NOTE:

[902] Annal. Franc. Eginhardus.

[903] Anastas, in Vit. Valentini.

[904] Astronomus, in Vita Ludovici Pii.

[905] Mabillonius, Annal. Benedictin. ad hunc ann.

[906] Pagius. ad Ann. Baron.

[907] Rer. Ital. P. II, tom. 1.

[908] Antiquit. Ital., Dissert. XLIII.

[909] Dachery, in Spicileg.

[910] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.

[911] Dandolus, in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.

[912] De Rubeis, Monu. Eccl. Aquilejens. cap. 47.

Anno di CRISTO DCCCXXVIII. Indiz. VI.

GREGORIO IV, papa 2.

LODOVICO PIO imperadore 15.

LOTTARIO imperatore e re di Italia 9 e 6.

Cominciava già la monarchia franzese a sentire che più non la reggeva un

Carlo Magno. Avea l'armata imperiale di Catalogna fatta una vergognosa

figura incontro ai Mori di Spagna. Altrettanto aveva operato nella

Pannonia superiore, o pur nella Carintia quella d'Italia incontro ai

Bulgari, che aveano dato il guasto ad un buon tratto di paese suggetto

allo imperadore, senza che alcuno avesse fatta resistenza e

contrasto[913]. Però l'Augusto _Lodovico_ nel febbraio di quest'anno,

tenuta una gran dieta in Aquisgrana, cassò gli uffiziali che in sì fatte

congiunture aveano mancato al loro dovere. Cadde questo medesimo gastigo

sopra _Baldrico_ duca o marchese del Friuli; e quella marca, _quam solus

tenebat, inter quatuor comites divisa est_. Sicchè veggiamo che prima

d'ora era stata formata la _marca del Friuli_, e ch'essa per questo

avvenimento cessò d'avere un duca ossia marchese, con esserne dato il

governo a quattro conti, cioè a quattro governatori di città,

indipendenti l'uno dall'altro. Probabilmente queste città furono

_Cividal di Friuli, Trivigi, Padova_ e _Vicenza_, se pur fra queste non

si computò anche _Verona_. Il nome di _marca_ vuol dire _confine_. Fin

sotto Carlo Magno per maggior sicurezza delle provincie situate ai

confini furono istituiti uffiziali che ne avessero cura, chiamati perciò

_marchensi_ e _marchesi_, che è quanto dire custodi de' confini. E

perchè secondo i bisogni non mancasse forza a tali uffiziali, al

marchese furono subordinati i conti, cioè i governatori delle città

della provincia. Che il marchese della marca del Friuli risedesse in

_Trivigi_, sembra che si possa conghietturare dal vedere che in quella

città era la zecca dell'imperadore, come costa da una moneta di Carlo

Magno ch'io ho data alla luce[914]. Ma non andrà molto che questa marca

ci comparirà davanti risorta come prima. Non so onde abbia preso il

Sigonio[915] che la marca del Friuli fu allora divisa fra dodici conti,

e che _Lottario_ figliuolo dell'Augusto Lodovico se ne credette

stranamente offeso. Nell'anno precedente avea lo stesso imperadore

inviati a Costantinopoli per suoi ambasciatori _Alitgario vescovo_ di

Cambrai, e _Anfrido abbate_ di Nonantola sul modenese: contrassegno

della singolar considerazione in cui erano allora gli abati di questo

insigne monistero, ma che fra poco decaderono, siccome dirò a suo luogo.

Tornarono questi legati circa il tempo della dieta suddetta contenti

dell'onorevol trattamento lor fatto da _Michel Balbo_ imperador de'

Greci. Poscia nel mese di giugno, trovandosi Lodovico nella villa

d'Ingeleim (perciocchè i re ed imperadori di allora mutavano spesso

paese, nè soleano avere un luogo fisso di residenza, a riserva di

Aquisgrana, dove era il loro più ordinario soggiorno di là da' monti, ed

eccettuata Pavia per i re d'Italia) quivi si presentarono a lui con dei

ricchi doni Quirino primicerio e Teofilatto nomenclatore, legati del

romano pontefice _Gregorio_. La cagione della lor venuta è a noi ignota.

Furono ben accolti e rimandati. Sparsasi poi voce che i Saraceni di

Spagna con grande sforzo minacciavano la Catalogna ed anche l'Aquitania,

diede l'imperadore commessione a Lottario augusto di accorrere con un

grosso nerbo di milizie in ajuto del fratello _Pippino_. Venne Lottario

a Lione per questo; ma svanita la nuova, e cessato il pericolo, se ne

tornò al padre; il quale intanto religiosamente attendeva a placar Dio,

che parea sdegnato colla Francia, e diede in quest'anno ordine che si

celebrassero quattro concilii per la correzione del clero e del popolo.

