NOTE:

[1435] Annal. Francor. Fuldenses. Hermann. Contractus, in Chron. Regino,

in Chron.

[1436] Antiquit. Ital., Dissert. XV, p. 869.

[1437] Annales Franc. Bertiniani.

[1438] Epist. 307 Johannis Papae VIII.

[1439] Baron., Annales Eccl.

[1440] Puricellius, Monum. Eccl. Ambrosian.

[1441] Annal. Francor. Bertiniani.

[1442] Epist. 130 Johannis Papae VIII.

[1443] Epist. 279 Johannis Papae VIII.

[1444] Epist. 286 ejusd.

[1445] Epist. 293 ejusd.

[1446] Pagius ad Annal. Baron.

[1447] Epist. 199 Johannis Papae VIII.

[1448] Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.

[1449] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.

[1450] Saxius, in Not. ad Regn. Ital. Sigonii.

[1451] Annal. Fuldens. Freheri.

[1452] Epist. 319 Johannis Papae VIII.

[1453] Regino, in Chronico. Annales Fuldenses Freheri. Annales

Lambeciani.

[1454] Epist. 8 Johannis Papae VIII.

[1455] Annales Franc. Metenses.

[1456] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 43.

[1457] Anonymus Salern., Paralip., cap. 132.

[1458] Chronic. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCCLXXXIII. Indiz. I.

MARINO papa 2.

CARLO il GROSSO imperad. 3.

Nell'anno presente _papa Marino_, per quanto pretende il cardinal

Baronio[1459], _perperam facta Johannis papae rescindens_, fra l'altre

cose rimise nel suo vescovato _Formoso vescovo_ di Porto, già condannato

e deposto da _papa Giovanni_. Confessa il porporato Annalista di non

sapere i motivi per cui papa Giovanni condannasse Formoso, che ci vien

dianzi dalla storia ecclesiastica rappresentato come personaggio di

merito distinto. Ma s'egli ciò ignorava, non doveva già sì francamente

tacciar d'ingiustizia l'atto d'esso papa Giovanni. Inoltre poteva egli

informarsi dei reati dati al suddetto Formoso da quel pontefice, perchè

esposti da lui in una lettera[1460] scritta ai vescovi della Gallia e

Germania, che fu letta l'anno 876 nel concilio pontigonense. Se fossero

questi sì o no ben fondati, se giusta la sentenza, non si può ora

formarne giudizio. Possiam credere che neppure mancassero motivi a _papa

Marino_ per assolverlo, o per fargli grazia. Veggasi Ausilio[1461]

scrittore contemporaneo, che attesta la restituzion di Formoso, e

solamente disapprova il giuramento da lui estorto di non tornare in sua

vita nè a Roma nè al vescovato. Seguitava in tanto _Guido duca_ di

Spoleti a nulla voler restituire del maltolto alla Chiesa romana;

fors'anche alle iniquità passate ne aggiugneva delle nuove. Però papa

Marino, dopo aver significata all'imperador _Carlo il Grosso_

l'assunzione sua, istantemente il pregò di tornare in Italia per

desiderio, anzi per necessità di abboccarsi con lui. Calò in Italia nel

mese di maggio dell'anno presente esso Augusto, ed arrivato che fu a

Mantova, _Giovanni doge_ di Venezia per mezzo dei suoi ambasciatori

impetrò da lui la rinnovazione de' privilegii, come costa dal documento

rapportato dal Dandolo nella sua Cronica[1462]. Concede ancora al

patriarca di Grado e a tutti i vescovi, chiese e monisteri della sua

metropoli _justitiam requirendam de suis rebus in annos legales,

secundum quod Ravennas habet Ecclesia_. Fu dato quel diploma _VI idus

Incarnationis dominicae DCCCLXXXIII, Indictione I, anno vero imperii

domni Caroli in Italia tertio, in Francia secundo. Actum Mantua_. Fu

determinato per luogo del congresso col papa l'insigne monistero di

Nonantola, posto nel contado di Modena, cinque miglia lungi dalla città.

