[1153] Annal. Francor. Bertiniani.
[1154] Bullar. Casinens., tom. 2, Constitut. XXXIX.
[1155] Erchempert., Hist., cap. 29.
Anno di CRISTO DCCCLXIII. Indiz. XI.
NICCOLÒ papa 6.
LODOVICO II imp. 15, 14 e 9.
Fin qui poca sanità avea goduto _Carlo re della Provenza_, fratello
dell'imperador Lodovico; e giacchè non avea figliuoli, tanto il re
_Carlo Calvo_ suo zio, quanto _Lottario re_ della Lorena s'erano
precedentemente maneggiati per succedergli, caso che venisse a
morire[1156]. Arrivò appunto il fine di sua vita nell'anno presente.
_Lodovico imperadore_, che stava cogli occhi aperti, volò in Provenza, e
tirò dalla sua molti dei principali del paese. Ma eccoti sopraggiugnere
anche Lottario re della Lorena, comune loro fratello, pretendente al
pari di Lodovico a quella eredità. Si conchiuse che amendue se ne
tornassero alle lor case, per tener poscia un amichevol placito, in cui
si decidesse della lor controversia. E tal risoluzione fu eseguita.
Succedette poi fra loro una concordia, per cui la maggior parte della
Provenza toccò all'imperador Lodovico. Impiegò in questo anno i suoi
paterni uffizii _papa Niccolò_ presso del re Carlo Calvo, acciocchè
perdonasse a _Baldoino conte_, che gli avea rapita la figliuola
Giuditta, ed ottenne quanto desiderava. Gli perdonò il re, e credono
alcuni che a titolo di dote gli assegnasse il paese oggidì appellato
Fiandra; e certamente da questo Baldoino discesero gli antichi rinomati
conti di quelle contrade. Avvertito dipoi esso pontefice[1157], come un
concilio tenuto a Metz nel regno della Lorena, que' vescovi venduti alla
corte iniquamente erano proceduti nella causa della regina _Teotberga_,
ed aveano palliato l'illegittimo matrimonio del re Lottario con
Gualdrada, in un concilio romano cassò e riprovò il celebrato a Metz,
scomunicò e depose i due suddetti arcivescovi di Colonia e di Treveri,
che erano stati spediti dal concilio e dal re Lottario con isperanza di
sorprendere colle lor relazioni il saggio ed avveduto pontefice; e
cominciò a processare i legati apostolici _Rodoaldo_ e _Giovanni_,
subornati in quella congiuntura coll'oro. Se vogliam credere a
Reginone[1158], agli Annali di Metz[1159] all'Annalista sassone[1160],
che hanno le stesse parole, si trovava in questi tempi l'imperador
_Lodovico_ nel ducato di Benevento, probabilmente ito colà per le
preghiere de' popoli, troppo spesso divorati dai masnadieri saraceni. A
lui ricorsero i due deposti e scomunicati arcivescovi, cioè _Guntario_ e
_Teotgaudo_; e gran rumore fecero, perchè venuti a Roma con
salvocondotto di lui, erano stati sì maltrattati dal papa, con disonore
del re Lottario, della regal famiglia, e di altri metropolitani, senza
il consenso dei quali non si dovea procedere a sì fiera sentenza. In
somma fecero quanto fu in loro potere per accendere un fuoco, di cui
vedremo gli effetti nell'anno seguente. Ma perchè gli Annali suddetti
han fallato in qualche punto di tale affare, e massimamente nel riferire
sotto l'anno 865 quello che avvenne nel presente, perciò non si può con
tutta certezza asserire che in questi tempi l'Augusto Lodovico dimorasse
nel ducato di Benevento. Abbiamo nulladimeno nelle giunte da me
pubblicate[1161] alla Cronica del monistero casauriense uno strumento
d'acquisto di varii beni fatto da esso Augusto nell'anno presente nel dì
19 di dicembre _in villa Rufano intus caminata, quam ipse Augustus ad
cortem ipsam paraverat_. Tal villa probabilmente era in quelle parti.