[837] Baluz., Capitular. Reg. Franc., tom. 1, p. 573.
[838] Eginh., Annal. Franc. Annal. Franc. Bertiniani.
[839] Eccard., Hist. Genealog. Domus Habsburg.
[840] Thegan., de Gest. Ludovici Pii, num. 28.
[841] Annal. Franc. Lauresham. Annal. Franc. Bertiniani.
[842] Ughell., tom. 4 Ital. Sacr.
[843] Letald., de Miracul. S. Maximini, cap. 13.
[844] Eginh., Annal. Franc. Annal. Franc. Bertiniani.
[845] Chron. Farfens.
[846] Dandulus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCXXII. Indizione XV.
PASQUALE papa 6.
LODOVICO PIO imperadore 9.
LOTTARIO imp. e re d'Italia 3.
Per attestato di Eginardo e d'altri antichi annalisti, l'anno fu questo
in cui l'_imperador Lodovico_, trovandosi nella dieta di Attignì, che fu
universale di tutto l'imperio, e v'intervennero anche i legati del papa,
si riconciliò con _Drogone, Teodorico_ ed _Ugo_, suoi fratelli
bastardi[847], ch'egli nell'anno 818 avea forzati a prendere l'abito
monastico. A Drogone diede nell'anno seguente il vescovato di Metz, ad
Ugo varii monisteri, Teodorico verisimilmente col morir poco appresso
non godè dei benefizii a lui pure compartiti o destinati dal fratello
Augusto. Si accusò ancora pubblicamente il religiosissimo imperadore
della crudeltà usata contra di _Bernardo re d'Italia_ suo nipote, e di
quanto aveva operato contra di _Adalardo_ abate e di _Walla_ suo
fratello, personaggi illustri della real famiglia; e ne domandò e ne
fece pubblica penitenza. Dopo la dieta di Attignì[848] egli spedì
l'Augusto _Lottario_ suo primogenito al governo dell'Italia, e gli mise
a' fianchi il suddetto _Walla_, già fatto monaco e _Gerungo_ che era
_ostiariorum magister_ nella sua corte, acciochè essendo esso suo
figliuolo tuttavia giovane ed inesperto, si regolasse negli affari del
regno col loro consiglio. Questo Walla abate, nella vita di lui scritta
da Pascasio Ratberto, e pubblicata dal padre Mabillone[849], è chiamato
_paedagogus Augusti Caesaris_; noi diremmo _aio di Lottario imperadore_.
Son di parere il suddetto padre Mabillone[850] e il padre Pagi[851] che
da questo ingresso di Lottario cominciasse un'altra epoca, che dicono
incontrarsi in alcuni diplomi. Veramente nell'insigne archivio
dell'arcivescovato di Lucca ho io vedute varie pergamene segnate con gli
anni di esso imperador Lottario, _postquam in Italiam ingressus est_.
Una di quelle fu scritta _Anno XXVIII. Hlotharii imperatoris, postquam,
ec. Indictione XIII, nono kal. martias_, cioè nell'anno 850. Ma questa
epoca pare dedotta dall'anno seguente 823, poichè in Lucca non si
contavano peranche nel febbraio dell'anno presente gli anni di Lottario,
ciò constando da un placito tenuto da due Scabini, dove son queste
parole: _Facta notitia judicati in regno Dno nro Hludovvic magni
imperatoris, anno imperii ejus nono, mense aprile, Indictione
quintadecima,_ cioè nell'anno 822, dove non si vede menzione di
Lottario. Un'altra carta vidi scritta _regnante. D. N. Hlothario
imperatore Augusto, anno imperii ejus postquam in Italia ingressus est,
trigesimo tertio, et figlio ejus D. N. Hludovvico idemque imperator,
anno sexto, decimo kal. octobris, Indictione quarta._ Un'altra ha le
seguenti note: _Anno XXV. Hlotarii imperatoris postquam in Italia
ingressus est, V nonas martias, Indictione X,_ cioè nell'anno 847, a dì
3 di marzo. Questa epoca, che mi sembra dedotta dall'anno presente, non
s'accorda colle precedenti; e però lascerò sopra di ciò disputare a chi
ha più abbondanza di tempo.
