[830] Cedren. Leo Grammaticus, Zonaras et alii in Hist. Byz.
[831] Eginhard., Annal. Francor. Annal. Franc. Bertiniani.
[832] Ermold. Nigellus, lib. 3, P. II, tom. 2 Rer. Italic.
[833] Antiquit. Ital., Dissert. X.
[834] Pagius, ad Ann. Baron.
[835] Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.
[836] Ibid., Dissert. X.
Anno di CRISTO DCCCXXI. Indizione XIV.
PASQUALE papa 5.
LODOVICO PIO imperadore 8.
LOTTARIO imperadore e re di Italia 2.
Trovavasi a Nimega l'_imperador Lodovico_ dopo Pasqua, ed ivi nella
dieta dei suoi conti magnati confermò la partizion degli stati fra' suoi
figliuoli, precedentemente da lui fatta nell'anno 817. Leggesi questa
presso il Baluzio[837]. Di _Lottario_ altro non è detto, se non che era
stato dichiarato compagno e successore nell'imperio. Al re _Pippino_
viene assegnata l'Aquitania, la Guascogna, la Linguadoca e la Marca di
Tolosa con quattro altri comitati; a _Lodovico_ re la Baviera, la
Carintia, la Boemia, e ciò che apparteneva alla monarchia franzese nella
Schiavonia e Pannonia. Comanda poi che i due minori fratelli non possano
ammogliarsi[838], nè far pace o guerra senza il consiglio o consenso del
fratello maggiore, cioè dell'_imperadore Lottario_. Colà arrivarono
nello stesso tempo i legati di _papa Pasquale_ cioè _Pietro Vescovo_ di
Cento Celle, oggidì Cività Vecchia, e Leone nomenclatore. Il suggetto di
tale ambasciata restò nella penna agli storici. Furono essi prontamente
ammessi all'udienza e rispediti. Fecesi ancora in quest'anno una
spedizione degli eserciti nella Pannonia contra del ribello _Liudevito_
duca, ed altro non si sa operato da essi, fuorchè l'aver dato il sacco
dovunque arrivarono. Nel mese poi di ottobre nella villa di Teodone,
essendo stata intimata colà una dieta generale, quivi il giovane
imperador _Lottario_ prese per moglie _Ermengarda_ figliuola di _Ugo
conte_[839], discendente da _Eticone_ duca d'Alemagna: _Qui erat de
stirpe cujusdam ducis nomine Edith_, scrive Tegano[840]. Informato il
romano pontefice che si aveano a celebrar queste nozze, vi spedì
anch'egli i suoi legati, cioè Teodoro primicerio e Floro, che portarono
dei gran regali agli Augusti sposi. E allora fu che il piissimo
imperador Lodovico, mosso a compassione (probabilmente ancora per le
istanze e preghiere del suddetto papa) verso gli esiliati a cagion della
congiura del fu re d'Italia _Bernardo_, li fece venire alla sua
presenza[841], nè solamente donò loro la vita e la libertà, ma eziandio
fece loro restituire tutto quanto dei lor beni era venuto in potere del
fisco. Negli Annali di Fulda più precisamente sta scritto che _singulos
in statum pristinum restituit_. Di qui han preso giusto motivo il
Puricelli, l'Ughelli e il padre Papebrochio di credere che _Anselmo_
arcivescovo di Milano se ne tornasse alla sua cattedra, e morisse
placidamente fra' suoi. _Wolfoldo_ vescovo di Cremona (chiamato
dall'Ughelli[842], non so con qual fondamento modenese) scrive il
medesimo autore che mancò di vita nell'esilio, ma senza addurne pruova
alcuna. _Teodolfo_ ancora vescovo d'Orleans fu partecipe di questo
perdono; ma comune opinione è ch'egli poco ne godesse, e che terminasse
da lì a non molto i suoi giorni. Anzi, se è vero quanto scrive Letaldo
monaco miciacense[843], il veleno fu quello che il levò di vita, a lui
dato da chi nel tempo di sua disgrazia avea occupati i suoi beni. Già
dicemmo all'anno 814 che il celebre _Adalardo_, abbate della vecchia
Corbeia, era stato per meri sospetti relegato in un monistero
d'Aquitania. A lui pure fece grazia in quest'anno l'imperadore, e il
rimise in possesso della sua badia. Avenne in questi tempi che
_Fortunato patriarca di Grado_ fu accusato da Tiberio suo prete presso
l'imperador Lodovico d'infedeltà[844], quasi che egli esortasse
_Liudevito_ duca dell'inferiore Pannonia a persistere nella sua
ribellione, ed in oltre con inviargli de' muratori gli desse aiuto a
fortificar le sue castella. Fu perciò citato che venisse alla corte.
