NOTE:

[1284] Chron. Casauriens. apud Ughellium tom. 6, Ital. Sacr. P. II, tom.

2 Rer. Ital.

[1285] Andreas Presbyt., Chron. tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.

[1286] Erchempertus, Hist. cap. 37.

[1287] Regino, in Chronico.

[1288] Rer. Ital. P. II, tom. 1.

[1289] Andreas Presbyter., in Chronico.

[1290] Annal. Franc. Bertiniani.

[1291] Antiquit. Ital., Dissert. XI, p. 581.

[1292] Epist. 42 Johannis papae VIII.

[1293] Annal. Franc. Fuldenses.

[1294] Annales Francor. Bertiniani.

[1295] Regino, in Chronico.

[1296] Chron. Farfens. P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1297] De Marca, lib. 3, c. 11 de concord. sacerd. et imper.

[1298] Epistola 9 Johann. papae VIII.

[1299] Erchempertus, in Chron., cap. 38.

Anno di CRISTO DCCCLXXVI. Indiz. IX.

GIOVANNI VIII, papa 5.

CARLO II imperadore 2.

Per quanto s'ha dagli Annali bertiniani[1300], _Carlo Calvo_ imperadore

soggiornò in Roma fino al dì cinque di gennaio, nel qual tempo _papa

Giovanni_ diede una bolla in favore del monistero di san Medardo di

Soissons, riferita dal padre Mabillone[1301], e scritta _quarto nonas

januarii per manum Anastasii bibliothecarii sanctae sedis apostolicae,

anno, Deo propitio, pontificatus domni Johannis quarto, imperante domno

piissimo perpetuo Augusto Carulo, a Deo coronato magno imperatore anno

primo, et post consulatum ejus anno primo, Indictione nona_, cioè nella

stessa guisa che si praticò cogli antichi Augusti. Partissi dunque da

Roma l'imperadore novello, e venuto a Pavia, colà convocò la dieta del

regno d'Italia, che si tenne nel mese di febbraio. V'intervennero

diciotto vescovi, alla testa de' quali era _Ansperto arcivescovo_ di

Milano, e _Bosone_ fratello di _Richilda_ imperadrice (poco dianzi da

Carlo dichiarato _duca_ di Lombardia, con dargli la corona _ducale_), e

dieci conti, fra' quali _Suppone_, che tuttavia teneva il governo del

ducato di Spoleti, e _Boderado_ conte del sacro palazzo. Non dovea prima

d'ora essere stato eletto e riconosciuto in dieta alcuna per re d'Italia

esso Carlo Calvo. Per sicurezza sua, ed anche per conservare i suoi

diritti ai principi di questo regno, volle l'Augusto Carlo che ne

seguisse la solenne funzione. Le parole dell'accettazione son queste,

secondo l'edizion più copiosa d'esso concilio[1302]: _Jam quia divina

pietas vos, beatorum Apostolorum, Petri et Pauli interventione, per

vicarium ipsorum, domnum videlicet Johannem, summum pontificem, et

universalem papam, spiritalemque patrem vestrum, ad profectum sanctae

Dei Ecclesiae, nostrorumque omnium invitavit, et ad imperiale culmen

sancti Spiritus judicio provexit: nos unanimiter vos protectorem,

dominum, ac defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus_,

ec. Ed ecco come cominciarono anche i magnati del regno d'Italia ad

eleggere il re loro: cosa praticata sempre sotto i re longobardi; ma,

per quanto sembra, dismessa sotto i precedenti imperadori franzesi.

Passato di poi Carlo Calvo in Francia, fece quivi tenere un concilio,

ossia un'altra dieta in Pontigone, dove fu medesimamente riconosciuto

per imperadore dai baroni della Francia, Borgogna, Aquitania,

Settimania, Neustria e Provenza, nel giugno dell'anno presente. V'erano

presenti i legati apostolici _Giovanni vescovo_ di Tuscania e _Giovanni

vescovo_ di Arezzo. Vi comparve lo stesso Carlo, vestito pomposamente

alla greca, e da essi legati gli furono presentati per parte del papa

varii regali, fra' quali uno scettro e un bastone d'oro, o pure

indorato. In questi tempi la vedova imperadrice _Angilberga_ menava sua

vita nel monistero insigne di santa Giulia di Brescia, che il defunto

Augusto consorte suo Lodovico II, giusta l'uso, o, per dir meglio, abuso

d'allora, aveva a lei conceduto in commenda, ossia in governo, finchè

ella vivesse. Da una lettera di papa Giovanni[1303], a lei scritta

nell'anno seguente, pare che traspiri aver ella già preso l'abito

monastico; ma questo non è certo, a creder mio. Siccome dicemmo,

Carlomanno l'avea nel precedente anno spogliato del suo tesoro. Le

restavano molte terre e stabili, a lei donati dall'Augusto consorte, e

almen buona parte di questi ella intendeva di donare al monistero delle

sacre vergini di san Sisto, da lei fabbricato in Piacenza. Ma perciocchè

non si fidava delle mani rapaci dei re suoi parenti, che o

signoreggiavano o aveano pretensioni negli stati, dove ella avea que'

