[1317] Campi, Hist. Ecclesiast. Piacent., lib. 7.
[1318] Annal. Franc. Bertiniani.
[1319] Valesius, in Praefat. ad Panegyr. Berengarii.
[1320] Agnell., Vit. Episcopor. Ravenn. P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag.
185.
[1321] Dachery, Spicileg.
[1322] Annal. Franc. Fuldenses.
[1323] Epist. 7 Johannis Papae VIII.
[1324] Epist. 38 et seqq. ejusdem.
[1325] Erchempertus, Hist., cap. 39.
[1326] Antiquit. Ital., Dissert. XIV, pag. 831.
[1327] Epist. 45 Johannis Papae VIII.
[1328] Epist. 47 ejusdem.
[1329] Labbe, Concil., tom. 9.
[1330] Epist. 61 Johannis VIII Papae.
[1331] Labbe, Concilior., tom. 9.
[1332] Dandol. in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1333] Epist. 66 et 67 Johannis Papae VIII.
[1334] Annales Franc. Bertiniani.
[1335] Regino, in Chron.
[1336] Annales Francor. Fuldenses.
[1337] Annales Francor. Bertiniani.
[1338] Andreas Presbyter, Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menckenii.
[1339] Antiq. Ital., Dissert. LXXIII.
[1340] Ibid. Dissert. LXIV.
[1341] Ibid. Dissert. LXX.
[1342] Chron. Casauriens. P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1343] Antiq. Ital. Dissert. XVII.
[1344] Epist. 63 Johannes Papae VIII.
[1345] Epist. 72 Johannis Papae VIII.
[1346] Epist. 68 ejusdem.
[1347] Annales Franc. Fuldenses et Bertiniani.
[1348] Marlot. Hist., Remens. lib. 3, cap. 34.
Anno di CRISTO DCCCLXXVIII. Indiz. XI.
GIOVANNI VIII papa 7.
CARLOMANNO re d'Italia 2.
Non si può negare: _papa Giovanni_ poco genio avea per gli figliuoli di
_Lodovico I_ re di Germania; era egli tutto portato verso la casa dei re
della Gallia, ossia de' Franzesi. Non potè astenersi il cardinal Baronio
dal disapprovare la facilità, con cui egli corse a dar la corona
dell'imperio a _Carlo Calvo_. Ma chi non sa qual forza abbiano i regali,
e massimamente se grandi? Fors'anche non altronde procedette la
persecuzione da lui fatta a _Formoso vescovo_ di Porto, uomo lodatissimo
de' suoi tempi, se non dallo averlo scoperto aderente ai Tedeschi,
contrario ai Franzesi. Andava ben egli barcheggiando, e coprendo questi
suoi genii e contraggenii; ma i fatti contra suo volere levavano la
maschera al cuore. Si venne pertanto a scoprire, per quanto si può
conghietturare, qualche intenzione o maneggio suo per levare al re
Carlomanno il regno d'Italia, o almeno per non volerlo imperadore. Non
potea esso Carlomanno accudire in persona a questi affari, perchè
sequestrato dalla malattia in Baviera; e però diede commessione a
_Lamberto_ duca di Spoleti e ad _Adalberto duca di Toscana_ di far
mutare pensiero ad esso pontefice. Ciò che operassero, udiamlo dagli
Annali di Fulda[1349]: _Lantbertus Witonis filius, et Albertus_ (lo
stesso è che Adalbertus) _Bonifacii filius, Romam cum manu valida
ingressi sunt, et Johanne pontifice, sub custodia retento, optimates
Romanorum, fidelitatem Karlomanno sacramento firmare coegerunt_. Non si
sa intendere il pretesto di una tale violenza, stante il non essere
Carlomanno stato giammai imperador dei Romani, e il non essere tenuti i
Romani a giurar fedeltà al re d'Italia; perchè senza dubbio Roma col suo
ducato non era compresa nell'italico regno. Seguita a dir quello
storico, che dappoichè furono usciti di Roma que' due principi, il papa
fece portare dalla basilica di san Pietro tutte le cose preziose alla
lateranense, vestì di cilicio l'altare di san Pietro, fece chiudere
tutte le porte d'essa chiesa, e a chiunque veniva dalle varie parti
della Cristianità per far quivi orazione, non era permesso l'entrarvi:
risoluzione che fu riprovata dai buoni fedeli. Ciò fatto, salito in
nave, pel Mediterraneo passò in Francia, e vi si trattenne quasi tutto
