[1190] Annales Francor. Bertiniani.
[1191] Pagius, ad Annal. Baron.
[1192] Eutrop. Presb. Langobardus, de Imp. Rom.
[1193] Labbe, Concilior., tom. 8.
[1194] Erchempertus, Hist., cap. 33. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.
Anno di CRISTO DCCCLXIX. Indizione II.
ADRIANO II papa 3.
LODOVICO II imp. 21, 20 e 15.
Celebre riuscì quest'anno a cagione del concilio generale[1195]
celebrato in Costantinopoli per cura del sommo pontefice _Adriano_ e di
_Basilio_ cattolico imperadore d'Oriente. Presidenti del medesimo furono
_Donato vescovo_ d'Ostia, _Stefano vescovo_ di Nepi e _Mariano diacono_,
legati della sede apostolica, e _Ignazio patriarca_ di Costantinopoli.
Vi si trattò dell'intrusione di _Fozio_ e di tutti i suoi aderenti, con
altri punti, intorno ai quali si possono consultar gli atti e la storia
ecclesiastica del cardinal Baronio, il quale è da stupire, come si
lasciasse trasportar cotanto a maltrattar la memoria dell'imperador
Basilio, benemerito in questi tempi della santa sede e di tutta la
Chiesa cattolica. Da Guglielmo poscia bibliotecario[1196], e dalla
prefazione di Anastasio, allora bibliotecario della romana Chiesa al
suddetto concilio, si raccoglie che in questi medesimi tempi fu spedito
alla corte dell'imperador greco da Lodovico, imperador d'Occidente,
_Suppone_, ch'era in questi tempi _arciministro_ della sua corte, e fu
dipoi duca di Spoleti, con un altro legato, menando seco il suddetto
Anastasio, credo per interprete, siccome persona intendente della lingua
greca. Il motivo di tale ambasciata era di trattare di un matrimonio tra
_Costantino_ figliuolo dell'imperador Basilio, anch'esso creato Augusto
e collega nell'imperio, ed una figliuola dell'imperador Lodovico.
All'anno 851 io feci menzione di un'_Ermengarda_ regina, la quale
nell'anno 850, come costa dai documenti da me pubblicati[1197] nelle
giunte alla Cronica del monastero Casauriense, fece acquisto d'alcuni
stabili. Potrebbe ella aver avuto per padre il suddetto imperador
Lodovico; ma non pare ch'ella possa essere la stessa, delle cui nozze si
trattava in quest'anno alla corte di Costantinopoli. Lascerò io
volentieri una tal quistione alla decisione altrui. Parlano del suddetto
trattato nuziale anche gli Annali di san Bertino[1198], con dire che
Basilio imperadore _Patricium suum ad Bairam_ (cioè a Bari) _cum CCCC
navibus miserat, ut et Ludoico contra Saracenos ferret suffragium, et
filiam ipsius Ludoici a se desponsatam_ (non per lui, ma pel figliuolo
Costantino, chiaramente attestandolo Anastasio) _de eodem Ludoico
susciperet, et illi in conjugio sibi copulandam duceret. Sed quadam
occasione interveniente displicuit Ludoico dare filiam suam Patricio._ A
questo racconto si può aggiugnere quello dell'Anonimo salernitano[1199],
il quale scrive che fu bene scongiurato l'imperador Lodovico dai
principi di Benevento e di Salerno per l'esterminio dei Saraceni; ma
ch'egli tardò di molto a muoversi. La spinta maggiore a lui data fu da
Basilio imperador de' Greci, il quale scorgendo l'impossibilità di levar
colle sue forze sole dalle mani de' Saraceni la Calabria e la Puglia,
spedì ambasciatori e molti regali all'Augusto Lodovico per invitarlo a
questa impresa. Allora si mosse Lodovico con tutto l'esercito, ed
arrivato a Roma, fece de' ricchi donativi alla basilica di san Pietro, e
fu in tal occasione unto e coronato imperadore dal papa: dopo di che
marciò alla volta della Campania. Ma questa coronazione non sembra
sussistere, oppure indica quella di cui parleremo all'anno 872. Si
potrebbe anche dubitare se Basilio spronasse l'imperadore Lodovico alla
spedizion contra de' Saraceni nell'anno 866, perchè anche nell'anno 867
Michele Augusto era vivo e comandava, e da lui avrebbe dovuto venire
l'ambasceria. Abbiam nondimeno detto, che vivente ancora Michele, e
nell'anno 866, Basilio fu assunto al trono e dichiarato collega
nell'imperio. Ora quello che si può tenere per certo si è, che Lodovico
Augusto o trattò alla corte cesarea d'Oriente affin di ottenere soccorsi
per mare contra de' Saraceni; oppure, che saputo dai Greci lo sforzo con
cui egli era venuto contra di quegl'infedeli, Basilio già salito sul
trono, mandatigli que' legati, mettesse in campo il matrimonio del
figliuolo, e facesse una convenzione di concorrere anch'egli con
un'armata navale alla lor distruzione. Soggiungono poi gli Annali
bertiniani, che sdegnato il general greco, perchè non gli fosse stata
consegnata la principessa da condurre a Costantinopoli, colle sue navi
se ne tornò a Corinto.
