NOTE:

[994] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.

[995] Annales Francor., Fuldenses., Metens. Bertiniani, etc.

[996] Nithardus, Hist. lib. 1.

[997] Annales Francor. Metenses., Fuldenses, etc.

[998] Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[999] Anonym. Salernitan., Paralipomen., P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1000] Erchempertus, c. 14, P. I, tom. 2 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCXLI. Indiz. IV.

GREGORIO IV papa 15.

LOTTARIO imper. 22, 19 e 2.

Venuta la primavera, Lottario _Augusto_ passò colle sue forze a

Vormazia, perchè sentiva essere in armi il fratello _Lodovico re_[1001];

e passato il Reno, l'incalzò talmente che il fece ritirar nella Baviera.

Intanto il _re Carlo_ colle brusche avea tirato nel suo partito

_Bernardo_, già rimesso in possesso della Settimania, e colle buone

s'era cattivato l'amore e la assistenza de' popoli dell'Aquitania; nè

gli mancava nella Neustria e nella Borgogna gran copia di fedeli ed

aderenti. Raunata perciò una non isprezzabile armata, coraggiosamente,

s'inoltrò fino alla Senna e, non ostante la opposizione delle

soldatesche quivi lasciate da Lottario per difendere que' passi, gli

riuscì di valicarla, e d'inoltrarsi fino alla città di Troyes. Portato

questo avviso a Lottario, fu cagione, ch'egli, lasciato stare Lodovico,

retrocedesse per badare all'altro fratello, al quale spedì ambasciatori

per lagnarsi di lui, perchè avesse passato i confini a lui poco avanti

prescritti. Li rimandò Carlo bene informati delle sue ragioni, cioè con

dolersi che Lottario perseguitasse il comune fratello Lodovico, e contro

i giuramenti usurpasse tanti stati ad esso Carlo assegnati nelle

precedenti convenzioni, con altre ragioni ch'io tralascio; esibendosi

contuttociò pronto ad un congresso, per vedere se all'amichevole si

potea stabilire un accordo: se no, che sarebbe rimessa all'armi la

decision delle loro controversie. In questo mentre i due fratelli

Lodovico e Carlo trattarono e conchiusero una lega fra loro contro di

Lottario: dopo di che Lodovico si mosse con quanto sforzo gli fu

permesso, e riuscitogli di dare una rotta ad _Adalberto_, creato duca

d'Austrasia da Lottario, e da lui lasciato alla guardia del Reno,

felicemente valicò quel real fiume, tendendo ad unir le sue forze con

quelle di Carlo, siccome in fatti avvenne. Andarono innanzi e indietro

varie ambasciate, varii progetti, per veder pure di concordar gli animi

senza spargimento di sangue; ma niuna condizione piaceva a Lottario,

perchè intanto aspettava che seco si venisse a congiugnere Pippino suo

nipote, pretendente alla corona d'Aquitania, che conduceva un buon

rinforzo di truppe. Venuto Pippino, sempre più si vide allontanar la

speranza dell'accordo, e però amendue le parti si accinsero alla

battaglia. Il sito, dove si azzuffarono nel dì 25 di giugno le due

armate nemiche fu Fontaneto, ossia Fontenay nel contado di Auxerre.

Agnello[1002], scrittore italiano di questi tempi, afferma che

l'esercito di Lottario era composto d'innumerabil gente, e però di lunga

mano superiore a quello de' due fratelli avversarii. Ciò non ostante,

con tal rabbia e vigore combattè l'armata d'essi due fratelli, che ne

restò in fine sconfitta quella di Lottario, il quale per altro fece

maraviglie di valore nel combattimento. Ma questo memorabil fatto d'armi

fu la rovina della Francia, per attestato degli Annali di Metz[1003],

perchè vi perì la gente più brava di tutta la Francia, cosicchè da lì

innanzi cominciò ad andare in declinazione quel regno, ridotto

all'impotenza di difendere sè stesso, non che di conquistare l'altrui.

Scrissero alcuni che cento mila persone rimasero estinte sul campo. Sì

gran macello non si dee molto facilmente credere. Agnello attesta che

dalla parte di Lottario e di Pippino vi perirono quarantamila persone:

sacrifizio ben grande alla matta ambizione.

Ci ha poi questo medesimo autore conservata una particolarità che vien

taciuta dagli Annalisti francesi e tedeschi d'allora. Cioè che _Gregorio

papa_, assai prevedendo dove aveva a terminare la abbominevol

dissensione dei tre fratelli, mosso da zelo ed amore paterno, determinò

d'inviare in Francia tre legati, affinchè s'interponessero per la

concordia e pace. Saputo ciò da _Giorgio arcivescovo_ di Ravenna,

scrisse all'imperador Lottario, pregandolo d'impetrare dal papa che

anch'egli in compagnia de' legati potesse intraprendere quel viaggio.

