NOTE:

[1096] Anast. Biblioth., in Vit. Leonis IV.

[1097] Annales Franc. Bertiniani.

[1098] Antiquit. Italic., Dissert. XXIX, p. 867.

[1099] Erchempertus Hist., cap. 20.

Anno di CRISTO DCCCLIII. Indizione I.

LEONE IV papa 7.

LOTTARIO imp. 34, 31 e 14.

LODOVICO II imperadore 5 e 4.

Dagli Annali di san Bertino[1100] impariamo che in questi tempi insorse

non poco di amarezza fra _Michele imperador_ de' Greci e _Lodovico II

imperador_ d'Occidente, perchè questi avea contratti gli sponsali con

una figliuola del greco Augusto, e si andavano differendo le nozze.

_Graeci contra Ludovicum filium Lotharii regem concitantur propter

filiam imperatoris constantinopolitani ab eo desponsatam, sed ad ejus

nuptias venire differentem._ Ma a questo racconto sembra opporsi una

carta di Lodovico stesso imperadore, da me accennata di sopra all'anno

850. Per attestato di essa, in quell'anno esso Augusto pare che

prendesse per moglie _Angilberga_, che veramente fu imperadrice: come

dunque nell'anno presente si lagnavano i Greci perchè egli non

concludesse le nozze colla lor principessa, con cui già erano seguiti

gli sponsali? Altro non saprei dire, se non che nell'anno 850 seguissero

solamente gli sponsali con Angelberga, e che prima di effettuarne il

matrimonio, venisse in campo il trattato con una figliuola del greco

Augusto. Oppure che tardassero i Greci a sapere il matrimonio seguito di

esso imperador Lodovico, benchè per via di Venezia avessero facile il

commercio coll'Italia; e che saputolo in fine, se ne risentissero verso

questi medesimi tempi. Abbiamo poi dai sopraddetti Annali, che i Romani

veggendosi malmenati dai Mori ossia dai Saraceni, e che _Lottario

Augusto_, dimentico dei doveri di un buon padrone, niuna cura prendeva

della lor difesa, inviarono al medesimo delle doglianze. Ma Lottario

viveva anche dimentico di Dio, dato unicamente alla caccia e ai piaceri.

Dopo la morte dell'_imperadrice Ermengarda_ sua moglie aveva egli preso

al suo servigio due contadinelle, serve ossia schiave sue, una anche

delle quali gli partorì un figliuolo, appellato _Carlomanno_. E intanto

i Normanni già avvezzati a fare ogni anno visita alla Francia, anche nel

presente occuparono e spogliarono la città di Nantes, con uccidere il

vescovo e molti del clero e del popolo. Presero parimente la città di

Tours, e la diedero alle fiamme. Lascio andare il resto della lor

crudeltà. Tenne in quest'anno lo zelantissimo papa _Leone IV_ in Roma,

correndo il mese di dicembre, un concilio[1101] di sessantasette

vescovi, in cui furono pubblicati quarantadue canoni spettanti alla

disciplina ecclesiastica. In esso concilio fu deposto _Anastasio prete

cardinale_ del titolo di san Marcello, diverso da Anastasio

bibliotecario, perchè per cinque anni era stato assente dalla sua

parrocchia contro il divieto dei canoni, e dimorava in Lombardia.

Chiamavansi allora cardinali in Roma quei ch'erano veri e proprii

parrochi di qualche chiesa parrocchiale, o diaconi, cioè veri e proprii

rettori di qualche diaconia, ossia spedale, come ho dimostrato

altrove[1102]. Lo stesso si trova praticato in Ravenna, in Milano, in

Napoli ed in altre città. Ma anche allora in gran riputazione e stima

erano i parrochi e diaconi suddetti, perchè principali ad eleggere il

papa, e massimamente perchè i papi per lo più si eleggevano dal corpo

d'essi parrochi e diaconi.

Il papa con sue lettere il chiamò, e tre vescovi inoltre furono deputati

per invitare il suddetto Anastasio al concilio, con avervi anche

interposta la loro autorità _Lottario_ e _Lodovico imperadori_: il che

fa intendere in che pregio fosse allora la dignità de' parrochi di Roma,

che andò poi sempre più crescendo sino allo splendore, in cui oggi si

mira l'ordine cardinalizio. Essendo anche stato inviato a Roma da

_Etelvolfo_, re dei Sassoni occidentali dell'Inghilterra, _Alfredo_ suo

figliuolo[1103], _papa Leone_ solennemente lo unse in re della sua

nazione, e il prese per suo figliuolo adottivo. Dissi, all'anno

antecedente, che _Siconolfo_ principe di Salerno pria di morire

raccomandò il suo piccolo figliuolo _Sicone_ alla cura di un certo

_Pietro_ suo padrino[1104]. Costui vinto dagli stimoli dell'ambizione,

mettendosi sotto i piedi il giuramento della fedeltà, seppe far tali

istanze e maneggi, che indusse il popolo a riconoscerlo per collega di

Sicone nel principato salernitano, col pretesto che il fanciullo avesse

bisogno pel governo di un compagno. Nè di ciò contento, fece anche

ricevere per suo collega _Ademario_, suo figliuolo, non so ben se

nell'anno presente o nel susseguente. Nella Cronica del monistero di

Volturno, da me pubblicata[1105], nell'aprile dell'anno 858 correva

l'_anno V_ del principato d'esso _Ademario_. Da lì poscia a poco tempo

Pietro, affinchè Ademario restasse solo sul trono, insinuò all'innocente

Sicone, ch'era bene per lui l'andarsi a fermare per qualche tempo nella

corte dell'imperador Lodovico II, a motivo d'imparar la gentilezza e la

politica in quella buona scuola. Ubbidì il nobil garzone, e fu con tutta

benignità accolto da esso Augusto, nella cui corte si fermò poi per

alquanti anni. Par ben questo più verisimile, che il racconto di

Erchemperto, da cui di sopra intendemmo che Lodovico imperadore

concedette il principato di Salerno ad _Ademario forte ed illustre

personaggio, e mandò in esilio il figliuolo di Siconolfo_. Seguita poi a

dire il suddetto Anonimo, che cresciuto in età _Sicone_, l'Augusto

Lodovico il fece cavaliere, e con onore il rimandò al suo principato di

Salerno. Giunto egli a Capua, quivi si fermò, e guadagnossi l'amore di

ognuno, ma spezialmente di _Landone_ conte ossia principe di quella

città, e di _Landolfo_ vescovo di lui fratello, perchè era giovinetto di

bello aspetto, di alta statura e di tal robustezza, che gittava la targa

ossia lo scudo (se pure non è scorretta quella parola) fin sopra

l'anfiteatro di Capua, ch'era allora in piedi, edificio di mirabil

altezza e di non minor bellezza, del quale negli anni addietro

eruditamente fece un trattato il canonico Simmaco Mazocchi. Stavano

coll'occhio aperto _Pietro_ e _Ademario_, osservando gli andamenti del

giovane lor collega Sicone, nè piacendo loro tanta sua intrinsechezza

coi Capuani, spedirono colà gente sperta nelle iniquità, che

segretamente gli diedero da bere, e il mandarono al mondo di là. Da un

placito[1106] tenuto nel territorio di Balva o Valva, città allora del

ducato di Spoleti, confinante a Sulmona, si raccoglie che in questi

tempi era _duca di Spoleti Guido_, del quale già parlammo all'anno 843.

Per ordine dell'imperador Lodovico e di esso Guido, tenuto fu quel

giudizio, e v'intervenne anche _Arnolfo vescovo_ di Balva.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 195 / 339 题