NOTE:

[1240] Annales Francor. Bertiniani.

[1241] Godefredus Viterbiensis, Pantheon.

[1242] Campi, Hist. Placent., ad ann. 874.

[1243] Antiq. Ital., Dissert. XI.

[1244] Campelli, Storia di Spoleti.

[1245] Chronic. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Italic.

[1246] Chronic. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1247] Annales Francor. Bertiniani.

[1248] Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1249] Regino, in Chron.

[1250] Annalista Saxo, tom. 1 Script. Eccardi.

[1251] Anonymus Salern., Paralipom., cap. 110.

[1252] Chronic. Saracenic., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1253] Chron. Casauriens. P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1254] Campelli, Storia di Spoleti, lib. 17.

[1255] Antiquit. Italic., Dissert. VI.

[1256] Vita S. Athanasii Episc. Neapol. P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1257] Martyrologium Romanum ad diem 15 julii.

Anno di CRISTO DCCCLXXIII. Indizione VI.

GIOVANNI VIII papa 2.

LODOVICO II imp. 25, 24 e 19.

Avea principalmente atteso nel verno di quest'anno l'_imperador

Lodovico_ a far fabbricare ed arricchire il monastero di Casauria[1258].

Trovavasi egli tuttavia in Cività di Penna, o in quelle parti, nel marzo

dell'anno presente, dove per via di cambio acquistò da _Grimbaldo

vescovo_ di Penna molte terre _in insula Piscariae, ubi dicitur

Casaurea_. Lo strumento è scritto _anno imperii ejus XXIV, et secundo

anno Supponis comitatus, XXV mensis martii per Indiction. VI_. Passò poi

nel mese di maggio esso Augusto a Capoa, dove _pro totius romani imperii

commoditatibus commorans, universisque fere tam ecclesiasticis quam

saecularibus potentibus viris congregatis, augustatem atque solemnem

curiam celebravit_: sono parole della Cronica casauriense. E quivi in

favore del suddetto monistero diede due diplomi, l'uno scritto _septimo

calendas junias, indictione sexta. Actum Capua_. L'altro _pridie

calendas junii_. L'arrivo a Capua dell'Augusto Lodovico fu la salute di

Salerno[1259]. Immaginarono i Saraceni, fin allora ostinati nell'assedio

di quella città, ch'egli potrebbe star poco a giugnere colà colle sue

armi, per fare i conti con loro. Perciò cominciarono a disporsi per la

ritirata. Non la voleva intendere il re, ossia generale d'essi

_Abimelech_[1260], con dire d'aver non poche segrete promesse che quella

città poco potea stare a capitolare la resa. Ma ammutinati i suoi, gli

misero le mani addosso, e legato il cacciarono in una nave, e se

n'andarono tutti con lasciare sul campo una gran quantità d'arnesi e di

grani, a cui il popolo di Salerno fece tosto, ma scioccamente, attaccare

il fuoco, per paura che fosse finta la loro andata. Se n'andarono que'

ladroni: male nondimeno per la Calabria, dove si ridussero; perciocchè

non trovando quivi chi loro si opponesse, mentre i disattenti Greci

lasciavano senza guarnigion quel paese, e regnava la divisione fra i

popoli, tutta andò a sacco quella provincia. Erchemperto scrive che la

Calabria a' suoi dì restava desolata, ut in _diluvio_. Per attestato

nondimeno di quello storico e di Leone Ostiense, nel tornarsene i

Saraceni suddetti in Africa, oppure in Sicilia, furono battuti da una sì

fiera tempesta, che rimasero fracassate tutte le loro fuste. Stando

intanto l'imperador Lodovico in Capua, ed informato che era morto

Lamberto, soprannominato il Calvo, cioè uno di quei Lamberti che

fuggirono da Spoleti, ardea di voglia di vendicarsi una volta di

_Adelgiso principe_ di Benevento, tenendosi assoluto dai giuramenti

fatti. Cominciò pertanto a far dei preparamenti di guerra con disegno di

passare a Benevento, ma senza palesarlo ad alcuno. Non dormiva Adelgiso;

e siccome principe di non poca accortezza e provvidenza, da che vide

tornare esso Augusto colle armi nella Campania, cominciò a premunirsi in

casa e a cercar aiuti di fuori. L'Annalista bertiniano[1261] ci ha

conservato le notizie seguenti. Cioè, trattò egli con _Basilio

imperador_ de' Greci, affinchè spedisse in Italia una flotta in soccorso

suo, promettendo di pagare a lui que' tributi che in addietro i duchi

ossia principi di Benevento aveano pagato agl'imperadori francesi. Gustò

Basilio questa proposizione, e non mancò d'allestire una forte squadra

di navi, e di metterla in viaggio alla volta d'Italia. Attesta l'Anonimo

salernitano[1262] che l'Augusto Lodovico condusse l'armata sua fin sotto

a Benevento; ma che que' cittadini intrepidamente corsero alla difesa,

ed altro non ne riportò l'imperadore se non delle villanie,

beffeggiandolo quel popolo dalle mura. Procedeva la lor baldanza

dall'avviso certo che i Greci venivano in loro aiuto. Arrivò infatti ad

Otranto la flotta spedita da Costantinopoli sotto il comando di un

patrizio: nuova che ruppe tutte le misure prese dall'Augusto Lodovico, e

gli fece conoscere per impossibile l'adempimento de' suoi desiderii.

