
d'armi il più accreditato di questi tempi; ma questi nello spiare il
campo dei Barbari, non badando alle fosse coperte, disposte da coloro
intorno agli alloggiamenti, e caduto in una d'esse, restò quivi
infelicemente ucciso sul fine di agosto. Si mosse in fine l'imperadore
stesso alla volta di Parigi con un'altra più poderosa armata, e mentre
ciascuno si stava aspettando qualche gran fatto d'armi colla sconfitta
de' Normanni, eccoti giugnere con un gran rinforzo di gente in aiuto
degli assedianti _Sigefredo_ duca di quella nazione. Questo fece andar
ritenuto lo Augusto Carlo dall'azzardar tutto in una battaglia campale,
e fu creduto meglio di trattar d'accordo. Erano anche stanchi i Normanni
pel lungo ed infruttuoso assedio. Fu convenuto col grosso di quei
Barbari, che si ritirassero a Sens per quartiere del verno, e che
sborsate loro settecento libbre d'argento al mese di marzo, se ne
uscissero del regno per tornarsene alle loro case. Non gloria, ma
vergogna non poca universalmente riportò anche da questa impresa
l'Augusto Carlo[1507], perchè, oltre al non avere operato cosa alcuna
degna dell'imperiale maestà, lasciò in preda a que' crudeli pagani un
gran tratto di paese. Sigefredo duca, non compreso nella detta
convenzione, anch'egli colle sue masnade infierì contra di san Medardo,
distrusse varii palazzi, e condusse in ischiavitù assaissimi Cristiani.
Ritiratosi con gran fretta l'imperadore in Alsazia, quasi che avesse
alla coda i nemici, fu assalito da una malattia, per cui quasi si dubitò
della sua vita. Reginone, seguitato dal cardinal Baronio[1508] e dal
padre Mabillone[1509], mette l'assedio di Parigi all'anno seguente; ma è
fallato il suo testo. Abbiamo dagli Annali pubblicati dal Freero[1510] e
dal Lambecio[1511] che insorse in quest'anno una grave discordia fra
_Berengario duca_ del Friuli, parente dell'imperadore, e _Liutvardo
vescovo_ di Vercelli. Per questa cagione portatosi Berengario in persona
con una mano d'armati a Vercelli, diede il sacco al palazzo episcopale,
e se ne tornò senza opposizione a casa. I motivi di questa nemicizia ed
attentato ce gli ha conservati il continuator degli Annali di Fulda,
dato alla luce dal suddetto Lambecio, autore nondimeno a cui non si può
prestar fede in tutto, perchè appassionato forte contra di questo
prelato. Vedremo in breve che gli Alemanni non perdonarono alle calunnie
per maggiormente screditarlo. Scrive egli, che dacchè _Carlo il Grosso_
divenne re dell'Alemagna innalzò forte questo _Liutvardo_, uomo per
altro di bassissima origine, fino a dargli la carica di arcicancelliere
dell'imperio, e lasciarsi guidare da lui pel naso in tutti gli affari,
di modo che Liutvardo era più onorato e temuto che l'imperadore
medesimo. Sentendo egli la sua forza, rapì molte figliuole de' più
nobili dell'Alemagna e dell'Italia, per accoppiarle in matrimonio co'
suoi parenti. Giunse poi a tanta temerità, che fece levar per forza dal
monistero di santa Giulia di Brescia una figliuola d'_Unroco conte_, già
duca del Friuli e fratello di _Berengario_, e la diede per moglie ad un
suo nipote. Le monache di quel monistero si misero a pregar Dio, e nella
stessa notte che costui si pensava d'accostarsi alla fanciulla, cadde
morto, per quanto fu rivelato ad una di quelle religiose, che lo
raccontò poi all'altre; e la fanciulla restò intatta per questo: se pur
ciò è vero, e non un mero lavoro di fantasia femminile.
