[1018] Annales Franc. Metenses.
[1019] Annales Franc. Bertiniani.
[1020] Erchempertus, Hist. cap. 17.
[1021] Leo Marsicanus, Chron. Cassin. lib. 1, cap. 25.
[1022] Anonymus Salern. Paralipom. c. 67. P. II. tom. 1 Rerum
Italicarum.
[1023] Mabill., Itinerar. Italicar.
[1024] Johann. Diacon., P. II tom. 1 Rerum Italicarum.
[1025] Vit. S. Athan. Episc. Neapol., P. II, tom. 2 Rer. Italic.
[1026] Camill. Peregr., Hist. Langobard.
[1027] Astezat., de nova Epocha Ludovic. II Imperat.
[1028] Pagius, in Crit. ad Annales Bar.
[1029] Anastas. Biblioth., in Vit. Sergii II.
Anno di CRISTO DCCCXLIV. Indizione VII.
SERGIO II papa 1.
LOTTARIO imperad. 25, 22 e 5.
LODOVICO II re d'Italia 1.
Secondo gli Annali bertiniani[1030], Sigeberto[1031], Mariano
Scoto[1032] ed altri antichi storici, diede fine a' suoi giorni
nell'anno presente _Gregorio IV_ papa. Ciò avvenne, per quanto han
creduto il Sigonio, il Panvinio e il padre Pagi, nel dì 25 di gennaio.
Anastasio[1033], o qualunque sia l'autore della sua vita, ci dà
ragguaglio delle fabbriche da lui fatte, e dei copiosi donativi ch'egli
offerì a Dio in varie chiese. Ma è ben da dolersi che per lo più gli
antichi scrittori delle vite de' papi, raccolte da Anastasio, altro non
ci sappiano contare, se non i risarcimenti, o regali da lor fatti ai
sacri templi. Le azioni loro, che ben più lo meritavano, quelle erano
che s'aveano da tramandare ai posteri, e che noi ora desideriamo, ma
indarno. Così le poche croniche antiche de' riguardevoli monisteri
d'Italia si riducono ad una gran fila d'acquisti, di livelli, o di liti
per beni temporali, lasciando quel che più importava, cioè la virtù e le
geste lodevoli degli abbati e de' monaci d'allora, se pur di queste vi
era abbondanza. Nella cattedra di s. Pietro ebbe Gregorio IV per
successore _Sergio II_, che fu consecrato nel dì 10 di febbraio. Ma
perchè contro i patti seguì questa consecrazione, cioè senza l'imperial
beneplacito (al che non sapevano accomodarsi i Romani), Lottario Augusto
ne fece del risentimento, ed inviò a Roma il suo primogenito Lodovico
coll'armata. Gli Annali bertiniani, dopo aver narrata l'elezione di papa
Sergio, seguitano a dire[1034]: _Quo in sede apostolica ordinato,
Lotharius filium suum Hludowicum Romam cum Drogone Mediomatricorum
episcopo dirigit, acturos, ne deinceps, decedente apostolico, quisquam
illic praeter sui jussionem, missorumque suorum praesentiam, ordinetur
antistes. Qui Romam venientes, honorifice suscepti sunt._ È vero che
furono onorevolmente ricevuti; ma Anastasio[1035] vi aggiugne altre
particolarità taciute dagli Annali. Cioè, che arrivato l'esercito
imperiale alla prima città degli stati ponteficii, cominciò a far
provare lo sdegno dell'imperadore a quegli innocenti popoli, con
uccidere moltissime persone, talmentechè, spaventata la gente, chi qua e
chi là correva a nascondersi. Un sì bestial trattamento seguitò per
tutto il loro viaggio fino al ponte della Cappella, dove fattosi un nero
temporale, vi perirono coti dai fulmini alcuni de' familiari di _Drogone
vescovo_ di Metz. Ne restarono bensì atterriti i Franzesi, ma non perciò
deposero la loro ferocia, e con quel mal animo pervennero nelle
vicinanze di Roma. Quasi nove miglia fuori della città _papa Sergio_
mandò incontro tutti i giudici a Lodovico, il quale verisimilmente era
già stato prima dichiarato re d'Italia da Lottario Augusto suo padre; e
questi colle bandiere e con acclamazioni l'accolsero. Essendo poi presso
alla città quasi un miglio, gli fecero un bell'incontro le scuole della
milizia, cantando le lodi, e parimente vennero ad incontrarlo tutte le
insegne del popolo (_sicut mos est imperatorem aut regem suscipere_)
alla vista delle quali si rallegrò il re Lodovico. Stava ad aspettarlo
il buon papa nell'atrio della basilica vaticana con tutto il clero e
popolo romano, ed arrivato Lodovico, si abbracciarono _et tenuit idem
Ludovicus rex dexteram antedicti pontificis_. Arrivarono in quella
maniera alle porte della basilica, che tutte il pontefice avea fatto
serrare, ed allora il pontefice interrogò il giovane re, s'egli veniva
con mente pura e con sincera volontà, e per salute del pubblico e della
città e di quella chiesa: perchè, se così era, esso papa comanderebbe
che s'aprissero le porte: altrimenti non aspettasse da lui ordine alcuno
di aprirle. Rispose il re d'essere venuto con buona intenzione, e senza
pensiero di alcuna malignità. Allora fece il pontefice spalancar le
porte, ed entrarono amendue col clero e con tutti i vescovi, abbati,
giudici, ed altri Francesi venuti col re; giunti alla tomba di s.
