[1008] Nithardus, Hist. lib. 3.
[1009] Annal. Franc. Bertiniani.
[1010] Nithard., Hist., lib. 3.
[1011] Annales Franc. Bertiniani.
[1012] Erchempertus, Hist., cap. 16.
[1013] Anonymus Salernitan. Paralipom. cap. 65. Part. II, tom. 2 Rer.
Ital.
[1014] Erbelot., Bibliot. Orient.
[1015] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1016] Camill. Peregr., Hist. Princip. Langobard.
[1017] Erchempertus, Hist., cap. 22.
Anno di CRISTO DCCCXLIII. Indiz. VI.
GREGORIO IV papa 17.
LOTTARIO imperad. 24, 21 e 4.
Di somma consolazione a tutta la monarchia francese riuscì l'anno
presente, perchè si venne finalmente alla divisione de' regni tra i
figliuoli di Lodovico Pio: il che produsse la concordia fra loro e la
pace fra tutti i popoli loro sudditi[1018]. Seguì questa nel mese di
agosto nella città di Verdun presso alla Mosa, con essersi quivi
abboccati i tre re, e pacificati fra loro. La parte che toccò al re
_Carlo_, appellato dipoi il _Calvo_, fu la parte occidentale della
Francia, cioè dall'Oceano fino alla Mosa e alla Schelda, e sino al
Rodano, alla Sona, al Mediterraneo e alla Spagna. Al re _Lodovico_ toccò
la Baviera, parte della Pannonia, la Sassonia, e tutte le provincie
della Germania di là del Reno, con qualche parte ancora di paese di qua
da esso Reno, e nominatamente Magonza; e qui ebbe principio il regno
della Germania, appellato anche _Francia orientale_. All'imperador
_Lottario_ restò tutto il tratto di paese situato fra il Reno e la Mosa,
andando sino all'Oceano, la Provenza, la Savoia, gli Svizzeri e
Grigioni, cioè quasi tutta l'antica Borgogna e l'Alsazia; _nec non et
omnia regna Italiae cum ipsa romana urbe_, come ha l'autore degli Annali
di Metz: con che egli venne a perdere tante provincie che il padre gli
avea lasciato in Germania, e ch'egli avrebbe potuto agevolmente ritenere
se l'incontentabile sua ambizione non l'avesse condotto a mancar di
parola e a far guerra al re Carlo suo fratello. E qui non lasciano
alcuni scrittori di que' tempi di deplorar questo trinciamento della
dianzi sì vasta monarchia franzese, che unita faceva paura a tutti,
divisa, aprì il campo ai Normanni, Saraceni, ed Ungheri d'infierire e
prevalere contra de' Cristiani d'Occidente, e d'inferir loro un'iliade
di mali. E tanto più restò essa indebolita, perchè al re _Carlo Calvo_
toccò bensì in questa divisione, almen tacitamente, anche l'Aquitania;
ma in quelle contrade si fece forte il suo nipote _Pippino II_,
figliuolo del re _Pippino I_, riconosciuto per re dalla maggior parte di
que' popoli; e gran sangue e fatiche dipoi costò ad esso re Carlo il
levar quel regno dalle mani del nipote. Ribellossi ancora al medesimo re
Carlo, per non dire che si staccò dalla sua alleanza, _Nomenoio duca_
della minor Bretagna, seguendo l'uso dei predecessori, che non sapeano
se non colla forza indursi a riconoscere per loro sovrani i re di
Francia. E in quest'anno ancora[1019] i Normanni fecero uno sbarco
nell'Aquitania inferiore, e diedero il sacco al paese. Soprattutto presa
la città di Nantes, vi trucidarono il vescovo _Goardo_, e molti cherici
e laici. Però sensibilmente si cominciò a provare collo smembramento
della monarchia il peso delle miserie, spezialmente nella Francia
occidentale, in cui ancora nell'anno corrente mancò di vita
l'_imperatrice Giuditta_, madre del suddetto re _Carlo Calvo_. Minori
poi non erano gli affanni nel ducato beneventano per la guerra che
ostinatamente faceano tra di loro il principe di Benevento _Radalgiso_ e
_Siconolfo_ principe di Salerno. Altro non si udiva che saccheggi, e più
