NOTE:

[847] Hincmarus, de Divor. Lotharii Regis.

[848] Annal. Franc. Eginhard.

[849] Mabill., Saecul. Bened. IV, P. 1.

[850] Idem, lib. 2. cap. 26, de Re Diplom.

[851] Pagius, in Crit. Baron.

[852] Eginhardus, Annal. Franc.

[853] Annales Franc. Bertiniani.

[854] Mabillon., Annal. Benedictin., ad hunc ann.

[855] Astronomus, in Vita Ludovici Pii.

[856] Constantinus Porphyrogenn. de Administr. Imper. cap. 22.

[857] Continuator Chron. Theoph.

[858] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.

Anno di CRISTO DCCCXXIII. Indizione I.

PASQUALE papa 7.

LODOVICO PIO imperadore 10.

LOTTARIO imperadore e re d'Italia 4 e 1.

Per attestato di Eginardo[859], dell'autore della vita di Lodovico

Pio[860] e d'altri annalisti antichi[861], l'_imperadore Lottario_ già

venuto in Italia, dopo avere per ordine del padre atteso a rendere

giustizia ai popoli in diversi luoghi, già si preparava per tornarsene

in Francia, quando fu inviato e pregato da _papa Pasquale (rogante

Paschale papa_) a portarsi a Roma, per quivi ricevere la corona

dell'imperio. L'aveano ricevuta Carlo Magno e Lodovico Pio dalle mani

de' sommi Pontefici; dovea premere a papa Pasquale di conservare i suoi

diritti, e di non permettere che Lottario seguitasse a farla da

imperadore senza la solenne funzione della coronazione, Pascasio

Ratberto[862] ci fa sapere che _Lodovico Pio_ anch'egli concorse ad

inviare colà il figliuolo, mettendo in bocca di Lottario queste parole

verso il padre: _Ad eamdem sedem_ (di Roma) _clementer me vestra

imperialis eximietas misit, ad confirmandum in me, quidquid pia dignatio

vestra decreverat, ut essem socius et consors, non minus

sanctificatione, quam potestate et nomine_. Ecco che ad autenticare e

confermare l'elezion di un Augusto si richiedeva la coronazione romana.

_Unde_ (soggiugne) _quia coram sancto altare et coram sancto corpore

beati Petri principis Apostolorum a summo pontifice, vestro ex consensu

et voluntate benedictionem, honorem et nomen suscepi imperialis

officii_. Andò in fatti Lottario a Roma, dove fu accolto con gran pompa

_(clarissima ambitione)_ dal sommo pontefice, e nel solenne giorno di

Pasqua, che in quest'anno cadde nel dì 3 di aprile, fu maestosamente

ornato della corona imperiale, _et Augusti nomen accepit_, come se

cominciasse allora ad usar questo glorioso titolo. Nelle giunte alla

storia di Paolo Diacono[863], date alla luce dal Freero, si legge

all'anno 823: _Lotharius imperator primo ad Italiam venit, et diem

sanctum Paschae Romae fecit Paschalis quoque apostolicus potestatem,

quam prisci imperadores habuere, ei super populum romanum concessit_. E

di qui prese principio un'epoca degli anni di Lottario imperadore, che

dipoi fu la più usata in Italia ed altrove. Fu in questa occasione del

trovarsi in Roma l'imperador Lottario che _Ingoaldo_ abbate di Farfa,

come consta da un diploma del medesimo Augusto dell'anno 840, rapportato

dal Du-Chesne e da me[864] nella Cronica di Farfa, reclamò nel

concistoro, dove erano _papa Pasquale_ ed esso _Lottario Augusto_,

contra del medesimo papa, perchè avea imposta al monistero di Farfa una

pensione contro i suoi privilegii. _Postquam nos_ (dice ivi Lottario)