Pietro, prostrati venerarono il suo corpo; e dopo avere il papa recitata
l'orazione, tutti usciti della chiesa, andarono a riposar ne' palagi
preparati entro la città. Restò fuori di Roma l'esercito franzese, che
nei giorni appresso recò non pochi danni ai borghi, e forse perchè non
era preparato il foraggio, segò tutti i prati e i seminati. Corse poi
voce che volevano entrare in Roma, e quivi prendere alloggio, onde il
papa fece ben chiudere e fortificare le porte della città. Poscia nel dì
15 di giugno, giorno di domenica, raunati nella basilica vaticana tutti
gli archivescovi, vescovi e baroni venuti col re, insieme con tutta la
nobiltà romana, papa Sergio colle sue mani unse coll'olio santo esso
Lodovico figliuolo dell'imperador Lottario, gli mise in capo una
preziosissima corona, e la spada regale al fianco, con proclamarlo _re
de' Longobardi_, ossia _d'Italia_. Celebrata poi messa solenne, tutti
con gran festa se ne tornarono in Roma.
E di qui possiamo intendere che non per anche era introdotto l'uso della
_corona ferrea_, nè la coronazione del regno d'Italia in Milano, Monza e
Pavia, siccome giovane provai in un'operetta intorno a questo
argomento[1036]. Ebbe principio da questo giorno l'epoca del regno
d'Italia di esso _Lodovico II re_. Seguì poi ne' giorni seguenti un
lungo contrasto fra il papa e il vescovo di Metz Drogone, assistito,
come dice Anastasio, da _Gregorio_ (si dee scrivere _Giorgio)_
arcivescovo di Ravenna, da _Angilberto_ arcivescovo di Milano, e da una
frotta di altri vescovi e conti del regno d'Italia, senza che se ne dica
il suggetto. Solamente narra Anastasio che tal dibattimento fu _contra
hanc universalem, et caput ecclesiarum Dei_. Ma il pontefice, uomo
prudente e di petto, sì a proposito rispose, che tutti li lasciò
confusi. Fece dipoi istanza ad esso papa la baronia francese che tutta
la nobiltà romana giurasse fedeltà al suddetto re Lodovico; ma il saggio
papa non vi consentì, esibendosi solamente pronto a permettere che i
Romani prestassero il giuramento di fedeltà al _grande imperadore
Lottario. Tunc demum in eadem Ecclesia sedentes pariter tam beatissimus
pontifex, quam magnus rex, et omnes archiepiscopi et episcopi stantibus
reliquis sacerdotibus, et Romanorum et Francorum optimatibus,
fidelitatem Lothario magno imperatori semper Augusto promiserunt_. Ed
avea ben ragione il papa. Non era mai stata sottoposta ai re d'Italia,
nè al regno longobardico Roma col suo ducato; e non avendo Lodovico
acquistato alcun diritto sopra i Romani, per essere divenuto re
d'Italia, indebitamente voleva obbligare i Romani a giurargli fedeltà,
cioè a riconoscerlo per loro sovrano. Non ebbero già essi difficoltà di
prestare quel giuramento a _Lottario_ suo padre, perchè esso era
imperadore dei Romani, e la sua sovranità in Roma non veniva contrastata
da alcuno. Nè sussiste, come immaginò il cardinal Baronio, che in questa
occasione Lodovico II ricevesse il titolo e la corona imperiale. Questo
punto è già deciso fra gli eruditi; e se vi ha qualche diploma in
contrario, esso è o falso, o scorretto. Seguita poi a dire Anastasio,
che nel tempo stesso che il re Lodovico si trattenne in Roma, _Siconolfo
principe di Benevento_ arrivò anch'egli colà, accompagnato da molte
squadre d'armati, e fu ad inchinare il re, che il ricevette con molto
onore, e gli concedette quanto gli dimandò. Tanta fu in tale occasione
la folla de' Franzesi, Longobardi e Beneventani, che Roma parea
assediata da uno smisurato esercito, e tutti i seminati andarono a sacco
per pascolo della gran moltitudine de' cavalli e giumenti. Desiderava
ardentemente inoltre Siconolfo di veder _papa Sergio_ e di ricevere la
sua benedizione. Fu ammesso all'udienza, e prostrato in terra gli baciò
umilmente i piedi, e riportatane la benedizione, tutto lieto se ne
ritornò a casa. Altrettanto fece coi suoi il re Lodovico, con finalmente
liberare da quel flagello il popolo romano, e si restituì alla sua
residenza in Pavia. Ma perchè Anastasio nulla di più ci ha saputo dire
intorno ai trattati di _Siconolfo_ col re _Lodovico_, convien ora
ascoltare l'Annalista di San Bertino[1037], che così scrive all'anno
presente: _Sigenulfus Beneventanorum dux ad Lotharium cum suis omnibus
sui deditionem faciens, centum millium aureorum mulcta sese ipsi
obnoxium fecit. Quibus Beneventani, qui pridem alias versi fuerant,
compertis, ad eumdem Sigenulfum se se convertentes, Saracenorum
reliquias a suis finibus expellere moliuntur_. In vece di _Lottario_
sarebbe forse stato meglio scrivere Lodovico, al quale già abbiam veduto
che Siconolfo fece ricorso, se non che il figliuolo Lodovico nulla
operava che non fosse a nome del padre. Abbiam dunque che Siconolfo, per
assicurarsi il dominio di Salerno e dell'altre città a lui sottoposte,
riconobbe per suo sovrano il nuovo re d'Italia Lodovico, e ne dovette
ricevere l'investitura colla promessa di pagargli centomila scudi d'oro.