degli altri ne sapeano profittare gli astuti Saraceni, dominanti nella
Calabria e in Bari, col farsi partigiani ora dell'uno, ora dell'altro
principe, ed arricchirsi colle spoglie degl'infelici popoli. Or mentre
costoro si stavano ai servigi di _Radegiso_[1020], _Siconolfo_ non
potendo reggere al contrasto, altro scampo non seppe trovare che di
condurre al soldo suo molte brigate di que' Saraceni che signoreggiavano
la Spagna, aveano anche occupata l'isola di Creta ossia di Candia. Fra
questi Saraceni e quei dell'Africa non passava allora amicizia, anzi si
riputavano fra loro nemici. Con questo rinforzo venne un giorno
Siconolfo alle mani coll'armata di Radelgiso nel luogo appellato le
Forche Caudine, celebre anche nella storia romana. Riuscì a Radelgiso a
tutta prima di mettere in rotta le schiere nemiche; ma Siconolfo, che
stava ritirato in disparte con uno scelto drappello ad osservar l'esito
della battaglia, allorchè vide i Beneventani sbandati perseguitare i
fuggitivi, si scagliò contra di loro, ne tagliò molti a pezzi, molti
altri ne fece prigioni e costrinse il resto a menar le gambe. Dopo
questa insigne vittoria vennero in suo potere, eccettochè Benevento e
Siponto, tutte le altre città di Radelgiso. Abbiamo da Leone
Ostiense[1021] che Siconolfo per pagare i Saraceni spagnuoli, sotto nome
di prestito spogliò di quasi tutto l'insigne suo tesoro il monistero di
Monte Cassino. Finalmente si portò egli all'assedio della stessa
capitale di Benevento. Era già ridotta a mal termine l'assediata città,
non meno per la morte dei difensori, che per la mancanza delle
vettovaglie, quando Radelgiso si avvisò di chiamare in soccorso suo
_Guido duca di Spoleti_. Contuttochè questi fosse parente di Siconolfo,
pure non lasciò di accorrere con un copioso esercito in aiuto di esso
Radelgiso; ma prima di giugnere a Benevento fece sapere a Siconolfo, che
il consigliava di ritirarsi dall'assedio, e che lasciasse fare a lui,
perchè subito che avesse potuto favellar con Radelgiso, avrebbe fatta
conoscere al medesimo Siconolfo la parzialità, di cui si gloriava verso
di lui. Gli fu prestata fede, e Siconolfo sciolse l'assedio. Ma Guido
_pro cupiditate pecuniarum, quibus maxime Francorum subjicitur genus_
(era Guido di nazion franzese) avendo smunto da Radelgiso la somma di
settantamila scudi d'oro, nulla attenne delle promesse fatte al suo
cognato Siconolfo, e se ne tornò a Spoleti.
Diversamente vien raccontato questo fatto dall'Anonimo
salernitano[1022], il quale fiorì, a mio credere, cento anni dopo
Erchemperto. Secondo lui, Siconolfo invitò ed ebbe in suo aiuto Guido
suo cognato, _qui illo tempore Tuscis praeerat_. L'Umbria, dove è
Spoleti, era in quei tempi dai letterati posta nella provincia della
Toscana; e però altri ancora chiamarono _duca de' Toscani_ chi comandava
agli Spoletani. Più sotto poi soggiugne che i _Toscani_, gli _Spoletani_
e i _Salernitani_ cinsero di assedio Benevento, quasichè Guido
comandasse, non solo al ducato di Spoleti, ma anche a quel della
Toscana: il che non pare credibile. Ora stando essi attendati sotto
quella città, uno de' Salernitani dimandò a una sentinella beneventana:
_Che fa il vostro fabbro ferraio?_ Così disse per ischerno, perchè
_Radelgiso_ in sua gioventù, benchè di nobilissima casa, si dilettava di
praticar con gli orefici e ne aveva imparata l'arte. Allora il
Beneventano gli rispose: _Sta fabbricando un paio di forbici per tosare
un cherico_, alludendo a _Siconolfo_, che negli anni addietro, per forza
usatagli da _Sicardo_ principe suo fratello, avea preso il diaconato.