quest'anno. Abbiamo varie lettere[1350] scritte da lui a _Giovanni
arcivescovo_ di Ravenna, il quale pare che in questi tempi fosse molto
in grazia di questo pontefice; a _Berengario conte_, cioè al duca ossia
marchese del Friuli, ch'egli chiama _nato da regal prosapia_, perchè
figliuolo di Gisla, figliuola di Lodovico Pio Augusto, come fu detto di
sopra; ad _Angilberga_ Augusta; a _Lodovico Balbo_, figliuolo di Carlo
Calvo e re di Francia; a _Lodovico II_ re di Germania; e finalmente allo
stesso re _Carlomanno_, con rappresentare loro i gravissimi insulti
fatti da _Lamberto_ e _Adalberto_ alla sua persona. Fra le altre cose
dice all'arcivescovo di Ravenna e a Berengario, essere venuto Lamberto a
Roma; aver preso una porta, ed occupata in tal maniera la città, _ut
nobis apud beatum Petrum consistentibus_ (erasi ritirato il papa nella
città Leonina) _nullam urbis Romae potestatem a piis imperatoribus beato
Petro, ejusque vicario traditam, haberemus_: parole che ci fanno
intendere il sistema di Roma in questi tempi, cioè che i pontefici
signoreggiavano in Roma, ma con podestà loro conceduta dagl'imperadori.
Aggiugne aver esso Lamberto a forza di bastonate disturbata una
processione fatta dai vescovi e dal clero a san Pietro: negato ai
vescovi, sacerdoti e familiari del papa l'andarlo a trovare; introdotti
in Roma senza licenza sua i nemici ed infedeli suoi già scomunicati;
dato il sacco a molti luoghi del territorio di san Pietro: per le quali
iniquità ha fulminato contra di lui e di _Adelberto_ marchese o duca di
Toscana la scomunica. Scrivendo poi a _Lodovico Balbo_ re di Francia,
adopera colori e titoli non certo convenienti alla gravità e
mansuetudine pontificia, contra del duca Lamberto; ed aggiugne essersi
egli portato a Roma con Rotilde sua sorella, da lui caricata con uno
indecente nome, _cum moecha sorore Rotilde, cumque complice suo infido
Adelberto marchione, immo patriae praedone_, per farsi imperadore, come
correa la voce: voce nondimeno smentita dai fatti. Si scorge poi da
un'altra lettera di esso papa[1351] che _Adelberto marchese_ avea per
moglie _Rotilde_, e questa si vien ad intendere che era sorella di
Lamberto duca di Spoleti, onorata con quel bel titolo da papa Giovanni.
Prega _Berengario_ di far sapere tali eccessi al re Carlomanno, perchè
Lamberto _ejus se voluntate jactat talia agere_. Scrive poi una
particolarità rilevante ad esso Carlomanno: cioè ch'egli era stato
necessitato prima delle suddette violenze fattegli da' Cristiani ad
accordarsi coi Saraceni, con pagar loro annualmente una pensione di
_venticinquemila mancusi_, ossieno _mancosi, in argento_, moneta di
questi tempi, trovandosi _mancosi in oro_ e _mancosi in argento_.
Queste tribolazioni ed angustie, accompagnate ancora da minacce d'altre
violenze, fecero risolvere papa Giovanni a passare in Francia, giacchè
nudriva anche prima questa voglia, per implorare l'aiuto del re Lodovico
Balbo. Andò per mare fino ad Arles, conducendo seco prigione _Formoso
vescovo_ di Porto, già da lui scomunicato, non fidandosi di lasciarlo in
Roma. _Bosone duca_[1352], che comandava le feste in Provenza, gli fece
tutte le maggiori finezze, e l'accompagnò per tutta la Francia, siccome
uomo di mire altissime suggerite a lui dall'ambizione non men sua che
della moglie _Ermengarda_, figliuola di Lodovico II Augusto. Perchè
Lodovico Balbo era infermo, gli convenne di andare a trovarlo a Troia,
città della Sciampagna, dove tenne nel mese d'agosto un gran concilio, e
fece confermar la scomunica contra de' duchi, cioè di Lamberto ed
Adalberto, e contra di Formoso vescovo e di Gregorio nomenclatore.
