[869] Annal. Franc. Eginhardi. Annal. Franc. Bertiniani et alii.
[870] Anastas. Bibliothecar., in Vita Pascal.
[871] Paschasius Ratbertus, in Vit. Wallae Ab., lib. 1.
[872] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.
[873] Anastas. Bibliothec., in Vit. Eugenii II.
[874] Baron., in Annal. Eccl.
[875] Holstenius, Collect. Rom., P. II.
[876] Rer. Italic., P. II, tom. 1.
[877] Pagius, ad Ann. Baron.
[878] Eccard., Rer. Franc., lib. 28.
[879] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3.
[880] Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 1.
[881] Ermold. Nigellus, lib. 4, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[882] Annales Franc. Eginh. Annal. Franc. Bertin., ec.
[883] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Italic.
[884] Campelli, Storia di Spoleti, lib. 16.
Anno di CRISTO DCCCXXV. Indizione III.
EUGENIO II papa 2.
LODOVICO PIO imperadore 12.
LOTTARIO imperadore e re di Italia 6 e 3.
Fu in fatti nel novembre dell'anno presente tenuta in Parigi una copiosa
conferenza di vescovi per riconoscere, se culto si dovesse, e quale,
alle sacre immagini, e si trovarono que' prelati conformi in alcuni
punti alla dottrina della Chiesa romana, stabilita nel suddetto concilio
di Nicea, ma discordi in altri. Essendo fuori dell'assunto, ch'io ho
preso, una tal controversia, rimetto i lettori bramosi di prenderne
conoscenza, a quanto sopra di ciò hanno scritto il cardinal
Baronio[885], il padre Mabillone[886] e il padre Pagi[887], e alla
storia ecclesiastica del Fleury. Mentre l'imperador Lodovico era in
Aquisgrana, vennero a trovarlo gli ambasciatori de' Bulgari per metter
fine alle dispute de' confini fra la loro nazione e i Franchi. Segno è
questo che il dominio dei Franchi si stendeva ben oltre nella Pannonia,
mentre arrivava sino ai confini della Bulgaria. Tuttavia potrebbe essere
che i Bulgari occupassero allora un paese più vasto della Bulgaria
moderna da noi conosciuta, e che potessero anche sì fatte liti essere
state dalla parte della Schiavonia. L'imperadore, come conveniva,
rispose con sue lettere al re dei Bulgari; ma per ora non seguì accordo
alcuno fra loro. Conchiuse egli bensì un trattato di pace coi Danesi, e
inoltre destinò varii messi per diverse parti della sua monarchia con
ordine di procurar l'onore delle chiese e la giustizia fra i popoli.
Leggonsi tuttavia presso il Baluzio[888] le Istruzioni sue premurose e
giuste, a tale effetto pubblicate in un capitolare. Finquando vivea papa
Pasquale, _Claudio_ vescovo di Torino, di nazione spagnuolo, avea
cominciato a riprovar la venerazione delle sacre immagini e delle
relique, e i pellegrinaggi della gente pia. Si sa che esso papa era in
collera contra di lui. Da che Pasquale fu chiamato da Dio a miglior
vita, si diede Claudio a scrivere pubblicamente contro la dottrina della
Chiesa. Non si può negare, costui era uomo dotto, ma pieno di superbia e
di presunzione: chiamava asini tutti i vescovi d'Italia. Scrisse a
Teodemiro abbate in Francia per persuadergli i suoi sentimenti; ma
l'abbate, lungi dall'accordarsi con lui, modestamente riprovò gli
erronei di lui sentimenti. Di più non vi volle perchè Claudio acceso di
collera facesse un insolente risposta in difesa de' suoi errori. Dalla
Cronica farfense[889] apprendiamo avere _papa Eugenio_ donate al
monistero di Farfa due masse, appellate l'una Pompeiana, e l'altra
Belagai, poste _infra nobilissimam urbem romanam_: il che ci fa
conoscere che entro Roma stessa si trovavano dei buoni poderi
coltivabili. _Ingoaldo abbate_ ne cercò in quest'anno la conferma da
Lottario imperadore, come costa dal suo diploma, dato _secundo kalendas
junias, anno, Christo propitio, imperii serenissimi domni Ludovici
Augusti XII, regnique Lotharii gloriosissimi imperatoris in Italia III,
Indictione III Actum Olonna palatio regio_, cioè nell'anno presente.
Dura tuttavia il nome di _corte Olonna_ nel distretto di Pavia in
vicinanza del fiume Olonna non lungi dal Po. Era una volta luogo di
delizie dei re d'Italia con palazzo per la villeggiatura; e quivi furono
dati varii loro diplomi. Oggidì appartiene ad un generoso signore della
casa d'Este, cioè a don Carlo Filiberto d'Este, principe del sacro
romano imperio e marchese di san Martino. Circa questi tempi per
attestato del Dandolo[890], i dogi di Venezia spedirono Giusto prete per
loro legato, unitamente con Pietro diacono di _Venerio patriarca_ di
Grado, agl'imperadori Lodovico e Lottario, ed ottennero la conferma
delle esenzioni de' beni spettanti alla chiesa di Grado nel regno
d'Italia. Trovavasi l'Augusto Lottario in Marengo, corte regale in
Lombardia, nel febbraio dell'anno presente, ed ivi con suo diploma[891]
assegnò un monistero in ricompensa d'uno spedale di pellegrini tolto
all'insigne monistero della Novalesa. Erano negli antichi secoli
frequentissimi gli spedali per alloggiare i pellegrini, tanto nelle
città che fuori, e massimamente nei passaggi delle montagne e de' fiumi
perchè le osterie, sì usate oggidì, erano allora cose rare. Però pochi
monisteri di monaci e canonici regolari si contavano una volta che non
avessero di sì fatti caritativi alberghi; per nulla dire di tanti altri
istituti per gl'infermi, per gli fanciulli esposti, per gli vecchi ed
altri poverelli: del che ho io trattato nelle mie Antichità
italiane[892].