[1134] Anastas. Biblioth. in Vit. Nicolai I.
[1135] Annal. Franc. Fulden. Annal. Franc. Bertiniani.
Anno di CRISTO DCCCLIX. Indizione VII.
NICCOLÒ papa 2.
LODOVICO II imper. 11, 10 e 5.
Erasi ritirato alle sue contrade di Germania il _re Lodovico_, dopo la
sua da tutti biasimata spedizione contra del fratello re _Carlo
Calvo_[1136]; ma durava tuttavia il bollore della contesa e disunion fra
loro. Di lui si parlava dappertutto con grande discredito. Però in
quest'anno giudicò egli spediente d'inviare in Italia _Teotone abbate_
di Fulda, affinchè presentasse all'_imperador Lodovico_ suo nipote e al
sommo pontefice Niccolò un manifesto, in cui si studiava di giustificar
la guerra da lui portata in Francia, adducendo quelle ragioni che non
mancano mai a chi cerca d'ingoiare l'altrui, e spera anche d'abbagliar
con parole il giudizio di chi è spettatore o uditor di tali tragedie. Fu
l'abbate cortesemente accolto non meno dal papa che dall'imperadore
presso i quali s'ingegnò il meglio che potè di purgar dall'infamia il
suo re. Qual risposta contenessero le lettere ch'egli riportò ad esso re
Lodovico, nol dice la storia. Ben si sa che si trattò forte in
quest'anno d'accordo fra quei re, ma nulla si potè conchiudere, perchè
Lodovico pretendeva di sostener nel possesso delle contee e de' beni da
lui donati le persone che s'erano dichiarate in favor suo nel regno di
Carlo; ma Carlo non vi volle mai acconsentire. _Guanilone arcivescovo_
di Sens, che era stato uno dei maggiori traditori del re Carlo in quei
torbidi, fu accusato per questo in un concilio, ma quel furbo uomo seppe
trovar la maniera di rientrare in grazia di lui. Fu di parere Papirio
Massone, seguitato poi dal cardinal Baronio, che da questo _Guanilone_ i
romanzisti franzesi e poscia gl'italiani prendessero il nome di _Gano_,
che vien sempre rappresentato ne' romanzi per un perfido, o per un
traditore. Certamente _Gano_ si trova chiamato anche _Ganelone_ in
alcuni romanzi. Non è da sprezzare una tal coniettura, se non che Gano
nei romanzi vien fatto di schiatta _maganzese_, cioè di _Magonza_, la
quale città sempre è rappresentata per traditrice alla casa reale di
Francia, ed uomo secolare, e non già arcivescovo, e non già a' tempi di
Carlo Calvo, ma bensì a quei di Carlo Magno. L'autore ancora degli
Annali di san Bertino[1137] ci ha conservata la notizia seguente. Cioè
che riuscì all'imperador Lodovico di farsi cedere con un trattato
amichevole da _Carlo re di Provenza_ suo fratello quella porzion di
stati ch'egli godeva di qua dal monte Jura, e che abbracciava le città
di _Geneva_ ossia Ginevra, _Losanna_ e _Seduno_, oggidì Sion, capitale
de' Vallesi, coi loro vescovati, contadi e monisteri. Ritenne Carlo in
suo potere solamente lo spedale del Monte di Giove, e il contado
pipincense, nome forse corrotto, di cui non trovo chi ne parli. Dagli
stessi Annali abbiamo sotto questo anno che _Nicolaus pontifex romanus
de gratia Dei et libero arbitrio, de veritate geminae praedestinationis,
et sanguinis Christi, ut pro credentibus omnibus fusus est, fideliter
confirmat, et catholice decernit_. Non ne fa menzione il cardinal
Baronio, non ne apparisce vestigio fra le lettere di esso papa.
Bollivano allora queste spinose controversie nella Germania e Francia
tra _Gotescalco_, _Ratranno_ monaco di Corbeia, _Giovanni Scotto_,
_Incmaro_ dottissimo arcivescovo di Rems, ed altri. È da dolersi che non
restino tali scritti di questo dotto ed insigne pontefice. Intanto piena
era di calamità la Francia per le incessanti rapine e stragi che vi
commettevano i Normanni. Nè contenti que' barbari corsari di far provare
la lor crudeltà alle città confinanti all'Oceano, passarono anche di qua
dallo Stretto, e salendo su pel Rodano, vi saccheggiarono varie città,
che punto non s'aspettavano una sì fatta visita; e senza volersi
ritirare dal Mediterraneo svernarono dipoi alla sboccatura di quel
fiume. Poco o nulla attendevano allora l'imperadore e i re della
schiatta franzese ad aver forze in mare; ed in Francia e Germania, in
vece di darsi vicendevole aiuto contra di quei cani, ad altro non
pensavano che ad ingrandirsi colle spoglie de' fratelli o nipoti.
Sarebbe da desiderare che fosse più chiaro il testo di Erchemperto[1138]
là dove racconta (sotto il presente anno, secondo i conti di Camillo
Pellegrino, ma forse più tardi), che terminata la nuova città di Capua,
venne ad assediarla _Guido jam dictus cum universis Tuscis_; e diedele
grandi affanni, perchè il popolo non voleva ubbidire, per quanto sembra,
a _Landone conte,_ suo singolare amico, a cagione delle iniquità che
commetteano i due suoi fratelli _Landolfo vescovo e Landonolfo_. Ma in
fine furono costretti a piegare il collo sotto il giogo. Sora ed altre
terre circonvicine, tolte a Landonolfo, in vigore dei patti furono
consegnate a Guido: del che Landonolfo concepì tanta afflizione d'animo,
che da lì a poco mori. Non s'intende bene come passasse questo affare.
Cosimo della Rena[1139] per le suddette parole di Erchemperto venne in
sospetto che Guido in questi tempi duca di Spoleti fosse anche marchese
della Toscana. Ma non merita questa propria locuzione che se ne faccia
caso. Sappiamo che altri scrittori riputarono il ducato di Spoleti,
ossia l'Umbria, parte della Toscana. Ed è poi chiaro che _Adalberto I_
era allora duca e marchese d'essa Toscana, trovandosi egli nelle carte
degli anni antecedenti e de' susseguenti in possesso di quel governo. Vo
io nondimeno dubitando che questo assedio di Capua succedesse in uno
degli anni susseguenti.