[1300] Annales Francor. Bertiniani.
[1301] Mabill., Annal. Benedict., tom. 3.
[1302] Rer. Ital. P. II, tom. 2.
[1303] Epist. 43 Johannis Papae VIII.
[1304] Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.
[1305] Campi, Istor. Piacent., lib. 7.
[1306] Annales Francor. Fuldenses.
[1307] Regino, in Chron.
[1308] Annal. Franc. Bertiniani. Annal. Francor. Metenses. Regino, in
Chronico.
[1309] Erchempertus, Hist., cap. 38.
[1310] Lupus Protospata, in Chronico.
[1311] Epist. 1, 7, 21, etc. Johannis VIII Papae.
[1312] Epist. 22 ejusdem.
[1313] Regino, in Chron.
[1314] Constantinus Porphyrogenn., in Vit. Basil. Imper.
[1315] Chronic. Casauriens. Part. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1316] Epist. 107 et 130 Johannis Papae VIII.
Anno di CRISTO DCCCLXXVII. Indiz. X.
GIOVANNI VIII papa 6.
CARLOMANNO re d'Italia 1.
Fece nel marzo di quest'anno la vedova imperadrice _Angilberga_, stando
in Brescia nel monistero di santa Giulia, l'ultimo suo testamento,
pubblicato dal Campi[1317], in cui lascia al monistero delle monache di
san Sisto, da lei fabbricato in Piacenza, un'immensa quantità di beni,
cioè case, poderi e ville, ivi chiamate _corti_, fra le quali si vede
Campo Migliaccio nel modenese, Corte nuova, Pigognaga, Felina, Guastalla
e Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel contado di Staziona, oggidì
Anghiera sul Lago Maggiore; Brunago e Trecate nel contado di Burgaria,
oggidì nel distretto di Milano, per tacere d'altri luoghi. Lascia altri
beni per lo spedale degl'infermi e pellegrini, edificato in vicinanza
d'esso monistero, secondo il costume d'allora, pochi essendo stati i
monisteri che non avessero spedale pubblico, perchè o non si usavano, o
rarissime erano quelle che oggidì chiamiamo osterie. E tutto ciò è
donato _pro remedio et mercede animae ejusdem clementissimi imperatoris_
(Lodovico II) _domini et senioris mei, et meae_. Si riserva, finchè
vivrà, il patronato e il governo sì del monistero che dello spedale, con
soggiugnere: _Post meum vero obitum volo atque decerno, ut si Ermengarda
unica mea filia religiosa veste induerit, ipsa provisionem ejusdem loci
mea vice suscipiat_, ec. _Quod si illa, me de hac vita transeunte,
religionis veste induta non fuerit, volo atque instituo, ut de ipso
monasterio atque xenodochio_, ec. _nullam deminorationem faciat_, ec.
Questa sua ultima volontà la fece ella confermare da _Giovanni VIII_ con
bolla data _kalendis augusti per manum Johannis episcopi, missi et
apocrisarii sanctae sedis apostolicae, imperante domno nostro Carolo, a
Deo coronato magno imperatore, secundo, et post consolatum ejus anno
secundo, indictione X._ Quando si legge di Ermengarda in esso
testamento, ci fa vedere che non doveva essere per anche seguito ciò che
narrano gli Annali bertiniani[1318] all'anno precedente 876 con queste
parole: _Boso, postquam imperator ab Italia in Franciam rediit,
Berengarii Everardi filii factione filiam Hludovici imperatoris
Hirmengardam, quae apud eum morabatur, iniquo cortudio in matrimonium
sumsit._ Intorno a che è da avvertire che _Berengario_ duca o marchese
del Friuli, siccome dicemmo, s'era nell'anno 875 unito con Carlomanno
contra di Carlo Calvo; ma essendo prevaluta in que' contrasti la fortuna
di Carlo con divenire re d'Italia ed imperador de' Romani, questo duca,
accomodandosi anch'egli al tempo, cangiò mantello, e strinse buona
amicizia con _Bosone duca_, lasciato da esso imperadore al governo e
alla difesa di Lombardia. Erasi per avventura ricoverata nella corte
d'esso Berengario la poco fa nominata _Ermengarda_, unica figliuola del
defunto imperador Lodovico II, stante la parentela che passava fra loro.
Imperocchè _Eberardo_ duca o marchese del Friuli, padre di _Unroco_ e
dello stesso _Berengario_, aveva avuta per moglie Gisela o Gisla,
figliuola di Lodovico Pio Augusto, e perciò sorella di Carlo Calvo
Augusto, e zia paterna del suddetto imperadore Lodovico II. Nel
testamento d'esso Everardo, che citai di sopra all'anno 867,
manifestamente si vede che _Gisla_ era il nome di sua moglie. Che poi
questa principessa avesse per padre Lodovico Pio Augusto, e Giuditta
imperadrice, lo negò bensì Adriano Valesio[1319], ma si raccoglie da
Agnello[1320], scrittore contemporaneo, il quale nelle vite degli
arcivescovi di Ravenna, dopo aver nominati i figliuoli d'esso Augusto a
lui nati dall'imperadrice Ermengarda, seguita a dire: _ad Carolum vero_
(cioè al Calvo) _plus fertilem et opimam largivit partem; et Giselam
filiam suam tradidit marito Curado_ (si dee scrivere Evrardo) _piissimus
homo_ (probabilmente in vece di _piissimo homini_). _Hunc et hanc Judith
Augusta parturit._ Anche nello Spicilegio del padre Dachery[1321] si
legge una donazione fatta da essa _Gisla_, in cui nomina riverentemente
_Carlo Calvo_ suo fratello. Ecco dunque per maggiore chiarezza la tavola
onde risulta la parentela di Ermengarda con Berengario.