Accostandosi poi il verno, l'Augusto Lodovico, nel ritirarsi
dall'assedio di Bari, fu assalito alla coda dai Saraceni, che gli
tolsero più di due mila cavalli, e con questi andarono alla Chiesa di
san Michele nel monte Gargano, e le diedero il sacco, con far anche
prigioni que' cherici, e molti altri iti colà per lor divozione. Un
avvenimento sì infelice turbò non poco l'imperadore, il papa e i Romani.
Aggiungono ancora, che avendo l'_arcivescovo d'Arles Rolando_ ottenuta
da esso imperadore, allora padrone della Provenza, e da Angilberga
Augusta sua moglie, _non vacua manu_, la badia di san Cesario, s'era
portato all'isola di Camargue, allora ricchissima, dove quel monistero
possedeva dei gran beni, e vi aveva in pochi dì alzata una spezie di
fortezza con della sola terra. Ma eccoti giugnere i Mori, non so se
dell'Africa, o della Spagna. In quella miserabil fortezza rifugiò lo
sconsigliato arcivescovo, ed ivi fu colto da que' Barbari, che misero a
fil di spada trecento dei di lui domestici o sudditi, e lui condussero
ben legato in una lor nave. Pel suo riscatto fu convenuto di dar loro
cento cinquanta libbre d'argento, altrettanti mantelli, altrettante
spade ed altrettanti schiavi. Mentre di ciò si trattava, l'arcivescovo
accorato si morì. Ciò veduto, i Saraceni furbi, per non perdere il
riscatto, affrettarono il cambio, fingendo gran fretta di partirsi.
Ebbero quanto era stato accordato; e messo in una sedia legato il
cadavere del prelato defunto, vestito con gli abiti sacerdotali, co'
quali era stato preso, lo portarono essi a terra, e depostolo con gran
riverenza, se ne tornarono alle lor navi. Allora quei che aveano portato
il riscatto, si accostarono per parlare all'arcivescovo, e rallegrarsi
con lui, e il trovarono senza parola e senza vita. Altro non restò che
di portarlo con urli e pianti al sepolcro ch'egli si avea preparato
molto prima. Un altro accidente, anche più strepitoso, accadde in
quest'anno in Italia. Lo raccontano varii scrittori[1200], e
spezialmente i suddetti Annali bertiniani, più copiosi degli altri.
Sotto il presente anno, e non già nel precedente, _Lottario re_ della
Lorena, sempre, per così dire, ammaliato da Gualdrada, e bramoso di
liberarsi dalla regina _Teotberga_ e dalle censure, figurandosi di poter
ammollire l'animo del sommo pontefice a forza di regali, e col venir
egli in persona in Italia, aggiuntavi ancora l'intercessione
dell'_imperador Lodovico_ suo fratello, si mosse nel mese di giugno, ed
arrivò fino a Ravenna. Quivi s'incontrò nei messi speditigli dallo
stesso imperadore per fargli sapere che se ne tornasse indietro, e
rimettesse a tempo più opportuno quel suo biasimevol affare, stante il
trovarsi troppo impegnato esso Augusto nell'assedio di Bari, _cui
amplius quam ducentas naves rex Graecorum in auxilium contra eosdem
Saracenos festinato mittebat_: Non istette per questo Lottario, troppo
cotto dall'amor della druda. Andò a trovar l'Augusto fratello che era in
campo sotto Bari, e tante batterie di preghiere e di doni adoperò, che
indusse l'imperadrice _Angilberga_ ad ottenere dall'Augusto marito
ch'ella stessa seco venisse a Monte Casino, per far quivi un
abboccamento col papa. Colà infatti, per interposizione dell'imperadore,
si portò _papa Adriano_. Gli fece molti presenti Lottario, ma senza
muoverlo per questo ad alcun atto sconvenevole alla disciplina
cristiana. Impetrò bensì, per le istanze dell'imperadrice, che il papa
gli desse nella messa solennemente cantata la sacra Comunione, ma con
interrogarlo prima s'egli avea puntualmente eseguito quanto gli era
stato prescritto da papa Niccolò suo antecessore, coll'essersi astenuta,
e promettere d'astenersi in avvenire da ogni commerzio carnale
coll'impudica Gualdrada: il che fu giurato e promesso da lui e dai suoi
cortigiani, che pur sapeano tutti di spergiurare. Tornò il pontefice a
Roma: colà ancora si portò Lottario, ma senza ricevere incontro alcuno;
e senza che alcuno de' chierici gli facesse accoglienza veruna, visitò
il sepolcro di san Pietro. Non potè impetrare che il papa gli cantasse
la messa. Solamente nel lunedì desinò con lui nel palazzo lateranense, e
fu regalato di una _lena_ (forse una sorte di veste), di una _palma_
benedetta e di una _ferula_, ossia baston pastorale. Ciò bastò per far
tutto ringalluzzire lo sconsigliato principe; ed intanto il papa
determinò di mandare in Lorena _Formoso vescovo_ di Porto, e un altro
vescovo, per informarsi meglio degli andamenti passati d'esso re
Lottario, affin di procedere secondo la giustizia. Partitosi da Roma il
re arrivò a Lucca, dove fu sorpreso dalla febbre egli con tutti i suoi.