Quivi, per attestato dell'Annalista freeriano[1463], l'imperador _Carlo_

accolse con tutto onore il sommo pontefice _Marino_, e concorsero colà

varii magnati per ottener la conferma de' lor privilegii. Leggesi un suo

diploma conceduto al monistero di Casauria[1464] _XII kalendas julii,

anno Incarnationis dominicae DCCCLXXXIII, Indictione prima, anno vero

piissimi imperatoris Caroli tertio. Actum ad monasterium, quod

nuncupatur Nonantula_. Un altro dato nel medesimo giorno e luogo per la

pieve di Varsio sul piacentino, si trova presso il Campi[1465]. Un altro

dato _VIII kalendas julii_ in favore del monistero di Farfa nello stesso

luogo, viene accennato dal padre Mabillone[1466]. E due altri in fine da

me pubblicati[1467], l'uno dato _IX kalendas junii_, e l'altro _II

kalendas julii. Actum monasterio Nonantulas._ E qui non vo' lasciar di

dire avere il suddetto Campi dato alla luce un altro diploma d'esso

Augusto in favore de' nobili di casa Rizzola Piacentini, scritto _XII

kalendas martii anno ab Incarnatione dominica Domini nostri Jesu Christi

DCCCLXXXIII, Indictione I, anno vero domni Caroli regni V, impera autem

III. Actum Papiae._ Altronde si conosce la falsità di quel documento, ma

più chiaramente si raccoglie dalla data, certo essendo che nel febbraio

di quest'anno Carlo Grasso era in Germania, e non già in Pavia.

Quello che risultasse dal congresso tenuto in Nonantola dal papa e

dall'imperadore, l'abbiamo dagli Annali che così ne parlano[1468]: _Ibi

inter alia Wito comes Tuscianorum reus majestatis accusatur: quod ille

profugus evasit._ Dovea dire _comes Spoletinorum_, ovvero

_Spoletanorum_, se non che altri antichi tennero l'Umbria per parte

della Toscana. Tante dovettero essere le premure ed istanze di papa

Marino, uniforme in ciò alle massime del suo predecessore, che l'Augusto

Carlo mise al bando dell'imperio il suddetto _Guido duca_ di Spoleti.

Vero o falso che fosse, noi sappiamo da Erchemperto[1469] ch'egli fu

accusato di avere spedito i suoi messi all'imperador de' Greci, con

trattato di ribellarsi all'imperador d'Occidente, a aver preso danari

per effettuare questo pensiero. Aggiugne esso storico che Guido fu preso

da _Carlo III Augusto_, e se non gli riusciva di scappare, vi andava il

suo capo. Seguita poi a dire il suddetto Annalista: _Sed tamen illa fuga

totam italicam terram timore concussit: quia statim manu cum valida

Gentilium de gente Mauritanorum foedera firmiter pepigit._ Se Guido

ricorse ai Mori ossia ai Saraceni, segno è ch'egli niuna alleanza avea

dianzi intavolata coi Greci. Trovavasi in questi tempi alla corte

dell'Augusto Carlo _Berengario duca_ del Friuli, appellato da essi

Annali _consanguineus imperatoris_, per le ragioni addotte di sopra

all'anno 877. A questo principe fu data l'incumbenza di togliere il

ducato di Spoleti a Guido, in cui favore dovea quel popolo aver prese le

armi. _Mittitur ad exspoliandum regnum Witonis._ Ne prese egli una

parte. Avrebbe fatto lo stesso del resto, se non fosse entrata nel suo

esercito la peste: malore che si dilatò per l'Italia tutta, e giunse

fino alla corte del medesimo imperadore. Per questa cagione fu obbligato

Berengario a tornarsene indietro. Ma questa condanna ed esecuzione

contra di Guido, per attestato degli Annali lambeciani[1470], si tirò

dietro delle cattive conseguenze. _Imperator_ (scrive quello storico)

_omne tempus aestivum mansit in Italia, animosque Optimatum regionis

illius contra se concitavit._ Fra questi probabilmente fu _Adalberto

duca_ e marchese di Toscana, perchè cognato di esso Guido. _Nam Witonem,

aliosque nonnullos exauctoravit, et beneficia, quae illi et patres et

avi et atavi illorum tenuerant_ (il che fa vedere che i ducati,

marchesati e comitati aveano già cominciato a prendere la forma de'

feudi e a passar ne' figliuoli e nipoti) _multo vilioribus dedit

personis. Quod illi graviter ferentes, pari intentione contra illum

rebellare disponunt, multo etiam plura, quam ante habuerant, sibi

vindicantes._ Che commozioni fossero queste, e quali effetti

producessero, lo tace la storia d'Italia. Tre diplomi di Carlo

imperadore, dati alla luce dal padre Celestino[1471], e poi ristampati

dall'Ughelli[1472] ci fan vedere questo imperatore in _Murgola corte

regia_ del territorio di Bergamo nel dì 30 di luglio. Prima di Natale

passò egli in Germania, per provvedere ai Normanni che più che mai

devastavano la Lorena e la bassa Germania.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 226 / 339 题