NOTE:

[1173] Respons. Nicolai papae ad Consult. Bulg.

[1174] Annal. Francor. Bertiniani.

[1175] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Italic.

[1176] Erchempertus, Hist., cap. 32. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.

[1177] Peregrinus, Hist. Princip. Langobard., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[1178] Andreas Presbyter, tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.

[1179] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.

[1180] Erchempertus, Hist., cap. 52.

[1181] Anonym. Salernit., Paralip., cap. 90. P. II, tom. 2 Rer. Italic.

[1182] Mabill., in Annal. Benedict., lib. 36, cap. 59.

[1183] Cron. Casauriens., P. II. tom. 2 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCLXVII. Indiz. XV.

ADRIANO II papa 1.

LODOVICO II imp. 19, 18 e 13.

_Michele_ imperador de' Greci, che avea dei gran conti a fare a

Domeneddio, per aver accesa la guerra nella sua chiesa colla ingiusta

deposizione di _santo Ignazio_ patriarca di Costantinopoli, e

coll'intrusione di _Fozio_, ebbe in questo anno il suo pagamento. Aveva

egli nel precedente fatto levar di vita _Barda Cesare_, e per ricompensa

creato suo collega nell'imperio ed Augusto l'uccisor di esso Barda,

_Basilio_, Macedone, uomo di bassa nascita, ma provveduto di molte

virtù, e più di fortuna. Ossia che Basilio avesse sicure testimonianze

che si macchinava contro della sua vita, o che venisse il timor di

cadere dall'ubbriachezza, vizio familiare d'esso Michele: la verità si

è, che Michele fu ucciso dalle guardie nel dì 24 di settembre dell'anno

presente, e Basilio restò solo sul trono. Era questo novello Augusto

uomo sommamente cattolico, e tale non tardò a farsi conoscere con

cacciare dalla sedia patriarcale di Costantinopoli Fozio, e rimettervi

sant'Ignazio; risoluzione che recò immenso giubilo alla Chiesa di Dio.

In questo medesimo anno, nel dì 13 di settembre passò a miglior vita

_papa Niccolò I_, e in lui la santa sede venne a perdere uno de' più

dotti e zelanti pontefici che da gran tempo ella avesse avuto[1184].

Raunatisi poscia i vescovi, il clero, i nobili e il popolo romano, per

passare all'elezion del successore, cadde questa nella persona

d'_Adriano II_, prete cardinale del titolo di san Marco, che tosto fu

portato al palazzo lateranense fra gli applausi sonori di tutta la

città, ma non giù de' messi dell'imperadore, i quali per avventura si

trovarono allora in Roma. S'ebbero questi a male di non essere stati

invitati all'elezione: non già che loro dispiacesse il buon papa eletto,

ma perchè parea che la loro esclusione ridondasse in poco rispetto

all'Augusto, di cui teneano le veci. Ma si quetarono all'intendere che

s'era ciò fatto non in dispregio dell'imperadore, ma per non introdurre

il costume di dover aspettare i ministri imperiali all'elezione de'

