NOTE:

[893] Baron., Annal. Eccl.

[894] Labbe, Concilior., tom. 7.

[895] Annal. Franc. Lauresham. Auct. Vit. Ludovici Pii.

[896] Ermold. Nigell., lib. 4, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[897] Saxo Grammat., lib. 9 Hist. Dan.

[898] Annales Franc. Eginhardi. Annal. Franc. Fuldenses, etc.

[899] Anonym. Salernitan. Paralipomen., P. II, tom. 2 Rerum Italicarum.

[900] Erchempertus, P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[901] Johann. Diac., in Vit. Episcop. Neapol. P. II, tom. 1 Rerum

Italicarum.

Anno di CRISTO DCCCXXVII. Indiz. V.

VALENTINO papa 1.

GREGORIO IV papa 1.

LODOVICO PIO imperad. 14.

LOTTARIO imperadore e re di Italia 8 e 5.

Accadde nel mese d'agosto la morte del buon papa _Eugenio II_, poche

memorie del quale per negligenza di que' tempi son giunte a nostra

notizia, essendo stata troppo breve la vita di lui, che ci resta presso

Anastasio bibliotecario. Successore nella cattedra di s. Pietro fu

immediatamente con rara concordia di tutti eletto _Valentino_ diacono,

oppure arcidiacono, senza che apparisca[902] che si aspettasse

approvazione alcuna degl'imperadori o de' loro ministri. Di questo

pontefice erano insigni le virtù, annoverate dal suddetto

Anastasio[903], ed egli degno ben era di lunga vita; ma non passò un

mese che Dio sel tolse, con dolore di tutti i Romani. Si venne adunque

ad una nuova elezione, e i voti di tutto il clero e popolo romano

concorsero nella persona di _Gregorio IV_, parroco, ossia cardinale di

s. Marco, la cui pietà e carità verso i poveri, con assaissimi altri

pregi, gli servirono di raccomandazione per conseguire la cattedra di s.

Pietro. Dissi che tutti concorsero, ma se ne dee eccettuare uno, cioè

Gregorio stesso, che, per quanto potè, ripugnò ad accettar sì fatta

elezione. Abbiamo poi da Eginardo, che questi _electus, sed non prius

ordinatus est, quam legatus imperatoris Romam venit, et electionem

populi, qualis esset, examinavit_. Ecco dunque che cominciamo a vedere

verificato il decreto attribuito a papa Eugenio secondo e Lottario

Augusto intorno al divieto di consecrare il pontefice eletto senza

l'assenso dell'imperadore o de' suoi ministri, con potersi dubitare che

ciò ancora si osservasse nell'elezione di Valentino, perchè, forse in

Roma, si trovava il legato imperiale che acconsentì. L'autore della vita

di Lodovico Pio scrive[904] che fu eletto esso Gregorio, _dilata

consecratione ejus usque ad consultum imperatoris. Quo annuente et

electionam cleri et populi probante, ordinatus est in loco prioris_.