beni, però quest'anno ella si procacciò un diploma di protezione da

_Lodovico I re_ di Germania, dato _XIII kal. augusti, anno XXXVIII regni

domni Hludowici serenissimi regis in orientali Francia, Indictione

VIIII_. Leggesi questo nelle mie Antichità italiche[1304]. Non si sa

ch'ella se ne procurasse un altro simile da _Carlo Calvo_ imperadore,

perchè non godeva molto della di lui grazia. Siccome accennai di sopra,

in esso diploma Angilberga è appellata da Lodovico _dilecta ac

spiritalis filia nostra Engilpirga_: il che fa conoscere l'abbaglio

preso dal Campi[1305] in ispacciarla figliuola naturale del medesimo re

Lodovico. Se crediamo agli Annali di Fulda[1306], Carlo Calvo montato in

superbia, faceva intanto delle sparate contra d'esso re suo fratello,

non solamente negando di volergli dar parte alcuna degli stati del

defunto comune nipote Lodovico, ch'egli pretendeva, ma anche minacciando

e vantandosi ridicolosamente di voler condurre tanta quantità di

cavalli, che bevendo tutta l'acqua del Reno, porgerebbono a lui comodità

di passare per l'alveo asciutto di quel fiume. Avendo poscia udito che

Lodovico si metteva in ordine per ben riceverlo, cadutegli le penne,

mandò ambasciatori per trattar di pace. Ma il re Lodovico preso da

mortale infermità, terminò i suoi giorni nel palazzo di Francoforte nel

dì 28 d'agosto: principe che nella storia germanica di Reginone si

meritò questo nobile elogio[1307]. _Fuit autem iste princeps

christianissimus, fide Catholicus, non solum saecularibus, verum etiam

ecclesiasticis disciplinis sufficienter instructus. Quae religionis

sunt, quae pacis, quae justitiae ardentissimus exsecutor. Ingenio

callidissimus, consilio providentissimus, in dandis, sive subtrahendis

publicis dignitatibus discretionis moderamine temperatus, in praelio

victoriosissimus; armorum quam conviviorum apparatu studiosior; cui

maximae opes erant instrumenta bellica; plus diligens ferri rigorem quam

auri fulgorem; apud quem nemo inutilis valuit; in cujus oculis perraro

utilis displicuit; quem nemo muneribus corrumpere potuit; apud quem

nullus per pecuniam, ecclesiasticam, sive mundanam dignitatem obtinuit;

sed magis Ecclesiam, probis moribus et sancta conversatione; mundanam

devoto servitio et sincera fidelitate._ Gli è tenuta la Germania,

specialmente per aver egli fondato quel vasto regno; e per questo, ma

più per le sue virtù, tuttavia _illius memoria in benedictione est._

Lasciò dopo di sè tre figliuoli, cioè _Carlomanno_ primogenito,

_Lodovico II_ e _Carlo_ appellato il _Grosso_.

Tutto ringalluzzito l'imperador _Carlo Calvo_ all'avviso della morte del

fratello, allora fu che si tenne in pugno la conquista di tutto il paese

toccato in parte ad esso Lodovico di qua dal Reno[1308]. Ammassato

dunque un poderoso esercito, andò ad occupare Aquisgrana e dipoi

Colonia. Accorse nella ripa opposta del Reno Lodovico II con quanti

armati egli potè in quell'angustia adunare; spedì ancora legati

all'Augusto suo zio, pregandolo con tutta umiltà di ricordarsi della

parentela, dei patti e giuramenti fatti nel dividere il regno di Lorena.

La risposta assai galante fu, che i patti erano seguiti col fratello, e

non già coi figliuoli del fratello. Allora Lodovico, benchè inferiore di

forze, rivolto il timore in rabbia, animosamente passò di qua dal Reno,

e fattosi forte nel castello di Adernaco, tornò ad inviare ambasciatori

a Carlo con chiedere pace. Fece vista Carlo di volerla, e promise

d'inviare a Lodovico i suoi messi per trattare di qualche accordo; ma

nella seguente notte mise in armi tutte le sue schiere per

improvvisamente assalire il nipote. Avvisato Lodovico segretamente di

questo disegno da _Guiliberto vescovo_ di Colonia, con ordinare che i

suoi mettessero le camicie sopra il giuppone, coraggiosamente si mosse

contro della nemica armata, che già era in marcia, e confidato in Dio,

attaccò la zuffa nel dì 8 di ottobre. Toccò alla perfidia di Carlo Calvo

quello che si meritava. Andarono vituperosamente in rotta le genti sue;

molti furono gli uccisi, molti i prigioni, fra' quali un vescovo, un

abate e quattro conti; e si arricchirono assaissimo tutti i vincitori;

tanta fu la copia del bottino in oro, argento, merci e bagaglie.

