NOTE:

[1148] Anastas., in Vit. Nicolai I.

[1149] Agnell., Vit. Episc. Ravenn., P. I, tom. 2 Rer. Italic.

[1150] Erchempertus, Hist., cap. 26.

[1151] Anonymus Salernitan., Paralipom., P. II, tom. 2 Rer. Italic.

[1152] Bull. Casin., tom. 2, Const. XXXVII et XXXVIII.

Anno di CRISTO DCCCLXII. Indizione X.

NICCOLÒ papa 5.

LODOVICO II imp. 14, 13 e 8.

Era in questi tempi tutta sconvolta la Francia e la Germania, parte per

le interne discordie, parte per le continue scorrerie e crudeltà dei

Normanni. _Lodovico_ figliuolo del re _Carlo Calvo_ si rivoltò contra

del padre. Altrettanto fece in Germania _Carlomanno_ contra del re

_Lodovico_ suo padre. Nella porzione della Pannonia suggetta ad esso re

Lodovico, per attestato degli Annali bertiniani[1153], si cominciò a

provar la fierezza di una nazione dianzi incognita (_Ungri_ erano

costoro appellati), che saccheggiò il paese. Di razza tartarica erano

questi Barbari, e pur troppo ne avremo a favellare andando innanzi,

perchè li vedremo portar la desolazione anche alle contrade d'Italia. Ma

gli autori parlano moltissimi anni dopo di così barbara gente, talchè si

può quasi mettere in dubbio l'asserzione d'essi Annali. Avvenne ancora

che _Baldoino_, il quale era o fu dipoi conte di Fiandra, sedusse

_Giuditta_ figliuola del re Carlo Calvo, e nascostamente condottala via,

la prese per moglie con gran risentimento del di lei padre. _Carlo re_

d'Aquitania, altro figliuolo d'esso Calvo, anche egli fu in discordia

col padre, per aver presa moglie senza saputa e licenza di lui. E

_Lottario_ re di Lorena, cedendo agli assalti della sfrenata sua

concupiscenza, in quest'anno ripudiò con grave scandalo del

Cristianesimo la legittima sua moglie _Teotberga regina_, e

pubblicamente sposò la concubina Gualdrada, con aver guadagnata a questa

risoluzione sacrilega l'approvazione di _Guntario arcivescovo_ di

Colonia, e di _Teotgaudo_ arcivescovo di Treveri, e d'altri vescovi,

tutti cortigiani ed estimatori più della grazia del principe che di

quella di Dio. Ma in quasi tutta l'Italia si godeva allora buona pace,

se non che era gravemente affannata la sacra corte di Roma per gli

disordini delle chiese orientali, cagionati dall'intrusione di _Fozio_

nella cattedra di Costantinopoli, e per la suddetta scandalosa

risoluzione del re Lottario. L'infaticabil papa Niccolò avea spedito

alla corte imperiale d'Oriente _Rodoaldo vescovo_ di Porto e _Zacheria

vescovo_ d'Anagni, per sostener gli affari di _santo Ignazio patriarca_

ingiustamente deposto e carcerato. Restò tradito da essi, perchè ebbe

più forza in loro l'avidità dei regali, che la religione e la giustizia.

Tornarono in Italia questi due legati pontificii, e il papa non avendo

per anche scoperta la lor fellonia, si servì del medesimo Rodoaldo per

inviarlo in Francia insieme con _Giovanni vescovo_ di Ficocle (oggidì

Cervia), affine di esaminar la causa del re Lottario e di Teotberga, e

dei vescovi prevaricatori. Quivi ancora si lasciò vincere Rodoaldo dai

copiosi doni a lui fatti, e tradì le rette intenzioni e speranze del

papa. Mancò di vita _Gisla_ sorella dell'imperador Lodovico, badessa nel

monistero nuovo, cioè di santa Giulia di Brescia. Vedesi nel bollario

casinense[1154] un diploma d'esso Augusto, con cui concede a

quell'insigne monistero alcuni beni, affinchè si faccia ogni anno in

avvenire l'anniversario della sua deposizione, e ne goda il refettorio

delle monache. Ma forse invece di _quinto kalendas junias_, in cui si

dice passata a miglior vita quella principessa, quivi si ha da leggere

_quinto kalendas januarias_, cioè nel dì 28 di decembre dell'anno

precedente, perchè il diploma è dato _Brixia civitate pridie idus

januarii_ o _januarias_ dell'anno presente; e Lodovico asserisce seguita

la di lei morte _nobis astantibus_. Per relazione di Erchemperto[1155],

in questi ultimi tempi l'iniquissimo e scelleratissimo _Seodan_, o

_Saugdam_ (siccome ho già osservato questo nome vuol dire _soldano_), re

o sia principe dei Saraceni, signoreggiante in Bari, uscendo di tanto in

tanto colle sue squadre, andava mettendo a sacco tutte le contrade dei

ducati di Benevento e Salerno, di modo che gran parte di quel paese

restava disabitato. Per metter freno alla crudeltà di costoro, più volte

fu invitato, e andò l'esercito franzese; ma o sia che non potessero, o

che non volessero venire essi Franzesi alle mani con quella canaglia,

dopo aver fatta una inutil comparsa, se ne tornavano alle lor case senza

profitto alcun del paese. Però _Adelgiso principe_ di Benevento

s'appigliò al partito di comperar la pace da essi Barbari, con

promettere loro una pensione annua, e dar loro ostaggi per sicurezza del

pagamento.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 204 / 339 题