NOTE:

[1184] Anastas. seu Guillelmus Bibliothec., in Vit. Hadriani II.

[1185] Erchempertus, Hist., cap. 33.

[1186] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.

[1187] Annal. Franc. Metenses.

[1188] Miraeus, Cod. Donat., cap. 15.

[1189] Andreas Presbyter, in Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.

Anno di CRISTO DCCCLXVIII. Indizione I.

ADRIANO II papa 2.

LODOVICO II imp. 20, 19 e 14.

Un riguardevol concilio fu nel presente anno tenuto da _papa Adriano_ in

Roma, in cui venne lodato e confermato lo ristabilimento di

_sant'Ignazio_ nella sedia patriarcale di Costantinopoli, ed abolito il

conciliabolo e tutti gli atti di _Fozio_ pseudo-patriarca. Abbiamo dagli

Annali di san Bertino[1190] un orrido accidente occorso in questi tempi

al medesimo papa. Aveva egli, siccome pontefice di tutta benignità, sul

principio del suo pontificato rimesso in grazia della santa sede

quell'_Anastasio_ parroco, ossia cardinale di san Marcello, che vedemmo

di sopra all'anno 853 condannato nel concilio romano da papa _Leone IV_,

e gli aveva restituita la carica di bibliotecario della santa Chiesa

romana. Qual gratitudine o ricompensa riportasse il buon papa da questo

Anastasio, uomo bensì delle prime e più nobili casate di Roma, ma anche

superiore a tutti nelle iniquità si vide ben presto. Era tuttavia in

vita Stefania, già moglie di Adriano, prima che egli abbracciasse col

celibato la vita ecclesiastica, e restava di loro una fanciulla nubile,

già promessa e legata con gli sponsali ad un nobile. Sul principio della

quaresima Eleuterio, fratello del suddetto Anastasio, sollevò con

ingannevoli modi quella donzella, e rapitala, seco contrasse il

matrimonio con sommo sdegno e rammarico del pontefice suo padre.

Probabilmente ebbe Adriano maniera di fargli levar la figliuola: il che

mosse a tal rabbia l'inferocito Eleuterio, che entrato nella casa, dove

essa dimorava colla madre Stefania, amendue più che barbaramente le

scannò ed uccise; ma gli uffiziali della giustizia gli misero le mani

addosso, di modo che non potè fuggire. Arsenio, padre di lui e del

suddetto Anastasio, molto prima era ito a Benevento per procacciarsi il

favore dell'_imperador Lodovico_, e spezialmente la protezion

dell'_imperadrice Angilberga_, alla quale, perchè era donna innamorata

più dell'oro che della giustizia, consegnò il suo tesoro. Ma

sopraggiuntagli un'infermità che il portò all'altro mondo, andò per

terra ogni suo negoziato. Ora il pontefice Adriano fece tanto che

ottenne dall'imperadore dei messi ossia dei giudici straordinarii,

perchè fosse fatto processo e giustizia secondo le leggi romane contra

del suddetto Eleuterio. _Hadrianus papa apud imperatorem missos

obtinuit, qui praefatum Eleutherium secundum legem romanam judicarent_:

il che, dice il padre Pagi[1191], fa intendere il supremo dominio

dell'imperadore in Roma, e sembra autenticare ciò che lasciò scritto

Eutropio longobardo[1192], creduto scrittore del secolo susseguente, ma

di poco peso, con dire che sotto gl'imperadori franchi _inventum est, ut

omnes majores Romae essent imperiales homines_. In fatti fu processato

Eleuterio, _et a missis imperatoris occisus_. Anastasio cardinale,

perchè v'erano indizii che avesse esortato il fratello a quegli

omicidii, nel concilio romano tenuto _anno pontificatus domni Hadriani

summi pontificis et universalis papae I, per IV idus octobris Indictione

II_ (cominciata nel settembre di quest'anno) fu solennemente

scomunicato, finchè comparisse a rendere conto de' reati, de' quali era

inquisito. Scrisse in questo anno esso pontefice a _Lodovico re di

Germania_ una lettera[1193] _pridie idus februarias, Indictione I_, in

cui parla con gran lode dell'imperador Lodovico, nipote di lui, perchè

senza risparmiar fatica, nè caldo nè gelo, combatteva contro ai nemici

del nome cristiano, e colle sue armi gli avea non poco abbassati, e

restituita la pace ai paesi circonvicini. Però gli raccomandava di

lasciare in pace i regni non solo d'esso Augusto, ma anche del re

Lottario suo fratello, con aggiugnere delle minacce in caso di

disubbidienza. Un'altra simile lettera fu scritta dal papa al re _Carlo

Calvo_ colla stessa premura per l'indennità degli stati di Lodovico

Augusto e di suo fratello. Non è a noi pervenuto un esatto conto delle

imprese fatte in quest'anno dallo stesso imperadore. Tuttavia pare che

non si abbia a dubitare ch'egli intraprendesse lo assedio oppure il

blocco di Bari[1194] dove era il forte de' Saraceni. Diede il guasto a

tutti i loro seminati; poscia passato a Matera, città ben fortificata da

que' Barbari, la forzò a rendersi, e col fuoco la ridusse in un mucchio

di pietre. Prese dipoi Venosa, e tanto ivi quanto in Canosa pose una

forte guarnigione che assicurò dalle scorrerie saraceniche la parte

occidentale del ducato di Benevento, e servì a maggiormente ristringere

la città di Bari. Arrivò anche l'armata sua fino alla città d'Oria verso

Oriente, ma senza sapersi se ne impadronisse, nè se la tenesse. Dopo di

che se ne tornò a stanziare in Benevento con sua gran lode e plauso di

tutti i fedeli.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 210 / 339 题