Crescevano intanto i guai della Italia a cagion de' Saraceni, i quali

avendo tirato dall'Africa in Calabria de' gagliardi rinforzi, s'erano

talmente ingrossati, che faceano paura a tutte le città cristiane del

vicinato[1309]. Venne a Taranto un nuovo lor generale, che, assunto il

titolo di re, ed uscito in campagna, diede un terribile sacco al

territorio di Benevento, di Telese e di Alifi. Volle di nuovo provar la

sua fortuna contra di quegl'infedeli _Adelgiso principe_ di Benevento;

ma rimasto sconfitto, fu obbligato a comperarsi un po' di quiete col

rimettere in libertà il sultano, già fatto prigione col riacquisto di

Bari. I due compagni di costui Annoso ed Abadelbach, dianzi spediti da

lui a Taranto per trattare di qualche accordo, restarono colà, nè più

fecero ritorno. Ora il popolo di Bari, veggendosi in pericolo di cader

di nuovo in mano dei Mori[1310], chiamarono da Otranto _Gregorio_

generale dei Greci, che con un buon nerbo di truppe venne a prendere il

possesso di quella città; ma, secondo la fede greca, mise tosto le mani

addosso a quel governatore e ai principali cittadini, e li mandò a

Costantinopoli. Andarono poscia i Greci colla spedizion di varie lettere

pregando quei di Salerno, Napoli, Gaeta ed Amalfi di dar loro aiuto

contra de' Saraceni. Ma cantavano ai sordi. Que' principi e popoli

aveano fatta pace con que' Barbari; anzi unitisi con essi cominciarono

colle lor navi ad infestar la riviera romana e il suo ducato. _Papa

Giovanni_, le cui lettere si cominciano a leggere nel settembre di

questo anno, essendo perite le precedenti, non avendo forze bastanti da

opporre a questo torrente, si diede a tempestar con lettere[1311]

_Bosone duca_, lasciato da Carlo Calvo come vicerè in Italia, e poi lo

stesso imperadore Carlo, con rappresentar loro lo stato miserabile in

cui si trovava il paese intorno a Roma per le scorrerie de' Saraceni, e

implorando l'aiuto loro. Acremente si lamenta egli ancora _de confinibus

et vicinis nostris, quos marchiones solito nuncupatis_, che facevano

anch'essi alla peggio contro gli stati della Chiesa. Vuol egli

significare _Lamberto_ e forse _Guido_ suo fratello, duchi di Spoleti, e

forse anche _Adalberto_ marchese e duca di Toscana, in una lettera[1312]

scritta allo stesso _Lamberto_. Il prega di rimediare ai danni che da i

di lui uomini venivano fatti a quei di _san Pietro_ e di _Guido_: col

qual nome se egli significa il fratello di Lamberto, si viene a

conoscere ch'egli non avea parte in quelle violenze. Ma Carlo Calvo,

nulla curando le preghiere del papa, nè il debito suo, altra premura non

aveva in questi tempi, che di spogliare, se avesse potuto, i nipoti suoi

de' loro stati: nel che andarono falliti i suoi desiderii e disegni.

Intanto que' principi si divisero fra loro l'eredità paterna[1313]. _A

Carlomanno_ toccò la Baviera, la Pannonia, la Carintia, la Schiavonia e

la Moravia; a Lodovico la Francia orientale, la Turingia, la Sassonia,

la Frisia e una parte del regno della Lorena; a _Carlo il Grosso_

l'Alemagna, cioè la Svevia, con alcune città della Lorena. Circa questi

tempi la Russia, che a' nostri giorni per cura di Pietro il grande è

salita in tanta potenza e credito, abbracciò la religione di

Cristo[1314], e cominciò ad avere un arcivescovo, spedito colà da

_sant'Ignazio_ patriarca di Costantinopoli. Si scorge poi da un placito

da me pubblicato nelle giunte della Cronica casauriense[1315], che era

stato tolto il governo di Spoleti a _Suppone_ conte o duca di quella

contrada; perciocchè nel presente anno si truova un decreto fatto in

favore del monisterio di Casauria _per jussionem domni Karoli

imperatoris Augusti, et per jussionem Lamberti et Widonis comitum_. Fu

scritto quel documento _anno domni Karoli piissimi imperatoris Augusti,

anno imperii, in Dei nomine, primo, seu et temporibus Widonis comitis

anno comitatus ejus primo, mense junio, per Indictionem IX_. Sicchè

_Lamberto_ per grazia di Carlo Calvo imperadore ricuperò il ducato di

Spoleti; e _Guido_ suo fratello fu anch'egli fatto duca, e pare che

signoreggiasse nel ducato spoletino di qua dell'Apennino, cioè in

Camerino e Fermo. Truovasi poi negli anni seguenti memoria di _Suppone_

conte nelle lettere di papa Giovanni VIII[1316], dalle quali si

raccoglie che governava Milano, Pavia e Parma; e però dovrebbe essere

stato duca o marchese di Lombardia, come era dianzi Bosone, passato al

governo della Provenza.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 218 / 339 题