[928] Anonymus, in Vit. Ludov. Pii. Theganus, de Gest. Ludovici Pii,
cap. 36.
[929] Paschasius Ratbertus, in Vit. Wallae Ab., lib. 2, cap. 28.
[930] Annales Francor. Bertiniani.
[931] Dandul., Chronic., tom. 12 Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCCXXXI. Indiz. IX.
GREGORIO IV papa 5.
LODOVICO PIO imperadore 18.
LOTTARIO imperadore e re di Italia 12 e 9.
Secondo gli Annali bertiniani[932], sul principio di febbraio dell'anno
presente fu in Aquisgrana tenuta una general dieta, dove si presero le
risoluzioni convenienti intorno a coloro che aveano cospirato contro di
Lodovico Pio. Furono tutti concordemente giudicati incorsi nella pena
della testa. Ma il buon imperadore volle che la clemenza andasse innanzi
alla giustizia, con decretare ai laici il farsi monaci, e ai monaci la
relegazione in qualche monistero. Cadde questo lieve gastigo sopra i tre
abbati suddetti _Ilduino_, _Elisacaro_ e _Walla_. _Jesse_ vescovo di
Amiens fu deposto. Altri vescovi ed ecclesiastici spontaneamente
elessero l'esilio con fuggire in Italia, e ricoverarsi sotto la
protezion di Lottario. Vi restava da decidere il punto dell'_imperadrice
Giuditta_. Sopra di ciò era stato consultato il sommo _pontefice
Gregorio_, e la sentenza sua fu che si avesse per nulla ed insussistente
la di lei monacazione, e concordi colla santa sede andarono i vescovi di
Francia. Però, come scrive Tegano[933], _jubente Gregorio romano
pontifice cum aliorum episcoporum justo judicio_ ella sen venne ad
Aquisgrana con riassumere gli abiti secolareschi; ma prima le fu
prescritto di purgarsi dagli apposti reati. Il che si fece secondo i
biasimevoli riti di que' tempi, cioè con esibirsi un campion d'essa
pronto a provare la di lei innocenza col duello. E posciachè non
comparve accusatore alcuno, fu accettato il di lei giuramento per pruova
bastevole della sua onestà. Dopo di che _Pippino_ e _Lodovico_ figliuoli
dell'imperadore, lieti per l'accrescimento fatto a' loro domini, ebbero
licenza di andarsene l'uno in Aquitania, l'altro in Baviera. Lottario
solo si trovò deluso in mezzo alle sue grandi idee e speranze[934],
perciocchè gli convenne contentarsi della sola Italia, con giurare
inoltre di non far da lì innanzi novità nella monarchia contro la
volontà del padre. A lui più che ad altri era attribuita l'origine e
continuazione di sì brutti sconcerti. E cercarono anche di profittarne i
suddetti suoi due fratelli, col cominciar cadauno a far broglio per
ottenere il primato, cioè il titolo imperiale dopo la morte del padre;
ma per questo conto ritrovarono una forte opposizione nei ministri della
corte paterna. La verità nondimeno è che Lodovico Pio non trattò sempre
da lì innanzi Lottario come collega nell'imperio. Tennesi poi un'altra
dieta in Ingeleim sul principio del seguente maggio, dove comparve
ancora esso Lottario Augusto, che fu onorevolmente accolto dal padre; ma
fra poco ebbe ordine di tornarsene in Italia, perchè non poca
apprensione dovea dare a Lodovico lo spirito imbroglione di questo suo
figliuolo. Quivi il clementissimo Augusto fece grazia a molti degli
esiliati, permettendo ad alcuni di ritornarsene alle lor case, e ad
altri anche il rivenire alla corte. In un'altra dieta, che fu
nell'autunno seguente tenuta a Tionvilla, si vide comparire _Bernardo
duca_ di Settimania, quel medesimo, per cui tanto rumore s'era sollevato
nell'anno addietro. Anch'egli si esibì pronto a provar coll'armi le
calunniose voci sparse contra di lui; e non essendosi trovato chi si
sentisse voglia di prendere questa briga, si venne al giuramento, per
cui, nel tribunale del mondo, egli restò bastantemente giustificato.
Assisterono a questa dieta due figliuoli dell'imperadore, cioè
_Lottario_ e _Lodovico_, e di poi se ne andarono. Ma non v'intervenne
già il re _Pippino_. Aspettollo un pezzo il padre, e non veggendolo
venire, mandò gente apposta a chiamarlo. Promise Pippino di andarvi, e
finalmente sol pochi dì prima del santo natale si presentò all'Augusto
genitore, che, a cagion della disubbidienza sua, lo accolse assai
freddamente, ed anche lo sgridò. Se ne impazientò il giovine principe, e
nel dì 27 di dicembre, senza dire addio ad alcuno, se ne fuggì
frettolosamente verso l'Aquitania. E tali erano i portamenti de'
figliuoli verso l'infelice Lodovico imperadore lor padre, che
declinarono anche in peggio, siccome vedremo. Abbiamo dalla Cronica
arabica[935], tratta dal codice di Cambridge e da me ristampata, che in
quest'anno riuscì ai Saraceni, dopo aver già fissato il piede in
Sicilia, d'impadronirsi della città di Messina. Teodoto patrizio, che
per l'imperadore greco, il meglio che poteva, andava contrastando e
difficultando le conquiste di quegl'infedeli, restò da loro ucciso in
qualche mischia.