NOTE:

[932] Annales Franc. Bertin. et Metens.

[933] Theganus, de Gest. Ludovici Pii, cap. 37.

[934] Nithardus, Hist. lib. 1.

[935] P. II, tom. 2 Rer. Ital.

Anno di CRISTO DCCCXXXII. Indizione X.

GREGORIO IV papa 6.

LODOVICO PIO imperad. 19.

LOTTARIO imperadore e re di Italia 15 e 10.

Non senza nuovi affanni passò l'_Augusto Lodovico_ quest'anno ancora a

cagione de' suoi figliuoli. L'improvvisa fuga e disubbidienza del _re

Pippino_ gli avea trafitto il cuore. Per cercare rimedio a questi

disordini intimò una nuova dieta in Orleans[936], dove eziandio furono

invitati _Lottario Augusto_ dall'Italia, e _Lodovico re_ dalla Baviera.

Ma non andò molto che arrivò nuova come il suddetto suo figliuol

Lodovico, messa insieme una poderosa armata di Bavaresi e Schiavoni

disegnava d'invadere l'Alemagna, ossia la Suevia e di torla al picciolo

fratello _Carlo_ e di passar poscia in Francia per sottomettere al suo

dominio tutto quanto quel paese che potesse. Tegano[937] ci vuol far

credere mosso questo principe dai consigli di _Lottario_, al quale

veniva forse troppo facilmente da alcuni attribuito ogni malanno

d'allora. Altri ne fanno autore _Malfrido conte_ di Orleans, a cui

l'imperadore avea donata la vita. A tali avvisi non tardò Lodovico Pio a

mettere in piedi un grosso esercito di Franzesi e di Sassoni, co' quali

marciò contra del figliuolo. Si trovarono a fronte le due armate presso

a Vormazia, e parea disposto il figliuolo a venire ad un cimento; ma

perchè riconobbe vana la speranza a lui data che passerebbono nel campo

suo le soldatesche del padre, e nello stesso tempo il buon imperadore,

non mai dimentico che quegli era suo figliuolo, il mandò a chiamare;

andò coraggiosamente il giovane Lodovico a trovarlo. Fu dal buon padre

benignamente accolto, e con sì amorevoli parole esortato alla pace, che

restò dissipato tutto questo nuvolo, ed amendue si separarono con

apparenza di grande amore. Non fu già così per l'altro figliuolo

_Pippino_. Questi fuggito, come dicemmo, s'ebbe avviso che meditasse

anch'egli delle novità; però fu obbligato l'imperador suo padre a mandar

ordine perchè sul principio di settembre si facesse la raunanza

dell'esercito ad Orleans, dove si portò per tenere la dieta. Colà fu

chiamato, e colà finalmente venne, ma contra sua voglia, il re Pippino.

Lo sgridò il padre, perchè senza chiedere licenza si fosse ritirato

dalla corte nell'anno addietro, e messolo sotto buona guardia, gli

comandò di andare a Treveri, e di guadagnarsi il perdono del passato

coll'ubbidienza in avvenire. Le promesse del figliuolo furono quali si

desideravano da un padre, ma i fatti non corrisposero. Non andò molto

ch'egli tornò a fuggire. Il perchè l'imperador Lodovico avendo non poco

fondamento che il figliuolo fosse pervertito dai consigli d'alcune

malvage persone, e specialmente da _Bernardo duca_ della Settimania,

autore in addietro di tanti mali, e dimorante allora in Aquitania, fece

citar costui a render conto di sua persona. L'imputazione era di

fellonia. Egli elesse la detestabil via del duello per provare

l'innocenza sua. Non si venne al combattimento per mancanza di chi

volesse uscire in campo contra di lui. Ciò non ostante, egli venne

degradato, e liberato il pubblico da sì pernicioso arnese. Presero qui

occasione _Lottario Augusto_ e _Lodovico re_ di Baviera di profittare

dello sdegno del padre contra del loro fratello _Pippino_[938], con

tirarlo a fare un'altra divisione della monarchia in vantaggio d'essi e

di _Carlo_, quarto loro fratello; ma questa non ebbe poi effetto. In

questi medesimi tempi la Cristianità e l'Italia ebbero di che piagnere,

perciocchè, secondo la Cronica arabica[939], riuscì ai Saraceni di

forzare alla resa la città di Palermo; con che venne la maggiore e

miglior parte della Sicilia sotto il loro giogo. Ne abbiamo anche la

testimonianza di Giovanni Diacono[940], che fiorì in questi tempi, e

racconta che tutti i Palermitani furono stati schiavi, e che il solo

_Luca_ eletto vescovo di quella città, e Simeone spatario

dell'imperadore greco con pochi altri ottennero dipoi la libertà. Circa

questi tempi ancora diede fine a questa mortal vita _Antonino_ abbate

benedettino di Sorrento. Leggesi la breve sua vita pubblicata dal padre

Bollando[941], e poi ristampata dal padre Mabillone[942], dove dice

ch'egli morì _sexto decimo kalendas martii, consule Probiano_. Non

riguarda già questa nota cronologica l'anno di Cristo 471, in cui fu

console _Probiano_, ma bensì l'anno presente, o i due vicini, ne' quali

_Probiano_ console ossia duca di Sorrento vivea. Ancorchè nulla di

riguardevole o per virtù o per miracoli si narri di lui nella vita

suddetta, pure in que' tempi barbari egli meritò il titolo di santo e lo

si ritien tuttavia in quella città.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 174 / 339 题