[1167] Erchempertus, Hist., cap. 29.
[1168] Chron. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Italic. pag. 403.
[1169] Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 35.
[1170] Erchempertus, Hist., cap. 30.
[1171] Epist. 55 Nicolai I papae.
[1172] Antiquit. Italic., Dissert. XXII, pag. 241.
Anno di CRISTO DCCCLXVI. Indizione XIV.
NICCOLÒ papa 9.
LODOVICO II imp. 18, 17 e 12.
Fin dall'anno 861 aveano i popoli pagani della Bulgaria abbracciato il
Cristianesimo; e al loro re _Bogori_ battezzato, che, assunto il nome di
_Michele_, fedelmente conservava la ricevuta santa religione. Dio diede
forza per superare una terribil congiura dei suoi grandi, che pentiti
d'aver abbandonati gl'idoli, si rivoltarono contra di lui. Ora esso in
quest'anno somma consolazione recò alla sacra corte di Roma per la
spedizione de' suoi ambasciatori a _papa Niccolò_[1173], affin di
ricevere da lui istruzioni intorno ad assaissimi punti della religione e
della Chiesa. Giunti a Roma nel mese di agosto, con tutto amore ed onore
furono accolti dal saggio pontefice, il quale poco appresso inviò in
que' paesi _Paolo vescovo_ di Populonia, e _Formoso vescovo_ di Porto,
acciocchè si studiassero di convertire il resto di quei popoli, ed
ammaestrassero e cresimassero i già convertiti. Notò l'autore degli
Annali di san Bertino[1174] sotto quest'anno che il re de' Bulgari inviò
a san Pietro l'armi stesse che egli portava allorchè trionfò de' suoi
ribelli, colla giunta d'altri non pochi doni. _Hludowicus vero Italiae
imperator hoc audiens, ad Nicolaum papam misit, jubens, ut arma, et
alia, quae rex Bulgarorum sancto Petro miserat, ei dirigeret. De quibus
quidem Nicolaus papa per Arsenium ei consistenti in partibus
beneventanis transmisit, et de quibusdam excusationem mandavit._ Circa
questi medesimi tempi anche nella Moravia si piantò e crebbe la fede di
Cristo, e si dilatò questa luce fino nella Russia; ma non dovettero i
Russi tenerla salda, perchè sul fino del seguente secolo si truova la
lor conversione al Cristianesimo, con riuscire poi stabile sino ai
giorni nostri. Andrea Dandolo[1175], dopo aver narrata la conversione
de' Bulgari per opera di _san Cirillo_ da Salonichi, apostolo de' paesi
sclavi, attesta ch'esso Cirillo convertì alla fede _Sueiopolo re_ della
Dalmazia mediterranea, che abbracciava la Croazia, la Russia e la
Bossina. Abbiamo poco fa inteso che l'_imperador Lodovico_ si tratteneva
nell'anno presente nel ducato di Benevento. Sopra di che è da sapere che
que' popoli ridotti alla disperazione per gl'immensi continui saccheggi
e per le incredibili crudeltà de' Saraceni, altro scampo non veggendo se
non nell'aiuto dell'imperador Lodovico, sì da Benevento[1176] che da
Capoa gli spedirono degli ambasciatori, scongiurandolo di accorrere in
aiuto loro. Niuno ne spedì _Guaiferio principe_ di Salerno, perchè non
era in grazia d'esso Augusto, a cagion della deposizione e prigionia di
_Ademario principe_ da noi veduto di sopra. All'esposizione di tante
miserie patite dai cristiani, si mosse a compassione l'Augusto Lodovico,
e determinò di far guerra, ma non simile a quella degli anni precedenti,
