[1054] Pagius, in Critic. Baron.
[1055] Anastas., in Vit. Leonis IV.
[1056] Annal. Franc. Bertiniani. Annales Franc. Metens. Annal. Francor.
Fuldenses.
[1057] Ptolemaeus Lucensis, Hist. Eccl., tom. II Rer. Ital.
[1058] Johann. Diac., in Vit. Episc. Neap., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[1059] Annal. Francor. Metenses. Annal. Francor. Fuldens.
[1060] Baluz., Capitolar., tom. 2.
[1061] Petrus Biblioth., tom. 3. Du-Chesne.
[1062] Antichità Estensi, P. I, cap. 22.
[1063] Fiorent., Memor. di Matilde, lib. 3.
[1064] Leo Ostiensis, lib. I, cap. 28.
[1065] Anastas. Biblioth., in Vit. Leonis IV.
Anno di CRISTO DCCCXLVIII. Indiz. XI.
LEONE IV papa 2.
LOTTARIO imperad. 29, 26 e 9.
LODOVICO II re d'Italia 5.
Bollivano forte in questi tempi fra _Rabano Mauro arcivescovo_ di
Magonza e Gotescalco monaco alcune famose controversie intorno alla
divina predestinazione. Era venuto in Italia Gotescalco pieno di boria,
e per dovunque passava, andava seminando le opinioni sue. Fermossi
costui presso di _Eberardo_ duca, ossia marchese del Friuli, il cui nome
e titolo si comincia circa questi tempi ad udire. Rapporta
l'Ughelli[1066] una lettera scritta da esso Rabano a _Notingo_ vescovo,
non già eletto vescovo di Verona, ma bensì di Brescia, intorno a questo
monaco; e un'altra pure scritta _ad Heberardum ducem_, a cui poscia sul
principio dà il titolo solamente di _conte_, secondo il rito d'allora,
trovandosi i _duchi_ altre volte appellati _marchesi_ ed altre _conti_.
In essa gli dice di essergli stato riferito, _quemdam sciolum nomine
Gotaschalcum apud vos manere, qui dogmatizet_, ec. Che questo _Eberardo_
fosse veramente _duca_ o _marchese del Friuli_, ne fa fede Andrea prete
nella Cronichetta pubblicata dal Menchenio e da me[1067] ristampata.
Fiorì Andrea in questo medesimo secolo, e le sue parole sono tali:
_Multam fatigationem Langobardi et oppressionem a Sclavorum gente
sustinuerunt, usquedum imperator Forojulianorum Eberhardum principem
constituit._ Nè altri è questo Eberardo, ossia Everardo, se non lo
stesso, a cui Frodoardo[1068] dice scritta una lettera da _Hincmaro
arcivescovo_ di Rems, cioè _viro illustrissimo Eberardo ex principibus
Lotharii_. Ho anch'io, a mio credere, bastevolmente provato[1069] che da
lui viene la Raccolta delle leggi longobarda, salica, etc. che si
conserva nell'antichissimo Codice della cattedrale di Modena. In un
diploma dell'anno 855, riferito dal padre de Rubeis[1070], egli è
chiamato da Lodovico II imperadore _Eurardus illustris comes,
dilectusque compater noster_. Parleremo anche più abbasso di questo
medesimo principe, bastando per ora di sapere ch'egli fu marito di
_Gisela_ ossia _Gisla_ figliuola di Lottario Augusto, e fu padre di
Berengario, poscia duca o marchese anch'esso del Friuli, finalmente re
d'Italia ed imperador de' Romani. I soli Annali di san Bertino[1071]
quei sono che sotto il presente anno hanno le seguenti parole:
_Exercitus Hlothari contra Saracenos Beneventum obtinentes dimicans,
victor efficitur._ Non sussiste già che i Saraceni si fossero
impadroniti di _Benevento_. Solamente alcune brigate di essi vi erano
state chiamate in soccorso da Radelgiso principe. Altro non vuol dire
quello scrittore colla parola Beneventum, se non una parte del ducato
beneventano, occupata dai Saraceni; oppure in vece di _obtinentes_, s'ha
da scrivere _obsidentes_. Contra di quei Maomettani l'imperador Lottario
dovette comandare al figliuolo Lodovico re d'Italia di procedere con una
buon'armata, alla quale, secondo i suddetti Annali, riuscì di dar loro
una sconfitta. Sul fine poi di questo anno, soggiugne il medesimo
storico, che _Mauri denuo Beneventum invadunt_. Nella storia del regno
di Napoli è celebre la pace che finalmente fu conchiusa tra i due
competitori nel ducato di Benevento _Radelgiso_ e _Siconolfo_.