Durante l'assedio soppraddetto di Parigi, impariamo da Frodoardo[1512]
che _Folco arcivescovo_ di Rems scrisse a papa Stefano _pro Widone
quoque affine suo, quem idem papa in filium adoptaverat, tam se, quam
ceteros consanguineos suos, quibus id notificaverat, debitam exhibituros
eidem Papae reverentiam_. Aggiugne che nella risposta inviata ad esso
arcivescovo il papa protestava: _Memoriam quoque Widonis ducis
gratissime se suscepisse, quem unici loco filii se tenere fatetur_. Qui
si parla di _Guido duca_ di Spoleti, uomo di gran rigiri, di nazione
franzese, e perciò parente d'esso Folco. Da ciò si conosce che egli,
nemico dianzi de' precedenti romani pontefici, s'era ben introdotto
nella grazia del presente papa Stefano, forse per quei segreti disegni
che si verranno scoprendo nell'andare innanzi. Circa questi tempi sono
io d'avviso che succedesse quando narra dello stesso duca _Guido_
Erchemperto[1513], storico de' tempi presenti: cioè, ch'egli si portò
colla sua armata, mosso probabilmente dal papa, contra de' Saraceni
postati al Garigliano; ruppe i loro trinceramenti, diede il sacco al
loro campo; alquanti ne mise a fil di spada, e obbligò il resto a
fuggirsi per le montagne. Essendosi dipoi accostato a Capoa, quel popolo
per timore si sottopose al di lui dominio. Non sì presto si fu ritirato
Guido da quelle contrade, che _Atanasio vescovo_ di Napoli spedì le sue
genti con una brigata di Greci a dare il guasto al territorio di Capoa.
Ricorsero i Capoani per aiuto al suddetto Guido duca di Spoleti, ed egli
colla sola voce della sua venuta a Capoa dissipò le soldatesche
napoletane. Entrato poi in quella città, portossi ad abboccarsi con lui
per gli affari correnti _Ajone principe_ di Benevento. Guido, badando
più alle suggestioni de' Capoani che alle leggi dell'onoratezza, fece
prigione quel principe. Fors'anche uomo sì voglioso di dilatar le
fimbrie delle sue signorie, non ebbe bisogno a ciò degl'impulsi altrui.
In fatti conducendo seco esso Aione con buona guardia, si presentò alle
porte di Benevento, che gli furono aperte, e prese il dominio ancora di
quella città col mettervi de' suoi uffiziali. Di là passò a Siponto, e
colà parimente entrò, con lasciar Ajone fuori della città ben custodito
da' suoi soldati. Ma i Sipontini, forse ingannati da lui con delle false
esposizioni, scoperto che il lor signore Aione era detenuto prigione,
data campana a martello, presero i baroni di Guido, ed egli si rifugiò e
chiuse in una della chiese di quella città. Se volle uscirne libero, gli
convenne rimettere Aione in libertà; e nel seguente giorno, dopo aver
giurato di non far vendetta di questo, gli fu permesso di tornarsene a
casa, ma scornato e malcontento di sè medesimo Aione ricuperò Benevento;
e Capoa la vedremo in breve nelle mani de' suoi principi. Diede fine
alla sua vita in questo anno _Basilio macedone_ imperadore dei Greci,
principe glorioso per varie sue imprese e virtù, ma biasimato per
essersi lasciato sedurre da _Fozio_, autore dello scisma de' Greci, e
per averlo rimesso nella sedia patriarcale di Costantinopoli. Lasciò suo
successore nell'imperio _Leone_ suo primogenito, già dichiarato suo
collega ed Augusto, il quale non tardò a cacciare in esilio il suddetto
Fozio, con far ordinare patriarca in luogo di lui _Stefano_ suo
fratello. Fu poi questo Leone imperadore per la sua letteratura e
saviezza soprannominato il _sapiente_. Cominciò in questo anno[1514]
_Angelario abbate_ di Monte Casino a riedificar quell'illustre
monistero, già rovinato dai Saraceni. Portossi allora a visitar quel
sacro luogo Erchemperto monaco e storico di quei tempi, e nel ritornare
a Capoa cadde coi compagni in mano dei Greci, che li svaligiarono tutti,
e presero i lor cavalli e famigli. Stavano in que' contorni i Greci,
condotti da Atanasio II vescovo di Napoli, per danneggiare i Capoani.
Gravissimi danni ancora recarono nel presente anno a varii paesi le
tante inondazioni de' fiumi che portarono via le case e le ville. Ne
parlano gli Annali germanici, ed anche il Dandolo[1515] attesta che si
provò in Italia la stessa calamità. Se crediamo a quest'ultimo autore,
fu in questi tempi che gli _Ungri_ o _Ungheri_, gente uscita della
Scitia, cioè della Tartaria, vennero la prima volta nella Pannonia, e
cacciati da quelle Provincie, o piuttosto sottomessi gli _Avari_,
chiamati anche _Unni_, se ne impadronirono, _et usque hodie ibi manent_.
È cosa da avvertire, perchè questa nazione bestiale, che allora si
nudriva di carni crude e beveva il sangue umano, per quanto narra esso
Dandolo, si fece pur troppo sentire nei seguenti anni all'Italia. Da
essa prese la Pannonia il moderno nome di _Ungheria_. Reginone[1516] ne
comincia a parlare all'anno 889, siccome vedremo.