contra di que' cani. A tal fine non so se nel seguente, o pure nel
presente, egli pubblicò quel rigoroso editto che Camillo Pellegrino
diede alla luce[1177]. In esso vien intimata a tutto il popolo del regno
d'Italia la spedizion militare verso Benevento, correndo l'_indizione
XV_, che denota l'anno susseguente. _Iter erit nostrum_ (dice ivi
l'imperadore) _per Ravennam, et immediate mense martii in Piscariam, et
omnis exercitus italicus nobiscum. Tuscani autem cum popolo, qui de
ultra veniunt, per Romam veniant ad Pontem Curvum, inde Capuam, et per
Beneventum descendant nobis obviam Luceria VIII kalendas aprilis._
Queste ultime parole sembrano accordarsi poco colle prime. Ma se è vero
che l'imperadore avea da muoversi nel marzo alla volta di Ravenna, per
andare a Pescara nel ducato beneventano, convien supporre emanato
quell'editto prima del marzo di quest'anno, giacchè è fuor di dubbio che
nel giugno dell'anno presente egli era già pervenuto coll'armata a Monte
Casino. E se fosse così, in vece di _indictione quinta decima_, si
avrebbe a scrivere _quarta decima_. Ma ritenendo l'_Indictione XV_,
l'intimazione apparterrà all'anno seguente, e si dovrà credere, che
accortosi Lodovico nell'anno presente che non bastavano le ordinarie sue
forze a schiantare quella mala razza, intimasse nel seguente
l'insurrezione dell'Italia tutta per ultimare sì importante affare. Ho
detto rigoroso quell'editto, perchè chiunque possedeva tanti mobili da
poter pagare la pena pecuniaria d'un omicidio, era tenuto ad andare
all'armata. I poveri, purchè avessero dieci soldi d'oro di valsente,
doveano far le guardie alle lor patrie e ai lidi del mare. Chi meno di
dieci soldi, era esentato. Se uno avea molti figliuoli, a riserva del
più utile che potea restar col padre, gli altri tutti aveano a marciare.
Due fratelli indivisi, amendue andavano. Se tre, il più utile si
lasciava a casa. I conti e gastaldi non potevano esentare alcuno,
eccettochè uno per lor servigio, e due per le lor mogli. Se più ne
avessero esentati, la pena era di perdere le lor dignità. E se gli
abbati e le badesse non avessero inviati all'armata tutti i lor
vassalli, restavano privi della lor dignità, e que' vassalli perdevano
il feudo e gli allodiali. Tralascio il resto. Son quivi destinati i
conti e ministri per l'esecuzione di quest'ordine. Fra gli altri _in
ministerio Witonis Rimmo et Johannes episcopus de Forcona_. Questo
governo di Guido altro non può essere che _Spoleti_. _In ministerio
Verengari Hiselmundus episcopus. Il governo di Berengario_ non dovrebbe
essere stato il Friuli, perciocchè vivea tuttavia _Eberardo_ suo padre
duca di quella contrada. Abbiamo da Andrea prete[1178], scrittore
italiano di questo secolo, che ad esso Eberardo duca o marchese del
Friuli, di cui parleremo all'anno seguente, succedette _Unroco_ suo
figliuolo. Dopo la morte d'_Unroco_ quivi comandò _Berengario_,
anch'esso figliuolo d'Eberardo, che poi giunse ad essere re d'Italia, ed
anche imperadore. Pare almeno che dalle parole suddette si possa
ricavare che Berengario signoreggiasse in qualche marca. Di questo
editto fa menzione anche Leone Ostiense[1179].
