[921] Nithardus. Hist., lib. 2.
[922] Theganus, de Gest. Ludovici Pii.
[923] P. I, tom. 2 Rer. Italic.
[924] Mabill. Append. ad tom. 2 Annal. Bened.
[925] Du-Chesne, Rer. Franc., tom. 3.
[926] Pagius, in Crit. Baron.
[927] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCXXX. Indizione VIII.
GREGORIO IV papa 4.
LODOVICO PIO imperad. 17.
LOTTARIO imperadore e re di Italia 11 e 8.
Scoppiarono finalmente in quest'anno le mine formate contra
dell'_imperador Lodovico_ dai malcontenti, e, quel che fa più orrore,
da' suoi stessi figliuoli, cioè da _Lottario, Pippino_ e
_Lodovico_[928]. _Bernardo duca_ della Settimania, divenuto lo arbitro e
padron della corte, se vogliam credere a Pascasio Ratberto[929], l'aveva
tutta sconvolta, e la facea da tiranno; e può essere che non pochi
disordini succedessero a cagione della di lui prepotenza. Ma questo non
bastò. Si fece correre anche voce che egli mantenesse pratica disonesta
coll'_imperadrice Giuditta_, fino a dire che il _principe Carlo_, ultimo
genito dell'imperadore, a lui doveva i suoi natali. Ratberto su questo
si scalda, e francamente spaccia per vero tutto quanto era apposto ad
esso Bernardo, con dargli il nome di _amissarius_ (o pure, come par più
credibile, di _emissarius_) _qui cuncta reliquit honesta_. Avrebbe avuta
pena il buon monaco a recar buone pruove di questa imputazione; e certo
non conveniva mai ad un par suo il parlare così. Mossesi
l'imperador[930] sul principio della quaresima coll'esercito per passare
ostilmente contro ai popoli della minore Bretagna sempre tumultuanti.
Era la stagion fredda, fangose le strade, disastroso il cammino. Si
prevalsero i nobili congiurati di questa occasione per distrarre
l'armata dall'ubbidienza dovuta al sovrano, di modo che la maggior parte
delle milizie, tornatasene indietro, venne a Parigi; ed eglino intanto
fecero sapere a _Lottario_ che accorresse colà dall'Italia, e a
_Pippino_ di venir dall'Aquitania, perchè il tempo era questo di deporre
il padre, di levar dal trono la creduta impudica _Giuditta Augusta_, e
dal mondo il decantato adultero _Bernardo_, come sovvertitore del regno.
Se potesse servire di scusa a Lottario il sapere che i migliori e più
assennati tra' Franzesi non poteano sofferire lo stato della corte
imperiale d'allora: certo questa scusa non gli mancò. Ma nel tribunal di
Dio, e neppure in quello degli uomini, non avrà mai peso una scusa sì
fatta. Pervenuto allo orecchio dell'imperador Lodovico il suono
dell'insorta tempesta, preveduta in parte per l'abbandono seguito delle
soldatesche, mandò a Laon in monistero la Augusta sua moglie; permise a
Bernardo di ritirarsi a Barcellona, se pur questi non prese da sè stesso
e dalla sua paura un tal consiglio; ed esso imperadore sen venne a
Compiegne. Colà corse il _re di Aquitania Pippino_ suo figliuolo,
accompagnato da una gran folla di popolo; e secondo il concerto fatto
per via di lettere con Lottario Augusto suo fratello, levò al padre il
comando. Presa poi l'imperadrice Giuditta dal monistero di Laon, la
mandò a quello di Poitiers, ed ivi per forza la costrinsero a prendere
l'abito monastico. Per forza ancora cacciarono in monistero i due
fratelli d'essa Augusta _Corrado_ e _Ridolfo_. Alla serie di queste
abbominevoli vicende, secondo Pascasio Ratberto, pare che intervenisse
_Lodovico re di Baviera_, altro figliuolo dell'imperadore; ma è ben
certo che _Lottario Augusto_ dopo l'ottava di Pasqua arrivò a Compiegne,
e fece cavar gli occhi ad Eriberto fratello di Bernardo duca, giacchè
non potè aver nelle mani Bernardo stesso. Fu approvato da Lottario tutto
quanto fin qui aveva operato Pippino; e trattò ben egli rispettosamente
il padre, ma tendeva ogni mira de' figliuoli ad indurlo ad assumere la
tonsura monastica in qualche monistero. Prima ancora che Giuditta
prendesse il sacro velo, adoperarono lei stessa per persuadergli questa
ritirata; ed in fatti gli parlò essa in segreto, ma senza sapersi s'ella
mantenesse la parola data. Lodovico prese tempo per pensare a sì gran
risoluzione, ed intanto, poco fidandosi dei Franzesi, segretamente
cominciò dei maneggi coi Tedeschi. Per voglia di metter fine in qualche
maniera a tante turbolenze, fu destinata una dieta a Nimega. Il concorso
di chi era in favore dell'imperador Lodovico si scoprì maggiore di quel
che si credeva, di maniera che la contraria fazione, come disperata,
ricorse la notte a Lottario per esortarlo o a decidere col ferro la
contesa o a ritirarsi. Informatone Lodovico, fece venire a sè nella
mattina seguente il figliuolo Lottario, al dispetto di chi il
consigliava di non andarvi, e con una parlata da padre si studiò di
fargli conoscere il suo dovere. Intanto il popolo temendo chi per
Lodovico e chi per Lottario, furiosamente diedero di piglio all'armi; e
ne sarebbe venuto gran male, se i due Augusti non si fossero fatti
vedere a tutti in forma di concordia: il che servì a quetar tutto quel
pazzo movimento. E perciocchè oramai senza misura prevaleva la fazione
dell'Augusto Lodovico, egli ricuperò il comando; e successivamente
ordinata fu la cattura de' principali fra' congiurati, e d'essi formato
il processo. Fra questi si trovarono _Ilduino abbate_ di s. Dionisio in
Parigi e di altri monisteri, che godeva anche la riguardevol carica di
cappellano della corte, _Elisacaro_ abbate di Centulae, _Walla_ abbate
della vecchia Corbeia, di cui abbiamo parlato di sopra. Questi abbati
cortigiani ci vengono descritti per santi; ma certo, che che ne dica
Pascasio Ratberto ad acquistar loro il credito della santità, niuno dirà
che concorresse l'aver eglino avuta mano in questi imbrogli, e tenuto il
partito de' figliuoli contra di un padre. _Lottario Augusto_ giurò
allora fedeltà al genitore; e _Lodovico re di Baviera_, intervenuto alla
dieta suddetta, aiutò, per quanto potè, la causa del medesimo suo padre
Augusto. E ciò perchè non meno a lui che a _Pippino_ suo fratello
segretamente esso Lodovico Pio diede intenzione di accrescere la lor
porzione di stati. Può essere che in quest'anno accadesse ciò che narra
il Dandolo[931], cioè che _Obelerio_, già doge deposto di Venezia, se ne
tornò furtivamente a casa, e si fece forte nell'isola appellata Vigilia.
Accorse incontanente _Giovanni_ doge regnante coll'esercito, e lo
assediò in quell'isola. Avvenne che quei di Malamocco, perchè Obelerio
era di nascita loro concittadino, passarono al campo di lui, con
abbandonar Giovanni. Allora Giovanni, lasciata stare Vigilia, passò
contra di Malamocco, e dopo avere espugnato quel luogo e datolo alle
fiamme, tornò contra d'Obelerio, ed avutolo finalmente nelle mani, se ne
assicurò con fargli tagliare la testa.