Abbiamo ancora dagli Annali dei Franchi[916] che nell'anno presente

_Bonifazio II_, conte di Lucca, del quale abbiam parlato di supra

all'anno 823, e a cui l'imperadore avea dato il carico di difendere

l'isola di Corsica dalle incursioni de' Saraceni, preso seco _Beretario_

(che _Berehario_ vien nominato dall'autore della vita di Lodovico Pio)

con alquanti altri conti della Toscana, Corsica e Sardegna, _assumto

secum fratre Berethario, et aliis quibusdam comitibus de Tuscia_, e

formata una picciola flotta, uscì in corso contro quegl'infedeli. Non

avendo trovato nei contorni della Corsica alcun corsaro, passò in Africa

colle sue navi, e fece uno sbarco fra Utica e Cartigine. Accorse una

innumerabile quantità di quegl'infedeli, e ben cinque volte vennero alle

mani coi Cristiani, de' quali ancora ne trucidarono alcuni che vollero

far troppo da bravi. Però Bonifazio, fatta una saggia ritirata, se ne

tornò co' suoi legni a casa. Poco certamente di profitto riportò seco;

tuttavia gli Africani, avvezzi solamente a portare il terrore e la

desolazione nelle contrade cristiane, al vedere i Cristiani questa volta

comparire coll'armi in casa loro, se non sentirono danno, ebbero almeno

un fiero spavento. Allora veramente trascuravano forte gl'imperadori

d'Occidente l'aver forze in mare, e perciò cotanto insolentivano i

Saraceni di Spagna, d'Africa e di Soria. Ed appunto circa questi tempi

riuscì a quei d'Africa di mettere il piede nell'isola di Sicilia, e

poscia di conquistarla a poco a poco con danno e vergogna del nome

cristiano. Per quanto si ricava da Cedreno[917], un certo Eufemio

capitano di milizia perdutamente innamorato di una monaca, la rapì per

forza dal monistero, e tenne questa preda come cosa sua in sua casa.

Ricorsi i fratelli della monaca all'imperadore d'Oriente padrone

dell'isola, venne ordine di dargli il convenevol gastigo; ciò gli fece

prendere la fuga, e ritirarsi presso i Saraceni dell'Africa. Così un

greco storico. Ma un italiano, cioè l'Anonimo salernitano[918] ne

rigetta la colpa sopra gli stessi Greci, con dire che Eufemio avea

contratti gli sponsali con una giovine appellata Omoniza di maravigliosa

bellezza. Ma il governator greco della Sicilia, sedotto con danari,

gliela levò, e la diede per moglie ad un altro. Infuriato per tale

affronto Eufemio coi suoi famigli s'imbarcò, e passato in Africa, tante

speranze diede a quel re maomettano della conquista della Sicilia, che

in fatti condusse que' Barbari colà, ed aprì loro la strada ad

impadronirsene interamente nello spazio di pochi anni, avvenimento che

recò lunghi ed incredibili disastri all'Italia. Aggiugne lo stesso

Anonimo che i Saraceni presero a tutta prima Catania, con farvi un gran

macello di que' cittadini, e dello stesso greco governatore. Portata

questa infausta nuova a _Sicone_ principe di Benevento, se ne afflisse

forte, ben prevedendo che questo turbine andrebbe un dì a cadere sulle

proprie contrade. Giovanni Diacono, scrittore di questi tempi,

racconta[919] che i Siracusani _cujusdam Euthymii factione rebellantes_

(chiama egli _Eutimio_ lo stesso, che gli altri appellano _Eufemio_),

uccisone _Gregora patrizio_, cioè il governatore della Sicilia. Perciò

_Michele imperadore_ de' Greci spedì contra di loro un riguardevol

esercito, al quale non potendo resistere, presero que' cittadini la

fuga. Allora fu che Eutimio ossia Eufemio _colla moglie e coi figliuoli_

(adunque non potè cercare Omoniza per moglie) passò in Africa; e

sollecitò quel re saraceno all'impresa della Sicilia. Vennero que'

Barbari, e talmente strinsero Siracusa, che i Greci pagarono di tributo

cinquantamila soldi, forse per riscattare la lor vita e la facoltà di

andarsene in pace. Diedero da lì innanzi i Saraceni un terribil guasto a

tutta la Sicilia. La narrativa nondimeno di Giovanni Diacono pare che

metta alcuni anni prima del presente l'entrata d'essi Saraceni in quella

dianzi sì felice e dappoi sì sventurata isola. Ma giacchè abbiam fatto

di sopra menzione del suddetto _Bonifazio_, bene sarà che il lettore non

ne perda la memoria, sì perchè fortissime conghietture concorrono a

farci credere questo personaggio per uno degli antenati della

nobilissima ed antichissima casa d'Este, siccome ho fatto vedere nella

parte I delle Antichità estensi; e sì ancora perchè di qui possiam

ricavare che già la Toscana avesse ricevuto anch'essa la forma di

_marca_, stante il vedersi che già Bonifazio comandava ai conti di

quella provincia. Truovansi simili personaggi chiamati nello stesso

tempo _conti_, perchè governatori d'una città, ed appunto Bonifazio era

conte di Lucca; ed anche _marchesi_, perchè la lor provincia era

limitanea, ed essi custodi di quei confini; ed ancora _duchi_,

secondochè piaceva agli Augusti di decorarli coi titoli. Trovandosi

parimente monete battute in Lucca fino nei tempi di Carlo Magno,

concorre ancor questa notizia a farci credere quella città per capitale

in questi tempi di tutta la Toscana longobarda. Si ha poi da riferire

all'anno presente, per attestato del Dandolo[920], la traslazione del

corpo di s. Marco evangelista da Alessandria a Venezia: sopra di che è

da vedere la sua leggenda. Ed avendo l'imperador de' Greci _Michele_

fatta istanza di molte navi da guerra a _Giustiniano_ doge di Venezia

contra dei Saraceni che a poco a poco andavano conquistando la Sicilia,

le inviò ben egli, ma inutile riuscì il loro viaggio e sforzo.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 170 / 339 题