_divino sibi nutu favente_ (Lodovico Pio) _consortes fecit imperii, ab

eo in Italiam directi sumus, et a summo invitati pontifice et universali

papa ac spirituali patre nostro Paschali, quondam Romani venimus. Quo

dum in praesentia ejusdem domni apostolici ac nostra, procerumque

romanorum, sive optimatum nostrorum, atque multorum utriusque partis

nobilium virorum quaestiones agitarentur: inter ceteras altercationes,

jubente eodem domno apostolico, advocatus suus nomine Sergius,

interpellavit virum venerabilem Ingoaldum abbatem, dicens, quod idem

Sabinense monasterium_ (cioè di Farfa) _ad jus et dominationem Romanae

Ecclesiae pertineret._ Ma avendo l'abbate Ingoaldo prodotti i diplomi

dei re longobardi e di Carlo Magno, da' quali appariva l'esenzione del

suddetto monistero, e che esso era sotto la tutela dei re d'Italia, nè

avendo che replicare in contrario l'avvocato pontificio: il pontefice

Pasquale riconobbe di non avervi diritto alcuno, e fece restituire

all'abbate tutti i beni che _ex eodem monasterio potestas antecessorum

ejusdem Paschalis papae injuste abstulerat._ Rapporta il padre Pagi[865]

questo atto all'anno seguente; ma è certo che si deve riferire al

presente in cui era tuttavia vivo papa Pasquale. Terminate queste

funzioni[866], se ne tornò l'augusto Lottario a Pavia, e di là nel mese

di giugno passò a visitar l'imperadore suo padre, con dargli contezza

delle giustizie in parte fatte e in parte cominciate in Italia. Il buono

imperador Lodovico, standogli forte a cuore il sollievo e buon

regolamento de' popoli, spedì allora in Italia _Adalardo_ conte del

palazzo, con ordine di prendere per suo compagno _Mauringo_ conte di

Brescia, e di perfezionar gli affari non terminati dal figliuolo.

Venuto l'autunno, tenne l'Augusto Lodovico una dieta in Compiegne[867],

e colà pervennero nuove da Roma come _Teodoro primicerio_ della Chiesa

romana, e _Leone nomenclatore_ suo genero (quel medesimo probabilmente,

che nell'anno 817 fu spedito da papa Pasquale a Lodovico Pio) nel

palazzo lateranense erano stati prima accecati, e che loro dipoi era

stato mozzato il capo: _et hoc ideo eis contigisse, quod se in omnibus

fideliter erga partes Lotharii juvenis imperatoris egerant. Erant et qui

dicerent, jussu vel consilio Paschalis pontificis rem fuisse

perpetratam_. Dispiacque non poco all'imperadore un tal fatto, ed

incontanente diede ordine ad _Adalongo abbate_ di san Vedasto e ad

_Unfredo conte_ di Coira, o pur duca della Rezia, di mettersi in viaggio

alla volta di Roma, per fare una diligente inquisizione di tali

omicidii. In questo mentre arrivarono alla corte i legati del papa, cioè

_Giovanni vescovo_ di Selva Candida e _Benedetto arcidiacono_ della

santa romana Chiesa, con incombenza di pregar l'imperadore che non

prestasse fede a chi volea caricare il pontefice dell'infamia d'aver

consentito alla morte di que' tali. Rispediti questi colle convenevoli

risposte, fu replicato l'ordine ai legati imperiali di passare a Roma ad

esaminar questo fatto. Andarono, ma non poterono raccogliere la certezza

come fosse passato l'affare; perchè papa Pasquale si era giustificato

col giuramento preso davanti ad un gran numero di vescovi, asserendo di

non aver avuta parte in quegli omicidii. Per altro si trovò che il papa

difendeva a spada tratta gli autori di quella strage, perchè erano della

famiglia di s. Pietro, cioè suoi cortigiani, sostenendo che gli uccisi

erano rei di lesa maestà, e però meritevolmente uccisi. Furono spediti

di nuovo all'imperadore quattro legati pontificii col ritorno

degl'imperiali; ed egli intese da loro la purgazione canonica praticata

dal papa, che tagliava il corso ad ulteriori perquisizioni intorno alla

pretesa di lui complicità, e udite le scuse degli uccisori (benchè mal

volentieri), lasciò morir questo processo senza vendicare gli uccisi.