Tanta somma d'oro non dice Erchemperto[1038], autore in ciò più degno di
fede. Per testimonianza di lui, _Suido duca di Spoleti_, gran mercatante
di bugie, che nondimeno gli fruttavano assaissimo, promise a Siconolfo
suo cognato di fargli avere tutto l'intero ducato di Benevento, se
sborsava cinquantamila scudi d'oro, senza dire se a lui, o pure al re
Lodovico. Ma probabilmente a quest'ultimo, perchè soggiunge: _Cujus tunc
consilio consentiens, Romam_ (dove si trovava il re novello) _adiit,
aureos tribuit, sacramentum dedit, jusjurandum accepit. Nihil
proficiens, inanis abscessit_. Come potesse Siconolfo ammassare
tant'oro, cel farà intendere Leone Ostiense[1039], che racconta il fiero
salasso da lui dato al tesoro del monistero di Monte Cassino, dove egli
apposta andò più d'una volta. Portò via alla prima visita in tanti
calici, patene, corone, croci ed altri vasi, circa cento trenta libbre
d'oro purissimo, e tutto a titolo di prestito, con promessa di
restituire diecimila soldi d'oro siciliani. La seconda volta portò via
in tanta moneta trecento sessanta cinque libbre d'argento e quattordici
mila soldi d'oro; la terza in tanti vasi cinquecento libbre d'argento.
Tornato colà dopo dieci mesi, ruppe gli armadi del monistero, e ne portò
via il valore di quattordicimila soldi mazati, con obbligo di restituire
fra quattro mesi, e non restituendo di cedere varii beni al monistero.
Sette altri mila soldi in altre volte portò via di colà: tesoro di Dio,
che nulla giovò a lui, nè alla patria, e solo servì a pagar le sue
fatiche al diavolo. Egli è da credere che ad altre chiese e monisteri
Siconolfo facesse uno non diverso trattamento. Questo fine d'ordinario
toccava in que' tempi ai doni della gente pia fatti ai sacri templi.
Come sospettai di sopra, ben potrebbe essere che il re Lodovico, o in
questo o nel seguente anno si adoperasse per quetar la rabbiosa guerra
tra i due principi _Radelgiso_ e _Siconolfo_, e fosse anche accettata da
Radelgiso la division degli stati; ma che Siconolfo la rifiutasse,
perchè gli era stato promesso di più; o che per altri accidenti quella
non avesse effetto, di modo che continuasse dipoi la guerra fra loro.
Tennero in quest'anno i tre fratelli, _Lottario_ imperadore, _Lodovico_
re della Germania e _Carlo_ re di Francia, una dieta ossia un concilio
coi vescovi nella villa di Teodone, oggidì Tionvilla[1040], dove oramai
persuasi che era da anteporre la concordia ad ogni riguardo,
confermarono la pace ed amicizia fra loro. Adriano Valesio[1041] cita
uno strumento preso dal registro del monistero Cesauriense, e dato, come
egli pensa, in quest'anno, o pur come io vo credendo, nel precedente
843, cioè _anno imperii Lotharii XXII, seu temporibus Berengarii ducis,
anno ducatus ejus VI, die sexta mensis septembris. Indictione VII_.
Sicchè correano già sei anni che _Berengario_ era, per quanto si può
credere, _duca di Spoleti_. Ma come ciò, se abbiam già trovato _Guido_
duca di quella stessa contrada? Altro non so io immaginare, se non che
due essendo stati i ducati di Spoleti, l'uno propriamente di _Spoleti_ e
l'altro appellato poscia di _Camerino_, Guido avesse il governo del
primo, _Berengario_ del secondo.