L'ottenne, ma andò colla maledizione apostolica, perchè ben conosceva il

pontefice che vano e torbido cervello fosse un tal prelato. Andò, dissi,

con trecento cavalli, seco portando gran copia d'oro e d'argento, con

aver saccheggiato il resto del tesoro della sua Chiesa, ed asportate

corone, calici, e patene d'oro, e vasi di argento e di oro, e tolte le

gemme dalle croci, tutto per far dei regali. Nè Agnello dissimula che le

mire di questo arcivescovo erano di sovvertire a forza di donativi

Lottario augusto, per sottrarsi dall'ubbidienza e podestà del papa, come

avea fatto qualche suo predecessore scismatico: al qual fine seco portò

i privilegii conceduti da alcuni empii imperadori greci alla sua Chiesa.

Giunto Giorgio all'armata di Lottario, siccome abbiamo dagli Annali di

san Bertino[1004], fu ritenuto da esso Augusto senza permettergli di

trattare d'accordo co' suoi fratelli. Altrettanto possiam credere che

succedesse ai legati del papa, perchè Lottario non sapeva intendere

consigli di pace, lusingandosi di maggior vantaggio per la via

dell'armi. Ora Iddio permise che dopo la rotta dell'esercito lottariano,

l'ambizioso arcivescovo Giorgio fosse preso dai vincitori soldati,

spogliato del piviale, di cui era vestito, e con grande strapazzo

condotto alla presenza del re Carlo, il quale per tre giorni il fece

stare sotto buona guardia, come prigione. I legati apostolici ebbero la

fortuna di potersi salvar colla fuga ad Auxerre: i preti e cherici che

accompagnavano l'arcivescovo suddetto, chi qua, chi là. Tutto il suo

tesoro restò in preda ai soldati. I suoi privilegii gittati nel fango,

calpestati e lacerati, si perderono; ed egli stesso fu in pericolo di

essere cacciato in esilio da _Carlo_ e da _Lodovico_, dappoichè furono

informati della di lui malignità; ma l'_imperadrice Giuditta_ mossane a

compassione, gl'impetrò la libertà. Sel fece venire davanti il re Carlo,

e dopo averlo rabbuffato ben bene, e fattogli prestar giuramento, il

lasciò andare, con ordine che gli fosse restituito tutto quanto si potea

trovare spettante a lui. Si trovò ben poco. Tutti i suoi preti, se

vollero tornare in Italia, furono costretti a venirsene a piedi e in

farsetto, e chiedendo la limosina. Promise Giorgio di compensar loro i

danni, giunto che fosse a Ravenna; ma i fatti non corrisposero poi alle

parole. Si ritirò lo sconfitto Lottario ad Aquisgrana, per attendere a

far gente di nuovo da poter sostenere la guerra, e lasciossi tanto

trasportare dal suo mal talento, che per aver soccorso da i Sassoni

Stellingi, permise loro di ritornare agli antichi riti pagani, con grave

scandalo del Cristianesimo. Ad _Erioldo_ ancora re di Danimarca,

apostata della religion cristiana e persecutor de' Cristiani, concedette

da godere alcune terre ne' suoi confini. Intanto il re Lodovico, parte

col terrore, parte col maneggio trasse nel suo partito molti de'

Sassoni: inoltre tutti i popoli dell'Austrasia, Turingia ed Alamagna

ridusse sotto il suo dominio. Nello stesso tempo i Normanni[1005],

profittando della discordia dei re fratelli, sbarcarono in Francia,

presero la città di Roano, e dopo il sacco la diedero alle fiamme, con

restar desolati dalla lor crudeltà alcuni monasteri e un buon tratto di

paese. Rinforzato alquanto di gente l'imperador Lottario passò il Reno,

quasi che volesse impedire i progressi di Lodovico suo fratello, ma poi

senza far altro se ne tornò a Vormazia. Passò poi nel Maine, commettendo

dappertutto le sue truppe immensi disordini e saccheggi, ed obbligando

colla forza que' popoli a giurargli fedeltà. Non era men della Francia

sconvolto in questi tempi il ducato di Benevento per la guerra insorta

fra _Siconolfo_ dominante in Salerno[1006] e Radelgiso principe

beneventano. Siconolfo, siccome uom bellicoso, aiutato anche da

_Landolfo conte di Capoa_ e da' suoi figliuoli, senza perdere tempo,

s'inoltrò nella Calabria, e tutta la ridusse sotto il suo dominio. Prese

anche buona parte nella Puglia, e rivoltosi addosso all'altro paese di

Benevento, s'impadronì di alcune altre città e terre. Una donazione

fatta da esso Siconolfo principe ad _Aione vescovo_ di Salerno e alla

sua chiesa nel mese di agosto dell'anno presente si legge nelle mie

Antichità italiane[1007].

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 183 / 339 题