NOTE:

[1047] Annales Francor. Bertiniani.

[1048] Annal. Franc. Metens. Fuldens. Bertiniani.

[1049] Leo Marsicanus. Chron. Casinens., lib. 1, cap. 29.

[1050] Campelli, Storia di Spoleti, lib. 16.

[1051] Annal. Franc. Metenses. Annal. Franc. Fuldenses.

[1052] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Italic.

[1053] Maffejus, in Praef. ad Complex. Cassiodor.

Anno di CRISTO DCCCXLVII. Indiz. X.

LEONE IV papa 1.

LOTTARIO imper. 28, 25 e 8.

LODOVICO II re d'Italia 4.

Venne a morte in quest'anno _Sergio II_ romano pontefice nel giorno 27

di gennaio, secondo i conti del padre Pagi[1054], e in luogo suo fu

eletto _Leone IV_ prete, ossia cardinale de' santi quattro Coronati.

Vuole esso padre Pagi che la sede restasse vacante _due mesi e quindici

giorni_, e che il novello pontefice fosse consecrato solamente nel dì XI

d'aprile. Sì lunga vacanza della cattedra apostolica non la so credere

io, perchè non si accorda con quanto ci vien narrato da Anastasio

bibliotecario[1055]. Le parole sue con queste: _Romani quoque novi

electione pontificis congaudentes, coeperunt iterum non mediocriter

contristari, eo quod sine imperiali non audebant auctoritate futurum

consecrare pontificem, periculumque romanae urbis maxime metuebant, ne

iterum, ut olim, aliis ab hostibus fuisset obsessa. Hoc timore et futuro

casu perterriti, eum sine permissu principis praesulem consecraverunt;

fidem quoque illius, sive honorem post Deum per omnia et in omnibus

conservantes._ Cioè si trovarono i Romani in uno non lieve imbroglio in

tal congiuntura. Dall'un canto per non tirarsi addosso l'ira del

principe, cioè dell'imperadore lor sovrano, non osavano senza la

permissione od approvazione di lui di consecrare il papa eletto.

Dall'altro canto erano spronati dalla necessità di veder sul trono un

papa che accudisse ai bisogni importanti della città coll'autorità del

governo, a cagione de' Saraceni che aveano poco dianzi portata la

desolazione ne' contorni di Roma, per paura dell'arrivo di altri simili

corsari africani. Che dunque fecero? Senza aspettare il consenso

dell'imperadore, passarono alla consecrazione del papa, ma con solenne

protesta fatta nel concistoro di non aver intenzione di offendere con

ciò l'onore dell'imperadore, nè di mancare in guisa alcuna alla fedeltà

ed ubbidienza che dopo Dio a lui professavano. Pare che questo saggio

ripiego, preso in tempi sì pericolosi per la città di Roma, li scusasse

abbastanza, e fosse preso in bene da _Lottario Augusto_. Certo non si sa

ch'egli ne facesse risentimento alcuno. Ciò posto, non è già verisimile

che si differisse per due mesi e mezzo la consecrazione di papa _Leone_:

prima perchè si scorge che i Romani si affrettarono a consecrarlo per

l'apprensione in cui erano di nuova invasion de' Saraceni; e

secondariamente perchè in tanto tempo sarebbe venuta l'approvazione del

_re Lodovico_ luogotenente del padre negli affari d'Italia; e quella

ancora, se fosse bisognata, del medesimo Lottario Augusto; giacchè non

sussiste, come pensa il Pagi, che a cagion delle scorrerie dei Normanni

in Francia non fossero sicuri i cammini. Fecero que' corsari gran danno

nella Bretagna minore nell'anno presente[1056]; non minore l'apportarono

alla Aquitania; presero anche nella giurisdizione dell'imperador

Lottario Durostadio e un'isola dell'Olanda. Tutto il resto del regno

oltramontano di Lottario godeva una buona quiete. Però a me par da

preferire l'asserzione di Tolomeo da Lucca[1057], che dopo _quindici

giorni_ di sedia vacante mette l'ordinazion di papa Leone, se pur questa

non seguì anche prima.