Ne cominciò a morire oggi uno, e più altri ne' dì seguenti; e Lottario
senza profittare di avvisi sì chiari a lui mandati da Dio, malato come
era, passò fino a Piacenza, dove nel dì 10 di agosto infelicemente diede
fine alle sue follie e alla sua vita. Fu seppellito il corpo suo dai
pochi domestici a lui restati ignobilmente sotterra nel monistero, o,
per dir meglio, nella chiesa di santo Antonino, posta allora fuori della
città. Con giusto fondamento fu creduto da tutta la Cristianità un
potente gastigo dell'ira di Dio.
Senza far caso la pia regina _Teotberga_ dei tanti strapazzi a lei fatti
dal real consorte fece dono di molti poderi ai sacerdoti dalla chiesa
suddetta di sant'Antonino, acciocchè da lì innanzi facessero
l'anniversario, e pregassero Dio per l'anima di lui, siccome costa da
una lettera di Carlo Grasso imperadore, rapportata dal Campi[1201].
Ritirossi poi questa regina a Metz, dove nel monistero di santa
Glodosinde professò vita monastica, e vi morì badessa, per quanto si
ricava da Giovanni abbate nella vita d'essa santa Glodosinde. Il Muzio,
il padre Celestino ed altri autori bergamaschi han fatta di questa
regina Teotberga una beata, con formarne una leggenda secondo la libertà
de' secoli andati, da cui apparisce che la medesima fondò a _Pontita_
nel territorio di Bergamo un monistero, dove santamente compiè la sua
carriera. Con quali fondamenti e da quali antichi autori sia sostenuto
un tal racconto, io nol so. Ben so che merita maggior fede l'asserzione
del suddetto Giovanni abbate, che fiorì nel secolo decimo. Non così
tosto arrivò in Francia la nuova che era morto il suddetto Lottario
senza lasciar dopo di sè figliuoli legittimi, che il re _Carlo Calvo_ si
affrettò a prendere il possesso del regno di lui. E gli riuscì di
farsene coronare re nella città di Metz. Era allora infermo _Lodovico_
re della Germania suo fratello. Dacchè si fu egli alquanto riavuto,
mandò a far istanza per aver la sua parte di quegli stati. E intanto
l'_imperador Lodovico_, intento alla difesa e al vantaggio della
Cristianità, lontanissimo dalla Lorena, stava combattendo coi Maomettani
Mori verso Bari, e tardò poco a sapere, dopo l'avviso della morte del
fratello, l'altro ancora della occupazione del di lui regno. Ricorse a
papa Adriano; e questi immediatamente spedì in Lorena e in Francia due
vescovi suoi legati, cioè _Pietro_ e _Leone_, con lettere ai vescovi e
baroni di Francia, ordinando in esse che niuno osasse d'invadere,
turbare, o tentar di occupare il regno del fu re Lottario, siccome cosa
dovuta per diritto ereditario all'imperador Lodovico di lui fratello,
intimando la scomunica a chi contravvenisse, ed altre pene ai vescovi
consenzienti, o non resistenti a tale occupazione. Con questi legati
anche Lodovico Augusto spedì _Boderado_, uno dei suoi principali
ministri, per dire le sue ragioni, protestare e fare altri simili atti.
Chiari erano i diritti dell'imperadore sopra quegli stati; meritava ben
d'essere rispettata anche la sempre veneranda autorità del sommo
pontefice, e massimamente proteggendo egli una causa palesemente giusta.
Ma è gran tempo che la voglia e la comodità di occupare gli stati altrui
sa andare di sopra alla religione, alla parentela e a tutti i dettami
della giustizia. Carlo Calvo nulla si curò dei passi fatti dal papa e
dal nipote Augusto, nulla dello sparlare che tanti e tanti dovevano fare
di lui, perchè si prevalse della sua potenza contro di un nipote che non
si potea difendere, perchè impegnato contra i nemici del nome cristiano;
anzi salì in tal superbia, che, secondo gli Annali di Fulda[1202],
dichiarò che, da lì innanzi voleva essere chiamato imperadore ed
Augusto, perchè era possessor di due regni.