[1367] Annales Franc. Fuldenses.
[1368] Epist. 155 et 237 Johann. Papae VIII.
[1369] Epist. 164 Johann. Papae VIII.
[1370] Epist. 258 Johannis Papae VIII.
[1371] Epist. 180 ejusd.
[1372] Epist. 177, 181 et 196 Johann. Papae VIII.
[1373] Epist. 186, 197 et 172 ejusd.
[1374] Baron., Annal. Eccl.
[1375] Erchempertus, Hist., cap. 40.
[1376] Chron. Comit. Capuan., apud. Peregrin.
[1377] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 41.
[1378] Epist. 206 et 214 Johannis Papae VIII.
[1379] Epist. 209, 225 et 227 Johannis Papae VIII.
[1380] Annales Francor. Fuldenses.
[1381] Annales Francor. Bertiniani.
[1382] Eccard., Rer. Francor., lib. 31, p. 634.
[1383] Regino, in Chron.
[1384] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.
[1385] Annales Francor. Bertiniani.
[1386] Antiquit. Italic., Dissert. LXX.
[1387] Ibid., Dissert LVI.
[1388] Saxius, in Not. ad Regn. Ital. Sigonii.
[1389] Epist. 217, 230 et 231 Johann. Papae VIII.
[1390] Epist. 221, 222, 256 et 260 Johannis Papae VIII.
Anno di CRISTO DCCCLXXX. Indiz. XIII.
GIOVANNI VIII papa 9.
CARLO il GROSSO re d'Italia 2.
Restò finalmente vinto dalle gravi sue infermità _Carlomanno_ re di
Baviera e d'Italia. Secondo gli Annali di Fulda[1391], seguì la sua
morte nel dì 22 di marzo. Leggesi appresso Reginone[1392] un elogio che
cel rappresenta dotato di molte insigni qualità e virtù. Niuna prole
legittima lasciò egli dopo di sè. Vi restò un solo figliuolo giovane di
bellissimo aspetto, a lui partorito da Ludsvinda sua concubina,
appellato _Arnolfo_, di cui avremo a parlar più d'un poco. All'avviso
della morte del fratello, non fu pigro _Lodovico II_ re di Germania a
correre in Baviera, dove, raunati tutti i baroni di quel regno, senza
difficoltà tutti a lui si sottomisero. Contentossi egli che il bastardo
Arnolfo ritenesse la Carintia, giacchè gliel'avea conceduta il padre.
Trovasi il re _Carlo Grasso_ in Pavia nel mese di aprile del presente
anno, e non già del susseguente, come pensò il Puricelli[1393], ciò
costando da due suoi diplomi in favore del monistero ambrosiano, dati
_anno regni in Italia primo_. Nel mese di giugno i figliuoli di Carlo
Calvo Augusto, cioè _Lodovico_ e _Carlomanno_, i quali divisero in
quest'anno il regno della Francia ossia della Gallia fra loro,
camminarono ben d'accordo, e tennero un congresso nella villa di
Gundolfo, a cui intervenne il re Carlo il Grosso, colà portatosi
dall'Italia. Non vi potè essere il re Lodovico suo fratello, perchè
impedito da malattia. Quivi spezialmente si trattò delle maniere di
abbattere _Bosone_ usurpatore della Borgogna e Provenza. Unitamente poi
nel mese di luglio mossero l'armi contra di lui; gli tolsero la città di
Mascon, e passati sotto Vienna del Delfinato, vi misero l'assedio.