Continuavano intanto i Saraceni l'assedio di Gaeta, quando si sollevò

una fiera burrasca in mare che mise in pericolo tutto il loro

naviglio[1058]. Perciò mandarono pregando _Cesario_, figliuolo di

_Sergio duca_ di Napoli, che volesse permettere alle lor navi di

approdare al lido, con promessa di andarsene via subito che si fosse

rasserenato il cielo. Ne spedì Cesario sollecitamente l'avviso al padre,

che gli suggerì di prender buona precauzione contra gl'inganni di

quegl'infedeli. Si eseguì il trattato, e venuto il sereno, levato il

campo, s'imbarcarono e se n'andarono, ma non con Dio. Per viaggio furono

sorpresi da un'orribil tempesta, per cui quella flotta quasi tutta

interamente perì, come attestano ancora Anastasio bibliotecario e Leone

Ostiense. Questa lieta nuova arrivò a Roma in tempo che era eletto, e

non per anche ordinato papa Leone IV. Seguì in Francia, o, per dir

meglio, in Germania a Coblentz[1059] un abboccamento fra l'imperadore

_Lottario_ e _Lodovico_ re di Germania suo fratello. Pare che non

riuscisse a Lodovico di riconciliare con _Carlo Calvo_ Lottario Augusto,

tuttavia sdegnato per l'ingiuria fattagli da Giselberto nel rapimento

della figliuola. Ma se son veramente fatti in quest'anno a Marsne presso

a Mastricht alcuni capitoli di lega e concordia fra i suddetti tre

fratelli _Lottario_, _Lodovico_ e _Carlo_, che furono pubblicati dal

padre Sirmondo e dal Baluzio[1060]; bisogna credere che si rimettesse

fra tutti e tre una buona armonia. In quest'anno poi si comincia a

trovare in Toscana _Adalberto duca_ di quella contrada. Egli è chiamato

negli Annali di Fulda all'anno 878 _Albertus Bonifacii filius_, e da

Pietro bibliotecario[1061] nella storia abbreviata dei Franchi

_Adalberthus Bonifacii filius_. E in un documento dell'anno 884, da me

prodotto nelle Antichità estensi[1062], vien detto _Adelbertus in Dei

nomine comes et marchio, filius bonae memoriae Bonifacii olim comitis_;

di maniera che non si può dubitare ch'egli sia stato figliuolo di

_Bonifazio II_, da noi veduto di sopra conte di Lucca, e verisimilmente

marchese e duca di Toscana. Già si osservò che _Bonifazio II_, per aver

condotta dall'Italia la imperadrice Giuditta all'imperador Lodovico Pio,

era caduto in disgrazia dello imperador Lottario, e perciò si era

ritirato in Francia. O sia ch'egli ricuperasse il governo nella Toscana,

oppure che Lottario ammollitosi esercitasse la sua generosità verso il

figliuolo: certo è che _Adalberto duca_ in questi tempi comandava alla

Toscana, ciò risultando da un placito tenuto in Lucca[1063] nell'_anno

XXV_ di Lottario imperadore, correndo l'_indizione_ X, cioè nell'anno

presente, dove si legge: _Dum Adalbertus illustrissimus dux una cum

Ambrosio venerabili episcopo istius civitatis lucensis, et residentibus

hic civitate Luca, curte dicta ducalis_, ec. In questi tempi ancora

_Radelgiso principe_ di Benevento[1064] trasse in aiuto suo Massar duca

de' Saraceni con alcune masnade di quegl'infedeli. Costui neppure

portava rispetto agli stessi Beneventani; diede il guasto al monistero

di santa Maria in Cinghia; prese il castello di san Vito; forzò alla

resa la città di Telese, e saccheggiò tutti i suoi contorni. Fu creduto

miracolo ch'egli non molestasse il monistero di Monte Cassino,

quantunque vi arrivasse fino alla porte. Si sentì inoltre nell'anno

presente un fiero tremuoto per tutto il ducato di Benevento, che quasi

tutta diroccò la città d'Isernia, e fece altri mali. Roma anch'essa, per

attestato d'Anastasio[1065], provò una brutta danza in tal occasione.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 189 / 339 题