[1136] Annal. Francor. Fuldenses.
[1137] Annales. Francor. Bertiniani.
[1138] Erchempertus, His., cap. 25.
[1139] Rena, Serie de' Duchi di Toscana.
Anno di CRISTO DCCCLX. Indizione VIII.
NICCOLÒ papa 5.
LODOVICO II imp. 12, 11 e 6.
Da un bel placito ch'io diedi alla luce[1140], tratto dalle memorie del
monistero casauriense, vegniamo in conoscenza che l'imperador Lodovico
per la _Romania_ (oggidì Romagna) era venuto nel ducato di Spoleti _pro
justitiarum commoditate, et malignorum astutia deprimenda_: al che egli
giornalmente faceva attendere i suoi ministri. Giunto poi _intra fines
Haesinos, et Camertulos_, cioè fra _Jesi_ e _Camerino_, quivi ordinò che
alzassero tribunale _Vibodo_ vescovo di Parma (il quale troppo tardi
vien supposto dall'Ughelli[1141] succeduto nella cattedra parmigiana a
_Rodoaldo_, cioè a chi non fu mai vescovo di Parma) e _Adalberto
contestabile_ e _Vepoldo conte del palazzo_ ed _Eccideo coppier
maggiore_, con altri. Venne citato alla lor presenza _Ildeberto conte,
ad oppressiones, quas fecerat, emandandas_. Aveva un certo Adalberto
ceduto all'imperadore tutti i suoi beni posti _in finibus Italiae,
Tusciae, Spoleti et Romaniae_; ma con riceverli poi di nuovo da lui a
livello, sua vita natural durante. Quindi gli avea o donati o conceduti
al suddetto _Ildeberto conte_, senza permission dell'imperadore; e però
fu giudicato che quei beni tornassero in potere e dominio d'esso
Augusto. Forse fu questo Ildeberto conte di Marsi. Tuttavia ho io
sospettato altrove che egli possa essere stato duca di _Camerino_,
perchè conti erano spesse volte appellati anche i duchi e marchesi. Un
suo placito tenuto in Marsi[1142] nell'anno 850, si dice scritto _anno
comitatus ejus VII_. E potrebbe essere che conte o duca ei fosse in
compagnia di _Guido_, da noi veduto di sopra; perciocchè quel ducato
soleva essere governato da due duchi, non so se in solido, oppure
dall'uno di qua dall'Apennino e dall'altro di là, veggendosi da qui
avanti due ducati di _Spoleti_ e di _Camerino_. Ma non ci somministra la
storia bastanti lumi per ben decidere questo punto. Sotto quest'anno
s'ha dagli Annali di s. Bertino[1143] che _l'imperador Lodovico suorum
factione impetitur, et ipse contra eos ac contra Beneventanos rapinis
atque incendiis desaevit_. Noi restiam qui al buio, perchè di questo
fatto niuna spiegazione, anzi neppur memoria ci han lasciato i pochi
scrittori d'Italia, de' quali si son salvate le storie. Forse nel ducato
di Spoleti s'era suscitata qualche ribellione, e a questo fine colà si
portò l'imperador suddetto. Ma del male fatto ai Beneventani in questi
tempi niun'altra testimonianza ci resta che questa. Seguita poi a dire
il suddetto storico bertiniano che i Danesi, cioè i Normanni, che aveano
passato il verno alla foce del Rodano, alla prima stagione vennero per
l'Arno a Pisa, e quella città con altre presero, misero a sacco e
devastarono. Se questo è vero, ben poca cura doveano allora avere gli
Italiani di ritener ben fortificate e guernite di buone mura le loro
città: che non volavano già, come gli uccelli per aria, quei Barbari; e
le mura d'una città bastavano, massimamente in que' tempi, a fermar
l'empito d'ogni più poderoso esercito. Sappiamo ancora dagli Annali di
Fulda[1144] che il verno di quest'anno fu sì fiero che _Mare Jonium
glaciali rigore ita constrictum est, ut mercatores, qui nunquam antea
nisi vecti navigio, tunc in equis quoque et arpentis mercimonia ferentes
Venetiam frequentarent_. Qui si parla della città italica di Venezia, la
cui laguna anche nel rigoroso verno del 1709 talmente aggiacciata si
vide, che su pel ghiaccio dalle carrette e dai cavalli convenne portarvi
le mercatanzie e le provvisioni del vitto.
