[964] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.
[965] Puricellius, Monument. Basilic. Ambros.
[966] Bullar. Casinens., tom. 2, p. 23.
[967] Mabill., Annal. Benedictin., tom. 2. Append.
[968] Dandulus, Chron. tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCXXXVI. Indiz. XIV.
GREGORIO IV papa 10.
LODOVICO PIO imperadore 23.
LOTTARIO imperadore e re di Italia 17 e 14.
Sul principio di quest'anno ricevette _Lottario imperadore_ gli
ambasciatori a lui spediti dal padre[969] per insinuargli la riverenza
ed ubbidienza filiale, e fargli premura di stabilire una buona
riconciliazione e concordia fra loro. Diede gran calore ad una tale
spedizione la stessa _imperadrice Giuditta_, la quale considerando la
sanità ogni dì più declinante dello Augusto suo consorte, e temendo che
se egli veniva a mancare, corresse pericolo il suo figliuolo _Carlo_,
per la ancor tenera età di restar preda de' suoi maggiori fratelli,
giudicò spediente il provvedere per tempo alle rotture che tuttavia
duravano fra lei e il figliastro Lottario. Anzi l'Astronomo[970] avverte
che fu creduto miglior partito di tutti il tirar dalla sua esso
Lottario, perchè l'imperadrice non si dovea fidar molto degli altri due
figliastri, che aveano fatto conoscere anch'essi una smoderata
ingordigia di stati. Non dispiacque a Lottario questa proposizione, e
però nel mese di maggio mandò all'Augusto suo padre molti de' suoi
baroni a trattar seco. Capo dell'ambasceria era _Walla_, già per cura di
Lottario divenuto abbate nell'insigne monistero di Bobbio, e uno dei
suoi più intimi consiglieri. Perdonò con somma clemenza l'imperador
Lodovico a Walla; accolse con singolare amore lui e tutti gli altri
inviati; e spianate le difficoltà che poteano impedir la pace, li
rimandò in Italia con ordine di dire al figliuolo che andasse in persona
a dar compimento al trattato con pieno salvocondotto per la sua andata e
pel suo ritorno. Ma rimase in sospeso l'affare, perchè Lottario cadde
pericolosamente malato, e l'infermità sua fu assai lunga, durante la
quale non mancò l'amorevol padre di mandare _Ugo_ suo fratello abbate di
san Quintino, e _Adalgario conte_ a visitarlo. Mancarono in quest'anno
di vita il suddetto _Walla_ abbate, due vescovi e la maggior parte di
quegli altri nobili franzesi che erano stati della fazion di Lottario
contra dell'imperador Lodovico, ed egli, all'avviso della lor morte, non
se ne rallegrò punto, anzi ne fece conoscere un non finto dolore. Erano
questi i più assennati cervelli della Francia. Si riebbe finalmente
della sua pericolosa e lunga malattia Lottario Augusto; ma o sia che se
era seguita la division de' regni poco fa accennata fra i suoi fratelli,
questa l'alterasse non poco; o pure ch'egli, siccome cervello bisbetico
e caparbio, fosse portato alla discordia, non solamente ricusò d'andare
a trovar il padre, ma si lasciò intendere che non si riputava tenuto
alla promesse ultimamente autenticate dai suoi giuramenti. Dispiacque
ciò sommamente all'imperador Lodovico; ma quello che più gli trafisse il
cuore fu d'intendere che Lottario avea cominciato ancora a dar delle
vessazioni alla Chiesa romana, con far uccidere alcuni degli uomini
della medesima. Niuna cosa con maggior premura avea raccomandato _Carlo
Magno_ ai suoi figliuoli, e successivamente anche _Lodovico Pio_ ai
suoi, quanto la difesa e protezion della Chiesa romana, sì per motivo di
religione, come ancora a titolo di gratitudine e di buona politica,
perchè i re di Francia aveano ricevuto dai papi l'imperio, e
disgustandoli poteano temere di perderlo. Va il cardinal Baronio
all'anno seguente cercando in che mai potesse consistere questa novità
di Lottario ed immagina che egli, non contento del regno d'Italia, si
volesse anche usurpare gli stati della Chiesa romana, dispiacendogli che
una sì nobil parte d'Italia fosse in mano altrui. Ma egli così pensò
perchè persuaso che gl'imperadori nulla avessero allora di dominio sugli
stati della Chiesa. La più natural immaginazione è di credere che
Lottario appunto, siccome principe borioso ed inquieto, si abusasse
della sua sovranità in pregiudizio di quel dominio e di quella autorità
che godeano e dovevano, secondo i patti, godere i papi.