Dentro v'era con un buon presidio _Ermengarda_, moglie del re Bosone,
che fece una gagliarda difesa per grandissimo tempo. Ma il re _Carlo
Grasso_ si fermò poco a quella impresa, chiamato da' suoi affari in
Italia. Ch'egli fosse in Piacenza nel dì 23 di aprile dell'anno presente
apparisce da un suo diploma, da me dato alla luce[1394], ma senza aver
allora avvertito che ivi il sigillo è di _Carlo imperadore_; il che non
può stare, perchè egli era solamente re, e contava l'_anno I del regno
d'Italia_. In esso diploma conferma i beni alla vedova imperadrice
_Angilberga_. Abbiamo una lettera da papa Giovanni a lui scritta[1395],
in cui gli ricorda d'averlo chiamato in Italia per l'utilità ed
esaltazione della santa Sede apostolica, _ad culmen imperii, Deo
propitio, volentes vos perducere_. Aggiugne, che pel grande amore che
gli portava, _ad vos Ravennam pervenimus_: cosa non mai praticata da'
suoi antecessori, per isperanza di domar col suo braccio i nemici della
Chiesa: _Sed quia de his omnibus nihil apud magnitudinem vestram, ut
volebamus, peregimus: revertentes prioribus pejora reperimus._ Perciò il
prega di spedire a Roma i suoi ambasciatori, per concertar con essi i
patti e privilegii della Chiesa romana, prima che egli colà si porti in
persona. Questa lettera nel registro vien riferita sotto il precedente
anno 879. Piuttosto nel presente credo io seguito fra loro un tale
abboccamento. Anche il Dandolo[1396] scrive d'esso re Carlo: _Hic primo
anno regni sui Ravennae existens, foedus inter Venetos et subjectos suos
italici regni per quinquennium renovavit._ Nel luglio poi di quest'anno
un'altra lettera si legge scritta dal medesimo papa ad esso re Carlo,
dove il loda per le sue buone intenzioni di accorrere in aiuto della
Chiesa romana, afflitta allora più che mai dai Saraceni e da varii
cattivi cristiani. Il prega di non prestar orecchio ai nemici dello
stesso papa, con aggiugnere ch'egli s'era portato ad una certa corte,
così esortato da _Vibodo vescovo_ di Parma per parlare con _Guido conte
figliuolo di Lamberto_; ma che questi lo avea burlato col non venire. E
perchè il re Carlo temeva che il papa seguitasse a proteggere Bosone
negli stati usurpati, papa Giovanni protesta di averlo abbandonato, dopo
la tirannia praticata contro la casa reale di Francia, e di voler tenere
solamente il re Carlo in luogo di figlio. Così questo politico papa
andava navigando secondo i venti, e mutando giri ed idee. Dice in fine:
_Pro justitiis autem faciendis sanctae romanae Ecclesiae, ut idoneos et
fideles viros e latere vestro nobis de praesenti dirigatis, obnixe
deposcimus, qui nobis pariter cum missis nostris proficiscentibus, de
omnibus justitiam plenissimam faciant, et vestra regali auctoritate male
agentes corrigant et emendent_: cioè, come io credo, ne' confini dei
ducati di Spoleti e di Toscana. La menzione poi fatta qui di _Guido
conte_ ossia duca di Spoleti, ci fa sufficientemente comprendere che o
in questo o nel precedente anno fosse già mancato di vita _Lamberto_,
veduto da noi in addietro duca di quella contrada, e scomunicato dal
papa. Camillo Pellegrino[1397] credette questo _Guido_ figliuolo di
_Guido_ seniore, parimente duca di Spoleti. In fatti sì da
Erchemperto[1398] che dall'Anonimo salernitano[1399] viene nominato
_Guido filius Guidonis senioris_. Altrove lo stesso Erchemperto scrive:
_Defuncto autem Lamberto filio Guidonis senioris, filio suo_ (senza
dargli il nome) _Spoletum reliquit. Quo etiam decedente, Guido junior,
Spoletum et Camerinum suscipiens, cum Saracenis in Sepino castrametatus
pacem fecit, obsidibus datis._ Dalle quali parole intendiamo, che morto
Lamberto, un suo figliuolo gli succedette nel governo di Spoleti. E,
questo parimenti mancato di vita, _Guido_, che dianzi era duca di
Camerino, ottenne anche il ducato di Spoleti, e signoreggiò in ambedue
que' ducati. Ma non si può fallare, credendo che _Lamberto_ lasciasse un
figliuolo appellato _Guido_, dacchè sopra ciò chiara è la testimonianza
dell'epistola di papa Giovanni.