Ora avvenne che andando il _conte Guido_ (così è chiamato dal
Salernitano) con un solo scudiere alla ronda intorno alla città, fu
adocchiato dal saraceno Apollafar, che s'impegnò con Radelgiso di
menarglielo davanti prigione, se tornava nel dì seguente a lasciarsi
vedere così soletto girando fuor delle mura. Comparve nel dì seguente
Guido, e Apollafar con un solo scudiere andatogli alle spalle, il colpì
sì fattamente nel capo, che tutto lo sbalordì. Allora prese il di lui
cavallo per le redini, s'inviò verso la città, senza che Guido sapesse
in che mondo allora si fosse. Ma il suo scudiere veggendo il padrone in
sì misero stato, colla lancia in resta spronò il cavallo, e passò da
parte a parte lo scudiere nemico. Ciò osservato da Apollafar, colla
lancia diede a Guido un colpo nel petto con tal forza che gli passò
l'usbergo, e alquanto ancora ferito il rovesciò a terra. Per questa
percossa tornato in sè Guido, e salito sul cavallo del suo scudiere,
dopo aver costretto il Saracino a tornarsene indietro, s'incamminò verso
i suoi, i quali, informati del successo, presero tosto le armi, e
diedero un furioso assalto alla città colla morte di molti Beneventani.
Per l'affronto ricevuto era forte in collera Guido, e però segretamente
fece proporre a Radelgiso un accordo, se gli dava in mano Apollafar con
altri Saraceni. Fu accettata la proposizione, preso Apollafar a dormire,
e condotto coi piè nudi a Guido, il quale non dimenticò di farne
vendetta. Seguita poi l'Anonimo a dire che i Beneventani promisero
danari a Guido, se induceva Siconolfo ad una divisione del ducato, e che
questa in fine si fece di consenso degli emuli principi. Ma il racconto
dell'Anonimo ha un po' d'aria da romanzo, e discorda da Erchemperto
storico di maggior credito; e certo pare contrario alla verità nel
supporre seguito l'accordo fra quei due principi poco dopo l'assedio di
Benevento, tenendo per fermo il Pellegrino che quella concordia
avvenisse tanto più tardi, cioè nell'anno 850, o pure 851, per opera di
_Lodovico III imperadore_. E però ne creda il lettor ciò che vuole.
Questa è poi la prima volta che presso gli antichi scrittori s'incontra
_Guido duca di Spoleti_ nell'anno presente. Vedemmo di sopra all'anno
824 che _Maurengo_ o _Morengo_ conte di Brescia, appena creato duca di
quella contrada, fu rapito dalla morte, senza che apparisca chi gli
succedesse in quel ducato; se non che il conte Campelli, autore del
secolo prossimo passato, mette per immediato successore di lui _Guido
I_, ossia _Guidone_ o _Widone_, di schiatta franzese. Ma egli a tentone,
e senza autorità dell'antica storia ciò immaginò; nè sussiste punto che
il medesimo Guido nell'anno 829 salvasse Roma dai Saraceni. Facile è
troppo quello storico a spacciar le immaginazioni sue come cose certe; e
tale anche è il dire che nell'anno 832 esso Guido per la morte di Sicone
principe di Benevento _ne fe' con la sua corte pubbliche dimostrazioni
di lutto_. Chi ciò ha mai rivelato al Campelli? A me sembra tuttavia
incerto se a _Morengo_ succedesse _Guido I_, perchè dall'anno 824 sino
all'843, in cui cominciamo a scoprir questo Guido duca di Spoleti, passò
di molto tempo, e in questi anni si potè frapporre qualche altro duca a
noi ignoto. Nel catalogo dei duchi di Spoleti, riferito dal padre
Mabillone[1023] si vede all'anno 836 _Berengarius dux_. Di questo
_Berengario duca_ troveremo fatta menzione più sotto all'anno 844.