Aggiungono gli Annali di Metz[1145], che il suddetto imperador Lodovico
in questo anno _plurima bella strenuissime gessit adversus Sclavorum
gentem_. È ben da compiagnere la storia d'Italia, che ci lascia per
tanto tempo digiuni de' fatti ed avvenimenti d'allora, con restarne solo
un qualche barlume presso gli storici oltramontani; se non che Andrea,
prete italiano e scrittore di questo secolo, nella sua storia
breve[1146] attesta anch'egli essere stata, _domni Hludovici imperatoris
anno X, Indictione octava_, cioè nell'anno presente, tanta la neve
caduta, e sì fuor di misura il freddo, che perì gran copia di seminato,
e si seccarono le viti alla pianura, e gelò nelle botti il vino. Dopo di
che, un cerio _Uberto_, dimentico dei tanti benefizii a lui fatti
dall'imperador Lodovico, e dei giuramenti a lui prestati, unitosi coi
Borgognoni, se gli ribellò. Spedì Lodovico contra di lui _Conrado_ colle
sue milizie, e bisognò venire ad un fatto d'armi, in cui restò ucciso il
suddetto Uberto, colla perdita ancora di molti dalla parte
dell'imperadore. Ci fa poi sapere la storia ecclesiastica che cominciò a
bollir forte la controversia della deposizione di _santo Ignazio_
patriarca di Costantinopoli, e dell'intrusione di _Fozio_, per cui il
vigilantissimo ed intrepido papa _Niccolò_ non perdonò a diligenza,
uffizii, preghiere e minacce, affin di medicar quella piaga. Spedì egli
in quest'anno a Costantinopoli i suoi legati, perchè s'informassero ben
di quegli affari. Fece anche istanza all'imperador _Michele_, perchè
restituisse alla Chiesa romana i _patrimonii di Calabria e Sicilia_. Non
men di rumore faceva allora la persecuzion di _Lottario re_ di Lorena
contra della regina _Teotberga_ sua moglie, che nell'anno presente fu
imputata di varii finti delitti; e quantunque ella si difendesse col
giudizio dell'acqua bollente, qual rea fu cacciata dall'impudico marito
in un monistero. Ma ella se ne fuggì di colà, e si ridusse in casa di
Uberto suo fratello nel regno di Carlo Calvo. Ora paventando Lottario
che Carlo non si movesse contra di lui, comperò la lega ed assistenza
del re della Germania _Lodovico_ suo zio, con cedergli tutta l'Alsazia.
In questo anno ancora (se pur fece bene i conti Camillo Pellegrino)
Erchemperto racconta[1147] che _Landone conte_, ossia principe di Capua,
colto da una grave paralisia, fu confinato in un letto. _Sergio_ duca di
Napoli, ciò inteso, senza mettersi pensiero delle convenzioni già
seguite fra lui e i Capuani, assistito da un rinforzo datogli da
_Ademario principe_ di Salerno, mosse guerra al giovane _Landone_, che
in difetto del padre aveva assunto il governo. Nè avendo rispetto alcuno
alla festa di san Michele, celebrata con solennità dai Capuani, anzi da
tutti i Longobardi, nel dì 8 di maggio, siccome tenuto per protettore da
tutta quella nazione; e senza ricordarsi che in quello stesso giorno
anticamente i Beneventani aveano data una gran rotta ai Napoletani,
mandò i suoi due figliuoli, cioè _Gregorio_ maestro de' militi, e
_Cesario_, coll'esercito di Napoli e di Amalfi all'assedio di Capua. Ma
allorchè giunsero al ponte di Teodemondo, il giovanetto Landone coi
Capuani, a guisa di un lione, sì bravamente gli assalì, che
sbaragliolli, e fece prigioni ottocento di essi col suddetto Cesario.