Mostrò egli a tutta prima prontezza ad ubbidire, e a tal effetto passò
in Istria. Poscia, fingendo di andare alla città di Grado, ed occultato
il suo disegno ai suoi stessi domestici, all'improvviso segretamente
s'imbarcò, e portossi a Fara, città della Dalmazia, dove rivelò a
Giovanni, governator della provincia per l'imperador greco, i motivi
della sua fuga; e questi presane la protezione, non tardò a spedirlo per
mare a Costantinopoli. Non ebbe contezza di questo fatto Andrea Dandolo
nella sua Cronica di Venezia. Fu in quest'anno nel mese d'agosto tenuto
un placito, ossia pubblico giudizio nella città di Norcia del ducato
spoletino[845], da _Aledramo conte_, e da _Adelardo_ e _Leone_, vassali
e messi spediti da _Lodovico magno imperadore, ad singulorum hominum
causas audiendas et deliberandas_. Aveano sessione nel medesimo giudizio
_Guinigiso_ e _Gerardo duchi, Sigoaldo_ vescovo di Spoleti, _Magio,
Ittone_ e _Liutardo_ parimente vescovi con altri abati, vassi e
gastaldi. Aveva il suddetto Guinigiso duca di Spoleti confiscato _ad
regiam partem_, cioè applicato alla camera del re d'Italia (il che la
conoscere chi fosse il sovrano di Spoleti) i beni di un certo Paolo, che
i monaci di Farfa pretendeano donati al loro monistero, ed anche
posseduti da loro. La decision fu in favore d'_Ingoaldo_ abate di Farfa.
L'aver trovato nella carta di questo placito con _Guinigiso duca Gerardo
duca_, diede, credo io, motivo a chi fece il catalogo dei duchi di
Spoleti, anteposto alla Cronica farfense, di registrarlo fra i duchi di
quella contrada; e tale l'hanno tenuto il padre Mabillone, il padre Pagi
e l'Eccardo. Anzi il conte Campelli, siccome di sopra accennai, spacciò
francamente per figliuolo di Guinigiso questo _Gerardo duca_. Io senza
altre pruove non ardirei di asserirlo duca di Spoleti, perchè potè
essere duca d'altro paese, ed essere capitato a Norcia per suoi affari;
sapendo noi che s'invitavano ai placiti i più riguardevoli signori che
quivi allora si trovavano. Abbiamo già veduto che nei vicini stati della
Chiesa i governatori delle città portavano il titolo di duca. Nè di
questo Gerardo si truova più menzione; ed essendo passato a miglior vita
nell'anno seguente _Guinigiso_, duca indubitato di Spoleti, vedremo che
gli succede _Suppone_, senza che più si parli di Gerardo. Però tali
riflessioni fanno me andar guardingo a concedergli luogo fra i duchi di
Spoleti. Al più si potrebbe sospettare che fosse stato duca di Camerino.
Abbiamo poi dal Dandolo[846] che _Angelo Particiaco_ doge di Venezia,
udita l'assunzione al trono imperiale d'Oriente di _Michele Balbo_, gli
spedì per suo ambasciatore _Angelo_ figliuolo di _Giustiniano_ suo
figliuolo, che avea per moglie una nobil donna per nome Romana. Ma
questi giunto a Costantinopoli, da lì a pochi giorni s'infermò e morì.