Ora l'imperador Lodovico con una formidabil armata, conducendo anche
seco l'Augusta sua moglie _Angilberga_, per Sora entrò nel ducato di
Benevento, e correndo il mese di giugno, arrivò al monistero di Monte
Casino, dove fu magnificamente ricevuto dall'abbate Bertario, al quale
confermò i privilegii di quel sacro luogo[1180]. Colà fu a trovarlo
_Landolfo vescovo_ e signore di Capoa, che gli presentò le truppe del
suo paese, ma col giuoco altravolta fatto, cioè con farle disertar tutte
a poco a poco. Restò egli solo presso di Lodovico, quasichè niuna parte
avesse nella fuga de' suoi. Ma l'imperadore sdegnato, ed assai
conoscente che avea che fare con gente doppia, pensò ch'era meglio
d'assicurarsi dei dubbiosi amici, prima di procedere contra de' patenti
nemici. Però, senza badare alle scuse e ai lamenti del malvagio vescovo,
passò ad assediar Capoa. Vi stette sotto ben tre mesi; soggiorno che
costò ai Capuani la distruzione di tutti i loro contorni. E perciocchè
non volle mai l'imperadore riceverli a patti, finalmente s'arrenderono a
_Lamberto conte_, cioè al duca di Spoleti, uno dei generali
dell'imperadore, che li trattò alla peggio da lì innanzi. Da ciò si
conosce che _Guido_ duca di Spoleti era morto, con succedergli
_Lamberto_ suo figliuolo, come apparirà all'anno seguente. Per attestato
dell'Anonimo salernitano[1181], _Guaiferio_ principe di Salerno venne
fino a Sarno ad incontrare l'Augusto Lodovico, il quale tosto gli fece
istanza d'aver nelle mani il deposto principe _Ademario_ da lui amato.
Gli rispose Guaiferio: _Che volete farne, signore, s'egli è già privo di
luce?_ E tosto segretamente inviò ordine a Salerno che gli cavassero gli
occhi. Portossi dipoi l'imperadore a Salerno, e vi fu ricevuto come
sovrano: e di là passò ad Amalfi e a Pozzuolo, dove prese quei bagni, e
sul finire dell'anno arrivò a Benevento, dove _Adelgiso_ principe gli
fece un suntuoso accoglimento. Nella Cronica di Volturno v'ha un diploma
di questo imperadore, dato _III idus junii anno, Christo propitio, XVII
imperii Domini Hludovici piissimi Augusti, indictione XIV, et postquam
cepit Capuam anno primo_. L'indizione XIV mostra l'anno presente. Ma nel
giugno dell'anno presente Capua non era peranche stata presa da lui, nè
correa l'anno XVII dell'imperio, dedotto dalla coronazione romana. Però
può credersi che in vece dell'_indictione XIV_, s'abbia quivi a scrivere
_indictione XV_, cioè nell'anno susseguente. Nel presente, se pur
sussistono le conghietture del padre Mabillone[1182], lo stesso Augusto,
desideroso di lasciare un'insigne memoria della sua pietà, ordinò che si
fabbricasse da' fondamenti l'insigne basilica e monistero di Casauria
nell'Abruzzo, in un'isola del fiume Pescara, oggidì nella diocesi di
Chieti. Aveva egli molto prima adocchiato quel sito, posto allora nel
ducato di Spoleti, siccome proprio per abitazione di monaci, cercanti in
que' tempi più le solitudini che gli strepiti delle città; e dopo aver
fatto acquisto di assai beni destinati al sostentamento de' servi di
Dio, essendo capitato colà in occasion della sua spedizion verso
Benevento, fece dar principio alla fabbrica di quel monistero. Lo crede
esso padre Mabillone appellato _Casa aurea_ o per la suntuosità e
ricchezza degli edifizii, o pure per la copia ed ampiezza de' suoi beni.
Ma forse anche prima del monistero e della basilica si nominava
_Casauria_ quel luogo. Da un documento da me dato alla luce[1183],
spettante all'anno 871, si vede un acquisto di beni fatto da esso
imperador Lodovico _in loco, qui dicitur Casauria, pago pinnensi_. In un
altro dell'anno seguente è nominata _Ecclesia Trinitatis, quae sita est
in insula prope Piscariae fluvium, quae dicitur Casauria, monasterium
aedificatum esse debet_. In un altro è menzionata insula, _quae vocatur
Casaurea_. Però sembra che l'isola ossia il luogo desse il nome a quel
monistero, e non giù che lo ricevesse. Tengo inoltre che solamente
nell'anno 871 si fondasse quel monistero, siccome vedremo. Oggidì è esso
ridotto in somma desolazione; ed è da stupire come le belle porte di
bronzo della basilica tuttavia sussistenti abbiano potuto durar tanto
contro la forza dei prepotenti, de' soldati e de' ladri.