NOTE:

[954] Tegan., cap. 45.

[955] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.

[956] Annal. Franc. Bertiniani.

[957] Pagius, ad Ann. Baron.

[958] Andreas Presbyt., Chron. tom. 1 Scrip. Menchenii.

[959] Thegan., cap. 52.

[960] Eccar., Rer. Franc., lib. 29.

[961] Camill. Peregr., in Serie Abb. Casinens. tom. 5 Rer. Ital.

[962] Erchemp., Chron. cap. 13, P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[963] Martyrologium, ad diem 9 octob.

Anno di CRISTO DCCCXXXV. Indiz. XIII.

GREGORIO IV papa 9.

LODOVICO PIO imper. 22.

LOTTARIO imperadore e re di Italia 16 e 13.

Nella villa di Teodone tenuta fu in quest'anno dall'_imperador Lodovico_

una dieta[964], in cui si trattò di que' vescovi che aveano cospirato

contro la di lui persona e contro l'imperio suo nell'anno precedente.

Fra gli altri essendo stato citato _Agobardo_ arcivescovo di Lione; nè

comparendo, gli fu di poi nell'anno susseguente levata la chiesa. Alcuni

di quei vescovi erano fuggiti in Italia; per questi non si fece gran

rumore, affine di non alterar maggiormente l'animo di Lottario Augusto,

che gli avea sotto la sua protezione. Quivi ancora con più solennità fu

da tutti i vescovi abolito e dichiarato ingiustamente fatto tutto ciò

nell'anno addietro era stato operato in disonore dell'Augusto Lodovico.

Poscia nella chiesa di santo Stefano di Metz fu di nuovo da que' prelati

coronato. _Ebbone_ arcivescovo di Reims v'intervenne anch'egli, dopo di

che confessando i suoi falli, si protestò decaduto dal vescovato e fu

confinato in un monistero. Attese in quest'anno Lodovico Augusto a

riparare i disordini cagionati in Francia dalle passate turbolenze con

essere cresciuti i ladri, essere stati usurpati i beni delle chiese,

oppressi i poveri: al qual fine spedì varii messi, o sieno giudici

straordinarii, per le provincie, e gastigò coloro che non aveano

soddisfatto al loro dovere nell'amministrazion della giustizia e nel

procurare la sicurezza delle strade. Han creduto il Cointe, il Pagi e

l'Eccardo che a quest'anno s'abbia da riferire una nuova divisione dei

regni fatta dall'imperador Lodovico fra i suoi tre figliuoli _Pippino_,

_Lodovico_ e _Carlo_, senza parlare in esso di _Lottario_, la quale dal

Baluzio viene rapportata all'anno 837. Comunque sia, certo è ch'esso

imperadore nulla più aveva a cuore, quanto di assicurare al suo

quartogenito _Carlo_ una buona porzion di stati, e a questo fine slargò

molto quella ancora degli altri due figliuoli con isperanza di

contentarli, e di tor loro di cuore la voglia di nuocere al minor

fratello. Veggonsi in quest'anno alcuni diplomi spediti in Italia da

Lottario Augusto, ne' quali non fa menzione alcuna dell'imperadore suo

padre, forse per vendicarsi del medesimo padre, che in Francia faceva

altrettanto, senza nominare il figliuolo ne' suoi atti e privilegii. Uno

d'essi diplomi, riferito dal Puricelli[965], è dato _VIII idus majas,

anno domni Lotharii Pii imperatoris XVIII. Indicione XIII: Actum Papiae

palatio regio._ L'epoca è presa dall'anno 817. In esso egli dona alla

basilica milanese di sant'Ambrosio la corte di Lemonta _pro remedio

animae Hugonis fratris ipsius Hermengardis_ (cioè dell'Augusta sua

moglie) _puerili aetate ab hac luce subtracti_. Fu dato un altro suo

diploma rapportato dal Margarino[966] in favore di _Amalberga badessa_

di s. Giulia di Brescia, _Actum Moringo, palatio regio, XVII kalend.

jannuarias anno imperii Hlotharii XVIII, Indictione XIV_: la qual

indizione ebbe principio nel settembre di quest'anno. Abbiamo parimente

dal padre Mabillone[967] uno strumento di _Cunegonda vedova del fu

Bernardo re d'Italia_. Quivi ella dona al monistero di santo Alessandro

di Parma molti beni posti ne' contadi di Parma, Reggio e Modena, _pro

remedio animae senioris sui_ (cioè di Bernardo) _et suae, filiique sui

Pippini_, cioè dello stesso che abbiam veduto nell'anno precedente

favorevole all'imperadrice Giuditta. Fu scritta quella carta _in Parma

civitate, regnantibus dominis nostris Hludowico et Hlothario

imperatoribus, anno XXII et XVI, septimodecimo kal. julias_, e

sottoscritta da _Lamberto_ e _Norberto_ vescovi, e da _Adalgiso_ conte e

da varii, ciascun dei quali s'intitola _Gartio_ (oggidì _garzone_, forse

allora _paggio_) _ex genere Francorum_; dal che non si può francamente

concludere, come ha credulo taluno, che questa principessa fosse di

nazione franzese, perchè le mogli solevano seguitar la legge del marito,

e secondo quella regolarsi ne' contratti. Circa questi tempi abbiamo dal

Dandolo[968] che _Massenzio patriarca_ d'Aquileia, assistito

dall'imperadore Lottario, obbligò i vescovi dell'Istria a riconoscere

lui per metropolitano, con sottrarli dall'ubbidienza del patriarca di

Grado, e a nulla giovò che _papa Gregorio_ l'ammonisse di desistere da

questa novità. Accadde ancora che in Venezia alcuni principali di quella

città scacciarono il loro doge _Giovanni_, il quale andò in Francia con

fare ricorso all'imperador Lodovico. Occupò dopo la di lui fuga il

ducato un certo _Caroso_ tribuno, figliuolo di Bonicio tribuno, e per

sei mesi lo tenne; ma unitisi molti, a' quali dispiaceva una sì fatta

usurpazione, gli misero le mani addosso nel palazzo, e cavati che gli

ebbero gli occhi, il mandarono in esilio: con che Giovanni doge se ne

tornò al suo governo.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 177 / 339 题