papi, la quale non ammetteva dilazione. In fatti quest'obbligo non

v'era, nè si trovava praticato in addietro. Erano tenuti solamente i

Romani ad aspettar l'approvazione imperiale dell'eletto: il che appunto

anche in quest'occasione si eseguì. Lodò l'Augusto Lodovico con sue

lettere l'elezion fatta e l'eletto; e certificato che non v'era

intervenuta promessa alcuna di danaro, diede ben volentieri l'assenso

per la consecrazione del nuovo pontefice. Confessa Guglielmo

bibliotecario che soleano succedere dei disordini nelle sedi vacanti

d'allora, e prevalendo le fazioni, venivano cacciati in esilio non pochi

ecclesiastici. Tutti sotto questo amorevolissimo papa se ne ritornarono

liberi a Roma. Accadde nulladimeno in questa vacanza una calamità

insolita. _Lamberto figliuolo di Guido, duca di Spoleti_ (così è

nominato da esso Guglielmo), tirannicamente entrò in Roma, senza

penetrarsi qual pretesto egli usasse; e come se avesse trovata quella

città ribelle all'imperadore, permise che fosse messa a sacco dai suoi

sgherri. Non perdonò a monistero, nè a chiesa alcuna; e senza farne

risentimento alcuno, lasciò che la sua gente rapisse non poche nobili

fanciulle, sì entro che fuori di Roma. Furono perciò portate

all'imperador Lodovico le doglianze de' Romani per tante iniquità, di

maniera che tutti i Franzesi sparlavano di _Lamberto_, benchè fosse

anch'egli di quella nazione; e non finì la faccenda che l'imperadore

gastigò questo nemico della santa sede con levargli il ducato, ma non

così tosto; siccome vedremo. Allorchè esso bibliotecario scrive che

Lamberto _apud Augustos piissimos Romanorum querimoniis praegravatus

fuit_, altro non si può intendere, se non che i Romani fecero ricorso a

_Lodovico_ solo imperadore in questi tempi, e all'Augusta _Angilberga_

sua consorte. Trovavansi allora esiliati dall'imperadore medesimo

_Gaudenzio vescovo_ di Veletri, _Stefano vescovo_ di Nepi, e Giovanni

soprannominato Simonide, per false imputazioni loro date alla corte

imperiale. In loro favore scrisse caldamente il pontefice, ed impetrò

non solo ad essi la libertà, ma anche a molti altri Romani, che come

_rei di lesa maestà_ esso Lodovico Augusto avea fatto carcerare.

Sparsesi poi un'ingiuriosa ciarla contra di questo buon papa, quasichè

egli avesse intenzion di cassare ed abolire tutti gli atti di papa

Niccolò suo predecessore, come fatti con zelo troppo indiscreto. Ma

Adriano informato di questa calunnia, con tanta umiltà e destrezza la

superò, che restò ognuno convinto della di lui retta intenzione di non

discostarsi punto dalle massime dell'antecessore. Giunsero poi a Roma i

legati del nuovo imperador cattolico _Basilio_ e del patriarca

_sant'Ignazio_; e il papa mandò anch'egli a Costantinopoli i suoi:

intorno a che è da vedere la storia ecclesiastica.

Venuta la primavera, l'imperador Lodovico[1185], ammassato in Lucera

ossia Nocera, città della Puglia, tutto l'esercito suo, si mosse contra

de' Saraceni, con disegno di assediar Bari, capitale delle loro

conquiste. Ma sì Erchemperto che Leone Ostiense[1186] ci assicurano, che

venuto l'esercito imperiale ad una giornata campale col sultano di

quegl'infedeli, restò disfatta, e perì in quel conflitto non poca parte

de' guerrieri cristiani. Quando l'editto citato all'anno precedente

appartenga pure al presente, se ne intende la cagione. Giacchè alla

brama di snidar da Bari e dalla Calabria gli occupatori Mori, che

tuttavia durava nell'imperadore, si aggiunse lo stimolo di risarcir

l'onore che avea patito non poco in quella battaglia, pare che nulla di

più per quest'anno operasse il medesimo Augusto, e che si trattenesse in

Benevento, aspettando miglior fortuna con un'armata di maggior polso. Nè

si vuol ommettere ciò che gli Annali metensi[1187] riferiscono all'anno

presente. Cioè, che l'imperador Lodovico, risoluto di sterminare dal

ducato di Benevento la pessima generazione de' Saraceni, che tanti

affanni recava a quelle contrade, temendo che le forze del regno non

bastassero all'intento suo, perchè possente era anche l'armata di que'

Barbari, spedì ambasciatori a Lottario suo fratello re della Lorena, per

pregarlo di un gagliardo rinforzo in questo bisogno della Cristianità.

_Lottario_ senza perdere tempo raunò un buon esercito, e colla maggior

fretta possibile venne in soccorso del fratello, con essere poi seguite

non poche prodezze da parte dei Cristiani. Ma non apparisce altronde che

Lottario in persona venisse a Benevento. E quegli Annali hanno l'ossa

slogate, mettendo fuori di sito le azioni di questi tempi. L'aiuto

suddetto prestato da Lottario all'Augusto Lodovico dee appartenere

all'anno precedente, essendo certo che la morte di papa Niccolò, quivi

riferita dopo il racconto suddetto all'anno 868, appartiene al presente.

A quest'anno pare che s'abbia da riferire il testamento fatto da

_Eberardo duca_ del Friuli indubitatamente, quantunque egli s'intitoli

solamente _conte_, e da _Gisla_ sua moglie figliuola di _Lodovico Pio_

imperadore, fatto _in comitatu Tarvisiano in corte nostra Musiestro,

imperante Ludovico Augusto domno anno regni ejus, Christo propitio,

vicesimo quinto_. Auberto Mireo[1188], che diedelo alla luce, lo

credette scritto nell'anno 837. Ma quivi si parla non già di Lodovico

Pio, bensì di Lodovico II imperadore, e dell'epoca del suo regno, il cui

anno XXV cade nel presente anno. In esso testamento egli divide i suoi

beni ad _Unroco_ suo primogenito, a _Berengario_ e a due altri suoi

figliuoli. Probabilmente egli diede fine alla sua vita in quest'anno, ed

è certo che succedette a lui nel governo del Friuli il suddetto

_Unroco_, per attestato di Andrea prete[1189], scrittore di questo

secolo. Mancato poi di vita Unroco, non so in qual anno, fu duca o

marchese di quella contrada _Berengario_ suo fratello, di cui ci sarà

molto da parlare.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 209 / 339 题