Facevano gran rumore in Italia e in Francia gli scritti di _Claudio

vescovo_ di Torino contro il culto delle sacre immagini. Presero perciò

la penna per confutare i di lui errori _Dungalo_ monaco, e poi _Giona_,

vescovo di Orleans. Il padre Mabillone[905] cercando chi fosse questo

Dungalo, autore del libro _de Cultu imaginum_, inclinò a crederlo monaco

nel monistero di s. Dionisio in Francia, e lo stesso che un _Dungalo

rinchiuso_, cioè, secondo il costume durato per molti secoli, chiuso

spontaneamente fra quattro mura, talvolta con un contiguo orticello, o

con un oratorio, per servire a Dio in un sì stretto albergo; del qual

Dungalo restano tuttavia alcuni versi. Abbracciò anche il padre

Pagi[906], con altri, questa conghiettura, ch'io ho già dimostrato non

reggere alle pruove. Cioè nelle annotazioni[907] alle giunte delle leggi

longobardiche, e molto più nelle Antichità italiane[908] ho dimostrato

che _Dungalo_, monaco, di nazione veramente _scoto_, come immaginò il

suddetto padre Mabillone, abitava non già in Francia, ma in Italia nella

città di _Pavia_, e quivi era _maestro di scuola_, inviatovi

dall'imperador Carlo Magno, affine d'insegnar le lettere in quella real

città. Ciò costa dal capitolare di Lottario Augusto, da me dato alla

luce, di cui parleremo più a basso, e da altre memorie. La di lui

vicinanza a Torino il mosse ad entrare in aringo contra del suddetto

prosuntuoso prelato. Leggesi anche una lettera di questo Dungalo,

pubblicata dal padre Dachery[909], e indirizzata a Carlo Magno nell'anno

811, in risposta alle interrogazioni fatte da quel glorioso principe

intorno a due eclissi del sole accaduti nell'anno 810. Frequenti poi

aveano cominciato ad essere le traslazioni de' corpi santi da Roma in

Francia e Germania, paesi che ne scarseggiavano. Varie se ne raccontano,

che io tralascio, e solamente osservo che strepitosa fu nell'anno

presente quella dei santi Marcellino e Pietro, procurata da _Eginardo

abate_ di vari monisteri in Germania, e quello stesso a cui siam tenuti

della vita di Carlo Magno e, per quanto si crede, degli Annali dei

Franchi. Furono que' sacri corpi rubati ed asportati dalla chiesa di s.

Tiburzio di Roma. Si contano grandi miracoli succeduti in simili

traslazioni. E però non si può dire quanto fossero avidi di queste

caccie allora i pii Oltramontani. Usavano frodi, spendevano somme d'oro,

nè lasciavano arte alcuna per giugnere ad arricchir di sacre reliquie le

lor chiese e monisteri; e di qui presero talvolta occasione i furbi e

falsarii di burlar la divozion di essi con reliquie insussistenti e

finte. E di qui parimente è venuto che alcune chiese di Francia e

Germania si gloriano di possedere i corpi d'alcuni santi insigni, come

di s. Gregorio, di s. Sebastiano e simili, che pure in Roma si credono

tuttavia seppelliti. Ebbe la Catalogna in quest'anno delle fiere

vessazioni dai Mori, ossia dai Saraceni della Spagna, e quantunque vi

accorressero con forte armata i Franzesi, pure in vece di vittorie ne

riportarono vergogna, e le campagne di Barcellona e Girona ne rimasero

devastate. Nel mese di settembre[910] giunsero a Compiegne, dove si

trovava l'imperador Lodovico, i legati di _Michele imperador dei Greci_,

per confermar la lega ed amicizia. Portarono dei regali; ma anch'essi

furono _nobiliter suscepti, opulentissime curati, liberaliter munerati_.

Essendo morto in quest'anno[911] _Angelo Particiaco_ ossia

_Participazio_, doge di Venezia, _Giustiniano_ suo figliuolo, molto

prima dichiarato doge, continuò a governar que' popoli, ed ottenne da

_Michel Balbo_ imperador dei Greci il titolo di _console imperiale_.

Bramando _Masenzio_ patriarca d'Aquileia di ridurre all'antica

ubbidienza della sua Chiesa quella di Grado, siccome ancora le altre

dipendenti da esso patriarca di Grado, ed assistito dal favor di papa

Eugenio e de' regnanti Augusti, ottenne che raunasse in quest'anno un

concilio di molti vescovi nella città di Mantova. La sentenza fu quale

egli la desiderava, e gli atti di quella sacra adunanza si leggono

pubblicati dall'accuratissimo padre Bernardo Maria de Rubeis[912]. Ma nè

più nè meno continuò il patriarcato di Grado a sussistere, non ostante

lo sforzo in contrario di quello d'Aquileia.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 169 / 339 题