Mandò l'imperador Lodovico dei legati per questo affare a Lottario, per
ricordargli, che quando gli diede il governo del regno d'Italia,
specialmente gli raccomandò la difesa della Chiesa romana, e che
desistesse da sì fatte violenze. Mandò anche a dirgli che gli preparasse
le tappe per tutto il viaggio fino a Roma, perchè egli era risoluto di
portarsi colà: cosa che poi non ebbe effetto per le sopravvenute
incursioni de' Normanni in Francia. Dagli Annali bertiniani sappiamo
particolarmente che di tre altri negozii erano incaricati gli
ambasciatori di Lodovico: cioè di trattare con Lottario della sua andata
in Francia; di indurlo a restituire alle chiese di Francia molti beni ad
esse spettanti in Italia, che i suoi cortigiani o pur egli avea
usurpato; e di rendere ai vescovi e conti, da' quali era stata condotta
in Francia l'imperadrice Giuditta, le lor chiese, i governi, feudi ed
allodiali. _Verum et de episcopis, atque comitibus, qui dudum cum
Augusta fideli devotione de Italia venerant, ut eis et sedes propriae,
et comitatus, ac beneficia, seu res propriae redderentur._ Fan queste
parole conoscere che non sussiste il dirsi da Andrea prete nella sua
Cronica, essere stato Lottario stesso quegli che mandò l'Augusta
matrigna a suo padre in Francia. Cosa precisamente conchiudesse
Lottario, non si legge, se non che abbiamo dall'Annalista bertiniano,
che egli mandò alcuni suoi inviati al padre, con fargli sapere alcune
sue difficoltà e scuse per le quali non poteva interamente sopra que'
punti uniformarsi alla di lui volontà. Per conseguente possiam
conghietturare che _Bonifazio_ marchese di Toscana, _Rataldo_ vescovo di
Verona e _Pippino_ figliuolo del già re Bernardo, i quali avevano
procurata la fuga dell'imperadrice Giuditta, fossero in disgrazia di
Lottario, ed avessero perduti i lor posti e beni, senza poter conoscere
se Lottario alle istanze del padre si arrendesse per ora in favor de'
medesimi. Nell'anno seguente ad una dieta tenuta in Aquisgrana si
trovarono presenti _Rataldo_ vescovo e _Bonifazio_ conte: segno che non
doveano potere stare in Italia. Ora fra gli ambasciatori inviati
dall'imperador Lodovico al figliuolo in Italia vi fu _Adrevaldo abbate_
noviacense, e questi avea particolar commessione di passare a Roma, per
prendere maggior contezza degli aggravii fatti da Lottario al papa.
Giunto egli a Roma, trovò il _pontefice Gregorio_ in poco buono stato di
salute a cagione di un flusso di sangue che di tanto in tanto gli usciva
pel naso. D'incredibil consolazione riuscì al buon papa una tal visita,
e il conoscere che era per lui scudo il piissimo imperador Lodovico
nelle agitazioni che gli recava il figliuolo. Ritenne seco per alcuni
giorni Adrevaldo, gli fece molti regali, e finalmente il rispedì
accompagnando seco _Pietro Vescovo_ di Cento Celle, oggidì Civita
vecchia, e _Giorgio vescovo_ regionario, che andavano suoi nunzii
all'imperador Lodovico. Saputa da Lottario questa spedizione di ministri
pontificii, non gli piacque, temendo forse che si potesse manipolar
qualche trattato contra di lui; e però inviò a Bologna un certo Leone,
di cui egli allora molto si fidava, con ordine di adoperarsi in maniera,
prima con esortazioni, poi con minacce, acciocchè non andassero innanzi.
Fu ben servito, ma Adrevaldo fatta scrivere da essi una lettera
all'imperador Lodovico, per mezzo di un uomo vestito da povero
mendicante gliela mandò oltramonti con tutta felicità. Altro di più non
sappiamo intorno a questo affare. Facevano in questi tempi a gara i
vescovi e monaci di Francia e Germania per avere reliquie di santi da
Roma e dall'Italia. Altro non s'udiva che traslazioni di corpi santi in
quelle parti. E tutte solennizzate con gran pompa. Furono anche nel
presente anno rubate in Ravenna le sacre ossa di s. Severo vescovo, e
portate a Magonza da _Otgario arcivescovo_ di quella città. D'altre
simili traslazioni parla la storia ecclesiastica.