Abbiamo a quest'anno le seguenti parole di Eginardo[852], alle quali son
conformi quelle d'altri annalisti[853]. _Vinigisus dux spoletanus, jam
senio confectus, habitu saeculari deposito, monasticae se mancipavit
conversationi; at non multo post tactus corporis infirmitate decessit.
In cujus locum Suppo Brixiae comes substitutus est_. Sicchè nell'anno
presente _Guinigiso_ duca di Spoleti si fece monaco, e poco dappoi
compiè il corso della sua vita, e in luogo suo fu sostituito
dagl'imperadori Lodovico e Lottario _Suppone_ conte di Brescia. Questo
_Guinigiso_ vien chiamato _il secondo_ dal padre Mabillone[854], perchè
nel catalogo anteposto da me alla Cronica di Farfa si legge due volte
_Guinichus dux_. Ma siccome ho di sopra avvertito, un solo _Guinigiso_
governò quel ducato, e ciò a noi viene anche insinuato dal _jam senio
confectus_. Il conte Campelli ed altri hanno poi creduto ch'egli non
lasciasse dopo di sè prole maschile; ma il suddetto padre Mabillone
pretende che restasse di lui un figliuolo similmente appellato
Guinigiso; perchè in un placito tenuto nella città di Spoleti _anno
Ludovici et Lotharii imperatorum decimo et quarto, mense aprili,
Indictione I_, cioè nell'anno seguente 823, _Ingoaldo_ abate di Farfa
ricuperò una corte a lui usurpata da _Guinigiso vasso dell'imperadore_.
Per chiarirsi meglio di ciò converrebbe aver sotto gli occhi il placito
stesso, e vedere se questo Guinigiso è allora vivente; e quando sia
vivo, se apparisca figliuolo del defunto duca Guinigiso, potendo altre
persone fuori della di lui casa aver portato il medesimo nome. Per altro
non è da fidarsi molto del catalogo suddetto, al vedere che in esso non
è dipoi fatta menzione di _Suppone_, che senza fallo succedette in quel
ducato. Secondo i sopraccitati Annali, in quest'anno ancora l'esercito
d'Italia fu spedito contra di _Liudevito_ duca ribello nella Pannonia.
Costui, veggendo appressarsi le armi nemiche, abbandonata la città di
Siscia, oggidì Sissec, posta alla sboccatura del Savo, si ricoverò
appresso i Sorabi, creduti dall'Eccardo gli stessi che i Serbi, o Servi,
da lì innanzi padroni della Servia. L'Astronomo[855] scrive ch'egli _ad
quemdam principem Delmatiae venit_. Ammesso da quel principetto in una
sua città, il pagò da par suo di questo benefizio, perchè ammazzatolo
s'impadronì della città medesima. Finalmente o pentito daddovero, o
fingendosi pentito, mandò all'imperador Lodovico alcuni de' suoi a
chiedere misericordia, con promessa ancora di comparire davanti a lui in
persona. Ma il barbaro fu poscia nell'anno seguente ucciso da uno de'
suoi: con che diede fine a tante sciagure per sua cagione accadute alla
Pannonia. Abbiamo parimente dal Porfirogenneta[856] e dal continuator di
Teofane[857], che i Saraceni, e, quel che può recar più maraviglia, i
Saraceni di Spagna, s'impadronirono in quest'anno dell'isola di Creta.
Credesi che i medesimi coll'aver quivi fabbricata la città appellata
_Candia_, fecero col tempo mutare all'isola il nome. Avendo spedito
_Deusdedit_ vescovo di Modena un suo prete all'imperador Lodovico,
ottenne la conferma de' privilegii conceduti al vescovato di Modena,
ossia alla _chiesa di san Geminiano_, dai re longobardi, e dei beni
spettanti alla medesima, fra' quali era un molino, _quod pertinebat ad
curtem regis civitatis Novae_. Presso il Sillingardi e presso
l'Ughelli[858], quel diploma è scorretto in molti siti, e specialmente
nel fine. L'originale ha: _Durandus diaconus ad vicem Fridugisi
recognovi et subscripsi. Data sexto idus februarias, anno Christo
propitio VIIII imperii domni Hludovici piissimi Augusti, Indictione XV.
Actum Aquisgrani palatio regio._