Ora per conoscere che in quest'anno succedette l'assedio di Benevento, e
per intendere nello stesso tempo gli avvenimenti della città di Napoli,
convien qui ricorrere a Giovanni Diacono, scrittore di questi medesimi
tempi, nelle vite de' vescovi napoletani[1024]. Già ci fece egli sapere
all'anno 839, come _Lottario imperadore_ spedì un suo barone per nome
_Contardo_ per far desistere i Beneventani dall'oppressione de'
Napoletani. _Andrea_ maestro de' militi ossia generale, e console e duca
di Napoli, giudicò spediente di fermare in Napoli esso Contardo, per
tenere in freno colla sua presenza la petulanza dei Napoletani; e tal
fine gli fece sperar le nozze di _Euprassia_ sua figliuola, vedova del
_duca Buono_. Ma non si concludendo mai questo accasamento, Contardo
unito con alcuni nemici d'esso Andrea console, lo ammazzò di sua mano
nella basilica battesimale di s. Lorenzo; appresso si fece console e
duca di Napoli, e prese per moglie la suddetta figliuola dell'ucciso
duca. Ma il popolo di Napoli mal sofferendo che costui forestiere avesse
sì crudelmente tolto di vita il loro duca, dopo tre dì entrarono
furiosamente nella casa del vescovo, dove egli abitava, e misero a fil
di spada lui, la moglie Euprassia e tutti i suoi famigliari. Dopo di che
d'accordo elessero per loro duca _Sergio_ figliuolo di Marino e di
Euprassia insigne personaggio di quella città, come s'ha dalla vita di
santo Atanasio[1025] vescovo di Napoli, e figliuolo d'esso Sergio, con
ispedir tosto corrieri a Cuma, dove egli si trovava, per fargli sapere
questa elezione. Era Sergio stato spedito nella mattina stessa di quel
dì, in cui fu ucciso Andrea duca, per ambasciatore a _Siconolfo_
principe di Salerno, _obsidentem tunc Beneventanos. Enim vero in ipsis
diebus divisus est principatus Langobardorum_: parole che concordano
coll'Anonimo salernitano, e potrebbono indicare che qualche anno prima
di quel che finora s'è creduto, seguisse la divisione del principato di
Benevento, secondo la carta rapportata da Camillo Pellegrino[1026]; se
non che si può pretendere, voler solamente dire quel _divisus_, che era
scisma, divisione e guerra nel principato di Benevento tra _Radelgiso_ e
_Siconolfo_. Per altro convien osservare che nel suddetto strumento di
divisione è nominato _domnus Ludovicus rex_. Non può convenir questo
titolo di _re_ nell'anno 851, in cui pretendesi fatta quella divisione,
a _Lodovico II_, il quale nell'anno 850, siccome vedremo, ed anche
prima, fu dichiarato imperadore. Ma di ciò riparleremo all'anno 848.
Intanto ritornando noi agli affari di Napoli, abbiamo da Giovanni
Diacono che _Sergio_ eletto duca di quella nobil città volò a prenderne
il possesso. Ed essendo stato da lì a poco chiamato da Dio a miglior
vita _Tiberio vescovo_ di Napoli dopo sì lunga prigionia, _Sergius
consul apocrisarios suos Romani destinans, obnixius Johannem electum
inthronizari postulavit. Sed domnus Gregorius papa romuleus, tamdiu
kujusmodi petitione distulit, quoadusque missa legationem canonice
investigaret ne pontificalem subrideret sedem_. Ma essendo noi per
vedere accaduta la morte di papa Gregorio IV nel gennaio dell'anno
susseguente, vegniamo per conseguente a comprendere che nel presente
anno si fece l'assedio di Benevento, e _Sergio duca_ diede principio
alla sua signoria in Napoli. Conghiettura poi il padre Astezati abbate
benedettino[1027] che _Lottario Augusto_ nell'anno presente dichiarasse
re d'Italia il primogenito _Lodovico_: cosa anche di cui ebbe sospetto
il padre Pagi[1028]. Nè mancano carte che sembrano assistere a questa
conghiettura. Anastasio stesso[1029], siccome vedremo, chiamandolo re
prima della coronazione romana, potrebbe servire a darle qualche peso.
Però non è improbabile che dal presente anno _Lodovico II_ desse
principio agli anni del suo regno. Sia a me lecito nondimeno di mettere
il principio dell'epoca sua nell'anno seguente.