Erchemperto[1072] e Leone Ostiense[1073] raccontano che _Landone conte_
di Capua, Adelmario, e _Bassacio abbate_ di Monte Cassino, veggendo
troppo assassinate quelle contrade per la lunga nemicizia di quei due
principi, e per l'insaziabil crudeltà de' Saraceni abitanti in Bari, ed
anche presi al suo servigio da Radelgiso, si portarono a _Lodovico
Augusto_ (che nondimeno fin qui tale non era) figliuolo di Lottario,
supplicandolo di metter fine a tanti malanni. Colà pertanto si portò in
persona lo stesso re Lodovico, e fattisi consegnare per forza tutti i
Saraceni abitanti in Benevento, nella vigilia di Pentecoste condotti
costoro fuori della città, a cadauno fece tagliar la testa. Poscia
interpostosi fra i due principi litiganti, compose le lor differenze,
con dividere il ducato suddetto fra loro nella forma che vien descritta
dall'Anonimo salernitano[1074], e con restare sottoposta a _Siconolfo_
Capua col suo distretto, la quale nondimeno da lì a non molto scosse il
giogo; con che di un solo si vennero a formare tre principati, cioè di
Benevento, di Salerno e di Capua. Il solo Leone Marsicano quegli è che
chiaramente dice accaduta questa divisione nell'anno 851; ed
Erchemperto, col chiamare _Augusto_ in quel tempo il suddetto Lodovico,
sembra concorrere nella medesima opinione. Ma Camillo Pellegrino ebbe
sospetto che ciò seguisse all'anno 850, ed io più di lui vo sospettando
che anche prima possa essere succeduta una sì importante avventura. Sì
Erchemperto che Leone Ostiense molta accuratezza non mostrano nel
racconto di quel fatto dacchè mettono la venuta di _Lodovico II_ a
Benevento dopo la morte dell'_imperador Lottario_ suo padre: il che non
può stare, perchè Lottario mancò di vita solamente nell'anno 855. Però
non è maraviglia se su questo supposto amendue danno il titolo
d'_imperador_ e ad esso _Lodovico II_ in quella occasione.
Ora in quest'anno sembra a me più verisimile che Lodovico II re d'Italia
invitato e venuto a Benevento coll'esercito suo, dividesse quel ducato.
Nella parte che resta dello strumento d'essa divisione, pubblicata dal
suddetto Pellegrino[1075] Radelgiso dice: _Et praesentialiter antequam
domnus Ludogvicus rex cum suo exercitu exeat de ista terra, do in vestra
potestate gastaldatum Montellam_, ec. In quest'anno abbiam veduto che
l'esercito d'esso re Lodovico era nel ducato di Benevento, nè ci resta
memoria che negli anni 850 e 851 esercito alcuno franzese militasse in
quelle parti. Adunque piuttosto in questo, che in quegli anni, seguì
l'accordo fra i principi litiganti del regno di Napoli. Oltre a ciò, qui
_Lodovico_ è appellato solamente _re_: notizia che, siccome dissi
all'anno 843, abbastanza indica non potersi quel fatto riferire all'anno
851, perchè Lodovico sarebbe stato allora appellato _imperatore_. Ma
quel che più fa animo alla mia conghiettura, e forse la rende opinione
certa, si è l'autorità di Giovanni Diacono, che fiorì e scrisse ne'
medesimi tempi. Dopo aver egli narrato il naufragio della flotta
saracenica, di cui s'è parlato nell'anno addietro, seguita a dire[1076]:
_Eodem quoque anno, supplicatione hujus Sergii, principumque
langobardorum, direxit Lotharius imperator filium suum Ludogvicum, bonae
adolescentiae juvenem, propter catervas Saracenorum Apuliae sub rege
commanentes, et omnium fines populantes. Qui adveniens, coelesti
comitatus auxilio, de illis Hismahelitis triumphavit, et sagaciter
ordinata divisione Beneventani et Salernitani principum victor reversus
est_. O sia dunque che nell'anno prossimo passato venisse l'armata
franzese col re Lodovico a Benevento, ma vincesse e trionfasse nel
presente; oppure che _eodem anno_ voglia significare non per anche
spirato un anno dopo il naufragio de' Saraceni: abbastanza intendiamo
che in quest'anno il _re Lodovico_ pose fine alle lunghe contese dei
principi beneventani, e non già nell'anno 850 o pure 851. Era intanto il
popolo romano, ma più il buon _papa Leone_, preso da grave malinconia sì
per la fresca ricordanza del sacco dato dai Mori e Saraceni alla
basilica vaticana, come pel timore d'altri simili insulti in avvenire.
Mosso perciò il Magnanimo pontefice[1077] dal comune lamento, e
maggiormente ancora dal suo zelo, determinò di fabbricare intorno ad
essa basilica e al borgo una città colle sue mura, porte e
fortificazioni per sicurezza della medesima. Era prima di lui stato
formato questo disegno da papa _Leone III_; anzi ne aveva egli anche in
molti luoghi poste le fondamenta; ma sorpreso dalla morte, non potè
continuarne la fabbrica. Ora Leone IV comunicò la presa risoluzione
all'imperadore, e questi non solamente l'approvò e lodò, ma tanto egli
come i re suoi fratelli mandarono a Roma una buona somma di danaro per
dar principio al lavoro. _Quod nutu dei, Francique juvamine regis_, dice
Frodoardo[1078], cioè di Lottario, fu intrapreso. Ordinò il papa che da
tutte le città del ducato romano, da tutti i poderi del pubblico e da
ogni monistero si mandassero, secondo la tassa uomini atti a faticare in
quella operazione. E così nell'anno presente si cominciò la fabbrica
grandiosa di questa nuova città, e nello spazio di quattro anni se ne
vide il compimento. Tanto si adoperò in questo anno _Lodovico_ re di
Baviera, che ottenne da _Lottario_ Augusto a _Giselberto_ il perdono pel
rapimento della figliuola di esso imperadore. Tiene l'Eccardo[1079] che
da questo Giselberto discendesse quel _Giselberto duca_ di Lorena che fu
poi celebre nel secolo X.