NOTE:

[1030] Annal. Franc. Bertiniani.

[1031] Sigebertus, in Chron.

[1032] Martianus Scotus, in Chron.

[1033] Anast. Biblioth., in Gregor. IV.

[1034] Annal. Franc. Bertiniani.

[1035] Anast., in Vita Sergii II.

[1036] Anecdot. Lat. tom. 2. Append.

[1037] Annales Francor. Bertiniani.

[1038] Erchempertus, Hist. cap. 18.

[1039] Leo Ostiensis, Chron., lib. 1. cap. 26.

[1040] Labbe, Concilior., tom. 7.

[1041] Valesius, in Praefat. ad Panegyric. Berengarii.

Anno di CRISTO DCCCXLV. Indizione VIII.

SERGIO II papa 2.

LOTTARIO imperad. 26, 23 e 6.

LODOVICO II re d'Italia 2.

Si godè in quest'anno assai di quiete in Italia; se non che potrebbe

dubitarsi che tuttavia continuasse, o pure si riaccendesse la guerra tra

Siconolfo e Radelgiso principe di Benevento. Certamente seguitò essa

contra de' Saraceni. A quest'anno lasciò scritto l'Annalista

bertiniano[1042]: _Beneventani cum Saracenis, veteri discordia

recrudescente, denuo dissident_. Forse volle dir quello storico ciò che

abbiam di sopra inteso da altri stessi suoi Annali. Per conto poi de'

paesi oltramontani, _Lottario imperadore_, che avea stabilito il suo

soggiorno in quelle parti, passò il verno in Aquisgrana. Un suo diploma,

dato a dì quindici di maggio[1043] _anno imperii Hlotharii XXVI, et in

Francia VI, Indictione VIII, si vede scritto in palatio regio

Argentorato, cum iremus in Italiam_: cioè si trovava egli in Argentina

con pensiero di venire in Italia. Ma nè in quest'anno, che si sappia, nè

finchè visse egli dipoi, ritornò in Italia: cioè lasciò la cura di

questo regno al figliuolo re _Lodovico_, ed egli attese a conservar e

governare gli stati a lui toccati in parte nella Francia. Forse non si

fidava dei suoi fratelli. E in quest'anno ebbe un particolar motivo che

il fece desistere dal viaggio d'Italia. Se gli ribellò la Provenza, e fu

obbligato ad accorrere colà. _Fulrado conte_ era autore e fomentatore di

quella ribellione. Ma colà giunto colle sue forze l'Augusto Lottario,

non durò gran fatica a ricuperar quella provincia, con arrendersegli

esso Fulrado ed altri sollevati in quelle parti. Ne' suddetti Annali

leggiamo: _Fulradus comes, et ceteri Provinciales a Lothario deficiunt,

ubique potestatem totius Provinciae usurpant. Si legge appresso:

Lotharius Provinciam ingressus, bretoriam_ (forse _brevi totam_) _suae

potestati recuperat_. Negli Annali di Metz[1044] questo Fulrado è

chiamato _dux arelatensis_, e solamente si dice che Lottario _ipsum, et

reliquos comites illarum partium rebellare molientes, in deditionem

accepit, et prout voluit, Provinciam ordinavit_. Diversa fu ben la

fortuna del _re Carlo Calvo_ suo fratello. Mentr'egli nell'anno

precedente assediava Tolosa, ebbe una mala percossa da _Pippino_ suo

nipote re d'Aquitania, di modoche nel presente, per cagione d'altri guai

che sopraggiunsero, fu astretto a venire ad un accomodamento con lui, e

a cedergli l'Aquitania, con ritenere per sè tre sole città, cioè

Poitiers, Saintes ed Angulemme. Gli prestò Pippino il giuramento di

fedeltà, _sicut nepos patruo_, e si obbligò di prestargli aiuto in tutte

le necessità secondo le forze sue. In questo medesimo anno entrati i

corsari normanni per mare nella Senna con cento e venti navi, arrivarono

a Parigi nel sabbato santo, e v'entrarono. Si può credere che quella

gente pagana non attendesse a farvi le sue divozioni. Tutto il popolo

n'era fuggito per la paura. Accorse il re Carlo con quelle soldatesche

che in quel frangente egli potè raunare, fino al monistero di san

Dionisio; ma trovandosi debole in confronto di que' Barbari, bisognò

cacciarli via a forza di danari. Nè qui terminarono le di lui

disavventure. Fece egli parimente in quest'anno un armamento contro di

_Nomenoio_ duca della minor Bretagna, il quale, secondo il solito di

quella gente di nazion diversa dalla franzese, di tanto in tanto si

andava ribellando. In persona marciò contra di quei popoli il re Carlo,

ma non con quelle forze che occorrevano al bisogno. Però in vece di

domarli, riportò da essi vergogna e busse, e gli convenne tornarsene

indietro con tutta fretta nel paese del Maine. Circa questi tempi,

siccome racconta Giovanni Diacono[1045], i Saraceni venivano con grande

armata di navi per prendere l'isola di Ponza. _Sergio_ valoroso duca di

Napoli insieme con quei di Amalfi, Gaeta e Surrento, messa la sua

speranza nel divino aiuto, andò ad incontrarli, e ne riportò un'insigne

vittoria. Gli riuscì ancora di cacciarli dall'isola di Licosa. Adirati

per questo quegl'infedeli, fatti dei gran preparamenti in Palermo,

tornarono poi con una formidabile flotta, e s'impadronirono del castello

di Miseno, da dove cominciarono ad infestare i litorali cristiani. Un

placito tenuto in quest'anno per ordine del re Lodovico II, figlio

dell'Augusto Lottario, da Garibaldo giudice palatino[1046] nella _corte

ducale di Trento_, ci fa vedere in quelle parti _Liutifredo duca_, senza

ch'io sappia dire se questo titolo di _duca_ a lui provenisse dalla

Carintia, a cui fosse unita la marca di Trento, o pure dal medesimo

Trento.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 187 / 339 题