_Occisorum vindictam ultra persegui non valens, quamquam multum volens

ab inquisitione hujusmodi cessandum existimavit_: son parole dello

Astronomo nella vita di Lodovico Pio. Chi non vede nella sostanza e nel

maneggio di questo fatto la sovranità dell'imperadore in Roma, è da

credere che abbia ben corta la vista. Sembra eziandio che i papi allora

non istendessero al criminale la loro autorità, forse appartenendo ciò

al prefetto di Roma, postovi dall'imperadore; ma ciò io non oso

asserirlo. Nel dì 13 di giugno dell'anno presente l'_imperadrice

Giuditta_ partorì in Francfort all'Augusto suo consorte un figliuolo, a

cui fu posto il nome di _Carlo_: figliuolo, che diede col tempo

occasione ad incredibili sconcerti nella monarchia franzese. Egli è

celebre nella storia col nome di _Carlo Calvo_. Noi, andando innanzi, il

vedremo un dì imperadore. Per altro in quest'anno s'unì insieme una gran

frotta di disgrazie in Francia, perchè un fiero tremuoto fece traballare

Aquisgrana, s'udirono di notte dei suoni insoliti; caddero furiose

gragnuole ed assaissimi fulmini, continuò la mortalità degli uomini e

delle bestie, ventitrè ville della Sassonia restarono distrutte dal

fuoco, creduto del cielo. Abbiamo ancora dagli Annali dei Franchi che in

quest'anno nella terra di Gravedona sul lago di Como una vecchia e già

scolorita immagine della beatissima Vergine con Gesù Bambino in braccio,

adorato dai Magi, per due giorni mandò splendor sì chiaro, che fu

cagione di maraviglia a tutti; nè questa irradiazione si stendeva ai

Magi. Della verità di questo miracolo io non fo la sigurtà ad alcuno.

Così fatti prodigii e disavventure tennero forte inquieto l'animo del

piissimo imperadore, di maniera che ricorse ai digiuni e alle orazioni

dei sacerdoti, e alle limosine, a fin di placare lo sdegno di Dio, con

farsi francamente a credere che tanti malanni presagissero qualche gran

rovina al genere umano. Già avea terminato il corso di sua vita

_Bonifazio conte di Lucca_, e verisimilmente _marchese di Toscana_, del

quale parlammo di sopra all'anno 813. Ebbe per successore, in quel

governo, _Bonifazio II_ suo figliuolo. Ciò si ricava da uno strumento

rapportato da Cosimo della Renna[868], e scritto _regnante domno nostro

Hludovicus serenissimus Augustus, a Deo coronatus, magnus et pacificus

imperator, anno imperii ejus decimo, et domni nostri Hlotarii

gloriosissimi Angusti filii et in Italia anno primo, III nonas mensis

octobris, Indictione secunda_, cominciata nel settembre di quest'anno.

Quivi _Richilda filia bonae memoriae Bonifati comiti, natio

Baivariorum_, badessa di s. Benedetto nella città di Lucca, promette

ubbidienza a _Pietro vescovo_ e ad _Odelberto abbate_ di san Salvatore

di Sesto. Dopo la di lei sottoscrizione seguita quella di _Bonifazio

conte_ suo _fratello_ con queste parole: _Signum manus Bonifati comitis

germanus suprascriptae abbatissae, per cujus licentiam hoc factum est_.

Sicchè nel governo di Lucca era già succeduto _Bonifazio II conte_, che

verisimilmente fu anche marchese di Toscana per le ragioni che addurremo

nell'anno 828.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 165 / 339 题