Coronò re di Francia il suddetto Lodovico, ma non già sua moglie per
varii riguardi. Veggendo poi il poco capitale che potea farsi del
medesimo re a cagion della sua poca sanità e del cattivo stato, in cui
si trovava allora quel regno per le prepotenze e divisioni de' baroni e
per le scorrerie de' Normanni, si attaccò il papa al suddetto Bosone
duca di Provenza, che in compagnia della moglie Ermengarda per la
Morienna e pel monte Cenisio il condusse sano e salvo a Torino, e di là
a Pavia. Cosa manipolassero insieme esso papa Giovanni e Bosone, si
raccoglie dagli Annali di Fulda, dove son queste parole:[1353]
_Pontifex, assumto Bosone comite, cum magna ambitione in Italiam rediit,
et cum eo machinari studuit, quomodo regnum italicum de potestate
Carlomanni auferre, et ei tuendum committere potuisset_. E che tale
fosse il disegno di papa Giovanni, e ch'egli pensasse a farlo re
d'Italia, ed anche imperadore, non servirà poco a farcelo credere una
lettera da lui scritta al _re Carlo_, cioè a Carlo il Grosso, in cui gli
fa sapere che per consiglio ed esortazione del re Lodovico Balbo[1354]
_Bosonem gloriosum principem per adoptionis gratiam filium meum effeci,
ut ille in mundanis discursibus, nos libere in his, quae ad Deum
pertinent vacare valeamus. Quapropter contenti termino regni vestri,
pacem et quietem habere studete: quia modo et deinceps excommunicamus
omnes, qui contra praedictum filium nostrum insurgere tentaverint_. Un
atto di questa fatta, e parole tali dicono molto. Parimente allorchè
egli arrivò ad Arles, avea scritto[1355] alla vedova imperadrice
_Angilberga_ di aver quivi trovato: _Bosonem principem generum vestrum,
et filiam domnam Hermengardam, quos permissu Dei ad majores
excelsioresque gradus modis omnibus, salvo nostro honore, promovere
nihilominus desideramus_. Giunto che fu papa Giovanni in Pavia, disegnò
di quivi raunare nel dicembre un concilio col pretesto di trattar degli
affari delle chiese, ma, secondo tutte le apparenze, per far broglio e
procurar la deposizione del re _Carlomanno_, e nello stesso tempo
l'assunzion di _Bosone_ al regno d'Italia. A questo fine scrisse più
lettere[1356] ad _Ansperto arcivescovo_ di Milano, chiamandolo a Pavia
co' suoi suffraganei; lo stesso fece a _Berengario duca_ del Friuli, a
_Wibodo vescovo_ di Parma, _Paolo_ vescovo di Piacenza, _Paolo_ vescovo
di Reggio e _Leodino_ vescovo di Modena, e ad altri vescovi e conti. La
disgrazia volle che niuno v'andò, perchè niuno si attentò di comparire
ad un concilio tale senza licenza del re Carlomanno, nel cui regno si
volea far questa sacra adunanza, e forse contra di lui. Neppure vi andò
_Suppone_ illustre conte, forse allora duca e marchese di Milano e della
Lombardia. Gli scrive il papa di essere maravigliato[1357], _cur, ut
audisti nos in tuos honores_ (così erano chiamati i governi dei conti,
marchesi e duchi) _venisse, obviam non concurreris_. Aggiugne: _Unde
cernimus quoniam istud non ex corde, sed pro fidelitate tui senioris_
(cioè perchè era fedele a Carlomanno suo signore) _taliter feceris: quod
ideo pepercimus_. Contuttociò il prega ed esorta di lasciar ogni altro
affare, di venire a trovarlo, _incitans etiam alios, quibus apostolicas
literas misimus, ut et ipsi similiter faciant_. Accortosi dunque papa
Giovanni che niuna buona piega prendevano le sue politiche idee, se ne
tornò (probabilmente per la via di Genova e del mare) a Roma, dove è
degno di osservazione che fu scritto uno strumento con gli anni di
Carlomanno, accennato dal Fiorentini[1358], cioè colle seguenti note:
_Regnante Carolomanno rex, anno regni in Italia secundo, XV kalendas
novembris, Indictione XIII. Actum civitate Leoniana Urbis Romae, beati
Petri Apostoli_. Bosone anch'egli si restituì in Provenza, e giacchè non
gli era venuto fatto il colpo in Lombardia, cominciò altre macchine per
l'ingrandimento suo, delle quali parleremo all'anno seguente. Perciocchè
venne in quest'anno a morte _Giovanni arcivescovo_ di Ravenna, in cui
luogo fu immediatamente eletto _Romano_, il sommo pontefice, siccome
padrone di quella città, scrisse[1359] al popolo di Ravenna di avere
inteso che Lamberto duca di Spoleti macchinava di entrare in quella
città. E però ordina ad essi, sotto pena di mille pisanti, di non
permettere ch'egli, nè alcuno de' suoi uomini, sia ammesso entro la
città. Che in questi tempi il re _Carlomanno_ dimorasse in Baviera, lo
abbiamo da varii documenti, e spezialmente in uno[1360] scritto nel dì
_sesto d'ottobre_, in cui concedè alla vedova imperadrice _Angilberga_
alcuni beni. Era passato a miglior vita nell'ottobre dell'anno
precedente _sant'Ignazio patriarca_ di Costantinopoli: accidente che
aprì l'adito al già deposto _Fozio_ di rimettersi su quel trono
patriarcale[1361], non senza biasimo di _Basilio imperador_ dei Greci,
che rialzò un uomo tale, dianzi sì solennemente riprovato in un general
concilio della Chiesa tutta. Furono perciò attribuite dai buoni
Cattolici a gastigo di Dio le disgrazie che ad esso Augusto accaddero di
poi, con avergli la morte rapito _Costantino_ suo primogenito, già
creato imperadore, quel medesimo, a cui _Lodovico II_ imperador
d'Occidente avea promessa in isposa l'unica sua figliuola _Ermengarda_.
Il cardinal Baronio[1362] e il padre Pagi[1363] differiscono la sua
morte all'anno 879, non so ben dire, se con infallibil racconto.
E fin qui s'era mantenuta forte contro tutti gli sforzi de' Mori e de'
Saraceni la città di Siracusa, capitale allora della Sicilia, per la
valorosa difesa dei Greci che n'erano padroni. Ma in quest'anno
assediata da que' Barbari, e con varie sorte di macchine battuta,
quantunque i cittadini e la guarnigion greca facessero di gran prodezze
nella difesa[1364], fu miseramente presa, messa a fil di spada la
maggior parte di que' Cristiani, e dopo un general sacco con incredibil
bottino, perchè era città ricchissima, tutta data alle fiamme. Trovasi
descritta questa miserabil tragedia da Teodosio monaco contemporaneo in
una lettera già data alla luce da Rocco Pirro, e da me ristampata[1365].
Pretese l'abbate Carusi, uomo dotto, che la presa di Siracusa accadesse
non già in quest'anno, ma bensì nell'anno 880. Tuttavia non paiono
convincenti le ragioni che egli reca, e si vuol confrontarle con altre
addotte dal padre Pagi, per provar succeduta questa perdita de'
Cristiani nell'anno presente. Aggiungasi ora la testimonianza della
Cronica saracenica, pubblicata dallo stesso Carusi, che parimente si
legge in essa mia Raccolta, dove all'anno 878 sono le seguenti parole:
_Captae sunt Syracusae vicesimo primo maii, feria quarta_. Cadde appunto
il dì 21 di maggio del presente anno in mercordì. La perdita di Siracusa
si tirò dietro quella di tutti gli altri luoghi fin allora conservati
dai Greci in Sicilia, e tutti poi, per attestato di Cedreno[1366],
furono smantellati dai vittoriosi Mori, fuorchè Palermo, città che,
scelta per loro fortezza, crebbe da lì innanzi in popolazione e
grandezza, e divenne poi capo di quella sì riguardevol isola; del che
gran doglia provarono i Cristiani non men dell'Occidente che
dell'Oriente.