Affin dunque di uscire senza vergogna di questo impegno, fece

segretamente intendere a _papa Giovanni_, che desiderava la di lui

venuta al suo campo, suggerendogli di mostrare che spontaneamente egli

si fosse mosso da Roma per riconciliare con esso lui Adelgiso, mediante

l'intercessione sua; giacchè Lodovico s'era prima lasciato intendere,

anzi avea giurato, che non si leverebbe mai di sotto a Benevento, finchè

non l'avesse preso. Egregiamente soddisfece il papa a questa incumbenza

con farsi mediatore ad ottenere il perdono dall'imperadore; e questi

poco appresso ritiratosi colle sue genti, lasciò in pace la città di

Benevento.

Costantino Porfirogenneta[1263] ci racconta delle glorie favolose,

allorchè scrive che per paura dell'armi greche il sultano de' Saraceni,

abbandonato l'assedio di Benevento e di Capua, se ne tornò in Africa.

Che vanto insussistente sia questo, si può raccogliere da quanto abbiam

veduto finora. Ma possiam bene prestargli fede in parte, allorchè scrive

che da lì innanzi que' principi conobbero per loro sovrano l'imperador

greco: il che va inteso del solo Adelgiso principe di Benevento, e non

già del principe di Salerno, nè dei conti di Capua. Certamente Adelgiso

non si fidò più nè di Lodovico Augusto nè dei Franchi, dopo il

bruttissimo giuoco che aveva lor fatto. Abbiamo da Andrea prete[1264],

vivente in questi tempi, che nel mese di agosto, _multae locustae

advenerunt de vicentinis partibus in finibus brescianis, deinde in

cremonensibus finibus, inde perrexerunt in laudenses partes, sive etiam

in mediolanenses. Erant enim una pergentes, sicut Salomon dixit:

Locustae regem non habent, sed per turmas ascendunt. Devastaverunt enim

multa grana minuta milii vel pannici._ Crederei che a quest'anno

appartenesse quanto narra Giovanni Diacono[1265] nella vita di Atanasio

II vescovo di Napoli, con dire: _Hujus temporibus tanta locustarum

densitas in Campaniae partibus, et maxime in hoc parthenopensi

territorio exorta est, ut non solum segetes, sed etiam arborum folia, et

herbarum olera viderentur esse consumta._ Merita anche d'esser saputo

che in questo medesimo anno, secondo gli Annali di Fulda[1266], si provò

lo stesso flagello in Germania; anzi tale fu esso, che non mai prima un

simile ne fu veduto: _Nam vermes, quasi locustae, quatuor pennis

volantes, et sex pedes habentes, ab Oriente venerunt, et universam

superficiem terrae instar nivis operuerunt, cunctaque in agris et in

pratis viridia devastabant. Erunt autem ore lato, et extenso intestino,

duosque habebunt dentes lapide duriores, quibus tenacissime arborum

cortices corrodere valebant. Longitudo et crassitudo illarum quasi

pollex viri. Tantaeque erant multitudinis, ut una hora diei centum

jugera frugum prope urbem Monguntiam consumerent. Quando autem volabant,

ita totum aerem per unius milliarii spatium velabant, ut splendor solis

infra positus vix appareret. Quarum nonnullae in diversis locis occisae,

spicas integras cum granis et aristis in se habuisse repertae sunt.

Quibusdam vero ad Occidentem profectis, supervenerunt aliae, et per

duorum mensium curricula paene quotidie suo volatu horribile cernentibus

praebuere spectaculum._ Aggiugne in fine questo autore, essersi anche

raccontato che in Italia nel bresciano per tre notti era piovuto sangue:

fole che si spacciavano e trovavano dappertutto dei compratori in que'

secoli dell'ignoranza, ed ebbero anche credito ne' secoli della

repubblica romana. Andrea prete, che allora visse in Lombardia, racconta

veramente alcuni accidenti di quest'anno, che nel tempo di Pasqua per le

foglie degli alberi parea che fosse piovuta terra; che una brina caduta

a dì 4 di maggio nella pianura fece seccare i tralci delle viti; ma

nulla seppe di quel sognato sangue. Era in questi tempi _conte del sacro

palazzo Eribaldo_, costando ciò da uno strumento scritto nella città di

Penna, allora ducato di Spoleti, non già nell'anno 874, come ha l'autore

della Cronica Casauriense[1267], ma bensì nel presente. Truovasi questo

conte del sacro palazzo in altri atti sul fine dell'anno presente nel

monistero casauriense. Colà ancora a solennizzare il santo Natale portò

l'imperador Lodovico. In un placito tenuto da esso Eribaldo nel dì 24

dicembre si legge: _Dum domnus Ludowicus gloriosus imperator de partibus

Beneventi reverteretur, et venisset ad monisterium sanctae Trinitatis,

quod est constructum in insula, quae dicitur Casa aurea._ In quest'anno

ancora è data una lettera[1268] di _Giovanni VIII papa_ ad _Annone

vescovo_ di Frisinga, in cui gli raccomanda di spedire con sicurezza a

Roma le rendite spettanti alla Chiesa romana in Germania, con aggiungere

in fine: _Precamur autem, ut optimum organum cum artifice, qui hoc

moderari et facere ad omnem modulationis efficaciam possit ad

istructionem musicae disiciplinae nobis aut deferas, aut cum eisdem

reditibus mittas._ Ecco come la fabbrica degli organi avea preso gran

piede e credito in Germania. Ma non già penso io per questo, come altri

ha creduto, che ora solamente Roma cominciasse ad aver organi nelle sue

chiese.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 215 / 339 题