NOTE:

[1162] Annales Francor. Bertiniani. Annales Franc. Metenses.

[1163] Anastas., in Vit. Nicolai I.

[1164] Eutrop. Langobardus, de Imp. Rom.

[1165] Erchempertus, Hist., cap. 37.

[1166] Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCCLXV. Indizione XIII.

NICCOLÒ papa 8.

LODOVICO II imp. 17, 16 e 11.

Probabilmente succedette in questo anno ciò che abbiamo da

Erchemperto[1167], le cui parole furono copiate dall'autore della

Cronica del monistero di Volturno e da Leone Ostiense. Maielpoto

gastaldo, cioè governatore di Telese, e Guandelperto gastaldo di Boiano

nel ducato di Benevento, tali e tante preghiere adoperarono, che

indussero _Lamberto duca_ di Spoleti, e _Garardo_ ossia _Gherardo_ conte

di Marsi, a voler colle loro armi dare addosso ai Saraceni. Tutti dunque

insieme assaltarono que' Barbari, nel mentre che dal territorio di Capua

e Napoli se ne tornavano a Bari, carichi tutti di bottino. Ma il feroce

loro sultano con tal bravura li ricevette, che li mise tosto in

iscompiglio e in fuga, con restare assaissimi cristiani morti sul campo,

e molti altri condotti via prigioni, ai quali parimente fu di poi

crudelmente levata la vita. Perirono in quella giornata, valorosamente

combattendo, i due gastaldi suddetti col conte Gherardo. Tali parole

sembrano indicare che a _Guido_ duca di Spoleti fosse succeduto

_Lamberto_. Presero da lì innanzi i Saraceni maggior baldanza e rabbia,

onde a man salva faceano scorrerie per tutto il ducato di Benevento, con

distruggere dovunque giugnevano; e, a riserva delle principali città,

luogo appena vi restò che non andasse a sacco. Toccò spezialmente questa

disavventura a Telese, Alife, Supino, Boiano, Isernia e al castello di

Venafro, che furono interamente disfatti. Arrivarono le loro masnade

anche al suddetto monistero di san Vincenzo di Volturno[1168] che era

dei più ricchi d'Italia, e tutto lo spogliarono con dissotterrare ed

asportare il suo tesoro. Convenne anche pagar loro tre mila scudi d'oro,

perchè perdonassero alle fabbriche, nè vi attaccassero il fuoco. Però

giusto sospetto nasce che Leone Ostiense[1169] senza fondamento

scrivesse, essere stato in tal congiuntura incendiato quell'insigne

monistero. Noi vedremo che molto più tardi gli succedette questa

disgrazia. Per altro sappiamo da lui che que' monaci si rifugiarono e

salvarono nel castello fabbricato da essi in vicinanza del monistero.

Era in questi tempi abbate di monte Casino Bertario, uomo letterato, che

compose molti trattati e sermoni, siccome ancora alcuni libri di

grammatica e medicina, ed assaissimi versi scritti all'imperadrice

_Angilberga_ e agli amici suoi. Questi pensando ai pericoli in cui per

l'addietro si era trovato il suo monistero per cagione de' Saraceni,

nemici del nome cristiano e troppo amici delle sostanze dei cristiani,

avea prima d'ora fatto cingere di forti mura e torri quel sacro luogo,

ed in oltre cominciata alle radici del monte una città, che oggidì si

appella San Germano. Giovò al monistero in tal congiuntura quella

fortificazione, ma giovogli anche più il senno d'esso abbate; perchè

appena ebbe sentore dell'avvicinamento di quei crudi infedeli, pervenuti

sino a Teano, che mandò a trattar con loro di composizione. Tre mila

scudi d'oro pagò anch'egli, e coloro contenti se n'andarono. Intanto

_Landolfo vescovo_ e signore di Capua[1170], dopo aver cacciato dalla

città i suoi nipoti, figliuoli di _Landone_ già conte, che si

fortificarono in alcune castella, tutto dì andava ordendo nuove cabale,

ingannando ora _Guaiferio principe_ di Salerno, a cui Capua avrebbe

dovuto ubbidire, ed ora _Adelgiso_ principe di Benevento. Tirò poscia in

Capua i suddetti suoi nipoti, affinchè facessero guerra agli altri suoi

nipoti, figliuoli di _Pandone_. Seguì finalmente pace fra essi cugini, e

tutti entrarono in Capua. Ma non mancò all'astuto prelato maniera di

dividerli ed ingannarli, con sostenere a forza di queste arti la sua

signoria anche nel temporale. Intanto spedì papa Niccolò in Lorena e

Francia _Arsenio vescovo_ d'Orta suo legato, che astrinse il re

_Lottario_ a richiamare e a ricevere in sua corte la _regina Teotberga_.

Avea anch'esso vescovo indotta l'imperadrice _Gualdrada_ a venire in

Italia per presentarsi al sommo pontefice; e la medesima promessa avea

riportato da _Engeltruda_, figliuola del _conte Matfrido_ e moglie di

_Bosone_ conte, scomunicata dal papa, perchè fuggita dal marito viveva

in un totale libertinaggio. Ma dietro alla strada si trovò da ambedue

deluso. Gualdrada giunta sino a Pavia[1171], non passò oltre, richiamata

dall'adultero re, che di nuovo cominciò a maltrattare la regina

Teotberga; Engeltruda anch'ella se ne ritornò ai suoi stravizzi in

Francia. Non dormiva intanto la imperadrice _Engilberga_, attendendo ad

impetrar continuamente dei doni dall'Augusto suo consorte. Da un

documento, che io diedi alla luce[1172], apparisce che nell'anno

presente, o pure nell'antecedente, _Gualberto vescovo_ di Modena, messo

dell'imperador Lodovico, la mise in possesso _della corte_ di

_Wardestalla_, oggidì _Guastalla_, città che poi passò sotto la signoria

del monistero di San Sisto di Piacenza, fondato e dotato dalla medesima

Augusta.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 207 / 339 题