Tre _Guidi_ duchi di Spoleti riconosce il conte Campelli[1400],
diversamente da quel che fece Camillo Pellegrino. E non senza
fondamento. In una sua lettera dell'anno 882[1401] papa Giovanni scrive
a Carlo il Grosso imperadore: _De omnibus immobilibus rebus territorii
sancti Petri, quas nobis Ravennae consistentibus, in praesentia
serenitatis vestrae UTERQUE WIDO MARCHIO pro reinvestitione reddidit,
nec unum recepimus locum_. Adunque nel tempo, in cui era seguito il
congresso di Ravenna, cioè nel presente anno 880, i due ducati di
Spoleti erano governati da due _Guidi_, l'uno de' quali sarà stato
figliuolo di Lamberto, e l'altro fratello. Il figliuolo di Lamberto,
secondo l'attestato d'Erchemperto, poco dappoi morì; e per conseguente
_Guido_ figliuolo di _Guido_, e fratello di _Lamberto_, quegli sarà
stato che fra pochi anni vedremo re d'Italia ed imperador de' Romani.
Abbiamo un'altra lettera di papa Giovanni[1402] al re _Carlo Grasso_,
scritta nel dì 10 di settembre del presente anno, da cui risulta che si
aspettava l'arrivo di lui a Roma; e il papa, dopo aver fatte nuove
istanze per la spedizione di un legato dalla parte d'esso re, che
prevenisse la di lui venuta affine di concertar le cose, passa a
dolersi, perchè partitosi da Pavia, sia venuto nel territorio di Roma
Giorgio nomenclatore, uomo già scomunicato, con un uomo di _Guido duca_;
e quasi assicurato dall'autorità del medesimo re Carlo, si sia messo in
possesso de' beni allodiali, _quae ad jus sanctae romanae Ecclesiae
(Carolo divae memoriae patruo vestro concedente) legaliter pervenerunt_.
Se erano que' beni, come pare che non s'abbia a dubitare, nel ducato
romano, vegniamo a conoscere che gl'imperadori doveano ritenere il fisco
in Roma in questi tempi, giacchè que' beni confiscati al suddetto
Giorgio gli avea _Carlo Calvo_ conceduti al papa. In un'altra
lettera[1403] il pontefice fa sapere allo stesso re Carlo il Grosso, che
l'armata navale de' Greci ha sconfitta la saracinesca, ma che non
lasciano i Saraceni di fieramente infestare i contorni stessi di Roma,
di modo che non osava la gente di uscir fuori di quella città. Questa
vittoria i Greci la riportarono nel mare di Napoli, ciò costando da
un'altra lettera di esso papa[1404], contenente le congratulazioni sue a
Gregorio generale di Basilio imperador de' Greci, a Teofilatto
ammiraglio, e a Diogene conte, a' quali forte eziandio si raccomanda,
perchè vengano con alquante navi nella spiaggia romana per dare addosso
ai Saraceni, inumani divoratori di quella contrada. Finalmente crede il
padre Pagi[1405] con altri che nel dicembre di questo anno
s'incamminasse il re Carlo il Grosso a Roma, e nel giorno santo del
Natale del Signore, secondochè attestano gli Annali bertiniani[1406],
ricevesse dalle mani di papa Giovanni la corona imperiale, cioè fosse
creato imperador de' Romani. Perchè Reginone[1407], Sigeberto[1408],
Ermanno Contratto[1409] ed altri antichi storici seguitano l'epoca
incominciante l'anno nuovo dalla _natività_ del Signore, perciò si crede
che registrassero la di lui coronazione cesarea nell'anno 881; al che
non facendo mente il cardinal Baronio[1410] ed altri, sino al Natale
dell'881 differirono l'assunzione di questo principe alla dignità
imperiale, ed evidentemente s'ingannarono. Imperocchè la lettera di papa
Giovanni[1411] a lui scritta _IV kalendas aprilis, Indictione XIV_, cioè
nel marzo dell'881, fa conoscere chiaramente ch'egli non aspettò al
Natale di quell'anno a portare il titolo d'imperadore. Concorrono a
confermar questa verità varii diplomi, da me posti in luce nelle
Antichità italiche[1412], da' quali risulta che molti mesi prima del
Natale dell'anno 881 questo principe contava nei suoi diplomi l'_anno
primo_ del suo imperio. Per altro ho io proposto varii dubbii intorno
all'asserzione de' suddetti Annali bertiniani, i quali soli ci fan
credere coronato imperadore Carlo Grasso nel dì 25 di dicembre dell'anno
presente, potendosi piuttosto giudicare che la coronazione sua in Roma
seguisse ne' due primi mesi dell'anno 881, siccome può vedersi nelle mie
Dissertazioni[1413]. E qui si vuol rammentare un diploma d'esso Carlo
Grasso re, e non peranche imperadore, dato, se ne crediamo a Pier-Maria
Campi[1414], _V kalendas januarii, anno incarnationis dominicae
DCCCLXXXI, Indictione XIV, anno vero regni domni Karoli regis in Francia
V, in Italia II. Actum Placentiae_. Qualora sussistano le note di questo
documento, scritto, secondo noi, nel dì 28 di dicembre dell'anno
presente 880, chiamato ivi 881 secondo l'era cristiana, allora usata da
molti, che principiava l'anno nuovo al Natale, (e debbono sussistere,
perchè altro simile documento ho io rapportato nella Dissertazione
ottava delle Antichità italiche), noi abbiam quasi decisa questa
controversia. Aggiungo, aver io dato fuori un altro simile diploma nella
Dissertazione quarantesima prima, da me veduto originale nell'insigne
monistero delle sacre vergini di santa Giulia di Brescia, dato _IV
kalendas januarii, Indictione XIV, anno vero regni Caroli regis in
Francia V, in Italia II. Actum in Placentia_, cioè nel dì 29 di dicembre
di quest'anno, anch'esso comprovante che nel dì di Natale d'esso anno
Carlo Grasso non fu in Roma, nè ricevette la corona imperiale. Adunque
avendo noi sufficienti pruove per credere dubbiosa od erronea
l'asserzion degli Annali bertiniani, resta da vedere se sia verisimile
l'opinion dell'Eccardo[1415], il qual tenne celebrata la coronazione
imperiale di Carlo Grasso in Roma nel sacro giorno dell'Epifania
dell'anno seguente 881. In un decreto di _Cadoldo_ già monaco d'Augia, e
poi vescovo di Novara, pubblicato dal padre Mabillone[1416], viene
ordinato ai monaci del monistero d'Augia di fare ogni anno con
celebrazione di messe e recitamento di salmi l'anniversario della
consecrazione di _Carlo serenissimo terzo imperadore augusto_, allora
vivente. _Et haec commemoratio fiat in die consecrationis suae, idest
Epiphaniarum die_. Aggiugne esso Eccardo un diploma del medesimo
Augusto, dato nell'anno 885, in cui ordina anch'egli che si facciano
orazioni _in annuali consecrationis suae die, hoc est, Epiphania
Domini_. Il suddetto _Cadoldo_, non conosciuto dall'Ughelli nella Italia
sacra, avea per fratello _Liutuardo vescovo_ di Vercelli e
arcicancelliere di esso imperadore Carlo, che era l'arbitro di tutta la
corte. Contuttociò il padre Affarosi[1417] cita una pergamena scritta in
Reggio, _regnante domno Karolo rex hic in Italia II, die IV mensis
martii, Indictione XIV_, cioè nell'anno seguente. Adunque nel dì 4 di
marzo del venturo anno non peranche si sapeva in Reggio la coronazione
romana imperiale di questo principe. Tralascio come scorretto uno
strumento pisano dell'anno 885, in cui nel dì 24 di maggio correva
l'_indizione prima_, e l'_anno secondo dell'imperio_ di questo Augusto.
Intanto sembra doversi credere che la consecrazione del dì dell'Epifania
riguardi quella del regno d'Italia, e non già il principio dell'epoca
dell'imperio. E se Carlo il Grosso si trovava in Piacenza nel dì 29 di
dicembre dell'anno presente, come potè egli mai colla sua corte essere
in Roma nel dì 6 di gennaio del seguente anno? Ma questi imbrogli di
cronologia procedono da documenti sospetti, oppur disattentamente
copiati; e però non si sa dove fermare il piede. Tuttavia se non è certo
il dì, pare almen certo l'anno in cui seguì la coronazione romana di
questo principe; e però comincerò io a contar l'_anno primo_ del suo
imperio nell'anno seguente. _Guaiferio_, stato finora principe di
Salerno[1418], in quest'anno per la sua disperata salute determinò di
farsi monaco in monte Casino. Nel portarsi colà, morì per strada, e fu
seppellito in Tiano. _Guaimario_ suo figliuolo gli succedette nel
principato.